Keaton Henson è un giovane cantautore dalla voce eterea e il sound minimalista. Ha 23 anni, soffre di attacchi di panico e per questo motivo in vita sua è riuscito a dare un solo concerto, dopo il quale ha deciso di non salire più su un palco. Di certo la sua musica - sussurrata, malinconica, intimista - riflette in pieno la sua interiorità. Adesso ha un discreto successo nel panorama indie, ma non molti sanno che Henson è un musicista per caso, che componeva in privato le sue cose, finché non è stato incoraggiato dalla ristretta cerchia di amici a incidere un disco.
Prima di quel giorno, l’attività principale di Henson era quella di illustratore e artista visivo. Qui sopra potete vederlo al tavolo da lavoro, mentre crea le sue bizzarre e mostruose figure, tra lo stile dei comics e quello del Pop Surrealism. Strano come il concetto del macabro sia molto più weird quando Henson usa la matita anziché la chitarra. L’artista ha anche una doppia casa online: qui potete ascoltare le sue canzoni e guardare i video (splendido il video animato di Caronte) e qui guardare le sue illustrazioni.

Questo giovedì 6 maggio (h 17:30) è in programma un grande evento presso Lodi Bipielle Arte. Prove d’autore è la personale di Franco Battiato alle prese con la pittura. Passione piuttosto recente, nell’immensa attività artistica del musicista siciliano, la pittura si affaccia a partire dai primi anni ‘90. Ad oggi sono circa ottanta i dipinti realizzati dal Maestro, perlopiù olii (o pigmenti colorati) su tela o su tavola dorata, che si sono fatti vedere in giro per il mondo (Roma, Catania, Stoccolma, Miami, Firenze, Goteborg…) in occasioni speciali.
L’attività del Battiato artista visivo è poi ben documentata anche dalla illustrazioni per le copertine e il libretto di Fleurs, Ferro Battuto e Gilgamesh. Quella di Lodi si preannuncia quindi come una rara occasione per vedere la pittura intima e lirica, intrisa di passione e spiritualità, abitata da uomini di fede che sorreggono cieli immensi, guardiani dello splendore del creato. Una tecnica pittorica che nei segni, nelle linee, è non-eccezionale, umana, raggiungibile (infatti “Franco Battiato, non è un pittore. È un uomo che dipinge. Questo ribalta la prospettiva e annienta ogni tentativo di schematizzazione”). La sagacia del Maestro viene fuori nell’uso poetico del colore, per il quale ogni quadro è un innamoramento.
Per farvi capire meglio ciò di cui sto parlando vi rimando alla galleria fotografica sul sito ufficiale di Franco Battiato. Il mio consiglio, se vi trovate in Lombardia o potete farci un salto, è di recarvi da Bipielle Lodi Arte a partire dalle ore 21, quando, nell’ambito della rassegna Comportamenti Umani, Beppe Severgnini tesserà le fila di un dialogo con Franco Battiato. La mostra, curata da Elisa Gradi con catalogo Skira, presenta 25 tele e sarà visitabile fino all’11 luglio 2010.
Il video che vi propongo ha un duplice valore artistico. La canzone ‘Like a hobo‘ è cantata da Charlie Winston, un validissimo cantautore inglese molto conosciuto in Francia, ma praticamente una vera novità sul panorama italiano. La sua musica unisce testi intensi, poetici e politici, ad un’attitudine vitale per la musica “suonata” davvero.
Il video è una semplice quanto interessante animazione prodotta da Mediartdesign, un’agenzia di comunicazione creativa francese. Nessuna tecnica 3D o costosi interventi di computer generated graphic, qui si tratta di animazioni disegnate a mano o al massimo con la penna ottica.

Pedro Perelman [ aka bleep / fase] è un pittore e illustratore argentino. Col nome di bleep è conoscuto nell’ambiente della street art. Fa poi parte del collettivo Fase, insieme a Gustavo Gagliardo aka Defi, che si occupa di sperimentazioni audiovisive live.
Nella sua pittura la musica, gli apparecchi per registrarla e riprodurla, diventano spesso protagonisti. Strani robot ed esseri mutanti, nati dall’assemblaggio di vecchie apparecchiature analogiche popolano i suoi quadri.
La relazione tra la musica e il performer, sia esso un musicista o un dj, viene analizzata attraverso i mezzi da cui passa attraverso. Un’umanità “distesa” o se vogliamo una tecnologia che si radica nei processi quotidiani fino a diventarne parte fondamentale.

