Presso la galleria Agnellini arte moderna di Brescia, fino al 3 aprile, sarà possibile visitare una mostra dedicata al Nouveau Réalisme, movimento che nacque e si sviluppò contemporaneamente alla pop art, della quale condivide certamente l’idea che la “pittura da cavalletto (come qualsiasi altro mezzo espressivo classico nel campo della pittura o della scultura) ha fatto il suo tempo”, come si legge nel manifesto del movimento del “nuovo realismo”
Si tratta di una mostra celebrativa, che vuole rendere omaggio a quel 16 aprile 1960 in cui Pierre Restany, critico d’arte, pubblicò quello che è diventato il manifesto del movimento. E fu poco dopo (il 27 ottobre) che in casa di Yves Klein, Arman, Dufrêne, Hains, Raysse, Spoerri, Tinguely, Villeglé e Restany si ritrovano per firmare la dichiarazione costitutiva del nuovo realismo.
E protagonisti della mostra, curata da Dominique Stella, sono le opere dello stesso Arman, ma anche di César, Christo, Gérard Deschamps, François Dufrêne, Raymond Hains, Yves Klein, Martial Raysse. Le mostre celebrative mi sembrano in generale una bella opportunità per avere uno sguardo più o meno complessivo su un movimento, e mi pare che questa non faccia eccezione.
Oltre 140 opere, dal 18 gennaio al 9 aprile alla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea di Brescia, mostreranno l’itinerario artistico della scultrice futurista lombarda Regina Cassolo Bracchi (1894-1974). Con “Regina. Futurismo, arte concreta e oltre” si è voluto rendere omaggio a un’artista che ha saputo interpretare al meglio, e in maniera del tutto personale, gli influssi delle correnti avanguardistiche italiane.
La mostra ripercorre l’itinerario di Regina Cassolo Bracchi dagli esordi degli anni venti fino alle ultime opere degli anni settanta, un percorso incentrato sicuramente sul rapporto intrattenuto col futurismo, ma che rende evidenti le molte altre influenze artistiche che ne hanno condizionato lo stile. I taccuini e i bozzetti esposti, alcuni inediti, immergono lo spettatore nel laboratorio e nella vita della scultrice.
Complimenti dunque alla città di Brescia e alla Fondazione Ambrosetti, che tenendosi alla larga dalle celebrazioni del futurismo di quest’anno (un po’ arrivistiche, a volte), ha deciso di presentare al pubblico soltanto ora la Cassolo Bracchi; un’artista “secondaria” (così viene definita dai più), ma che per la grande personalità e delicatezza, come spesso accade per i “minori”, deve essere rivalutata dal grande pubblico.
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“Testi e pretesti” è il nome della mostra che dal 19 dicembre al 31 marzo 2010 celebrerà, alla Fondazione Berardelli di Brescia, l’opera dell’artista Giovanni Fontana. Una mostra che vuole mettere in luce l’intero percorso artistico dall’artista, partendo quindi dagli anni ‘60 e approdando ai giorni nostri.
Fontana, infatti, sin dagli anni ‘60 ha sperimentato una forma di collage “impegnata”: tavole “verbo-visuali” basate su stralci di rotocalchi, giornali, annotazioni, versi, il tutto assemblato per dare un nuovo senso, anche visivo, a quelle parole. Opere senz’altro originali e che intendono riflettere sulla contemporaneità (e, su questo aspetto, la mostra ha un interesse anche storico).
Artista poliedrico, dagli anni ‘60 Fontana ha affrontato diverse tecniche: poeta visivo e sonoro, è approdato negli ultimi anni alla performance, e, dopo avere esposto in centinaia di mostre collettive, finalmente gli si rende omaggio con una personale.
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