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Alla Gam di Torino, "Mimesi permanente"

pubblicato da michele

Alla Gam di Torino,

Fino al 26 settembre, tredici artisti provenienti da Europa, Asia e Stati Uniti, animeranno la Galleria di arte moderna di Torino con un progetto ambizioso: “Mimesi permanente” è infatto una riflessione sull’immagine digitale attraverso tecniche tradizionali, pittura, scultura, disegno.

E’ un progetto rischioso, perché presuppone molta consapevolezza da parte dello spettatore: la mostra vuole indagare quel rapporto tra la manipolazione dell’immagine (massima grazie alle tecnologie digitali) e la consapevolezza di tale manipolazione. Sono opere giocate su un paradosso: quello di rendere evidente la manipolazione e allo stesso tempo creare un sottile gioco tra realtà ed elaborazione.

Giuseppe Gabellone (1973), Anna Barriball (1972, Gran Bretagna), Michael Riedel (1972, Germania), William Daniels (1976, Gran Bretagna) sono solo alcuni degli artisti che giocano tra l’ostentazione della simulazione e dell’iperrealismo.

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A Torino, l'arte Rājpūt

pubblicato da michele

l'arte Rājpūt

Circa 150 minature, dal 12 marzo al 6 giugno, orneranno le sale del Mao (Museo di arte orientale) di Torino. Si tratta della collezione Ducrot, che raccoglie dei preziosissimi a tempera su carta risalenti a un periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, quando nell’area nord-occidentale e centrale del sub-continente indiano la resistenza dei principi indiani Rājpūt si contrappose all’impero musulmano Mugal.

Si tratta di un patrimonio inestimabile: questa tecnica è erede della tradizione religiosa dei testi miniati, una delle più raffinate tra quelle orientali. Tratti netti, campiture di colore, una iconografia classica e ben definita mettono in scena soggetti della tradizione religiosa indiana. Un modo per immergersi nella tradizione di un popolo antico attraverso la bellezza delle sue arti e della cultura.

Infatti, non si apprezza soltanto la tecnica o la fattura delle miniature, ma ciò che ci esse ci possono restituire dei costumi e delle credenze religiose di questo popolo: i loro modi di produrre musica, i testi poetici, la vita di corte: tutto è filtrato attraverso l’eleganza e la semplicità formale di queste composizioni pittoriche.

A Torino, l’arte Rājpūt

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Alla Gam di Torino, arte e design

pubblicato da michele

Marc André Robinson, Right Of Return (By Themselves and Of Themselves), 2008 - 2010, Legno trovato (sedie, ferro), 430 cm diametro, Courtesy l’artista e Salamatina Gallery, New York

Arte contemporanea e design sono al centro della mostra “Keep Your Seat” (”Stai al tuo posto”), visitabile dal 25 febbraio al 23 maggio alla Gam (galleria d’arte moderna) di Torino. Un binomio quanto mai delicato da affrontare, dato il rapporto molto stretto che intrattengono questi due campi, divisi tuttavia dai diversi propositi e mercati cui fanno riferimento.

La mostra intende concentrarsi su uno degli oggetti più studiati dal design: la seduta, e la presenza/assenza della persona che questo oggetto presuppone. Se infatti nell’ambito del design l’uomo rappresenta il termine ultimo dell’oggetto, nell’arte quel vuoto diventa evocazione di un’assenza. Opere di design e d’arte vengono dunque accostate per indagare e mostrare questo lato molto particolare del rapporto tra le due arti.

Si coloca in quest’ottica, ad esempio, il video di Simon Starling “Four Thousand Seven Hundred and Twenty Five”, dove il giovane artista inglese, accarezza una sedia del 1948 realizzata da Carlo Mollino, indugiando sulla sua sinuosità come se fosse un corpo femminile; di fianco al video, naturalmente, sarà presente l’esemplare della sedia.

E, per fare un altro esempio, la sedia “Red and Blue” di Gerrit T. Rietveld viene trasformata da Christov Büchel in un’orrenda sedia di costrizione. Personalmente non ho mai apprezzato gran parte del design: trovo che, troppo spesso, ci si abbandoni al vezzo a scapito della comodità, che in fondo è il motivo per cui è nato il design; riesco ad apprezzare chi, dal design, trae spunto per una riflessione più ampia (uno su tutti: il grande Bruno Munari). Questa mostra, tuttavia, ci pone davanti a un nuovo modo, e spesso illuminante, di concepire e giocare (in modo serio) con sedie da collezione.

Keep your seat: arte e design

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A Torino, le fotografie di Kalle Kataila

pubblicato da michele

Kalle Kataila

Landscapes and Contemplations” è la mostra che palazzo Marenco di Torino dedica al giovanissimo artista finlandese Kalle Kataila (classe 1938). Sino al 5 marzo, circa 20 fotografie riempiranno le sale del palazzo per mostrare al pubblico una delle più giovani premesse della cosiddetta “scuola di Helsinki”, un gruppo di artisti legati alla “University of Art and Design” della capitale.

Come spesso accade per scrittori, fotografi e pittori del Nord, il paesaggio diventa un elemento centrale della composizione: spazi aperti, visuale a 360 gradi, potenza della natura (tutto ciò che, nell’Europa continentale, ormai, non esiste quasi più) diventano lo scenario e il soggetto principale dell’immagine.

