Sarà per la fortunata coincidenza della data e dell’inizio dei festeggiamenti di “Futuroma“, che si sono aperti questo week end nella capitale, sarà per la giornata di sole, ma ieri alla mostra “Futurismo. Avanguardia-Avanguardie” alle Scuderie del Quirinale, c’erano tanti visitatori. Un unizio che mi sembra più che positivo per questa mostra bellissima sia per la qualità delle opere raccolte, sia per la cura del percorso.
L’esposizione, a Roma fino al 24 maggio, ha toccato prima il Centre Georges Pompidou di Parigi e poi approderà alla Tate Modern di Londra. Tre istituzioni importanti che hanno curato l’esposizione secondo la propria ottica, pur rispettando i canoni di rinnovamento che il Futurismo ha rappresentato.
La sede di Roma mantiene traccia della mostra del progetto francese iniziale, teso a ricostruire la celebre mostra futurista del 1912 alla galleria Bernheim-Jeune di Parigi, ma evidenzia quelle che sono state le analogie e i contrasti, le affinità e le dissonanze che hanno marcato agli inizi del secolo scorso i dibattiti della modernità.
Futurismo. Avanguardia-Avanguardie - Scuderie del Quirinale - Roma



Continua a leggere: Scuderie del Quirinale: bella mostra sul Futurismo e le Avanguardie
Dalla Puglia è arrivato a New York, dove è stato incoronato da Art News come uno dei venticinque trendsetter più autorevoli al mondo. Un evento che di per sé rende interessante Antonio Pio Saracino, artista, architetto, industrial designer e fotografo che ha ricevuto diversi riconoscimenti a livello internazionale. Ora è tornato in Europa con “Myths and Rhytms”, una mostra ospitata in contemporanea in tre luoghi diversi.
Fino al 7 marzo la sua mitologia high-tech sarà alla galleria EMMEOTTO di Roma, e fino al 4 aprile a GMT+7 di Bruxelles e a M’ARS di Mosca.
A Roma sono esposte un ciclo di immagini manipolate al computer su cui Saracino ha lavorato per tre anni. Riprendendo il repertorio iconografico della mitologia greco-romana, l’artista racconta i nuovi miti del mondo globalizzato e riflette sugli esiti esistenziali dell’impatto tecnologico.
I racconti fotografici sono anche un omaggio ai grandi artisti della storia come Caravaggio e Bernini, dove Medusa e Icaro sono interpretati con ottica tecnologica da terzo millennio. Molto particolare è l’immagine di Romolo e Remo allattati da una lupa che ha il corpo di donna dalla bellezza mediterranea, mentre i cinque capezzoli stellati posti sul petto dei fatali gemelli, evocando le cinque stelle della bandiera cinese, alludono alla loro origine asiatica. L’opera è stata uno dei simboli iconici dell’ultima edizione di Europalia, il festival della cultura europea e farà parte di Italidea, la mostra delle eccellenze italiane che, dall’1 febbraio a tutto il 2011, farà tappa nelle principali capitali del mondo.
Myths and Rhytms - Antonio Pio Saracino - Galleria Emmeotto - Roma


