
Dal 16 febbraio al 20 maggio il Palazzo Reale a Milano ospita la mostra Tiziano e la nascita del paesaggio moderno. L’obiettivo del percorso espositivo è quello di mettere a confronto le opere di Tiziano con quelle dei suoi contemporanei, e allo stesso tempo far scoprire la nascita del paesaggio moderno nella pittura del Cinquecento. In mostra una selezione di cinquanta capolavori di grandi maestri del Rinascimento come lo stesso Tiziano, ma anche Bellini, Giorgione, Cima da Conegliano, Veronese e Bassano.
La selezione di queste opere testimonia in particolare un passaggio cruciale nel mondo dell’arte moderna: quello del paesaggio da sfondo o mero ambiente ad elemento fondante della pittura, protagonista del quadro al pari delle figure umane. Spazio in cui l’artista esibiva la minuziosità del botanico, l’estro nel riprodurre la prospettiva e persino la qualità atmosferica dell’aria, l’incontro simbolico - fondamentale per la concezione rinascimentale - di natura e cultura.
In apertura la Crocifissione nel paesaggio di Giovanni Bellini e La prova del fuoco di Giorgione, affiancati da un celebre dipinto giovanile di Tiziano: La sacra conversazione. Le opere provengono da alcuni dei più prestigiosi musei americani ed europei: il Museum of Fine Arts di Houston, l’Institute of Arts di Minneapolis, la National Gallery di Londra, la Gemaldegalerie Alte Meister di Dresda, il Szepmuveszeti Muzeum di Budapest, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e gli Uffizi di Firenze.
Una mostra a Palazzo Reale a Milano riunisce i cinque protagonisti del movimento della Transavanguardia in una grande esposizione tematica. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le rispettive personali degli artisti, variamente distribuite sul territorio: Sandro Chia a Modena, Francesco Clemente a Palermo, Enzo Cucchi a Catanzaro, Nicola De Maria a Prato e Mimmo Paladino a Roma.
Alla mostra si affiancano giornate di studio con i contributi di filosofi come Massimo Cacciari, Gianni Vattimo e Franco Rella, sotto la direzione di Achille Bonito Oliva, che della transavanguardia fu mentore e principale figura di riferimento in ambito critico. Nell’anno in cui si celebra l’Arte Povera c’è quindi anche l’occasione di conoscere da vicino il movimento che di quell’esperienza fu in parte una risposta e un tentativo di superamento.
Nel segno del ritorno alla pittura e alla manualità, e in contrapposizione alle derive minimali e astratte di un concettualismo imperante, la Transavanguardia rivendicava in primo luogo la centralità dell’individualità artistica, dell’espressione del soggetto fuori dalle logiche della voce collettiva, dentro la quale l’artista rischia il soffocamento e l’anomia. L’estetica non si priva del confronto con i grandi del passato e persino dell’aperta citazione degli stessi, in quella che Bonito Oliva definisce la fine della dittatura del darwinismo evoluzionistico nel campo dell’arte.
È in mostra a Milano a Palazzo Reale, fino al 16 ottobre, la produzione artistica di Gabriella Crespi, curata da Cesare Cunaccia insieme ad Elisabetta Crespi, figlia della designer e per anni sua collaboratrice. Artista, designer e scultrice, è una figura di grande carisma, che ha ispirato le più grandi maison della moda e che ha portato l’italian style nel mondo. Importanti sono infatti le sue collaborazioni con brand come Dior o Stella McCartney, che nel 2008 chiese alla Crespi una collezione limitata di gioielli che riproducessero il suo design. L’esposizione racconta il percorso creativo di questa artigiana del lusso, nata nel 1922, e che ebbe successo soprattutto negli anni ‘60 e ‘70. Il giornalista Cesare Cunaccia racconta così l’essenza della mostra:
“Il percorso creativo di Gabriella Crespi non è altro che un’ impellenza dell’anima, un moto perfino catartico e necessario, fino a quando Gabriella Crespi, all’apice della propria carriera di artista e designer, decide di abbandonare tutto per ricomporre il dissidio interiore che ne aveva dilaniato da sempre l’esistenza. Non si possono capire fino in fondo questi straordinari mobili, oggetti e sculture, comprenderne la duplice valenza di pura astrazione e specchi emotivi, senza confrontarsi con la storia personale di Gabriella”.