Su questo blog ho parlato spesso di arte digitale e in particolare di arte generativa e software art, quell’arte che nasce dalla possibilità di lavorare direttamente sul, da e attraverso il codice manipolandolo.
È proprio l’Italia, grazie al lavoro di Celestino Soddu ed Enrica Colabella (architetti e docenti universitari), da 12 anni ospita Generative Art, una conferenza internazionale a cui partecipano artisti, accademici e ricercatori di tutto il mondo. Arte, musica, architettura, industrial design, web art, poesia, visual grammar, design approach, teaching theory, matematica, ambienti virtuali, letteratura, vita artificiale, intelligenza artificiale, cellular automata, performances, comportamento artificiale, comunizione, robots generativi, meccatronica, NanoArt: sono questi i principali campi di ricerca e di applicazione dell’arte generativa rappresentati nella conferenza, che ci forniscono un’idea del tipo di approccio e delle infinite ricadute che questo tipo di arte squisitamente contemporanea implica.
La conferenza si svolge annualmente al Politecnico di Milano nell’arco di circa una settimana, con sessioni plenarie: l’organizzazione e il finanziamento dell’iniziativa è a carico degli ideatori e dei partecipanti, visto che per scelta non ci sono sponsor. Vorrei inoltre segnalarvi il sito dove potrete scaricare e consultare liberamente tutti i materiali della conferenza a partire dal 1998: in questo senso, una vera miniera di informazioni per chi fosse interessato a una panoramica sui principali riferimenti artistici e concettuali del settore.

Charles Clary da Murfreesboro - Tennessee, meglio conosciuto come Paper Extravaganza, realizza installazioni scultoree con la carta. Il suo lavoro è affascinante, intrigante e soprattutto originale. A 29 anni è un pioniere della tecnica papercut e lavora principalmente con acrilico e carta tagliati a mano su tavola.
Una mattina si è svegliato e ha deciso di rompere con le due dimensioni. La sua ispirazione deriva dalla musica di ogni genere, dalle immagini al microscopio elettronico di qualsiasi altra cosa, dallle onde sonore generate dal computer, dal modello architetturale della distribuzione delle forze. I suoi lavori sono molto complessi e delicati e una singola installazione può arrivare ad avere fino a 4.000 fogli tagliati, fino a 30 pannelli e oltre 14.000 distanziatori in polistirolo che vanno tra ogni strato. L’intero processo diventa molto meditativo per i tempi che richiede l’operazione di taglio e levigatura della carta.
Al momento Mr.Clary sta lavorando per realizzare delle installazioni per i lavori pubblici in acciaio o altri tipi di metalli in modo da poterli montare sui lati delle pareti e anche dei mobili. Il suo lavoro non esplora solo la progettazione di base attraverso l’uso del colore, la composizione, la scala, e la forma, ma anche l’idea del pubblico e quale sia il syoruolo è con ogni pezzo. Dal momento che il suo lavoro sporge dal muro gli spettatori devono essere più consapevoli e attenti a come le cose sono costruiti e come vengono viste da ogni angolazione.