Insieme ad Avedon, l’Accademia di Francia - Villa Medici di Roma, ospita la mostra “Bertrand Lavier”, dedicata a colui che viene considerato come uno degli artisti francesi più significativi degli ultimi decenni.
Sono raccolte circa quaranta opere, distribuite all’interno e all’esterno dell’Accademia (le uniche che ho potuto fotografare, insieme alla Canoa nella cisterna), che documentano l’intero percorso creativo di Lavier. Si va dai primi lavori datati 1978 fino alle installazioni nei giardini, tra le quali quella appositamente pensata per la facciata interna della Villa, “Sociétés Générales” (per intenderci i bassorilievi in ceramica colorata inserite sulla facciata). Questi sono stati realizzati in una famosa manifattura di Albisola, e raffigurano in forma grafica semplificata, i loghi di otto famose banche internazionali che Lavier ha rielaborato (nonostante la stilizzazione mi sembra di riconoscere il marchio della HSBC e della Deutsche Bank). C’è un rimando, difficile da intuire e ironico, agli stemmi nobiliari di cui si fregiavano le famiglie ricche come quella dei Medici, antichi proprietari della Villa, la cui fortuna era legata alle attività di banchieri.
Comunque tutti i lavori sono stati scelti in base alle specificità degli spazi.
Il mio consiglio è quello di seguire la mostra seguendo le spiegazioni sul foglietto che trovate alla biglietteria, perché non ci sono indicazioni lungo il percorso e può risultare difficile capire il significato e il ciclo tematico delle opere (a meno che non conosciate bene l’autore).
Bertrand Lavier - Accademia di Francia-Villa Medici - Roma
Continua a leggere: I ready-made di Bertrand Lavier a Villa Medici

“Theo by Richard Avedon” è l’omaggio che Alta Moda dedica al grande fotografo americano scomparso nel 2004, Richard Avedon. Una mostra che si divide a Roma in due sedi: l’Accademia di Francia - Villa Medici e i Musei Capitolini.
Ieri ho visto l’esposizione a Villa Medici, ma vorrei chiudere il cerchio e visitare anche la parte ai Capitolini.
La mostra nasce da una scoperta, quella di un baule di fotografie appartenute alla modella americana Ann Theophane Graham, detta Theo, che il figlio, l’architetto Enrico Carlo Saraceni, ha messo a disposizione per questo piccolo evento curato da Valentina Moncada.
Non è l’Avedon dei grandi ritratti successivi, ma quello degli esordi, appena ventiseienne, che collaborava con la rivista “Harper’s Bazaar”, diretta da Carmel Snow, e con le modelle Ann Theophane Graham e Dorian Leigh (la migliore amica di Theo).
Continua a leggere: Richard Avedon: gli scatti a Theo, all'Accademia di Francia di Roma
“Praga. Da una primavera all’altra 1968-1969” è la mostra in corso a Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 1 marzo. Vi sono ricostruiti i fatti, prima euforici e poi drammatici, che hanno cartterizzato la vita cecoslovacca lungo l’arco di 12 mesi, fatti che hanno provocato commozione e una profonda riflessione politica in molti paesi, in particolare in Italia.
Rai 2 qualche settimana fa ha trasmesso in tarda sera un documentario inedito dedicato ai funerali di Jan Palach, lo studente che si dette fuoco in piazza San Venceslao il 16 gennaio 1969, per protestare contro l’invasione delle truppe del Patto di Varsavia entrate a Praga nell’agosto del 1968. Un bellissimo documento che in pochi minuti mostra lo spirito di una nazione. Non solo giovani, ma gente di tutte le età e fasce sociali, in fila per rendere omaggio a Palach e alla morte della libertà.
La mostra non mi ha trasmesso la stessa emozione, ma raccoglie comunque in quattro sezioni la storia di quell’anno, partendo dai presupposti culturali e dalle riforme per arrivare all’invasione e alla fine delle speranze. Lo fa attraverso immagini scattate da alcuni maestri del racconto fotografico, e attraverso manifesti, volantini, documenti d’archivio pubblici e privati. E’ incluso anche un film documentario basato su materiali d’epoca, filmati e interviste (a Pietro Ingrao e Rossana Rossanda), provenienti dagli archivi della Rai e della Cineteca Nazionale Ceca. Nel video pochi fotogrammi del documentario.
Fino al 24 gennaio inoltre, nell’ambito della rassegna cinematografica curata per la mostra, si possono vedere film prodotti durante la Primavera, riscoperti dopo anni di censura.
E’ iniziata da un paio di mesi, ma c’è ancora tempo fino all’8 febbraio per visitare “Picasso 1917 – 1937 L’Arlecchino dell’arte“, l’omaggio che il Complesso del Vittoriano di Roma dedica all’artista.
Un’altra occasione per chi si trova in visita nella capitale per le festività natalizie e vedere così una delle retrospettive più importanti organizzate fino ad oggi, con più di 180 opere tra oli, opere su carta e sculture, realizzate nel periodo creativo tra le due guerre mondiali. La mostra si sofferma infatti su questo periodo specifico della produzione artistica di Picasso, perché è dal 1917 che l’artista smette di sostituire una data maniera con un’altra e non scarta più nulla, inventando stili sempre nuovi senza mai eliminare quelli precedenti. Negli anni, anzi, si costruisce un incredibile arsenale di forme e approcci al quale attinge liberamente ogni volta che ne ha voglia o che lo ritiene opportuno. Questo gli permetterà di realizzare gli stessi soggetti con stili diversi nello stesso periodo (ad esempio un arlecchino neoclassico, uno cubista e uno surrealista) senza sentire il peso dell’evoluzione cronologica (come nel periodo precedente al 1917) e di godere di una libertà mai provata. Il ventennio più eterogeneo secondo gli organizzatori della mostra iniziato proprio con il soggiorno romano del 1917.
Picasso 1917 – 1937 L’Arlecchino dell’arte - Complesso del Vittoriano - Roma



