
Sono stati, sono considerati ancora oggi, e lo saranno ancora per tantissimi anni, tra i più importanti artisti di sempre. Eppure ebbero vite difficili, a volte segnate dal successo, altre funestate dalla sciagura dell’incomprensione. Si confrontarono costantemente con le critiche dell’ambiente che li circondava, e che, in certi casi, si divertivano a shoccare, ma, in maniera ancora più devastante, furono spesso vittime della loro stessa mancanza di autostima. Modesti congeniti, megalomani malcelati, a volte entrambe le cose allo stesso tempo, in una specie di “originalissima schizofrenia” che tanto ha saputo creare in termini di capolavori. Eccone qualche esempio:
Vincent Van Gogh
Pablo Picasso
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Una grande raccolta di capolavori dell’arte moderna e contemporanea saccheggiate dai nazisti, che comprende opere di Pablo Picasso, Vincent Van Gogh, Salvador Dalì e Claude Monet, potrebbe presto smembrarsi e tornare ai legittimi proprietari.
Si tratta del bottino di guerra dei soldati del Fuhrer, che alcuni soldati americani si sono trovati davanti liberando una chiesa di Elligen, in Germania. Tra di loro c’era il generale Dwight D. Eisenhower.
Oggi è stato finalmente creato un database online di catalogazione delle opere trafugate, più di 20.000 pezzi. Ci sono dipinti milionari come gli Elefanti di Dalì, un Pierrot di Picasso, un dipinto a pastello di Monet, ma per una volta, forse, le firme sulle tele sono meno rilevanti rispetto alla storia dei legittimi proprietari dei quadri.
Picasso, Monet, Dalì in un database online delle opere trafugate dai nazisti





C’è aria di nuovo record mondiale nelle vendite all’asta di opere d’arte. A mandare in fibrillazione i collezionisti milionari di tutto il mondo è un olio su tela di Claude Monet, della serie dei “lilies paintings”, cioé delle ninfee acquatiche. Misura 100.4 × 201 cm ed è stato dipinto nel 1906.
L’appuntamento è per l’asta da Christie’s dì mercoledì 23 giugno a Londra, denominata Impressionist and Modern Art Evening Sale. Le previsioni d’asta parlano di un prezzo che potrebbe oscillare tra i 30 e 50 milioni di euro.
Il quadro, non viene più esposto al pubblico dal 1926, quindi c’è grande curiosità e trepidazione da parte degli addetti ai lavori.

La National Gallery del Canada ha appena acquisito uno dei grandi capolavori di Claude Monet. Si tratta di ‘Rock Needle Seen through the Porte d’Aval, Étretat”, un olio su tela del 1886, arrivato a Ottawa grazie alla generosità del filantropo Marjorie Bronfman.
Si tratta di una veduta sulla costa delle Normandia, dai tratti di luce e colore molto innovativi per il tempo. Prima di Monet grandi artisti come Delacroix, Corot e Courbet, avevano immortalato il paesaggio selvaggio di Étretat.
In questo caso Monet aveva adottato un punto di vista estremamente audace, accessibile solo con la bassa marea. Dopo questa esperienza Monet tornò più volte in Normandia e sperimentò l’uso del colore mescolato con le rocce calcaree ricche di gesso. L’importanza dei paesaggi marini nella sua produzione si nota nella sua auto-identificazione di artista marino.

