Fino al 19 giugno, la galleria Jerome Zodo Contemporary Art di Milano ospita la prima personale italiana di Ben Grasso, artista statunitense che vive e lavora a New York. “New Territory” è una mostra che intende presentare al pubblico italiano le opere di Grasso, e che dunque spazia in molti ambiti della sua produzione.
Tra le opere più riuscite (la sua arte, principalmente pittorica, spazia in quella architettonica) figurano quelle del ciclo “Proposal”, case che si distruggono, implodono, si sgretolano magicamente, e con le quali Ben Grasso pare volerci suggerire la labilità delle nostre sicurezze, in un’atmosfera a metà tra il favolistico e il surreale.
I suoi paesaggi convincono meno, forse perché risentono di una certa sfumatura scenografica e molto americana. Più interessanti sono sicuramente i disegni, realizzati in una fitta trama di bianchi e neri che obbligano l’occhio a spaziare su tutti i particolari delle composizioni. Un giovane artista (classe 1979) che ha bisogno di evolversi, ma che a mio parere ha le carte per fare strada.
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Fino al 30 giugno la storica galleria Blu di Milano ripercorre la propria storia con “Grandisegni. Da Picasso a Burri“, una mostra che si inserisce sulle tracce di un’altra esposizione, celebre, che nel 1992 venne dedicata a Kandinskij, a Tinguely, e ad altri maestri. Questa nuova esposizione non è certo da meno, a quanto pare.
Le sale della galleria di via Senato, infatti, ospitano per l’occasione opere di Balla, Braque, Dubuffet, Ernst, Fontana, Giacometti, Klee, Kandinsky, Leger, Nolde, Novelli e Picasso, tra gli altri; un intero tomo di storia dell’arte, come potete vedere, opere rare di artisti che hanno fatto la storia dell’arte.
Tra queste opere spiccano un disegno di Giacomo Balla del 1912 e una gouache di Kandinsky del 1931 appartenuta addirittura a David Rockefeller. Le gallerie, come spesso accade, mostrano di non aver nulla da invidiare alle grandi mostre, quando, come in questo caso, sanno agire con intelligenza e bravura.
Picasso e Burri alla galleria Blu di Milano
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Dal 14 aprile al 14 maggio, in occasione del Salone del Mobile di Milano, la galleria Projectb di Milano (via Borgonuovo 3) porta a Milano per la prima volta una collezione di scacchiere d’artista. “The art of Chess“, questo il titolo della mostra, vede esposti i lavori di sette grandi (e discussi) artisti contemporanei: Jake and Dinos Chapman, Tracy Emin, Tom Friedman, Damien Hirst, Barbara Kruger, Alastair Mackie, Rachel Whiteread.
E ognuno ha sbizzarrito la sua fantasia: Alastair Mackie ha creato delle pedine che incapsulano insetti; Rachel Whiteread ha utilizzato arredi in miniatura della sua casa delle bambole; nella scacchiera dei fratelli Chapman le pedine sono mini sculture di alieni ; Damien Hirst si è ispirato alla sua pharmacy; in quella di Barbara Kruger a ogni mossa, la pedina pone delle domande al giocatore…
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Dal 16 aprile al 4 luglio, palazzo della Ragione di Milano apre le porte a una prima mondiale: verranno esposte 300 fotografie di Stanley Kubrick, un repertorio di immagini che può aiutare a completare le figura del geniale regista dell’ “Arancia meccanica” o di “Eyes wide shut”. La mostra si intitola “Stanley Kubrick fotografo. 1945-1950″ e testimonia di un periodo poco conosciuto del regista: quando a 17 anni venne assunto dalla rivista “Look” come fotoreporter.
E i negativi a disposizione sono più di 20.000. Alcune delle immagini presentate alla mostra sono state stampate per la prima volta. Dunque dei bianchi e neri che mostrano un lato poco conosciuto della carriera del genio americano, e che, probabilmente, ha costituito un preambolo alla trasformazione delle immagini fisse della fotografia in movimento.
Degli oltre 300 scatti si distinguono due cicli: quello dedicato al circo e quello dedicato ai pulitori di scarpe delle strade. Bianchi e neri incisivi, che a volte, per il gusto dell’istante, ricordano Cartier-Bressons, al cui filone sicuramente si ricollegano. L’impressione è che, se non avesse deciso di prendere in mano una macchina da presa, Kubrick sarebbe potuto diventare un grande fotografo.
In occasione del MiArt-Now, la fiera d’arte contemporanea che si terrà dal 26 al 29 marzo, la galleria Spirale di Milano propone l’anteprima della mostra “Gli avanzi di Dio“, che inaugurerà castello Pozzi, nuovo polo museale milanese.
Il titolo e il tema della mostra si ispirano direttamente al libro “Daniel Spoerri gli avanzi di dio”, scritto da Matteo Maria Rondanelli, e sicuramente il protagonista sarà l’artista (classe 1930) romeno, uno dei fondatori, negli anni Sessanta, del Nouveau Realisme. Ma non solo: insieme alle sue opere si potranno vedere lavori di Andy Warhol, Mimmo Rotella, Hans Hartung.
Alessandro Valeri, Angelo Maineri, Ugo Nespolo e Helidon Xhixha, inoltre, saranno i protagonisti della sezione di Arte contemporanea (Contemporary). Un’ottima occasione per vedere una mostra che sarà preludio di un nuovo polo culturale di Milano, e per vedere opere di grande spessore.
