Il pittore cubano-americano Cesar Santos rilegge l’arte mescolandone con arguzia i rapporti. Stili ed epoche si fondono nei suoi colori ad olio per incontrarsi sulla tela come in un appuntamento mondano. Nudi perfetti e classicheggianti, refusi emozionali e ritratti alla maniera ottocentesca, tutta la materia racchiusa nelle sue opere, si dispone in maniera solo apparentemente aggraziata per attirare l’occhio dello spettatore proprio nel punto in cui si concretizza il cortocircuito.
Ed ecco teste cubiste apparire su deposizioni dall’apparenza ben anteriore, tatuaggi e coulottes fondersi con decori tradizionali, atmosfere oniriche sfociare in sussulti di morte e vanità, in un equilibrio instabile che riscopre se stesso solo nei paesaggi campestri e nel tratto della matita per scomporsi nuovamente negli ultimi lavori.
Sotto l’egida del sincretismo, si compie un matrimonio funebre tra gioventù e vecchiaia, bellezza e disfacimento, luce ed ombra, al cospetto imponente della figura umana che, esaltata o avvilita, concentra su di sé quell’immaginario inimmaginabile che ci solletica dolcemente le ciglia…prima di strapparle!
Via | santocesar.com

Proprio ieri è iniziata una campagna di restauro del celebre dipinto Vincent’s bedroom in Arles, un olio su tela del 1888. Avendolo visitato proprio alcune settimana fa, posso dire ce il dipinto versa in condizioni non ottimali, un po’ appesantito forse dagli anni, dalla polvere, dal tempo.
Il Van Gogh Museum di Amsterdam ha creato un blog appositamente per seguire il lavoro di restauro, seguito, tra gli altri, dalla direttrice dei lavori Ella Hendriks. Si tratta della prima operazione di restauro accessibile al pubblico, che, di settimana in settimana, renderà pubblici i segreti della camera da letto più famosa del mondo.
Durante la vita di Van Gogh il dipinto è stato danneggiato a causa delle condizioni di umidità nel suo studio. Nel 1930 il dipinto è stato restaurato unaa prima volta, ma l’attuale piano di trattamento garantirà che il dipinto si conservi nel miglior modo possibile per le generazioni future.
Dall’8 al 16 marzo a Città di Castello, presso la Sala “Quadrilatero” di Palazzo Bufalini, sarà possibile visitare la bella mostra personale di Giorgio Centovalli, giovane pittore locale che ha già partecipato a diverse mostre collettive in Italia e all’estero (tra cui, quelle alla Galerie Bertrand Kass di Innsbruck, al Museo Michelangiolesco di Caprese Michelangelo, a Torre Strozzi e a Palazzo Pretorio di Sansepolcro).
I soggetti di Centovalli sono soltanto “suggeriti”: penombre astratte, rese attraverso sofisticati giochi cromatici. Sagome di foglie e di altri elementi naturali, che affiorano da cascate di colori, come ombre cinesi. L’effetto è altamente suggestivo: l’astrattismo decadente di Centovalli parla un linguaggio artistico tradizionale, ma ne rivitalizza le forme espressive, dando una rappresentazione originale della caducità della vita e delle sue manifestazioni.
La mostra è curata da Sabrina Falzone e può essere visitata tutti i giorni dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 20:00.
Unire gli opposti. Coniugare la lezione dell’espressionismo astratto (e la sua carica polemica e anarchica) con l’estetica pop: questa sembra essere l’interessante intuizione creativa che ispira le produzioni di Enrico Lorenzo De Vito. I punti di riferimento immediatamente percepibili nelle sue opere sono Jackson Pollock, Lee Krasner e Fuller Potter (ma De Vito ama ricordare anche l’influenza esercitata sulla sua formazione dall’espressionista “puro” Max Beckmann).
Negli ultimi olii dell’Artista, gli scomposti scenari ritratti sono per lo più luoghi di guerra e di violenza (Beslan, Sniper Alley, ecc.). Le rovine, il sangue e la disperazione dei protagonisti vengono rappresentati in esplosioni di colori che ne mettono a nudo l’insostenibile orrore. Ma, nel contempo, il tratto e le forme richiamano in qualche modo i paradigmi culturali e artistici della pop-art (si intuisce, tra l’altro, una pregressa esplorazione, da parte dell’Autore, del mondo dei fumetti).
La commistione è volutamente provocatoria. Pare voler condannare, innanzitutto, con modalità espressive per nulla banali, l’apatia della società contemporanea dinanzi ad orrori che in altra epoca hanno pure sollecitato lo sviluppo di movimenti e correnti di grande importanza. In tal senso, l’estetica pop assurge a simbolo della riproduzione seriale di immagini propria del capitalismo consumistico, che tende a massificare gli individui sopprimendone lo spirito critico. Ma il pop-espressionismo astratto di De Vito è anche un’originale rilettura della storia artistica del XX secolo e segna l’avvio di una ricerca creativa della quale sarà interessante seguire gli sviluppi e analizzare gli esiti futuri.
Opere di Enrico Lorenzo De Vito
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Brian De Spain è un illustratore statunitense che lavora con alcune delle più importanti case di produzione di giochi di ruolo. Quando non traduce in immagini gli scenari e i personaggi di storie fantasy, si diletta a rappresentare il suo mondo surreale e onirico, popolato da pesci, robot e creature straordinarie.
L’ho scoperto grazie al solito Finegarten. Ecco una galleria di dipinti ad olio di Despain. Le immagini sono tratte dal suo sito personale.
Grazie alla segnalazione di finegarten, scrupoloso osservatore e cultore di arte contemporanea, scopro un affermato artista russo le cui opere, di sicuro impatto, rappresentano un’umanità decadente e devastata.
Classe 1949, Vasily Shulzhenko espone in tutto il mondo dal 1990. Le sue opere sono presenti in numerose prestigiose collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti.
Di certo non lasciano indifferenti.
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