Arriva dall’Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam) del Cnr di Potenza il nuovo sistema di tracciabilità dei beni artistici mobili, un progetto per la salvaguardia e il recupero delle opere d’arte in caso di eventi atmosferici straordinari come terremoti e alluvioni. Un tema di forte attualità se si pensa al recente terremoto che ha colpito le popolazioni dell’Emilia Romagna e numerosi monumenti storici e artistici.
Il sistema si basa su tecnologie e servizi di geolocalizzazione, che permette di spostare in caso di emergenza le opere e reinserirle nel contesto originale anche a distanza di anni. Ma non solo: il sistema ha anche la funzione di monitoraggio, utile nel caso in cui l’opera venisse spostata o sottratta illecitamente. I dispositivi sono in grado infatti di mandare una segnalazione di rischio via web, con la posizione aggiornata del bene artistico. Un progetto altamente tecnologico e all’avanguardia, ma soprattutto economico ed eco-sostenibile: l’accessibilità dei dati avviene tramite web, nelle due modalità cartografiche, Openstreet map o Google maps.

E’ on line da pochi giorni un sito che apre gli occhi su un pezzo di storia dell’arte e di storia tout court. Il sito è “entartetekunst.geschkult.fu-berlin.de“, e raccoglie per la prima volta le opere d’arte che il nazismo fece scomparire nel nulla. Più di 21.000, tra quadri e sculture, e tra queste opere 10.000 non sono mai tornate alla luce. Altre, trafugate, sono giunte, non si sa come, molto lontane.
Il quadro qui sopra, ad esempio, è stato realizzato da Chagall tra il 1911 e il 1912, e dalla Germania è finito addirittura al Museum of Art di Philadelphia. Ma altre opere non sono state così fortunate. Sul sito ci sono anche dei quadri mai più venuti alla luce: e tra questi ci sono opere, tra gli altri, di Giorgio De Chirico.
Nella sezione “desiderate”, inoltre, ci sono opere di cui non si conosce nulla: né autore, né titolo dell’opera, né tanto meno da dove siano state sottratte. E il fatto è che i legittimi proprietari non potranno mai più avere indietro le loro opere, in quanto è ancora in vigore una legge del 1938 che prevede la sottrazione “senza risarcimento” delle opere.
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E’ scontro tra Italia e Usa per la statua che vedete qui sopra: si tratta del “Victorious Youth” (Giovane Vittorioso) o “Getty Bronze”, come viene definito in America, dove attualmente è conservato. Ma ora, Lorena Mussoni, gip di Pesaro, ha disposto la confisca dell’opera, realizzata dallo scultore greco Lisippo.
La statua era stata trovata da un pescatore al largo di Fano (PU), e si presume che facesse parte di un carico trasportato da una nave dalle coste greche a quelle italiane. La statua è diventata di proprietà del Getty Museum di Los Angeles, ma ora l’Italia la riclama a gran voce. Mi sa che è troppo presto per sapere come andrà a finire…