“L’arte rende tollerabile la vista della vita ponendo su di essa il velo del pensiero non puro.”
Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche ritratto da Munch


Rubrica | Cos’è l’arte

Sono stati finalmente condannati oggi da un Tribunale svedese, i tre uomini che avevano rubato un dipinto di Edvard Munch (I due amici dal valore di oltre 1 milione di euro), senza che nessuno se ne accorgesse.
La polizia ha trovato la refurtiva mentre indagava su altri crimini commessi dal trio e, quando ha informato il Malmö Art Museum, i dipendenti sono caduti dalle nuvole. Il quadro doveva essere in un ripostiglio, ma evidentemente qualcosa non aveva funzionato a dovere.
Ad uno degli uomini toccheranno sei mesi di carcere, ma tutti e tre dovranno pagare un risarcimento dei danni di circa 4.000 euro.
Record per una casa d’aste inglese ieri con una stampa di Edvard Munch del 1895, una Madonna venduta per £ 1.252.000 (1,5 milioni di euro) da Bonhams, più del doppio delle stime di prevendita, che si aggiravano intorno alle 500.000 sterline.
Si tratta di una stampa litografica della Vergine Maria con un piccolo feto alla sinistra, che ha un intervento manuale, un bordo rosso brillante con degli spermatozoi, quasi a farne una cornice dipinta e un po’ di giallo. Una delle poche edizioni del lavoro colorate a mano di cui si conosce l’esistenza.
Questo eccezionale rilancio ad opera di un collezionista americano, riporta in alto le quotazioni di Munch, la cui Fertilità da Christie’s a New York in maggio era andata invenduta, senza una sola offerta in sala.
Bonhams è stato anche aiutato dalla sordida storia dell’immagine: il modello di Munch per la Madonna a seno nudo fu la sua amante Dagny Juel, che fu poi colpita a morte all’età di 33 anni da un altro suo amante Tblisi.

Uno straordinario risultato per diversi lotti composti da litografie, oggetti e vario materiale grafico ad opera di Marcel Duchamp, battuti tutti questa settimana da Christie’s New York.
Sette su otto dei lotti del grande maestro del dadaismo (e precursore del concettuale) presentati all’asta, hanno superato - e non di poco - le valutazioni massime che Christie’s aveva fornito. Il ricavato dai lavori di Duchamp è un fondamentale apporto ai 8,06 milioni di dollari totali dell’asta in questine, durata due giorni e incentrata sul lavoro grafico di maestri come Picasso e Munch.
In particolare, il pezzo forte dell’asta tutta è stato un raro cofanetto, intitolato da Duchamp stesso: “De ou par Marcel Duchamp ou Rrose Sélavy”, conosciuto anche come “Boîte-en-Valise”, che contiene la bellezza di 80 riproduzioni delle sue opere più famose. Ne sono stati realizzato 300 esemplari e quello di New York è stato venduto per 92.500 dollari, superando le aspettative di 50.000, massimo 70.000 dollari.

Il lato nascosto di Munch, oltre L’Urlo e tutti gli stereotipi connessi alla sua indagine sul dolore umano. Edvard Munch è stato molto di più e una mostra alla Pinacotheque de Paris, dal significativo titolo “The Anti-Scream”, ce lo ricorda. 170 dipinti, litografie e incisioni, per una retrospettiva che percorre l’intero arco della sua parabola artistica: dai primi tentativi nell’adolescenza (1880), fino alla sua morte avvenuta nel 1944. Opere che per la gran parte provengono da collezioni private, molte esposte per la prima volta al pubblico.
Munch non può cominciare e finire con L’Urlo. Ad esempio qualcuno sa che il pittore norvegese effettuò molti esperimenti? Sottoponendo le sue opere all’effetto della pioggia, della neve o dei graffi, cercava nuovi orizzonti entro cui collocare l’opera d’arte. Munch, considerato un pioniere dell’Espressionismo, ha sempre cercato di catturare l’essenza interiore dei suoi soggetti o ritrarre la natura effimera della vita e dell’arte stessa.
Edvard Munch (1863-1944) comincia la sua carriera copiando i paesaggi nello stile dei maestri norvegesi. Nel 1895 nasce Pubertà, una ragazza sul bordo del letto, un quadro che riproporrà tra il 1914 e il 1916, attraverso uno speciale trattamento di bruciatura solare. La sua vicenda biografica è costellata da sciagure, all’età di cinque anni perde la madre all’età di 5 anni, poi, uno ad uno, i suoi due fratelli. Ma la sua pittura, pur attraversta dalla rappresentazione del dolore umano e dell’agngoscia, va oltre. Dipinti come The Sun, Summer Night in Studenterlunden, visitabili fino al 18 luglio a Parigi, ne sono un esempio.