Via | Rinascita Culturale
Si firma Krgr e si chiama Bob Krieger. Come già anticipato qualche giorno fa, continua per tutto il mese di agosto, e fino all’11 settembre, la mostra del fotografo italiano a Palazzo Reale a Milano che sta entusiasmando i visitatori. Bob Krieger si racconta in questa grande antologica in modo divertente attraverso le sue foto, da quelle dell’adolescenza al suo arrivo a Milano, alle prime campagne di moda con Armani, Versace, Valentino, Krizia, Mila Schon, sino alla fase più recente della sua attività che lo vede utilizzare gli scatti come vere e proprie tele. Commenta così questa sua sperimentazione:
“Ancor più di una metamorfosi, è l’aggiunta dell’anima a una stampa fotografica, inerte e immobile. E’ come un fuoco che mi è divampato dentro. A scatti che ho nel cuore, passati e recenti, aggiungo un’espressività di lussuria, di dolore e di gioie che si confondono in una dimensione palpabile. Tutti mi conoscono per la fotografia, ma aver fatto questo passo, creare opere d’arte, ha dato anima a qualcosa che prima non lo aveva”
Ma Krieger è anche e soprattutto un grande ritrattista, oltre che un eclettico artista che si divide tra fotografia, arte e moda. Ecco quindi i ritratti. Da famosi politici italiani come Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga, a modelle come Linda Evangelista; e poi ancora Bill Gates, Indro Montanelli fino ai grandi della moda tra cui Giorgio Armani, Dolce e Gabbana, Gianni Versace e Miuccia Prada.
L’ingresso è gratuito: per un agosto in città, e se siete di passaggio a Milano, “Krgr. Bob Krieger. Ricordi tra fotografia e arte” è da non perdere.
Tutto è pronto per l’apertura, domani, giovedì 10 febbraio 2011, di Arcimboldo a Palazzo Reale. Milano ricorda Giuseppe Arcimboldo, che qui nacque nel 1527, figlio di Biagio, un artista che lavorava presso la Fabbrica del Duomo. Dal 1562 fu pittore alla corte degli Asburgo a Vienna e poi a Praga, da dove fece ritorno nel 1587. La sua vicenda artistica fu ben presto dimenticata ed etichettata sotto la nomenclatura di ’scuola di Leonardo’, finché il suo lavoro venne recuperato nel Novecento, grazie all’interesse delle avanguardie e soprattutto dei surrealisti.
Arcimboldo aveva sicuramente fatto tesoro degli studi di anatomia e del tratto grottesco del maestro di Vinci, ma si era spinto oltre, innovando radicalmente l’approccio alla figurazione. La sua intuizione era sottile e geniale: utilizzare parti di vegetali, pezzi di frutta e verdura, tuberi, fiori, animali, per comporre, in un intricato puzzle, volti umani. Si tratta spesso di ritratti di personaggi esistenti e illustri, in cui è sempre possibile rintracciare i singoli elementi costitutivi, dipinti con maestria e verosimiglianza.
Il percorso allestito a Palazzo Reale, a cura di Sylvia Ferino (Kunshistorisches Museum – Vienna), è visitabile fino al 20 maggio 2011 e fornisce una visione nuova e approfondita del rapporto tra Arcimboldo e Milano. Si parte proprio dai disegni grotteschi e dalle caricature di Leonardo e di Girolamo Della Porta, Bernardino Luini, Giovanni Antonio De Predis, Cesare da Sesto, Francesco Melzi, Giovanni P. Lomazzo, Giovanni A. Figino, Vincenzo Campi e Camillo Procaccini.
Una grande retrospettiva su Arcimboldo a Palazzo Reale





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Un Natale diverso va in scena a Palazzo Reale, dove sabato 18 dicembre inaugura Milano. Ultimo atto d’amore. Un allestimento multimediale che racconta le vicende umane ed artistiche di Alda Merini e Mimmo Rotella nello scenario milanese.
Filo conduttore tra due personalità solo apparentemente distanti, la poesia. Nel 1949, a trent’anni, Rotella pubblica il Manifesto della poesia epistaltica: nuovi fonemi e suoni onomatopeici. Più tardi, pensando alla tecnica del de-collage, dichiarerà: “Io strappo i manifesti prima dal muro, poi dalla base del quadro: quanto gusto, quanta fantasia, quanti interessi si accumulano, si urtano e si avvicendano dal primo all’ultimo strappo.”
Del maestro calabrese, in mostra a Milano ci saranno 20 grandi opere per lo più inedite su lamiera, realizzate tra gli anni ’80 e il 2000, e 10 ritratti dècollage di Marilyn Monroe. Inoltre, grazie all’allestimento di Renato Barilli, per la prima volta si potrà ascoltare la raccolta completa dei Poemi fonetici, realizzati appunto nel 1949.
Per visionare l’elenco completo delle opere e degli eventi collaterali alla mostra, vi invito a visitare il sito.
Milano, ultimo atto d’amore. Una storia tra poesia e pittura con Mimmo Rotella e Alda Merini




Direttamente da MilanoNews, il canale di video Youtube del Comune di Milano, la presentazione della mostra Arte della Civiltà Islamica a Palazzo Reale, la collezione dello sceicco Sheikh Nasser Sabah Ahmed al-Sabah raccolta in 25 anni insieme alla moglie, Sheikha Hussah Sabah Salem al-Sabah.
