Fino a domenica 13 giugno a Reggio Emilia ha luogo la nuova edizione (la quinta) di “Fotografia Europea“: 120 eventi (tra conferenze, installazioni e spettacoli) che accompagnano le vere e proprie esposizioni, dislocate in più di 240 sedi. Mostre e immagini che hanno come tema comune l’incanto, un tema che lascia molto spazio alla creatività del singolo artista (qui il programma completo).
Molti gli “incanti” nello sguardo trasognato di una persona, ma anche un paesaggio può evicare quella sensazione magica. Tra i protagonisti Gabriele Basilico, Laura Serani, Ferdinando Scianna, ma anche Peter Hook e Kevin Cummins. Ma molti sono anche gli spettacoli che faranno da cornice all’evento, come “Quartieri illuminati”, una rivisitazione artistica (con incontri, eventi, performance) dei luoghi industriali della città.
Ma Fotografia Europea è anche l’occasione per porgere un omaggio a uno dei grandi sperimentatori dell’arte fotografica, Man Ray, che verrà celebrato con una grande mostra.
Fotografia Europea a Reggio Emilia
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Da oggi e fino all’11 aprile, le sale dello spazio Forma di Milano ospiteranno la mostra della fotografa svizzera Irene Kung. “Oltre il reale” è una mostra indagine sull’architettura e sulla fotografia e che, anche se non sembra, mette al centro dell’attenzione di fotografi e appassionati la possibilità di manipolare le foto digitalmente.
Osservando queste immagini, infatti, non ci parrebbe di essere “oltre il reale”: le architetture stanno lì, nella loro crudezza, investite di una luce quasi caravaggesca. In realtà queste immagini sono state scattate in pieno giorno, con una macchina medio formato con dorso digitale; attraverso la rielaborazione a computer hanno assunto l’aspetto che vedete.
Ed è un effetto bello e molto particolare: osservate la torre Velasca di Milano nella sua nudità, o l’inquietante stazione centrale. Paesaggi notturni scattati in pieno giorno: questo è, veramente, oltre il reale, e per una volta tecnica e contenuto combaciano perfettamente.
Fino all’11 aprile, il museo nazionale Alinari di Firenze ospita la mostra fotografica “Parigi Capitale della Fotografia 1920-1940″, un viaggio nel paese e negli artisti che, nella Francia tra le due guerre, hanno dato vita a un avanguardia fotografica sotto l’insegna del surrealismo e del dada. Parigi, allora, meta di pittori, fotografi, scrittori, ha visto uno dei momenti in cui la fotografia ha raggiunto una delle massime esperienze espressive, tra collage, illusioni ottiche e ritratto dell’inconscio.
Giunge quindi in Italia l’archivio dello storico della fotografia Christian Bouqueret, e in particolare arrivano un centinaio di opere, tutte vintage prints, accompagnate da documenti originali dell’epoca. Tra gli artisti compaiono alcuni di quelli destinati a fare la storia della fotografia, come Henri Cartier-Bresson o Man Ray, ma anche altri, meno noti, ma di grande interesse, come Pierre Boucher, Erwin Blumenfeld, François Kollar e Gisèle Freund.
E Parigi viene quasi perquisita dagli obiettivi dei fotografi: Parigi come icona, come luogo di sperimentazione, di rifugio o libertà: la capitale francese riappare nel suo splendore un po’ decadente ma sempre illuminato dai riflettori. E, quasi a fare da complemento all’indagine sulla città, quella del nudo, in tutti i suoi aspetti: nudo come carne, attrazione; nudo come modello greco, apollineo; nudo come oggetto.
Parigi capitale della fotografia
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“Bruno Cattani. Memorie” è una mostra che, dal 17 aprile al 23 maggio, presenterà a palazzo dei Principi di Correggio (Reggio Emilia) 70 lavori del fotografo reggiano sul tema della memoria, a cui ha dedicato gli ultimi 5 anni della sua indagine artistica.
