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Tutti gli articoli con tag nuclear anxiety

Lies Inc. [Nuclear Anxiety]

pubblicato da penelope.di.pixel


Per questa domenica nucleare piovosa, mentre i nostri appuntamenti giungono al termine e a quanto pare agli italiani è è stata definitivamente accordata la possibilità di esprimersi su tutti i quesiti referendari, presentiamo Lies Inc., personale di Eva e Franco Mattes, al secolo 0100101110101101.ORG, ospitata a Sheffield (UK) presso la Site Gallery a partire dall’8 giugno.

La mostra è una retrospettiva che include recenti performence online come “No Fun”, “Freedom”, Catt, ma soprattutto Plan C: la giostra radioattiva che abbiamo a suo tempo recensito, torna a manifestarsi come surreale monumento dell’era atomica. Per chi non lo ricordasse, la giostra è costruita con materiali “rubati” nei dintorni della zona vietata di Chernobyl ad agosto, nel corso di un eccentrico viaggio: per Lies Inc. è prevista l’anteprima della versione beta di “Let Them Believe”, il cortometraggio a cura di Todd Chandler e Jeff Stark girato durante il viaggio. Ryan Doyle, che ha partecipato alla realizzazione del progetto Plan C, arà inoltre presente all’inaugurazione.

Chiudo con una piccola curiosità: la prima riga del comunicato ci informa che la coppia di artisti ha rifiutato di partecipare al Padiglione Italiano della Biannale, “a causa ella sua assurda organizzazione” (riporto qui la frase per intero: “YES, we refused the invitation to participate in the Italian Pavilion at the Venice Biennale, due to its ludicrous organization”)

Lies Inc.

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Green Peace Italia, fra mostre e performance [Nuclear Anxiety]

pubblicato da penelope.di.pixel

Il nostro ciclo sta volgendo al termine, abbiamo davanti ancora un po’ più di due settimane e in questa domenica ormai calda mi sembra giusto omaggiare il lavoro di Green Peace Italia.

Da sempre Green Peace si è distinta nel panorama delle non profit per una particolare inclinazione all’azione performativa: un modus operandi eredità di una cultura ecologista radicale che è empre bello vedere in azione. In questo senso le azioni di Green Peace sono delle vere e proprie performance con una narrativa ed un estetica. Per la campagna sul nucleare, che li ha visti in prima linea sul fronte del referendum, Green Peace Italia si è fatta notare.

Probabilmente ne avete già sentito parlare, “I pazzi siete voi” è lo slogan che ha contrassegnato una serie di azioni, il cui filo conduttore è riprodurre artificialmente la vita post-nucleare degli abitanti di Fukushima. I primi sono stati un gruppo di sette ragazzi che volontariamente da circa due settimane vivono chiusi dentro un appartamento: niente latte n’è latticini, niente insalata, niente pesce, tanto cibo in scatola, proprio come i loro coetanei giapponesi. La loro unica finestra sul mondo è internet, mentre una webcam ci mostra uno stream continuo dal salotto della casa. I ragazzi ci rimarranno simbolicamente fino al 13 giugno prossimo, ovvero alla scadenza del referendum. Il sito riporta un diario e, insieme allo stream live, è possibile visionare diversi video girati ad hoc. Sulla stessa linea, ma più estremo, dal 24 maggio un gruppo di attivisti si è rinchiuso in un container di 4 metri x 5, posizionato sul Pincio, dove qualche giorno fa li ha raggiunti il “Piotta” per girare il video “Mai Mai Mai (in alto). Infine da ieri sabato 28 maggio, presso il “Caffe Letterario” sempre a Roma, la mostra fotografica “Certificate No. 000358/ – Il costo umano di una catastrofe nucleare” è un reportage da quattro zone dell’ex Unione Sovietica colpite da incidenti nucleari e contaminate dalle radiazioni a cura del fotografo Robert Knoth che ci riflettere su diversi aspetti del fenomeno, in particolare::”A 25 anni dal disastro di Cernobyl, la mostra evidenzia come questa tragedia non abbia rappresentato un fatto isolato e si inserisce nel dibattito attuale intorno al nucleare e al problema dell’approvvigionamento energetico futuro.”

Frattanto, per seguire le sorti del referendum, tenete sempre d’occhio Ecoblog e Polisblog.

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Cooling Tower Street Art [Nuclear Anxiety]

pubblicato da penelope.di.pixel

Cooling Tower Street Art

Per celebrare la nostra domenica nuleare, oggi getiamo un’occhio su coloratissim impianti di raffreddmento.

Imagine topica di fabbriche e centrali, le torri di raffreddamento sono una superba superfice da reinventare. Ed ecco che in diverse parti del mondo gli sreet artist sono arrivati anche là. Le opere che vediamo sono ciclopiche. Ci roviamo a Mangaung (Sud Africa), dove la Orlando Power Station in onore della 201 World Cup si ricopre di graffiti vuvuzela, o a Joanesbourg dove ritroviamo una Coca-Cola Tower (sponsorizzata dallo stesso marchio); in Germania o infine in Francia, dove l’impianto di Cruas è stto dipinto dall’artista Jean-Marie Pierret con l’aiuto di 9 alpinisti: il dipinto, realizzato con 4.000 litri di colore, ci parla del rapporto ecologico fra aria e acqua (i progetti sono riportati in modo sequenziale nela gallery).

