Sguardi d’Oriente è il nucleo tematico della nuova edizione del Lucca Photo Fest. Dal 19 novembre fino all’11 dicembre è possibile esplorare lo sguardo di un mondo altro, ma a noi sempre più vicino, attraverso la lente della fotografia. Nobuyoshi Araki, tra i protagonisti assoluti della fotografia giapponese e non solo, non poteva certo mancare all’appuntamento. Una mostra ospitata negli spazi del festival propone una selezione dell’autore composta esclusivamente da Polaroid, forse il supporto elettivo della poetica di Araki, che mescola audacemente raffinatezza della composizione e vitalità grezza. L’erotismo di Araki trasuda dalle immagini, in cui oggetti kitsch ed elementi naturali si uniscono in accostamenti lirici e inusuali, comunicando una sensualità che non può essere disgiunta dallo spirito di una città, Tokyo, autentica fonte d’ispirazione dell’artista.
Come ricorda Junichi Shioda, curatore del Tokyo Museum of Contemporary Art, “Le fotografie di Araki sono uno specchio che riflette la realtà nella quale viviamo. Questa realtà include Tokyo, una città di energie forti e vuoto umano, lo schiamazzo dei quartieri di divertimento, la casualità degli eventi nella vita quotidiana, le sensuali donne nude, amore e sesso, il cielo e i fiori, vita e morte.”

Tra le notizie di ieri a Londra, anche questa… Dopo 6 lamentele dirette, l’Advertising Standard Authority (ASA) britannico ha deciso di vietare in tutto il Regno Unito la pubblicità del mosaico Bisazza che ritrae(va) una geisha legata da una corda, naturalmente distesa sul prodotto dell’azienda.
L’Authority si è evidentemente documentata, e citando una disciplina del bondage giapponese chiamata “kinbaku”, afferma che la donna “viene mostrata mostrata in una posa sottomessa, in cui risulta visibilmente turbata, e viene mostrata con il kimono alzato per mostrare la coscia”. Dunque l’immagine “suggerisce una violenza sessuale”. L’azienda vicentina ovviamente si difende, dicendo che le foto di Nobuyoshi Araki sono un’espressione di arte. Immagini sì sensuali, ma pur sempre artistiche, non violente e non istigatorie…
Mah. L’immagine che vedete è, ahimè, l’unica diffusa alla stampa qui in the UK… ma un’idea della campagna pubblicitaria potete farvela guardando qui, nella sezione “advertising”. Che ne pensate?
Tra bambole di plastica umanizzate e bambole di carne ridotte a barbie, trova posto “Ma poupée japonaise” di Mario A., la controversa serie di 23 fotografie realizzata dall’artista nel 2002.
I riferimenti di quest’ultimo si trovano nei pupazzi di Hans Bellmer e nella corda di Nobuyoshi Araki, e come per loro rimangono i dubbi tra buon gusto e pornografia, desiderio/fantasia e perversione/ossessione maniacale, tra oggettificazione e esaltazione della femminilita’, tra denuncia sociale del reale e ricerca della bambola/donna tanto docile da essere inanimata. Ma dato che le bambole non parlano da secoli, i dubbi non si sciolgono.
Altri esempi di doll umane.
E’ riduttivo dire che il tema degli scatti di Nobuyoshi Araki è il corpo femminile: ci sono migliaia di artisti, fotografi, pittori, scultori che riproducono, più o meno fedelmente, corpi femminili. La vera protagonista dei suoi scatti, secondo me, è invece la corda: usata come strumento portavoce di proibiti desideri, si avvolge e racchiude i corpi giovani donne giapponesi trattenendole in uno dei momenti più intimi della vita.
Tokyo è il suo palcoscenico. L’amore e il sesso sono il suo copione. Dagli anni 80 le fotografie di Nobuyoshi Araki vengono esposte in tutto il mondo e nei più grandi musei. I suoi scatti hanno suscitato reazioni contrastanti: da alcuni definiti scandalistici e volgari, da altri poetici, da altri ancora erotici o pornografci. Ne abbiamo riassunto qualcuno nella nostra fotogallery Nobuyoshi Araki
Ciò che le rende particolari, secondo me, è il loro semplice rappresentare un aspetto particolare, e anche artistico, della sessualità: le sue donne, esaltate nella loro femminilità o degradate a semplice oggetto, sembrano esplorare i confini tra il bene e il male, tra il sacro e il profano, tra la realtà e la finzione.