Chi non ricorda il radicale giudizio espresso da Paolo Villaggio, nei panni del ragioniere più famoso d’Italia (in Il secondo tragico Fantozzi del 1976), su La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenštejn?
Ecco, in questo asfissiante inizio d’agosto, mi sembra giunto il momento di dare spazio agli sfoghi fantozziani dei lettori di Arts. Non uso la stessa greve espressione impiegata nel film, ma il significato è proprio quello. Qual è l’opera d’arte più brutta della storia? Quella che vi hanno sempre propinato, in tutte le salse, come un capolavoro assoluto, ma che non avete mai potuto sopportare?
Coraggio, è giunto il momento di dirlo, anzi di gridarlo con quanto fiato avete in gola. Se non trovate la vostra “corazzata Potëmkin” tra le opere segnalate, indicatela pure nei commenti.
Continua a leggere: Sondaggio "fantozziano": qual è l'opera d'arte più brutta della storia?
“Espressionista vesuviana” l’ha definita il compianto artista catanese Maurizio Citti. Ed è un appellativo che sintetizza forse nel modo più efficace (o, se vogliamo, in quello meno riduttivo) la dimensione poetica e la straordinaria sensibilità artistica di Mariella Canzanella, in arte Luna Hal.
Erede di una ricca e prestigiosa tradizione familiare (suo padre è Nicola Canzanella), Mariella ha scelto uno pseudonimo che coniuga la sua passione per gli ambienti notturni e lunari con l’interesse per la fantascienza (il cognome richiama l’indimenticabile computer di 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick).
Luna ha una formazione “classica”, viene dall’Accademia delle Belle Arti e i suoi autori di riferimento sono espressionisti come Munch e Schiele (ma mi ha confessato di nutrire anche un’insana passione per Kokoschka). La tradizione espressionista viene però vissuta, fatta propria e “ricreata” da Luna, con grande personalità. Lo spirito espressionista, declinato nei vivissimi e sofferti (talora perfino struggenti) giochi cromatici delle sue tele, sembra “impossessarsi” degli ambienti, delle storie, dei drammi partenopei, dando luogo a forme espressive di grande efficacia.
Halloween è alle porte. Negli Stati Uniti (ma sempre più anche da noi) si attende l’occasione per impaurirsi - e per mettere paura - una volta tanto per scherzo visto che, nella vita di tutti i giorni, i reali motivi di terrore sono purtroppo sempre più numerosi e consistenti.
Per rimanere in tema, vorrei lanciare un gioco, che potrebbe essere utile per tracciare una mappa delle influenze che l’arte ha esercitato sul cinema del terrore. In particolare, mi chiedo quanti mostri, assassini seriali e ambientazioni sinistre che abbiamo incontrato nei film horror americani (e non solo) prendono spunto da (o ritraggono fedelmente) immagini di più o meno celebri quadri, statue, opere architettoniche, ecc.
Nella gallery ho riportato tre esempi abbastanza facili (la maschera dell’assassino di Scream che richiama L’urlo di Munch, Samara di The Ring e Il silenzio di Füssli, il castello di Dracula in Van Helsing e la Sagrada Familia di Gaudì). Se vi vengono in mente altri casi segnalateli nei commenti.
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