Ha chiuso i battenti con 190.230 presenze la mostra Da Rembrandt a Gauguin a Picasso. L’incanto della pittura, alla Rocca Malatestiana di Castel Sismondo. Rimini si prepara ad un nuovo appuntamento: Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon, che apre i battenti dal 23 ottobre al 27 marzo 2011.
L’esperto dei Salon parigini, che da anni conduce una ricerca per rivalutare alcuni artisti e un preciso momento storico, si chiama Marco Goldin. L’allestimento propone circa 70 dipinti da musei e collezioni private, che ci conducono nella Parigi della seconda metà del XIX secolo. Il Salon, dal 1725, era la rassegna annuale delle Accademie di Belle Arti.
Durante l’ottocento la manifestazione assunse grande importanza nel mondo occidentale e divenne luogo d’incontro tra artisti da tutto il mondo. Non solo artisti visivi, ma anche letterati (Baudelaire, Zola, Proust), perché un’apposita sezione del Salon era dedicata ai libri. Parigi, tra Salon e impressionismo, in un accostamento dove convivono Monet, Bazille, Renoir, Cézanne, Monet, Sisley, Pissarro, Renoir, Caillebotte, Guillaumin, Van Gogh, Ingres, Bonnat, Bouguereau, Gerome, Couture, Meissonier, Cabanel, Doré, Fromentin, Henner, Laurens.

Genova si prepara a dire la sua nell’ambito dell’arte moderna e contemporanea. Mediterraneo da Corot a Monet a Matisse andrà in scena dal 27 novembre 2010 al 1 maggio 2011 a Palazzo Ducale. Un appuntamento importante che ridà spinta all’arte nel capoluogo ligure, dopo l’exploit del 2004 quale Capitale Europea della Cultura.
Un notevole sforzo espositivo, che si concentra su un’ottantina di opere provenienti da musei e collezioni europee e americane. Circa ottanta dipinti, che tracciano un legame tra diverse generazioni di artisti, affascinati dalla linea dell’orizzonte del Mar Mediterraneo, i suoi colori e le sue luci.
La mostra viene promossa dal Comune di Genova, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Linea d’ombra, con la cura scientifica di Marco Goldin.
Si parte dal Settecento, con il classicismo di Joseph Vernet e Hubert Robert, per passare alla scoperta del realismo e la poesia di Courbet e Corot. Tappa obbligata l’impressionismo di Monet, Ce’zanne, Renoir, poi le nuove strade tracciate da Van Gogh, Signac, Munch, i Fauves e Matisse, e poi Derain, Braque, Friesz, Dufy, Valloton, Soutine, Bonnard, fino a Nicolas de Stael, a metà del ‘900.
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Con la primavera tornano le grandi mostre e Roma si prepara ad ospitare Corot, Monet, Sisley e Pissarro. La Natura protagonista, dal 6 marzo al 29 giugno al Museo del Vittoriano. Una mostra che per certi punti di vista ribalta la prospettiva. Non sono più soltanto gli autori, le correnti, i periodi della storia dell’arte, a dettare il filo conduttore del percorso espositivo. La grande protagonista è la natura, che prende vita attraverso 150 opere, prima, durante e dopo l’impressionismo.
Un allestimento reso possibile dalla collaborazioni con prestigiose isituzioni museali in tutto il mondo, dall’Art Institute di Chicago, al Metropolitan di New York, la National Gallery di Washington, la Bibliotheque Nationale de France di Parigi e il Museo Ermitage di San Pietroburgo.
La mostra rappresenta proprio quel cambiamento nella rappresentazione della natura che prese il via con i Barbisonniers, quei pittori che si ritrovarono vicino alla foresta di Fontainebleau tra il 1830 e il 1870, abbandonando la visione classica della natura, per definire un paesaggio più selvaggio. Da qui procede la sfida degli impressionisti che integrano natura e cultura, città e campagna, nei loro paesaggi e molte fotografie d’epoca documenteranno l’evoluzione del rapporto tra arte e natura.