Continua a leggere: Al Vittoriano di Roma, omaggio a Picasso
Per chi si trova a Roma in questi giorni di festa, è in corso un’occasione unica da non perdere. Si tratta della mostra “Michelangelo giovane, il crocifisso ritrovato“, inaugurata da un paio di giorni alla Camera dei Deputati - Sala della Regina - dove rimane visibile al pubblico solo fino al 23 gennaio 2009 (con ingresso libero da Piazza Montecitorio).
Opera unica della mostra la scultura lignea del Cristo Crocifisso, attribuita a Michelangelo Buonarroti giovane ed eseguita intorno al 1495 circa.
La prima volta che la piccola scultura è stata mostrata al pubblico è stato nel 2004 a Firenze (dove poi tornerà), quando era di proprietà dell’antiquario torinese Giancarlo Gallino, che a sua volta l’aveva acquistata da una famiglia fiorentina. Ora è stata acquistata dal ministero dei Beni culturali.
Sono stati gli storici dell’arte Giancarlo Gentilini, Luciano Bellosi, Umberto Baldini a scoprire la paternità. Ci sono voluti dieci anni di studi e accertamenti prima che venisse fatta l’attribuzione a Michelangelo, e sono stati interpellati anche alcuni anatomopatologi, secondo i quali l’artista avrebbe raffigurato il corpo di un trentenne morto da meno di 48 ore.
Michelangelo giovane, il crocifisso ritrovato - Montecitorio, nella Sala della Regina - Roma


Continua a leggere: Il Crocifisso ritrovato di Michelangelo in mostra a Roma
Ruota intorno a Sewa, il più grande sindacato di lavoratrici autonome indiane, il reportage fotografico di Laura Salvinelli.
“Indiana”, dal 19 dicembre a Palazzo Incontro a Roma, si compone di 37 immagini in bianco e nero (reportraits, una unione tra reportage e portrait, come definisce la stessa autrice le sue fotografie), che raccontano i cambiamenti del mondo del lavoro femminile in India, dove le mansioni più umili sono svolte dalle donne indù delle caste basse e dalle musulmane. La mostra è un progetto per mettere in luce il lavoro straordinario portato avanti dalla fondatrice di Sewa, Ela Bhatt. Un sindacato e movimento di liberazione della donna che conta un milione di iscritte e che con la fondazione della sua Banca nel 1974 ha inventato il microcredito.
Per vedere gli sguardi, i volti affaticati ma ancora femminili di queste donne c’è tempo fino al 18 gennaio 2009.
Indiana - Laura Salvinelli - Palazzo Incontro - Roma




Continua a leggere: A Palazzo Incontro, il mondo femminile indiano di Laura Salvinelli