Fino al 13 giugno, palazzo ducale di Genova si riempie di arte contemporanea. “Isole mai trovate” è una mostra dal titolo concettuale: le isole sono quegli spazi in cui gli artisti vivono rappresentando la loro poetica. Dunque, la mostra è un contenitore metaforico che può contenere tutto. E vi si trovano molti artisti che rivestono un ruolo importante nell’arte dell’ultimo decennio.
A partire da Michelangelo Pistoletto, che concepisce la sua isola come un labirinto, anche se di carta (vedi la foto sopra); o l’isola che guarda al futuro con pessimismo, quella di Anselm Kiefer, un buco nero che sta per inghiottire una barca che naviga su una coltre di materia; ma ci sono anche le isole di Marina Abramovic, Louise Bourgeois, Tony Cragg.
Una mostra strana, perché se è vero che propone delle opere veramente interessanti, ha anche un che di pretestuoso, e proprio nel concetto fondante di isola creativa, luogo e spazio individuale dell’artista. O forse, questo, è un merito?
Più di 40 immagini, al Palazzo Ducale di Genova, ci mostreranno fino al 14 febbraio un Cartier-Bresson inedito in Italia: gli scatti, infatti, furono realizzati in Unione Sovietica il 1954; il maestro fu il primo fotografo ammesso a fotografare in Russia dopo la seconda guerra mondiale.
Le immagini dunque, allestite nella Loggia degli Abati, rappresentano una grande testimonianza: non solo di un periodo storico (e della Russia vista da un europeo), ma anche dello spirito narrativo di Cartier-Bresson. In queste immagini spicca la sua consueta attenzione al lavoro, agli sguardi delle persone, ai piccoli fatti di vita quotidiana che rappresentano l’ossatura della storia.
Ma non è soltanto Repubblica Federale Russa: la mostra, “Cartier-Bresson. Russia” spazia in alcuni dei paesi satelliti dell’ “orso” sovietico: in Estonia, nelle repubbliche caucasiche e nell’Asia centrale. E ci propone un altro sguardo su quei paesi, sempre di Cartier-Bresson, ma di circa vent’anni successivo (1972-1973).