Calligrafia, geometria, arabesco, figura e gioielli, un Islam raccontato per grandi sezioni attraverso 350 opere scelte da Giovanni Curatola, professore di Archeologia e storia dell’arte musulmana alle Università di Udine e Milano. Un allestimento che esalta il valore e la raffinatezza dell’artigianato artistico prodotto dalla cultura musulmana.
L’allestimento, visitabile fino al 30 gennaio 2011, è frutto della stretta collaborazione fra il Comune di Milano e lo stato del Kuwait. Dopo la parentesi italiana, partirà alla volta di Austria, Canada e Corea.
Dopo aver portato scompiglio negli scorsi mesi alla Biennale di Carrara, Maurizio Cattelan torna a Milano. Per il 24 settembre sarebbe prevista l’inaugurazione della sua mostra a Palazzo Reale, ma sono ancora diversi i dubbi riguardo la scelta e la collocazione delle sue opere.
Per far pubblicità all’evento poi, Cattelan avrebbe scelto di diffondere un manifesto che ritrae Adolf Hitler in ginocchio. Di qui la ferma indignazione del presidente delle Comunità Ebraiche milanesi, Roberto Jarach. Ma c’è dell’altro. Il Comune avrebbe deciso di destinare il ricavato degli ingressi della mostra alla costruzione del Memoriale della Shoah.
Il manifesto incriminato ha un nome, Him, ed è una fotografia di una celebre installazione dell’artista, una statua che ritrae il dittatore nazista in ginocchio. La Moratti si è detta soddisfatta del blocco dell’affissione: “basta con le provocazioni”. Ma intanto un grande risultato è stato raggiunto, della mostra si parla già in tutta Italia, senza che ancora un solo manifesto sia stato attaccato.
A proposito, si dice che quelli nuovi siano poster senza foto, solo l’indicazione della data e del luogo, su sfondo nero.

Alzi la mano chi conosce il Chiarismo. Non vi dice niente? Allora avete un motivo in più per recarvi a Palazzo Reale a Milano, dove martedì 15 giugno si inaugura la mostra Il Chiarismo – Omaggio a De Rocchi, prodotta e organizzata insieme a Skira Editore. L’allestimento, a cura di Elena Pontiggia, presenta 110 opere, divise in due sezioni: la prima esamina il Chiarismo; la seconda si può considerare la più grande antologica mai dedicata a Francesco De Rocchi.
Il Chiarismo fu battezzato dal critico Leonardo Borghese nel 1935, come movimento di giovani che si interessavano ad un uso particolare della luce e del colore. Lieve e delicata nei tratti, la pittura dei chiaristi fu intensa nei sentimenti e nelle emozioni che mirava a suscitare. Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Cristoforo De Amicis, Umberto Lilloni, Adriano Spilimbergo, Renato Vernizzi, Goliardo Padova, Oreste Marini, sotto la guida del critico Edoardo Persico, dettero vita ad una poetica neo-romantica, in contrapposizione alla moda neoclassica degli anni precedenti.
L’esposizione parte da quelli che furono i precursori del movimento: Renato Birolli, Aligi Sassu, Luigi Broggini ed arriva a documentare in maniera davvero significativa l’esperienza estetica di De Rocchi, che, influenzato da maestri del colore tenue quali Modigliani, Simone Martini, Luini e Gaudenzio Ferrari, arriva a concepire un universo popolato da angeli adolescenti, castellane, bambini, contadini.
Non si ferma l’attività espositiva di Palazzo Reale nella primavera 2010. Ai nastri di partenza una mostra dedicata a un oggetto d’arte piuttosto singolare, il libro d’artista. Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009, a cura di Giorgio Maffei e Angela Vettese, andrà in scena dal 24 marzo al 23 maggio.
Paolo Consolandi, instancabile collezionista ed appassionato promotore dei giovani, ha raccolto volumi d’artista per oltre cinquant’anni, a partire dagli anni sessanta. I 130 libri presenti nella mostra a Milano documentano una modalità, una tecnica espressiva sperimentata dalle avanguardie storiche fino ai nostri giorni. Un percorso che si apre con il libro di Fernand Léger e Blaise Cendrars (1919) e si chiude con quelli di Sophie Calle (2007) e Sabrina Mezzaqui (2009).
Se volessimo risalire alle origini del libro d’artista, potremo quasi partire dalle miniature, i manoscritti miniati, colorati, per poi passare alle composizioni dada e surrealiste ed approdare alla ricerca specifica di autori come Joan Mirò e Léger. Dagli spunti narrativi di William Kentridge alla standardizzazione delle xerocopie di Alighiero Boetti. Maestri come Picasso, Max Ernst, futuristi e astrattisti, per arrivare fino alle grandi rivoluzioni di Bruno Munari. Ancora Tàpies, Warhol, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Gilbert&George, Cattelan, Hirst e molti altri.