La Kunsthaus di Zurigo, dove Picasso ebbe la sua prima apparizione in un museo nel 1932, festeggia il suo centenario con uno speciale programma che celebra l’artista spagnolo. Si parte il 12 febbraio con la collezione dell’industriale Emil Buehrle di Zurigo e, passando per uno spettacolo che segna il 150 ° anniversario della nascita di Carl Moser, architetto del palazzo Jugendstil’s, si arriva alla mostra di Picasso nell’ottobre 2010.
La Buehrle è una delle collezioni private di arte europea più importanti, circa 180 dipinti e sculture tra cui alcune delle opere impressioniste più belle del mondo. Nel febbraio 2008 alcuni banditi mascherati rubarono alcuni Cézanne, Degas, Monet e Van Gogh, per un valore di circa 160 milioni di dollari, una delle più grandi rapine di oggetti d’arte mai realizzata. Solo due delle quattro opere sono state recuperate.
Dal 15 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 il piatto forte alla Kunsthaus sono le 70 opere della Mostra originale di Picasso del 1932, prima retrospettiva che attraversa i primi tre decenni della sua carriera, dai suoi periodi blu e rosa al cubismo e al rapporto con Georges Bracque, afino l suo periodo classico.

Quattro artisti per quattro generazioni, a confronto dal 3 dicembre al 10 gennaio 2010 da V.M.21 artecontemporanea (Via della Vetrina, 21) a Roma. Gabriele Basilico, classe 1944, presenta una fotografia di Ponte Sisto che ci introduce all’ambiente fluviale e ai ponti di Roma.
Simone Bertugno, classe 1963, presenta una scultura in ceramica lucida, realizzata senza studi preliminari o bozza preparatorie, il cui nome Matermateria evoca un universo primigenio in cui sono immerse le forme, un luogo dove coesistono sensi e forme di vita ibride, in continua trasformazione.
Goldiechiari (Sara Goldschmied, 1975, Eleonora Chiari, 1971) propongono la loro visione che emerge da un contesto urbano. Ninfee # 9 è un lavoro che ricicla le grandi ninfee di Monet a Giverny, trasformandole in quinte teatrali che fanno da scenografia al ben più orrendo spettacolo della quotidianeità. Bottiglie di plastica, lattine, sporcizia, due paesaggi che si sovrappongono e cortocircuitano.
Infine Mehran Elminia, pittore iraniano classe 1975, il cui lavoro si situa in una posizione di costante bilico. Il gusto orientale per una figurazione rarefatta, quasi inscindibile dal segno che la compone ci conduce verso opere in continua evoluzione.
In un periodo in cui in Italia si sta celebrando con Giovanni Fattori la pittura dell’Ottocento, è arrivata a Palazzo Strozzi di Firenze, “Impressionismo. Dipingere la luce. Le Tecniche nascoste di Monet, Renoir e Van Gogh“, una mostra diversa che si concentra sull’analisi delle tecniche pittoriche di impressionisti e postimpressionisti, svelando i segreti dei più celebri dipinti del movimento.
La mostra interattiva offre al pubblico l’occasione non solo di osservare i 60 dipinti che provengono dalla collezione dal Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud di Colonia, ma anche di diventare esperto e indagare l’originalità delle opere in mostra, attraverso l’utilizzo di microscopi ad alta potenza, sotto luce infrarossa e ultravioletta. Invitandolo inoltre a porsi, per ogni lavoro, delle domande (spontaneità dell’opera, compiutezza dell’opera, reale esecuzione all’aria aperta).
Gli impressionisti furono rivoluzionari non solo per lo stile pittorico introdotto, fatto di pennellate sicure e rapide ma anche per la tecnica adottata. Grazie alle innovazioni e alle ricerche compiute, gli artisti cominciarono a dipingere all’aperto, usufruendo di una libertà senza precedenti. Da qui l’interesse per la luce e gli effetti sulla pittura, con conseguenze di maggiori difficoltà per gli esperti per individuarne l’autenticità, la spontaneità, rimanendo spesso delle opere enigmatiche o di difficile attribuzione. I critici si sono trovati spesso in disaccordo con quanto affermato dagli artisti. A questo proposito, il percorso culmina nella scoperta che un dipinto appartenente alla collezione tedesca, a lungo ritenuto un Monet, è in realtà un falso dello stesso periodo.
La mostra si può visitare fino al 28 settembre.
Impressionismo: dipingere la luce - Palazzo Strozzi - Firenze



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