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Da oggi e fino all’11 aprile, le sale dello spazio Forma di Milano ospiteranno la mostra della fotografa svizzera Irene Kung. “Oltre il reale” è una mostra indagine sull’architettura e sulla fotografia e che, anche se non sembra, mette al centro dell’attenzione di fotografi e appassionati la possibilità di manipolare le foto digitalmente.
Osservando queste immagini, infatti, non ci parrebbe di essere “oltre il reale”: le architetture stanno lì, nella loro crudezza, investite di una luce quasi caravaggesca. In realtà queste immagini sono state scattate in pieno giorno, con una macchina medio formato con dorso digitale; attraverso la rielaborazione a computer hanno assunto l’aspetto che vedete.
Ed è un effetto bello e molto particolare: osservate la torre Velasca di Milano nella sua nudità, o l’inquietante stazione centrale. Paesaggi notturni scattati in pieno giorno: questo è, veramente, oltre il reale, e per una volta tecnica e contenuto combaciano perfettamente.
La neonata Jerome Zodo Contemporary di Milano (ve ne abbiamo parlato qui), dedicherà dall’ 11 marzo al 17 aprile una mostra all’artista statunitense Andrew Schoultz (classe 1975), dal titolo Crisis.
Dodici opere di grandi dimensioni accoglieranno lo spettatore: quadri dalla tecnica mista, nella quale si fondono pittura, intaglio, collage, graffiti, pittura miniaturistica, e tipici dell’artista americano, famoso anche per le sue sculture e per i suoi murales. Una mostra che vuole innanzitutto essere una critica alla società moderna, o quanto meno il simbolo di una crisi che investe l’uomo contemporaneo.
A rappresentare questo concept, le sale della galleria sono state predisposte in maniera molto particolare: delle lamiere, simili a quelle dei tralicci telefonici, saanno accatastate qua e là a simboleggiare non solo la crisi della comunicazione (almeno, di quella vera), ma anche un disastro naturale (quello di Haiti) e politico.
Dal 20 febbraio al 27 marzo, la galleria Mondo Arte di Milano, immersa nel caratteristico quartiere di Brera, proporrà una rassegna sui “Maestri del Novecento“. Nonostante questa denominazione, per una mostra, possa apparire troppo onnicomprensiva e vaga, in questo caso le circa 40 opere esposte sono tutte di grande qualità, e sono utili a tracciare dei percorsi nella storia dell’arte dell’ultimo secolo.
Tra le opere comprese in questa rassegna figurano infatti personaggi centrali nell’arte del novecento: si va da Andy Warhol a Mirò, da Giorgio de Chirico a Mimmo Rotella. In particolare, verranno esposte 10 opere su carta che Warhol realizzò tra il 1975 e il 1987 (anno della sua morte), alcune tele di de Chirico degli anni ‘50 e una serie di lavori di Mimmo Rotella dedicati a Marilyn Monroe. Non capita spesso di vedere tanti grandi artisti in un colpo solo…
La galleria d’arte contemporanea Famiglia Margini di Milano (via D’Orsenigo 6), apre le porte a una personale di Luca Lillo, artista barese classe 1978 e che da qualche ha ha fatto di Milano la sua città di adozione. “Porta-Mi“, questo il titolo della mostra, è un progetto molto originale, nella quale si coniuga pittura, arte digitale e fotografia.
Lillo si è concentrato sullo spazio urbano di Milano, e in particolare sulle antiche vie d’accesso alla città: prelevate alcune immagini di esse da google street, e rielaborate secondo il codice ASCII (codice standard americano per lo scambio di Informazioni). Il risultato è una sorta di tessuto digitale urbano, sul quale emergono figure affascinanti, provenienti dal futuro, che ammiccano allo spettatore.
Ad affiancare la mostra vi saranno dei lavori del collettivo MOHO, che rilanceranno nella galleria il loro intervento di Public Art realizzato a Milano nel 2006 (ve ne abbiamo parlato qui, e potete rivederne delle immagini nella gallery): quelle teste mozzate appese ai cancelli del giardino 8 novembre di Milano.
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“Goya e il mondo moderno“, in mostra a palazzo Reale di Milano dal 17 marzo al 27 giugno, è un tributo al pittore aragonese e una grande celebrazione della sua influenza sull’arte contemporanea. Con oltre 180 opere, Valeriano Bozal e Concepción Lomba, i curatori dell’esposizione, intendono porre in relazione i temi più sentiti da Goya (la nuova società, la soggettività, la violenza) con artisti altrettanto importanti degli ultimi due secoli.
La mostra è organizzata in tre filoni tematici: la nuova società, le reazioni a tale società e la rappresentazione della violenza. Le opere di Goya saranno affiancate da quadri di Delacroix, Klee, Pollock, Giacometti, Picasso, rendendo il confronto tra gli artisti il più diretto possibile. Tra le opere di Goya più famose, spicca il famoso “Autoritratto”, ma anche il ritratto di Asensio Julià e di re Carlo IV.
La mostra è di carattere veramente internazionale, per numero di opere ed enti coinvolti nel prestito delle opere. Una bel modo per approfondire la figura di Goya indagando la contemporaneità dei suoi insegnamenti.
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