Inaugurerà il prossimo 4 novembre al Museo Fondazione Roma una grande retrospettiva sull’arte di Niki de Saint Phalle, una mostra mainstream di sicuro appeal per un pubblico di massa, ma quantomeno eterogeneo.
In effetti è la prima volta che in Italia si apre un’antologica dell’artista, grande e inimitabile protagonista del Nouveau réalisme insieme a Robert Rauschenberg e Jean Tinguely (suo secondo marito). In mostra 100 opere esposte in un percorso di quattro capitoli tematici: le origini, Nana-Power, Tarot Garden e Spiritual Path.
Ovvero: i Tiri (le prime opere, l’artista sparava con la carabina su opere in gesso, in modo da colorarle con le tinte nascoste in sacchetti di pittura); le Nanas (le fanciulle, in francese), le celebri sculture che rappresentano donne dalle forme esagerate, distorte e libere. Poi l’esperienza del Giardino dei Tarocchi, con le sue grandi sculture realizzate nella tenuta della famiglia Caracciolo, a Capalbio (ispirato al Parc Güell di Barcellona); infine il lavoro “di coppia”, con Jean Tinguely, da cui nacquero diversi lavori, tra cui ad esempio la Fontana Igor Stravinsky, di fianco al Centre Pompidou.
Molte delle opere di Niki de Saint Phalle sono installate in luoghi pubblici, e non è chiaro come questa importante parte del suo lavoro possa essere rappresentata con efficacia in una mostra all’interno di un museo. Per chi avesse voglia di viaggiare alla scoperta dei lavori di Niki de Saint Phalle, alcune destinazioni: la stazione ferroviaria di Zurigo, il bellissimo Grotto nel giardino Herrenhäuser ad Hannover, il parco Kit Carson a Escondido, in California. E ancora Gerusalemme, Duisburg…
Ho voluto vedere la mostra di Hiroshige a Roma il prima possibile, per evitare gente e file (che andranno inevitabilemnte ad aumentare visto l’avvicinarsi di festività e bel tempo), ma lo stesso sabato i visitatori erano tanti, molti giovanissimi.
Questo mi ha colpito, ma evidentemente era quanto si aspettavano i curatori, che hanno studiato un percorso inteso a coinvolgere il pubblico più giovane e relative famiglie. Ammetto che all’inizio non ho capito la scelta di alcune cose, ma poi ho realizzato il perché del “Quaderno di viaggio” sul quale si possono mettere i timbri presenti lungo il percorso, proprio come avviene in Giappone, dove ogni tempio buddista ha un timbro ufficiale e una stazione dei timbri (che ho tra l’altro fatto), delle piante (finte o vere non so), delle lavagnette ad acqua per gli ideogrammi e del sottofondo di suoni di uccelli. Questo per far immergere in una sorta di viaggio all’interno della cultura giapponese. Da qui anche la ragione degli abiti kimono indossati dalle guide.
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Un’altra importante mostra sta per arrivare nella capitale. Per la prima volta in Italia il Museo Fondazione Roma (Museo del Corso) dal 17 marzo al 7 giugno presenta 200 opere di Utagawa Hiroshige, uno dei più grandi artisti giapponesi di tutti i tempi, nato nella famiglia di un samurai, la cui arte influenzò la pittura europea, in particolare l’Impressionismo e il Post impressionismo e un artista come Van Gogh.
Uno dei massimi esponenti dell’arte ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante della vita che passa) e indiscusso maestro del paesaggio, secondo alcuni, addirittura superiore a Hokusai per il suo particolare approccio religioso, Hiroshige ha prodotto essenzialmente stampe policrome (si stima 4000), a cui si aggiungono altre immagini per 120 libri. Un’arte indirizzata ad un uso privato e non per esposizioni monumentali, da osservare nella quiete domestica.
Hiroshige. Il maestro della natura - Museo Fondazione Roma - Roma
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