In occasione del MiArt-Now, la fiera d’arte contemporanea che si terrà dal 26 al 29 marzo, la galleria Spirale di Milano propone l’anteprima della mostra “Gli avanzi di Dio“, che inaugurerà castello Pozzi, nuovo polo museale milanese.
Il titolo e il tema della mostra si ispirano direttamente al libro “Daniel Spoerri gli avanzi di dio”, scritto da Matteo Maria Rondanelli, e sicuramente il protagonista sarà l’artista (classe 1930) romeno, uno dei fondatori, negli anni Sessanta, del Nouveau Realisme. Ma non solo: insieme alle sue opere si potranno vedere lavori di Andy Warhol, Mimmo Rotella, Hans Hartung.
Alessandro Valeri, Angelo Maineri, Ugo Nespolo e Helidon Xhixha, inoltre, saranno i protagonisti della sezione di Arte contemporanea (Contemporary). Un’ottima occasione per vedere una mostra che sarà preludio di un nuovo polo culturale di Milano, e per vedere opere di grande spessore.
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Da oggi e fino all’11 aprile, le sale dello spazio Forma di Milano ospiteranno la mostra della fotografa svizzera Irene Kung. “Oltre il reale” è una mostra indagine sull’architettura e sulla fotografia e che, anche se non sembra, mette al centro dell’attenzione di fotografi e appassionati la possibilità di manipolare le foto digitalmente.
Osservando queste immagini, infatti, non ci parrebbe di essere “oltre il reale”: le architetture stanno lì, nella loro crudezza, investite di una luce quasi caravaggesca. In realtà queste immagini sono state scattate in pieno giorno, con una macchina medio formato con dorso digitale; attraverso la rielaborazione a computer hanno assunto l’aspetto che vedete.
Ed è un effetto bello e molto particolare: osservate la torre Velasca di Milano nella sua nudità, o l’inquietante stazione centrale. Paesaggi notturni scattati in pieno giorno: questo è, veramente, oltre il reale, e per una volta tecnica e contenuto combaciano perfettamente.
La neonata Jerome Zodo Contemporary di Milano (ve ne abbiamo parlato qui), dedicherà dall’ 11 marzo al 17 aprile una mostra all’artista statunitense Andrew Schoultz (classe 1975), dal titolo Crisis.
Dodici opere di grandi dimensioni accoglieranno lo spettatore: quadri dalla tecnica mista, nella quale si fondono pittura, intaglio, collage, graffiti, pittura miniaturistica, e tipici dell’artista americano, famoso anche per le sue sculture e per i suoi murales. Una mostra che vuole innanzitutto essere una critica alla società moderna, o quanto meno il simbolo di una crisi che investe l’uomo contemporaneo.
A rappresentare questo concept, le sale della galleria sono state predisposte in maniera molto particolare: delle lamiere, simili a quelle dei tralicci telefonici, saanno accatastate qua e là a simboleggiare non solo la crisi della comunicazione (almeno, di quella vera), ma anche un disastro naturale (quello di Haiti) e politico.
Dal 20 febbraio al 27 marzo, la galleria Mondo Arte di Milano, immersa nel caratteristico quartiere di Brera, proporrà una rassegna sui “Maestri del Novecento“. Nonostante questa denominazione, per una mostra, possa apparire troppo onnicomprensiva e vaga, in questo caso le circa 40 opere esposte sono tutte di grande qualità, e sono utili a tracciare dei percorsi nella storia dell’arte dell’ultimo secolo.
Tra le opere comprese in questa rassegna figurano infatti personaggi centrali nell’arte del novecento: si va da Andy Warhol a Mirò, da Giorgio de Chirico a Mimmo Rotella. In particolare, verranno esposte 10 opere su carta che Warhol realizzò tra il 1975 e il 1987 (anno della sua morte), alcune tele di de Chirico degli anni ‘50 e una serie di lavori di Mimmo Rotella dedicati a Marilyn Monroe. Non capita spesso di vedere tanti grandi artisti in un colpo solo…
La galleria d’arte contemporanea Famiglia Margini di Milano (via D’Orsenigo 6), apre le porte a una personale di Luca Lillo, artista barese classe 1978 e che da qualche ha ha fatto di Milano la sua città di adozione. “Porta-Mi“, questo il titolo della mostra, è un progetto molto originale, nella quale si coniuga pittura, arte digitale e fotografia.
Lillo si è concentrato sullo spazio urbano di Milano, e in particolare sulle antiche vie d’accesso alla città: prelevate alcune immagini di esse da google street, e rielaborate secondo il codice ASCII (codice standard americano per lo scambio di Informazioni). Il risultato è una sorta di tessuto digitale urbano, sul quale emergono figure affascinanti, provenienti dal futuro, che ammiccano allo spettatore.
Ad affiancare la mostra vi saranno dei lavori del collettivo MOHO, che rilanceranno nella galleria il loro intervento di Public Art realizzato a Milano nel 2006 (ve ne abbiamo parlato qui, e potete rivederne delle immagini nella gallery): quelle teste mozzate appese ai cancelli del giardino 8 novembre di Milano.
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“Goya e il mondo moderno“, in mostra a palazzo Reale di Milano dal 17 marzo al 27 giugno, è un tributo al pittore aragonese e una grande celebrazione della sua influenza sull’arte contemporanea. Con oltre 180 opere, Valeriano Bozal e Concepción Lomba, i curatori dell’esposizione, intendono porre in relazione i temi più sentiti da Goya (la nuova società, la soggettività, la violenza) con artisti altrettanto importanti degli ultimi due secoli.
