Dal 15 aprile al 23 maggio, alla St fotogalleria di Roma, si terrà la mostra “Ouverture“. Verranno presentate al pubblico le fotografie di uno dei più straordinari fotografi contemporanei, Chris Rain, le sue fobie, il suo stile granuloso e rigorosamente in bianco e nero, dettato dall’immaginazione.
Gli scatti di Chris Rain (che a dispetto del nome è romano) sono quanto di più visionario si può avere osservato nella fotografia contemporanea; ben lontani dall’astrattismo, immergono il pubblico in un’atmosfera vagamente burtoniana (non quella dell’ultimo Burton, naturalmente).
Insomma, questo giovane fotografo (classe 1984) ha stoffa da vendere, tanto più se si considera che è di formazione autodidatta. Le indagini degli angoli più remoti della nostra coscienza, del nostro essere, saranno ovviamente protagonisti anche nel suo libro “I am the snow”, edito da Postcard (72 pagine, 30 euro).
Fino all’11 gennaio, alla sala santa Rita di Roma, si svolgerà la mostra “Nudo per Stalin“, una di quelle mostre che permettono di capire l’avoluzione della fotografia e di una società. Sono esposte infatti più di 70 fotografie scattate dai più famosi fotografi russi del Novecento, durante il periodo staliniano: si va da Ida Napel’baum a Jurij Eremin, Aleksandr Grinberg a Nikolaj Sviscov-Paola.
Gotografie che rivelano innanzitutto l’occhio dell’artista verso il corpo. E se alcune sono senz’altro “di regime”, se così si può dire, nel senso che in alcune l’inquadratura e i soggetti non lasciano dubbi sulle intenzioni dell’artista, altre, specialmente quelle degli anni ‘20, mostrano un approccio del tutto differente al soggetto.
Innanzitutto per quanto riguarda i nudi, donne riprese in una posa dettata da tagli del tutto secondo novecenteschi. Insomma, alle foto “ufficiali” si affiancano qui le foto “proibite”, in un contrasto affascinante e molto istruttivo,un’indagine sul corpo che è tutt’ora un discorso artistico di grande attualità.
Fino al 31 gennaio si potrà vedere al Museo di Roma palazzo Braschi una splendida mostra fotografica del maestro Elliott Erwitt, sicuramente una delle personalità (classe 1928) più importanti del Novecento della fotografia. Una mostra tanto più preziosa perché frutto di un lavoro recente, fresco, svolto da Erwitt nella città di Roma, punto più alto della sua lunga formazione fotografica.
Sarà per questo che le agenzie di stampa non rilasciano molte immagini della mostra (soltanto due!): un lavoro recente, e sconosciuto, dev’essere apprezzato dal vivo. E, ciò che a noi piace di più (nonostante l’immagine qui sopra) è che Erwitt non ha voluto fare un ritratto stereotipato di Roma: il colosseo, la fontana di Trevi e gli altri soliti (e bellissimi) monumenti. O meglio: ci sono, ma soprattutto, c’è anche la gente, le persone che a Roma ci vivono.
Insieme a questi lavori più recenti ci saranno anche altre fotografie dedicate a Roma, scattate da Erwitt nel tempo. Un bell’appuntamento dunque, e chissà che anche i romani non possano scoprire una città diversa da quella sempre conosciuta. Per chi, come me, è di Milano, rappresenta senz’altro un’occasione imperdibile.