Fotografia di immediata comprensione, e per questo molto popolari, che mostrano squarci di vita quotidiana, di paesaggi comuni a chi conosce anche solo vagamente la grande pianura padana; paesaggi evocativi di una intimità che odora di passato, di nostalgia. In questo contesto le persone assumono un ruolo del tutto secondario.
Compaiono infatti sempre “celate”, vale a dire sfocate o riprese di spalle, perché la fotografia della memoria, questo pare dirci Bruno Cattani, è innanzitutto quella del paesaggio, fisico e interiore.
Fino al 5 aprile la mediateca del museo d’arte contemporanea di Roma (MACRO) ospiterà una mostra dedicata al geniale fotografo inglese Martin Parr. “Sei fotografie”, come indica il titolo dell’esposizione, per poter assaggiare le qualità non solo di un grande fotografo, ma di una persona che con l’obiettivo riesce a dire più di quanto facciano interi libri di sociologia.
Martin Parr è infatti un fotografo molto attento ai movimenti di massa, agli spostamenti collettivi. Uno dei fenomeni ai quali è più attento è il turismo (e in ciò è apparentato a un altro grande, Duane Hanson). Per questo la scelta di esporre sei foto, tra l’altro, a mio parere, neanche tra le più rappresentative, mi sembra un po’ riduttiva. Valga allora come invito ad approfondire l’opera di questo fotografo che, vi assicuro, vale la pena di conoscere.
Aristocratic, dal 29 gennaio al 5 febbraio, presenta la mostra “The new art experience“. Negli spazi di Frassinagodiciotto a Bologna, la galleria on-line di fotografia che sta già riscuotendo molto successo di pubblico, le immagini di alcuni dei più interessanti artisti contemporanei verranno offerte a quel pubblico desideroso di sapere in quale direzione stia procedendo la sperimentazione fotografica.
Le opere di Franco Fontana, Davide Bramante, Andrea Pacanowski e Maurizio Galimberti offrono un particolare ventaglio di scelte artistiche sul linguaggio fotografico e sul suo rapporto con la realtà: dagli studi di Galimberti agli scenari urbani di Bramante, fino alla personalissima fotografia di Franco Fontana. Un percorso artistico che tende ad avvicinare lo spettatore alle tecniche e al contesto di realizzazione e post produzione dello scatto.
E a tal fine le foto saranno accompagnate da una performance video fotografica di Andrea Pacanowski, una sorta di speciale dialogo con il pubblico e Artistocratic ha messo in rete, sul sito, “Art Photography in pills”, videointerviste agli artisti sui loro scopi estetici e le loro tecniche.
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La mostra “Madrileños. Un album colectivo“, che fino al 31 gennaio 2010 sarà visibile nella Sala del Canal Isabel II della capitale spagnola, è un’occasione speciale per trovarsi davanti a un’inaspettata sorpresa. Anzi, a due belle sorprese.
La prima è che la mostra cerca di ricostruire la storia di Madrid, ma esclusivamente a partire dai volti di persone comuni, le biografie fotografiche della gente qualunque; la seconda, è che le fotografie sono estrapolate dagli album familiari e dagli archivi personali degli abitanti di Madrid. Sì, questi scatti, che a volte potrebbero essere scambiati per reportage d’autore, sono tutte foto “amatoriali”, ma degne di grande attenzione, non solo storica, ma anche fotografica.
Sono stati i cittadini stessi, infatti, ad aver inviato, per un totale di 25mila immagini, dei frammenti delle loro vite passate: matrimoni, compleanni, funerali, vacanze, paesaggi, ora visibili su questo sito. Di tutti questi scatti, 450, 450 istanti di vita, sono entrati a far parte della mostra. Si tratta, quindi, di una mostra tanto collettiva e spontanea, quanto veritiera e intima. In tempo di viaggi, vale la pena visitarla.
A Madrid. Madrileños. Un album colectivo
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