Dal 20 maggio al 3 ottobre, l’uccelliera della Galleria Borghese di Roma ospiterà un nuovo appuntamento del ciclo Committenze contemporanee, un invito agli artisti a riflettere sul patrimonio della collezione borghese. Questa volta è il turno dell’artista bulgaro Nedko Solakov e al suo progetto “The Passage (a commissioned art work’s story)”.
La serie di opere di Solakov esposte fanno di una riflessione su due grandi maestri, Caravaggio e Bacon, ed è un omaggio alla recente mostra ospitata dalla galleria. Ma “The passage” si tinge del ricordo del padre dell’artista scomparso poco fa, in un intreccio ben riuscito tra vita e arte.
Ma l’artista, attraverso le sue opere, racconta storie e aneddoti sulla vita contemporanea, cerca di scardinare quelli che sono i principi della comunicazione attraverso una citazione ironica, due telefoni poggiati su quei panni che solitamente ospitano gioielli. Un artista nuovo nel panorama italiano, ma dall’esperienza internazionale, che mostra per la prima volta in Italia i suoi
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Dall’11 marzo al 6 giugno, la Casina di Raffaello nello splendido parco di villa Borghese dedicherà un’intera mostra a Quentin Blake, uno dei più celebri e riconosciuti illustratori. Lui, inglese di nascita, è famoso in tutto il mondo soprattutto per aver illustrato i capolavori di Roald Dahl, dagli “Sporcelli” alle “Streghe”, dalla “Fabbrica di Cioccolato” al “GGG”.
Solo in Inghilterra ha illsutrato oltre 300 titoli, e per il suo tratto, ruvido e allo stesso tempo grazioso, ha conquistato il cuore di migliaia di lettori e illustratori. Nel 2002 ha vinto il celebre Hans Christian Andersen Award, un premio dedicato all’arte e alla letteratura per ragazzi, e ora finalmente anche l’Italia gli dedica una mostra, che non fa che che avvicinare i più piccoli al mondo dell’arte.
Dal 9 aprile all’11 luglio il Palazzo delle Esposizioni di Roma dedica una grande mostra a Mimmo Jodice per festeggiare i suoi 50 anni di attività. E di certo, le immagini proposte al pubblico possono essere considerate una personale summa di tanta esperienza: 180 scatti tra i più famosi del settantacinquenne fotografo napoletano.
Nella gallery che vi presentiamo potete vedere alcune immagini tratte dal libro “Roma”, pubblicato da Johan & Levi editore, testimoniano di una minima parte della produzione di Mimmo Jodice: queste, però, sono quelle che più si intonano alla grande retrospettiva in questo periodo dedicata a De Chirico.
In mostra, si potranno vedere dalle prime “Sperimentazioni” (1964) agli scatti compresi nella sezione “Mare”, passando dalle “Figure del Sociale” (1969-1977) alle “Riconsiderazioni” (1978-2003): una grande occasione per ammirare uno dei migliori fotografi italiani viventi.
Fino al 5 aprile, al Macro di Roma, i giovani artisti (entrambi classe 1978) Valentino Diego e Pietro Ruffo presenteranno delle opere-allestimento appositamente pensate per Roommates/Coinquilini, uno spazio che il museo romano dedica ai giovani talenti.
Le opere dei due, come sempre accade in questa rassegna, vengono affiancate: Valentino Diego, grande estimatore di Fuller, artista che lavora spesso e volentieri con materiali di riuso, presenta DYnamic MAXimum tensION, una sorta di ripavimentazione a griglia formata da telai di biciclette riadattati allo scopo.
“Nuovo paesaggio italiano (Ravenna-Roma)” di Pietro Rufo è innanzitutto una citazione: riprende la forma degli outpost ebraici, costruzioni architettoniche che i giovani israeliani costruiscono per rivendicare l’appartenenza alle proprie terre. Un tema delicato, dunque, e che pone allo spettatore una seconda riflessione, oltre a quella artistica.
Fino al 5 aprile, al Macro (museo di arte contemporanea di Roma), le fotografie di Oscar Savio (1912-2005) getteranno nuova luce su architetture d’autore: bianchi e neri che immortalano edifici costruiti, tra gli altri, da Portoghesi, Moretti, Del Bufalo, ai quali Savio era legato anche da un rapporto d’amicizia.
Figura centrale nella fotografia architettonica, Oscar Savio sapeva riprendere i soggetti con un uso mafistrale delle luci e, diversamente da quella che viene considerata la classica fotografia architettonica, sapeva creare luoghi “impossibili” attraverso la distorsione prospettica o la selezione metafisica dell’oggetto.
Degli esempi? Le scale della Rinascente, a Milano, che sembrano avvilupparsi nel punto di fuga della prospettiva; o la piccola fonte che vedete nella gallery, situata a Fiuggi e realizzata dall’architetto Moretti, che non sfigurerebbe in un quadro di De Chirico.