La mostra è organizzata in tre filoni tematici: la nuova società, le reazioni a tale società e la rappresentazione della violenza. Le opere di Goya saranno affiancate da quadri di Delacroix, Klee, Pollock, Giacometti, Picasso, rendendo il confronto tra gli artisti il più diretto possibile. Tra le opere di Goya più famose, spicca il famoso “Autoritratto”, ma anche il ritratto di Asensio Julià e di re Carlo IV.
La mostra è di carattere veramente internazionale, per numero di opere ed enti coinvolti nel prestito delle opere. Una bel modo per approfondire la figura di Goya indagando la contemporaneità dei suoi insegnamenti.
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Dal 26 gennaio al 30 maggio, la Triennale di Milano apre le porte alla mostra “Roy Lichtenstein. Meditazioni sull’Arte“. Dopo Warhol, Haring e Basquiat, Milano ritorna alla pop art, e con lo stesso curatore, Gianni Mercurio. Una grande antologica, in collaborazione con la Roy Lichtenstein Foundation, che presenterà circa 100 opere di uno degli artisti più rappresentativi del movimento di Andy Warhol.
Lichtenstein è un’artista quanto mai postmoderno: la sua capacità di fagocitare non solo la modernità ma anche la migliore arte contemporanea è veramente estrema. Un esempio? Il sole di Pellizza da Volpedo trasformato in fumetto; e poi Boccioni, Monet, tutti trasformati secondo la tecnica, tipografica, dei puntini.
Sicuramente le opere di Lichtenstein, artista nella scuderia di Castelli, si scagliano contro il mito modernista dell’originalità dell’opera. Ma si tratta di una passione, quella verso il passato, creativa o distruttrice? La mostra, che spazia dai primi lavori degli anni ‘50 fino all’esplosione artistica della pop art, è quanto di meglio possa esserci per farsi un’opinione a riguardo.
Bisognerà un po’ correre qua e là per vedere la mostra “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989”, che vuole creare un percorso artistico compreso dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla caduta del muro di Berlino. La mostra, infatti, è suddivisa in tre spazi che, a partire dal 24 febbraio, si succederanno: dal 1947 al 1958 al Museo d’arte contemporanea di Lissone; dal 1958 al 1972 alla Rotonda di via Besana di Milano; e infine dal 1972 al 1989 alla alla GAMeC di Bergamo.
A Lissone si cercherà di indagare l’arte dal dopoguerra al grande spartiacque della vita culturale italiana, il 1958 (inizio del boom economico). Al centro dell’attenzione, dunque, ci saranno Soldati, Munari, Dorfles, Prampolini, Fontana, e con loro il gruppo Forma 1, Origine, e i movimenti nucleari e spaziali.
Molto ricca la sezione dedicata al periodo ‘58-’72, a Milano. Periodo di grande fermento culturale, che vede perdere il confine netto tra pittura e scultura, e l’affermazione di artisti quali Manzoni, Lo Savio, ma anche l’arte povera, con Mario Merz, Pistoletto, Boetti (tra gli altri).
Continua a leggere: A Lissone, Bergamo, e Milano: "Il grande gioco", una mostra si fa in tre
Feltro, lana e ferro: dal 15 al 24 gennaio le porte del palazzo delle Stelline di Milano si aprono ad accogliere le sculture di Gaia Clerici, create attraverso questi semplici materiali. “Tre alla seconda” (questo è il titolo della mostra) è un gioco e una riflessione sull’uomo e sulla donna: secondo la lettura simbolica, il 3 rappresenta l’uomo, e il 2 la donna; il 3 alla seconda genera il 9, il numero dell’infinito, a rappresentare il perenne riprodursi e rigenerarsi della vita…
Sculture di grandi dimensioni, quelle di Gaia Clerici, giovane artista che opera anche nel campo della moda: raggiungono anche i due metri e, riprendendo un po’ di simbolismo, assomigliano molto a quelle primordiali forme di scultura (le “grandi madri”, rappresentanti lo spirito generatore) che la storia ci ha consegnato.
Le quattro aree verdi del chiostro verranno riempite con delle installazioni che mimano delle “situazioni di incontro” tra le sculture, ad approfondire il dialogo simbolico tra di esse. Un lavoro sulla materia (è la stessa artista a creare i materiali) e sulla storia della scultura più antica per molti versi affascinante, anche se non sempre l’effetto creato pare convincente. Di sicuro un’artista da tenere d’occhio, per la sua originalità e la sua “audacia”.
Pittore tra i più francesi che ci siano, ma che dal ‘68 aveva fatto di Milano la sua casa, Maurice Henry viene oggi celebrato con una mostra antologica di grandissimo spessore, che si potrà visitare dal 4 dicembre e fino al 14 marzo alla galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano. Una mostra che gli appassionati del periodo surrealista sono quasi obbligati a visitare, dato che, com’è noto, Henry fece parte di un gruppo di ispirazione surrealista che poi si unì a quello, più celebre, di Breton.
Illustratore per i giornali, disegnatore, scenografo, regista, Maurice Henry aveva lasciato Parigi per trasferirsi a Milano e dedicarsi esclusivamente alla pittura. Questa mostra, nella quale saranno presenti oltre 300 opere dell’artista, vuole fare il punto su questa sterminata produzione artistica, che spazia da immagini perfettamente surrealiste a vignette umoristiche (come potete vedere nella gallery).
E pare che questa celebrazione sia proprio in grande stile: non è facile trovare (in nessuna mostra) una raccolta tanto generosa delle opere di un’artista. Dedicata a tutti gli amanti del surrealismo e a chi, con l’arte, vuole anche e soprattutto sorridere.
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