“Goya e il mondo moderno“, in mostra a palazzo Reale di Milano dal 17 marzo al 27 giugno, è un tributo al pittore aragonese e una grande celebrazione della sua influenza sull’arte contemporanea. Con oltre 180 opere, Valeriano Bozal e Concepción Lomba, i curatori dell’esposizione, intendono porre in relazione i temi più sentiti da Goya (la nuova società, la soggettività, la violenza) con artisti altrettanto importanti degli ultimi due secoli.
La mostra è organizzata in tre filoni tematici: la nuova società, le reazioni a tale società e la rappresentazione della violenza. Le opere di Goya saranno affiancate da quadri di Delacroix, Klee, Pollock, Giacometti, Picasso, rendendo il confronto tra gli artisti il più diretto possibile. Tra le opere di Goya più famose, spicca il famoso “Autoritratto”, ma anche il ritratto di Asensio Julià e di re Carlo IV.
La mostra è di carattere veramente internazionale, per numero di opere ed enti coinvolti nel prestito delle opere. Una bel modo per approfondire la figura di Goya indagando la contemporaneità dei suoi insegnamenti.
Fino al 20 settembre nel cortile di Palazzo Reale a Milano sono visitabili i sorprendenti dipinti di Alessandro Papetti. La parola “sorprendenti” è proprio quella giusta: i dipinti infatti sono disposti in tre ambienti pittorici circolari del diametro di 8 metri ciascuno, per cui lo spettatore sarà totalmente immerso nell’opera d’arte, un po’ come accade al museo dell’Orangerie di Parigi con le ninfee di Monet.
E il richiamo tra i due pittori non è casuale: in questo periodo si svolge a Palazzo Reale di Milano proprio la mostra sulle ninfee dell’artista francese: un modo bello e originale per avvicinare due pittori che sembrano avere alcune affinità, proprio a partire dall’associazione tra le ninfee e questi ambienti pittorici. La mostra presenta infatti tre “cerchi”, tre ambienti che riproducono scenari naturali: il cerchio dell’acqua, del bosco e del vento.
Tre modi sicuramente per avvicinare (nel senso letterale del termine) lo spettatore, e quindi l’uomo, alla natura e all’arte: le pennellate sfuggevoli evocano il movimento, quello della natura e quello che il visitatore compie all’interno di questi centri. Una bella mostra, quindi, che unisce l’arte e la tecnica più tradizionale con una concezione nuova, e molto postmoderna, di abitare l’arte.
Alessandro Papetti a Palazzo Reale
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