Il 13 agosto del 1961 un muro appare a Berlino separando la parte est dalla parte ovest della città. Migliaia di vite vengono spezzate, divise in due. Legami familiari ed affettivi costretti a dissolversi ed entrare in una situazione di insostenibile stand-by. I berlinesi vivono sulla loro pelle, fin dentro all’anima, la spaccatura bipolare che da quel momento governa il mondo. Quasi tren’anni dopo, nel 1989, il muro viene abbattuto e i sopravvissuti a questa separazione forzata possono tornare ad abbracciarsi. Negli anni del buio una frase aveva campeggiato sul muro, a testimonianza dell’importanza della speranza: “Ogni muro prima o poi Cade”.
Questo è il titolo dell’evento che si terrà il 7 Novembre dalle 19:30 alle 22:30 ai Mercati di Traiano a Roma, ideato da Daniele Cipriani. Uno spettacolo per celebrare il trionfo dell’amore in quattro atti da 28 minuti ciascuno, come 28 sono gli anni del muro (1961 – 1989). Ad ogni minuto corrisponde un anno della vita sotto il muro accompagnata dalla videoarte di Massimiliano Siccardi, i racconti e lettere di chi c’era.
Le missive della gente comune, che pur sapendo che le proprie lettere venivano intercettate dalla Polizia, continuava a scrivere. Verranno accompagnate dal pianista Vinicio Colella e lette da 28 personaggi famosi tra cui Giorgia Meloni, Federico Mollicone, Emilio Carelli, Domenico De Masi, Stefano Dominella, Alma Manera, Leonardo Petrillo, Paola Saluzzi e tanti altri.
Vincenzo Letta delle Edizioni Ets di Pisa ci segnala quest’interessante intervista a realizzata ieri a Robert Cahen. Due chicacchiere per capire cosa ci attenderà alla mostra che sta per inauguarare alla Fondazione Ragghianti di Lucca.
L’intervista è realizzata da Sandra Lischi, che insegna audiovisivi e arti elettroniche per il Corso di Laurea in Cinema, Musica e Teatro presso l’Università di Pisa, che si è occupata di curare l’allestimento di quella che si preannuncia come la più completa retrospettiva sul videoartista francese.
La Lischi è anche autrice del Dvd “Il respiro del tempo - Cinema e video di Robert Cahen”, una monografia aggiornata e giunta alla terza edizione, che ripercorre il percorso di Cahen tra musica, arti visive, cinema e danza.

Comincia da oggi su Artsblog un nuovo ciclo di interviste che ci porterà a conoscere da vicino alcune delle voci più interessanti della scena contemporanea. Artisti, direttori, critici per una ricognizione che parte dal basso, alla ricerca di quella ‘genuinità del sentimento artistico’ che troppo spesso sembra perduta.
Al di là dei recinti di un mercato sempre più fervente nel depositare strati e strati di pecunia sopra tele, statue, video, romanzi d’avventura e occupazioni spettacolaristiche del mediascape nazionale - tutti oggetti protagonisti di un’arte sempre più lasciva ed autoreferenziale, esistono nuovi dispositivi economici, altri mezzi ed obiettivi perseguibili, nuove modalità relazionali per operatori e cittadini dell’arte.
Il nostro percorso comincia da Fupete, un pittore che seguiamo da tempo per l’originalità della prospettiva e dello stile. E d’altronde con le premesse di cui sopra non potevamo che iniziare con il fascino e la disponibilità di un artista che dichiara: “Quando faccio, voce del verbo fare, arte, rendo fede ad un accordo tacito di svelare segreti e raccontare sogni al prossimo. È un accordo tacito che ho fatto con l’universo quando ho accettato il dono dell’arte”.

All’interno dell’ottima programmazione del Festival MITO, che si svolge tra Milano e Torino, Ryoji Ikeda proporrà il suo live oggi venerdì 11 settembre al Cinema Massimo di Torino (ingresso gratuito) e sabato 12 settembre al Superstudio Più Central Point di Milano (ingresso 5 euro).
Considerato unanimemente il più grande compositore contemporaneo giapponese, Ryoji Ikeda è anche artista visivo. La sua ricerca si concentra sul minuscolo, l’appena percettibile ed ultrasonico. Le frequenze di propagazione e le caratteristiche essenziali che compongono il suono divengono centrali nel suo percorso.
Dal 1995 Ikeda si esibisce in concerti, installazioni, registrazioni dal vivo che descrivono un’elevatissima qualità sonora sublimata nelle immagini. La musica, il tempo e lo spazio si compongono secondo il metodo matematico-scientifico per sondare i legami tra suoni e sensazioni. Un viaggio nella percezione umana il suo, che con Datamatics 2.0 arriva a precisare un’architettura verbo visiva di puri dati e suoni elettronici. Più d’una performance, che descrive l’invisibile flusso di informazione che sottintende il nostro mondo.