Un segno grafico per riscrivee un paesaggio e dagli nuovo significato: nella sua semplicità, la street art è sempre terribilmente comunicativa.

Via | Photographyrea.com
Cooling Tower Street Art
Cooling Tower Street ArtCooling Tower Street ArtCooling Tower Street ArtCooling Tower Street Art

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Radiation crowdmapping. Il Giappone post-nucleare fra sensori e tecnologia low cost [Nuclear Anxiety]

pubblicato da penelope.di.pixel

sensori radiazioni

Per questa domenica nucleare, esploriamo un progetto - anzi una serie di progetti - a cavallo fra sensoristica, tecnologia low cost e particolari mappe.

Flussi di dati e mapping diventano centrali nell’arte, nel business come nella nostra vta quotidiana. Oggi parliamo di visualizzazioni e della possibilità di costruire mappe decentralizzate, overo del “crowd mapping”. In giappone, dopo l’eplosione di Fukushima, sembra avvenuta un’altra esplosione: quella dei sensori capaci di rilevare radiazioni. Si tratta di device tecnologici abordabili (il prezzo è all’incirca quello di un cellulare) che consentono di stabire il livello di radiazioni sul territorio. In tepi normali, questi device non avevano una grande diffusione, ma nel Giappone post-nucleare sono diventati popolarissimi, soprattitto fra attivisti contro il nucleare ed ecologisti nerd. Questi gruppi di persone hanno così iniziato le loro rilevazioni personali e indipendenti collegando i dati dei loro sensori a Pachube, un’ifrastruttura molto popolare che consente di creare mappature digitali cinserento i propri stream di dati, come potete vedere dalla homepage del sito. I primi risultati sono visibili su Jiapan Geigermap o Radiation Crowdmap.

Come sempre colpisce la bellezza dei dati, la capacità delle visualizzzioni di racontare storie stratificate sul territorio e quella delle tecnologie digitale di trasformare il mondo in un immensa opera d’arte “networked”, come aveva intuito a suo tempo Marshal Mcluhan.

[nella foto in alto, SparkFun, il sensore di rilevazione più richiesto sul mercato]

Radiation Crowdmapping
Radiation CrowdmappingRadiation CrowdmappingRadiation CrowdmappingRadiation Crowdmapping

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Collapsus. Tra fiction, documentario e interazione narrative transmediali dal futuro prossimo [Nuclear Anxiety]

pubblicato da penelope.di.pixel

È una settimana particolare per questo ciclo. Come quasi tutti voi già sapranno, il referendum sul nucleare è in bilico e sarà la Cassazione a decidere se abrogarlo o meno è stato cancellato. Non è questa la sede per approfondire tali argomenti (con l’invito per chi è interessato a visitare Polisblog ed Ecoblog): il comportamento del governo suscita dubbi e incertezze sulla futura applicazione della legge, lasciando in molti uno sgradevole senso di opportunismo politico difficile da eliminare, ora che il disastro di Fukushima è la cronaca viva e dolente dei rischi che corriamo.

Dal canto mio ho deciso di continuare il ciclo Nuclear Anxiety fino a domenica 12 giugno per riflettere e interogarci insieme grazie alle opere di tanti artisti che si sono ipirati a un tema legato alla nostra stessa sopravvivenza e alle condizioni di vita su questo pianeta.

L’opera di oggi - vi anticipo che è bellissima - ci parla proprio di questo. Si tratta di “Collapsus. Energy Risk Conspiracy”, una narrativa transmediale che fonde documentario, fiction e interattività in un prodotto unico. Con la regia di Tommy Pallotta, che forse ricorderte per Scanner Darkly e Waking Life (nelle vesti di producer) o American Prince, Collapsus racconta una storia ambientata nel futuro prossimo (l’inizio della timeline è datato 2012): un mondo in cui la crisi petrolifera si aggrava tanto da determinare un primo blackout a Londra. Guardando lo svolgersi della storia, il fruitore può scegliere diversi punti di vista seguendo i protagonisti del racconto, ma soprattutto diventarne parte attiva prendendo decisioni tese ad evitare nuovi blackout. Per farlo può consultare esperti che lo aiutano indirizzare le politiche energetiche. In un ritmo serrato, sulla timeline centrale dello schermo si susseguno frammenti di dcumentari, i vlog dei prtagonisti, animazioni, mentre sulla sinistra e sulla destra è possibile accedere a esperienze di tipo diverso, come mini-games e informazioni aggiuntive da scoprire.

La storia si conclude nel 2025: consiglio vivamente di andare sul sito per avere un’esperienza diretta.

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Il fungo vegetal-atomico di Robert Gligorov [Nuclear Anxiety- 56]

pubblicato da penelope.di.pixel

glogorov nuclear

Domenica densa di interrogativi per Nuclear Anxiety: questa settimana le fonti giapponesi hanno dichiarato ufficialmente che la crisi di Fukushima ha raggiunto il livello 7, quello di Chernobyl per intendersi.

