Tim Burton è uno dei pochi cineasti contemporanei ad aver generato un vero e proprio immaginario associato al suo nome, come Fellini o Lynch. E, proprio come loro, l’autore è da sempre un appassionato lettore e creatore di fumetti, disegni e illustrazioni. Del resto fece la gavetta in casa Disney prima di esordire con alcuni sorprendenti cortometraggi animati dall’ambientazione gotica. E fece ricorso ai disegni anche per completare il suo strampalato poemetto Morte malinconica del bambino ostrica, pubblicato in Italia da Einaudi.
Adesso perfino il Los Angeles County Museum of Art gli dedica una retrospettiva, tanto eterogenea quanto sterminata. Vi si trovano infatti oltre settecento opere tra bozzetti, disegni, storyboard, fotografie, dipinti, pupazzi e poster provenienti dall’archivio personale dell’autore. Una galleria esaustiva del multiforme genio creativo di Tim Burton, che rappresenta bene il suo personalissimo immaginario artistico, mix originale di gotico e naif, dark e fiabesco. La mostra sarà aperta fino al 31 ottobre.
Via | Insideart

“Art In The Streets“, che si è appena conclusa al MOCA, ha registrato il record di visitatori: secondo un comunicato stampa del museo, la mostra che si è svolta dal 17 Aprile al 8 agosto, ha contato oltre 201.352 presenze. I record precedenti sono stati incassati dalla retrospettiva di Andy Warhol (195.000 visitatori) e “MURAKAMI” (149.323 visitatori). Grazie al successo di “Art in the Streets”, MOCA si aspetta di raddoppiare la frequenza annuale per un totale di 400.000 visitatori. La street art diventa dunque un business da primato. Davvero surreale se si pensa che nasce proprio dalla strada e dalla cultura underground. Ecco la soddisfatta dichiarazione del direttore Jeffrey Deitch:
“E’ la mia missione per aumentare la frequenza del MOCA e di coinvolgere un pubblico nuovo. ‘Art In The Streets’ riflette una vasta gamma di discipline creative e delle realtà locali, e questi numeri da record ci porteranno a raddoppiare la frequenza del museo di quest’anno. “
Già solo nell’ultima settimana la mostra ha attirato 32.278 visitatori, complici probabilmente le vacanze estive di molti americani ed europei, facendo così registrare un record nel record. Pare che “Art In Streets” sia stato per il MOCA quello che “Savage Beauty” (mostra dedicata allo stilista Alexander McQueen e andata in scena proprio in questi mesi) è stato per il Metropolitan Museum of Art: un successo senza precedenti. Questi numeri ci portano a pensare che la street art stia diventando la nuova arte contemporanea, così come moda e arte siano sempre più correlati e contaminati l’una dall’altra. Lo scopo è comunque arrivare ad un pubblico sempre più vasto.
Tra gli artisti che hanno partecipato alla grande collettiva troviamo Bansky, Blu e Keith Haring. Casomai vi foste persi la mostra o le immagini, qui trovate un video che vi darà la misura dell’evento che si è appena concluso.
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Da mercoledì 18 maggio a sabato 2 luglio 2011 si svolgerà a Torino, presso la Galleria Davico, la mostra “Sogni da guardare. Emanuele Luzzati e Tonino Conte: disegni, collage, parole e versi”
Per chi non ne conoscesse la storia, Luttazzi (1921-2007) e Conte sono i fondatori del Teatro della Tosse: per la prima volta, la mostra raccoglie e sistematizza decenni di attività del celebre scenografo e illustratore accostandoli ai collage del regista. Origine della loro amicizia è la passione per le immagini: i due si conoscono infatti grazie a un libro illustrato che un giovane e squattrinato regista (Conte) vende a un professionista già affermato sulla scena artistica (Luttazzi). Siamo alla fine degli anni ‘50 e questo dialogo non si è mai interrotto.
In questa mostra si ripercorrono tanti anni e tanti simboli: fra bozzetti, dipinti, maschere, ritagli di giornali, copertine di dischi, statue, libri d’arte, si rovista dentro uno “scatolone” pieno di imagini da cui entrambe attingevano.
Apre a Ravenna (Vicolo degli Ariani 4/A) sabato 7 maggio 2011 Concrete - Skateboard Art Exhibition, una mostra in cui la protagonista è la parte inferiore delle tavole da skate, quella senza grip, dove è possibile intervenire creativamente. Non si tratta esclusivamente di un ‘call’ per opere su tavola da skate (come succede per Sk8 like Canvas), ma di una mostra con due sezioni retrospettive.
Pezzi che arrivano dalla collezione privata di Marco Miccoli (curatore della mostra) e ripercorrono la storia dello skateboard e dei personaggi che l’hanno vissuta. La skateboard graphic comincia con le grosse tavole degli anni ’80-’90, disegnate da Jim Phillips (Santa Cruz), Francesco Albertini (H-street) e Enrico Stradaioli (Powell Peralta).
Dopo l’old school si arriva alle tavole di Tanino Liberatore e Milo Manara realizzate intorno al 2000 e poi si ritorna agli specialisti del settore: Alessandro Randi per Platinum skateboards e la collezione privata di Strange Skateboards. Il percorso si conclude infine con le tavole progettate da una serie di giovani artisti italiani emergenti, la cui attività si contamina con street art, poesia fumetto, tattoo e design.