E così è anche per Kataila, dove in mezzo a ghiacciai o in prossimità di un lago, però, una figura umana ci ricorda la nostra piccolezza di fronte a tali scenari. Lo spettatore non può fare a meno di identificarsi con quel soggetto, e allo stesso tempo avvertire intorno a sé la grandiosità del paesaggio.

Kalle Kataila

Kalle Kataila Kalle Kataila Kalle Kataila

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Ian Kiaer alla Gam di Torino

pubblicato da michele

Ian Kiaer. Allestimento IAN KIAER Endless House project Erdrindenbau  crystal haus Photo Gonella

Fino al 31 gennaio 2010 si portà ammirare alla Gam (Galleria di Arte Moderna) di Torino, una mostra dedicata all’artista trentottenne Ian Kiaer. Per la precisione, si tratta della prima sua mostra in Italia e il pubblico avrà anche l’occasione, il 7 novembre alle 15, di parlarne direttamente con l’artista. Un incontro di presentazione della mostra utile a capire uno dei più originali artisti della scena contemporanea, che fa del dialogo con l’architettura il suo punto di forza.

Le opere esposte appartengono a un decennio di lavoro. La sua è un’arte molto essenziale, minimalista, che rende il luogo espositivo parte integrante del suo progetto artistico. Sono tre le sezioni dell mostra: il “Bruegel project” ispirato al film “Sans Soleil” di Chris Marker; “Ulchiro project”, che prende il nome dall’area del mercato di Seul, e intende ragionare sul rapporto tra architettura e paesaggio; e “Erdrindenbau project ” ispirato ai lavori di Paul Scheerbart e Bruno Taut.

Interessante il suo minimalismo, l’uso di ambienti bianchi, di figure minime che riempiono lo spazio senza occuparlo veramente. L’impressione che si ha è quella di entrare in un ambiente, piuttosto che in una mostra: lo spettatore si immerge in questo mondo incantato, e deve concentrare la sua attenzione non sul singolo oggetto, ma sull’intera rappresentazione dell’opera.

Ian Kiaer

Ian Kiaer. IAN KIAER Endless House project Ulchiro endnote Ian Kiaer. Insadong proposal National Fishing Competition Photo Gonella Ian Kiaer

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A Torino, "Il teatro della performance"

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Il teatro della performance. Marina Abramović.Ulay. AAA.AAA

Dal 24 ottobre al 31 gennaio, alla Gam (Galleria di Arte Moderna) di Torino, va in scena, è il caso di dire, “Il teatro della performance“. Una mostra originalissima, perché intende mostrare non tanto (non solo) la storia della performance, ma gli scenari che i diversi artisti hanno allestito a teatro delle loro performance.

Vi avevamo già annunciato in questo post che a inaugurare l’esposizione ci sarebbe stata forse una delle più popolari performer esistenti, Marina Abramović. Ora vi proponiamo alcune immagini. (Qui sopra, un’immagine della performance AAA-AAA della Abramović).

A partecipare a questa bella mostra, che ripercorre alcuni momenti significativi della performance dagli anni ‘50 a oggi, ci saranno molti artisti: il “cruento” John Bock, Herman Nitsch, con i suoi “teatri” di religiosa memoria e, tra gli italiani, Michelangelo Pistoletto, con la sua “Orchestra di stracci”.

Una mostra interessante per il taglio, per le personalità che hanno partecipato con le loro opere, e perché mette in luce una storia e dei teatri, quelli della performance che, sebbene siano parte integranti del gesto artistico, spesso si confondono, svaniscono quasi agli occhi dello spettatore.

Il teatro della performance

Il teatro della performance. Marina Abramović.Ulay. AAA.AAA Il teatro della performance. JOHN BOCK Il teatro della performance. Hermann Nitsch. Installation

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A Torino, Bonalumi, Castellani, Fontana e Manzoni

pubblicato da michele

Fontana_concetto spaziale

Proseguirà fino al 15 gennaio 2010 la mostra dedicata ad Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana e Piero Manzoni, quattro grandissimi artisti del nostro novecento. Le opere saranno esposte al pubblico nella bellissima galleria Mazzoleni di Torino, un tempo il foyer del vicino teatro Alfieri. Quattro artisti che, tra gli anni ‘50 e ‘60, cambiarono radicalmente (e provocatoriamente) l’arte italiana, ponendo lo spettatore davanti a un’arte fortemente astratta e concentrata sulla materia, ben lontana dalle tendenze soggettivistiche allora dominanti.

Come fa Agostino Bonalumi con i suoi quadri monocromatici, nei quali diventa di primaria importanza la tridimensionalità. Per non parlare di Lucio Fontana, che con un semplice gesto - i suoi tagli nella tela - sconvolge l’unico principio che fino ad allora aveva superato tutte le correnti artistiche: l’unicità (e la “sopravvivenza”) della tela, aprendo anche un nuovo mondo, un “concetto spaziale“.

E in un certo qual senso è quello che fa anche Castellani, anche lui concentrato su superifici monocromatiche e la tridimensionalità. Ma tra questi maestri della pittura del ‘900 non poteva mancare Piero Manzoni, tra l’altro grande amico di Castellani. In questa mostra mancano “fortunatamente” le sue celebri merde d’artista. Dico così perché, dato il successo di questa opera, si tende a dimenticare la sua intera produzione, di cui potete vedere qualche esemplare nella gallery.

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