L’ultima missione dello Space Shuttle ha avuto luogo l’8 luglio scorso, a Cape Canaveral. Una diretta seguita da milioni di persone nel mondo, proprio come il primo mitologico sbarco sulla luna avvenuto oltre 40 anni fa
L’impatto nel’immagnario non è certo paragonabile (provato solo a mettervi nei panni degli umani che hano assistito al primo allunaggio seduti nelle loro case: per McLuhan è stato il primo evento globale e le immagini del pianeta terra visto da lontano hanno radicalmente e per sempre modificato la nostra percezione…), ma il “pensionamento” dello Space Shuttle è pur sempre un fatto di portata storica. E a proposito di pensionamento: che ne sarà degli astronauti, di quegli eroi contemporanei finora impegnati nel suo mantenimento e in missioni di esplorazione che non esito a definire epiche?
Sara Phillips, Neil Dacosta e Saskia Thomson ci hanno pensato e il risultato è la deliziosa serie “Astronaute Sicides”, un racconto narrato creando diversi set fotografici in cui l’astronauta, deposto dalle sue mansioni, compie la sua ultima missione: il suicidio. I set sono realizzati con estrema cura, la fotografi è ottima, l’effetto e la sensazione finale che se ne riceve sono leggeri e ironici. In sintesi un buon lavoro, incorniciato da una frase del presidente Obama pronunciata il 15 aprile 2010: “I understand that some believe that we should return to the surface of the moon but I have to say this bluntly, we have been there before” (Capisco che molti pensano che dobbiamo tornare sulla superficie della luna, ma francamente devo dire questo: ci siamo già stati).
È dunque Obama, con questa sua rude franchezza, all’origine dei suicidi? Per i tre autori credo proprio di sì.

Il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama è giunto a New York questa mattina. Sembra che nella sua agenda di impegni ci sia anche una visita al nuovo murale che Shepard Fairey a realizzato stanotte a Houston Street.
Obey è quindi l’ultimo artista a lavorare a Houston & Bowery. Il suo pezzo May Day si compone di wheat paste (colla liquida, utilizzata anche nella cartapesta) e aerosol mural called. Il pezzo è stato realizzato per promuovere la prossima mostra di Faireys da Deitch Projects, che partirà proprio il primo maggio.
L’artista ha inoltre concesso una lunga intervista, in cui non si è risparmiato di parlare proprio di Obama, dell’azione dei democratici e di un suo collega…niente meno che Banksy! Domanivi proporremo un estratto delle sue interessanti dichiarazioni.

Apre ufficialmente oggi a Roma, negli spazi della Redazione di Fefè_Biblioteca Ied l’allestimento dedicato all’artista israeliano Hanoch Piven. Nato nel 1963 in Uruguay e residente a Barcellona, Piven si è fatto conoscere come illustratore e caricaturista per riviste americane ed europee come Newsweek, Rolling Stone, The Times, Der Spiegel.
Si tratta di grande retrospettiva che raccoglie il meglio della produzione di questo artista mixed-media. Dai libri per bambini ai famosi ritratti di personaggi famosi (come Woody Allen, Ronaldinho, Obama e Homer Simpson), realizzati con ironia, pieni di colore e di sollecitazioni per lo sguardo. La mostra, visitabile fino al 2 aprile, è l’occasione per presentare il nuovo spazio di Fefè Project, la piattaforma creativa che edita l’omonima rivista, giunta al numero 11.
Un’attività intensa la sua, in giro per il mondo a realizzare workshop e laboratori creativi con i bambini. Tra alcuni mesi per la prima volta la sua produzione entrerà in un museo americano, a Los Angeles, con la mostra Making Faces.

Obama e la moglie Michelle hanno incaricato l’arredatore losangelino Michael Smith di svecchiare lo stile classico della Casa Bianca. A partire dall’arte.
La nuova coppia presidenziale statunitense è il simbolo del cambiamento del nostro secolo, e a quanto pare non solo in campo politico. Secondo le indiscrezioni, tra gli artisti che piacerebbero a Obama e First Lady tre nomi, tutti rigorosamente americani: i due esponenti del New Dada, Jasper Johns e Robert Rauschenberg, e uno dei padri della Pop Art, Ed Ruscha.
Nomi grossi e apertura al contemporaneo. Era norma, infatti, che alla Casa Bianca venissero ospitate solo opere di artisti scomparsi da almeno vent’anni (prima che Hillary Clinton la infrangesse esponendo un De Kooning). Obama può anche questo.
Jasper Johns United States Flag via | dscape

Il personaggio del 2008 è stato Obama, comparso su numerose copertine come Time e Newsweek. Ma niente male per l’italiano Lorenzo Petrantoni, che ha illustrato proprio l’ultimo numero di dicembre di Newsweek. In copertina, un Obama circondato dai suoi incredibili disegni caotici.
Se vi sembra che le illustrazioni di Petrantoni abbiano un sapore di antico è perché sono ricavate da immagini trovate su vecchi libri, assemblate in modo grafico. Sul sito dell’artista trovate traccia di questa tecnica di collage enciclopedico.
Via | The World’s Best Ever
New York Times Special Edition Video News Release - Nov. 12, 2008 from H Schweppes on Vimeo.
Il 12 novembre scorso, come molti di voi sapranno, gli abitanti di New York, Los Angeles, San Francisco, Chicago, Philadelphia, Washington all’uscita della metro e agli incroci delle strade più trafficate si sono visti recapitare una copia gratuita di 12 pagine del New York Times: titolo da prima pagina, la fine della guerra fra Iraq e Afghanistan.
Si tratta ovviamente di un fake, una gigantesca operazione artistica di comunicazione pianificata nell’arco di sei mesi da un vasto gruppi di artisti e attivisti, giunta al termine solo qualche giorno fa: 1 mlione e 200 cento le copie distribuite, per rendere un’idea dello sforzo organizzativo messo in campo. Migliaia i volontari che hanno partecipato alla distribuzione, tra cui l’artista italiano Franco Mattes che si esprime così: “è stata un’allucinazione collettiva, è come se avessimo versato LSD negli acquedotti di New York portando milioni di persone a credere di vivere nel futuro.”
Il falso NYT racconta infatti un mondo in cui le promesse elettorali di Obama sono diventate realtà: l’assistenza sanitaria è gratuita, lo stipendio dei manager è stato ridotto, e soprattutto la guerra è finita. Ma per quanto credibile, la copia del giornale riporta alcuni dettagli ben riconoscibili, tra cui la data che simbolicamente è quella del 4 luglio 2009…
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