Secondo appuntamento dedicato alla memoria dell’olocausto. Da Roma, con ATCHUNG! ATCHUN!, ci spostiamo a Torino con una mostra dal sapore diverso.
Protagonisti gli allievi e le allieve dell’Accademia Albertina di Belle Arti: 18 lavori in mostra, frutto di un percorso svolto con i docenti, in collaborazione con la Fondazione Camis de Fonseca e l’Istituto di Studi Storici “Gaetano Salvemini”, sul tema della Shoah. Questi lavoro rappresentano dunque la rielaborazione personale e soggettiva di questi giovani artisti sul dramma dei lager, a partire da un’analisi storica, psicologica e antropologica supportata da un lavoro di tipo accademico. La riflessione che sembra guidare gli organizzatori è che, con la progressiva scomparsa dei testimoni diretti dell’olocausto scompaiono, non ci si possa affidare alle sole fonti documentaria, ma che per tenere vivo il ricordo della Shoah sia necessaria una rielaborazione creativa proprio a partire dalle giovani generazioni. Trovo in questo modo di tramandare/rielaborare affidato ai giovani una profonda intelligenza e sensibilità da parte dei promotori.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 15 gennaio al 20 febbraio presso il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà (Corso Valdocco 4/a) e l’ingresso è gratuito. In particolare nei giorni del 3-10-17 febbraio, alle ore 20.00, sarà possibile beneficiare di un percorso di visite guidate condotte da Willy Beck, docente di Storia dell’Arte e critico d’arte, che introdurrà le opere esposte dialogando con i giovani artisti che le hanno realizzate.
Come molti di voi sapranno, il 27 gennaio - data storica in cui i cancelli di Auschwitz furono abattuti - è riconosciuto dalla Repubblica italiana come “Il Giorno della Memoria” per ricordare lo sterminio di oltre 6 milioni di persone fra ebrei, rom, omosessuali, disabili, soldati sovietici, oppositori politici del nazi-fascismo e altri innocenti che trovarono la morte nei campi di concentramento. Sono molte le attività di comunicazione, gli incontri, i curatori e gli artisti che decidono di rievocare con la loro sensibilità i tragici avvenimenti in questa ricorrenza. Anche noi lo facciamo parlandovi di due mostre, una a Roma e una a Torino. Iniziamo da Roma
ACHTUNG! ACHTUNG! è una mostra collettiva a cura di Micol Di Veroli e Barbara Collevecchio che coinvolge 21 artisti. Al centro, l’idea di memoria come strumento di confronto storico e culturale per riuscire a proiettarsi nel futuro senza ripetere gli errori di chi ci ha preceduto. In questo l’arte non solo fotografa e interpreta, ma è tramite di emozioni per chi guarda, fruisce e in questo modo “esperisce”. La mostra, insieme al potenziale visivo, si pone un fine didattico: un “percorso emozionale attraverso momenti di alienazione, prigionia ed odio razziale che termina in un’apertura verso la speranza di pace e la promessa di un mondo migliore”. Il tutto si svolge dal 13 al 27 gennaio presso i locali dell’Ex Gil di Luigi Moretti, a suo tempo sede della Gioventù Italiana del Littorio, uno spazio espositivo devo dire imponente e suggestivo.
Mi piacerebbe confidare nell’idea che gli umani siano in grado di imparare dal passato. Mi piacerebbe poter pensare che siamo al sicuro dal ripetersi di avvenimenti terribili come l’Olocausto. Non ne sono affatto certa, ma questo è un motivo in più per raccontare.

La città di Lublin si trova in Polonia e - fino al 1939 era uno dei centri abitati dal maggior numero di ebrei nel paese. Poi, potete immaginare ciò che è accaduto. La deportazione nazista non ha risparmiato praticamente nessuno degli abitanti del borgo polacco e quasi nessuno di loro vi ha più fatto ritorno o perché morto o perché poi fuggito altrove. Un destino comune a molte cittadine dell’Europa dell’est in quegli anni inumani.
Dopo oltre 70 anni, Lublin ha deciso di ricordare quella tragedia. E come in altre occasioni, quando si tratta di Olocausto, l’unico mezzo per conservare una memoria accettabile è l’arte. Così, in occasione di Open City Festival uno dei più importanti festival polacchi di arte all’aperto (che comprende dalla street-art agli interventi di arte pubblica), gli ebrei scomparsi sette decadi fa, fanno un simbolico ritorno alle loro case attraverso la fotografia e la street-art in una serie di installazioni sparse per la città.
L’opera è di Ronen Dvarim e si intitola Coming Out e qui trovate lo slideshow di tutti gli interventi artistici di Ronen per Coming Out.

Un iperrealismo perturbante e sconvolgente è la marca di Gottfried Helnwein, pittore, fotografo e performer austriaco che mi era sconosciuto fino a ieri e che ho scoperto attraverso Stumble. Non sapevo neanche che fosse lui l’uomo che sta dietro a “The Golden Age of Grotesque”, progetto multimediale di Marilyn Manson e, a dire il vero, a prima vista, i suoi acquerelli li avevo scambiati per fotografie.
I temi ricorrenti sono la morte, la sofferenza e la condizione umana, spesso osservata attraverso la lente della politica, aspetto questo che non ha mancato di suscitare polemiche per il suo tono sovversivo e provocatorio.Tra i soggetti più frequenti, i bambini, usati anche nelle performances e resi non in una versione innocente e candida ma feriti, spesso con indosso una divisa. Insieme ai bambini, i fumetti, che nella Vienna del dopoguerra hanno aiutato l’artista ad affrontare la scomparsa del sorriso dai volti dei suoi concittadini.
Ma anche in questo caso l’effetto ricercato e ottenuto è un immagine disturbante, come dimostra il suo “Midnight Mickey” (lo trovate nella gallery), un ritratto di Topolino, disegnato secondo una prospettiva obliqua e con un sorriso largo e un po’inquietante. E ancora: i generali delle SS al posto dei re magi a far visita ad una Vergine Maria dei tempi moderni nell’opera “Epiphany I” (quella riprodotta in cima a questo post)… Intento polemico o schieramento ideologico? Io non l’ho ancora capito…
Le opere di Gottfried Helnwein



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