Ma c’è di più. Non se ne parla come nell’ ‘86 (io ero piccolissima, ma ricordo il clima di terrore, le raccomandazioni e le misure precauzionali impartite alla gente), eppure anche in Europa dovremmo stare attenti al cosidetto “effetto cumulo”. Lo spiega meglio di me Ecoblog in queto articolo: in sintesi si tratta della contaminazione di prodotti alimentari (in particolare verdure a foglia larga, latte e latticini freschi) da cui non siamo immuni in questo lato del continente.

L’opera del controverso fotografo/artita Robert Gligorov ci parla proprio di questo: su un fondo rosso scuro campeggia una composizione di cavolfiori e funghi che, sapientemente assemblati, restituiscono l’effetto del tipico fungo atomico. Gligorov ammicca, è ovvio, al cibo che tutti i giorni entra nel nostro corpo andando a costituire le nostre cellule, la materia di cui noi stessi siamo composti. Abbiamo di che riflettere tutti.

Frattanto - 56 giorni al referendum: consiglio per concludere la lettura di questa intervista ad Angelo Bonelli, sempre a cura della redazione di Ecoblog.

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Il Nucleo Familiare di Silvio Giordano

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nucleo familiare

Per la nostra domenica nucleare, un’opera che ci arriva da una segnalazione diretta dell’artista Silvio Giordano che ringraziamo.

Da sempre sensibile alle tematiche ambientalistiche-ecologiche, l’opera ha un titolo volutamente ambiguo: Nucleo Familiare (2008). Ne riporto di seguito le descrizione dell’artista, per me poetica ed estremamente attuale: “Esiste un tavolo dove una grande famiglia si unisce compatta e tesse indisturbata il destino del mondo svuotando la democrazia di significato. Esiste un’energia che snoda Cortei copiosi contro di essa.”

Probabilmente lo avrete riconosciuto: si tratta del parlamento delle Nazioni Unite sul quale, con un gesto semplice ed incisivo, viene sovraimposta l’icona della radioattività a delimitare un nuovo spazio simbolico. Complimenti a Silvio Giordano per aver interpretato con sensibilità un’inquietudine comune a molti, e sicuramente di chi scrive.

Vi ricordo infine che è possibile partecipare al ciclo “Ansia Nucleare” inviandoci le vostre opere via mail all’indirizzo segnalazioni del blog, o postandole sulla pagina Facebook dedicata. Per tenervi aggiornati sulla crisi nucleare, vi rimando al solito su Ecoblog.

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Nuclear Anxiety - The sensitive skin of the atomic age

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È successo qualcosa che non mi aspettavo, qualcosa che supera di gran lunga le aspettative nell’aver iniziato due domeniche fa questo appuntamento: è nata la prima opera d’arte ispirata direttamente dal nostro ciclo.

Il titolo è Nuclear Anxiety, l’autore è AOS - Art is Open Source, al secolo Salvatore Iaconesi - aka xDxD.vs.xDxD. Un globo, la terra nera, mari e fiumi di un rosso intenso. Su questa inquietante cartografia (si tratta di un Google Maps modificato) si disloca l’ansia nucleare del pianeta. Una serie di puntatori gialli e neri sparsi a grappoli disomogenei sui continenti riproducono la tipica icona simbolo della radioattività, costituendo l’elemento distintivo della mappa. Ognuno di essi è un messaggio, un tweet che si apre come un pop-up a mo’ di fumetto. La Nuclear Anxiety di Art is Open Source è uno stream in tempo reale, un chiacchiericcio globale prodotto da persone connesse che parlano, esprimono punti di vista, rispondono conversazioni in corso selezionati usando parole chiave relative al tema del nucleare. L’interfaccia web, ipnotica, è mossa da un moto randomico che ci fa spostare senza click da un tweet all’altro creando un’immenso cut-up geolocalizzato: ne potete fare esperienza accedendo a questo link. I messaggi degli utenti, cosa che apprezzo moltissimo del lavoro, sono multi-lingua: non solo l’universalissimo inglese, ma cirillico, giapponese, cinese, arabo. Non mi interessa non essere in grado di decodificarli, mi interessa che esistano e che possano essere “rappresentati”. Una sensibilità antropologica che ci fa riflettere sul delicato rapporto fra complessità e riduzione del reale operato dalle/sulle/con le interfacce digitali che navighiamo e attraverso cui sempre più percepiamo il “mondo”.

La pubblicazione di questa opera i ha convinto a creare una pagina Facebook dedicata a questo progetto, dove nonsolo pubblicare gli articoli, ma dare spazio a chiunque desideri pubblicare o segnalare opere, commenti riflesioni. Intanto in Giappone il livello di iodio presente nell’acqua del reattore n. 2 è calcolato a 10.000.000 più del normale, la contaminazione sale e la fusione parziale del nocciolo è avenuta; in Itala siamo a - 108 giorni dal referendum sul nucleare e la gente scende in piazza (a questo link un sevizio di EcoBlog sulla manifetazione del 26 marzo a Roma)

Nuclear Anxiety

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