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Graziella Lonardi Buontempo è stata una personalità centrale nello sviluppo dell’arte contemporanea a Roma. Il Macro (Museo di Arte Contemporanea) di Roma le dedica il secondo allestimento del progetto Macroradici del contemporaneo, con il quale si intende valorizzare le figure che hanno particolarmente contribuito allo sviluppo artistico romano.
In questa occasione si vogliono far rivivere due mstre legate a Graziella Lonardi Buontempo: quelle di “Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70″ (1970) e “Contemporanea”, che nel 1973 inaugurò il parcheggio sotterraneo di villa Borghese.
Gli oltre cento scatti del grande Ugo Mulas saranno incentrati su queste mostre e su tutti gli artisti che per arte e affinità personali furono vicini a Graziella Lonardi Buontempo. E tra i bianchi e neri, come si può vedere nella gallery, emerge un’opera di Andy Warhol, insospettabile amico di Graziella.
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“The Blue Carpet” è un’installazione degli artisti russi Ilya & Emilia Kabakov che fino al 5 aprile occuperà una delle grandi sale del Macro di Roma. Si tratta di un grande tappeto blu, appunto, sul perimetro del quale i due artisti hanno collocato una serie di piccoli quadri.
Il proposito di questa installazione è di permettere al pubblico di sedersi o sdraiarsi sul tappeto, così da poter dare libero sfogo all’immaginazione, guardando i quadri o fantasticando da sé. Il luogo richiama vagamente la placidità di una moschea, o sicuramente un luogo di tranquillità nel quale rilassarsi e, magari, pensare un po’ a se stessi.
Dal 30 gennaio al 4 marzo, arriva alla Mondo Bizzarro Gallery di Roma la rassegna UltraErotica; erotismo visto attraverso la lente di artisti contemporanei, e in particolare mediante le opere di Michael Hussar, Zoe Lacchei, Ken-ichi Murata, Roberto Baldazzini, Dorian X, John Santerineross, Atsushi Tani e Makiko Sugawa.
L’aspetto interessante è che gli artisti provengono da culture differenti: sarà curioso vedere come ognuno, attraverso la propria tecnica e il proprio stile, rappresenta il rapporto con l’eros. Si va da Michael Hussar ai lavori a china colata del nipponico Sugawa, allo stile fumettistico dell’italiano Baldazzini, passando dagli scatti di Santerineross, Murata, Tani e Oriol.
Il risultato è, come ci si potrebbe aspettare, molto vario: dalla sensualità di Hussar all’immediatezza di Tani, alla spregiudicatezza di Oriol, artista molto attivo anche in ambito musicale, la mostra ci offre una buona panoramica del modo e delle tecniche di concepire l’arte erotica.
Al Casino dei Principi di Villa Torlonia, Roma, una mostra celebra il pittore Marino Mazzacurati, a 40 anni dalla sua scomparsa (fino al 21 febbraio; a Reggio Emilia dal 6 marzo all’11 aprile). “La felicità della compiutezza espressiva”, il titolo della mostra, rende bene l’itinerario che le opere di Mazzacurati hanno attraversato nel tempo.
E’ stato infatti un’artista centrale nel panorama italiano, e che ha fatto della ricerca espressiva una missione: dalle nature morte in stile morandiano alle vedute di Roma, sua città di adozione, ai ritratti di amici e familiari, la mostra vuole ripercorrere interamente il suo percorso artistico. Non potevano mancare le sculture, pertanto, sulle quali si concentrò l’attenzione dell’artista a partire dagli anni ‘30.
A testimoniare l’importanza di Mazzacurati, e a completare il profilo della mostra, verranno accostate alle sue opere quelle di altri artisti con i quali ha condiviso la sua arte: Mafai, Leoncillo, Guttuso, Di Cocco. Opere grafiche, sculture, dipinti. Una mostra che ci apre gli occhi su un protagonista della vita culturale italiana, creatore, tra l’altro, di una rivista (”Fronte”) che vide la collaborazione di grandi intellettuali, tra cui Moravia e Falqui.
Fino all’11 gennaio, alla sala santa Rita di Roma, si svolgerà la mostra “Nudo per Stalin“, una di quelle mostre che permettono di capire l’avoluzione della fotografia e di una società. Sono esposte infatti più di 70 fotografie scattate dai più famosi fotografi russi del Novecento, durante il periodo staliniano: si va da Ida Napel’baum a Jurij Eremin, Aleksandr Grinberg a Nikolaj Sviscov-Paola.
Gotografie che rivelano innanzitutto l’occhio dell’artista verso il corpo. E se alcune sono senz’altro “di regime”, se così si può dire, nel senso che in alcune l’inquadratura e i soggetti non lasciano dubbi sulle intenzioni dell’artista, altre, specialmente quelle degli anni ‘20, mostrano un approccio del tutto differente al soggetto.
Innanzitutto per quanto riguarda i nudi, donne riprese in una posa dettata da tagli del tutto secondo novecenteschi. Insomma, alle foto “ufficiali” si affiancano qui le foto “proibite”, in un contrasto affascinante e molto istruttivo,un’indagine sul corpo che è tutt’ora un discorso artistico di grande attualità.