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"Energheia" alla Galleria Lisette Alibert di Parigi

pubblicato da Sara R.

Energheia a Parigi
Alla galleria Lisette Alibert di Parigi va in scena la purezza dell’energia. Parliamo di una specie di “istantanea esplosione” che viene fuori dalla mostra “Energheia”, evento artistico dedicato al tema del tessuto, organizzato in collaborazione con la città di Montrouge. Dall’Italia alla Francia, la creatività viaggia sulle ali di seta dei materiali più preziosi e di quelli più semplici per affermare un “simultaneo diritto all’esistenza”, che vede nell’illusione artistica, la più completa delle realizzazioni.

Sembra che nella splendida cornice di Place des Vosges, il “quadrilatero dell’arte” contemporanea d’oltralpe, sia contenuta tutta la concentrazione attiva e dirompente che può essere racchiusa in quadro. Un “soffio vitale” che ha assunto la forma eterea delle opere di Hausey-Leplat, Mahé Boisel, Kako Noel H., Silue, Ester Maria Negretti, Mimmo Totaro e che prosegue nella direzione tracciata dal Miniartextil, importante appuntamento artistico comasco attualmente ospitato presso il Salons de l’Hotel de Ville di Montrouge.

Energheia a Parigi
Energheia a ParigiEnergheia a ParigiEnergheia a Parigi

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"Signé Dalí" in mostra le opere offerte a Sabater

pubblicato da Sara R.

Signé Dalí

Enrique Sabater di mestiere faceva il giornalista prima di incontrare Salvador Dalí. Tutto accade nell’emblematica estate del ‘68, quando il reporter trentaduenne bussa alla porta dell’atelier catalano di Port Lligat, dove il pittore ultrasessantenne si è ritirato negli anni ‘30 con l’amata Gala. Il loro è un “appuntamento fatale”, che si prolunga nei dieci anni che seguiranno. Un lungo periodo di tempo nel quale Sabater farà visita all’artista ogni giorno, entrando nelle sue grazie fino a guadagnarsi l’incarico di fotografo ufficiale prima e di segretario personale dopo.

Tra i due si svilupperà un rapporto d’amicizia, fatto di condivisione artistica e di complicità. Una relazione composita nella quale il “Dali surrealista-genio del travestimento” lasciava spazio all’uomo bisognoso di condividere il senso della sua arte. Il risultato di una tale “corrispondenza di spirito” è stato riunito in una mostra, ed è visitabile per la prima volta in Francia, dal 10 febbraio al 10 maggio presso l’Espace Dalí di Parigi.

Una collezione di più di cento tra acquarelli, oli, schizzi, disegni e fotografie, dedicati proprio a Sabater. Un amico che si è lasciato scappare un simpatico aneddoto riguardo il disegno realizzato durante l’ultima traversata sulla Queen Elizabeth II. A bordo del transatlantico in rotta per New York il segretario aveva impedito lo scandalo, rasserenando la collera del pittore, adirato contro la moglie nel casinò di bordo. Per ringraziarlo Dalí gli donò un disegno rappresentante proprio quell’occhio vigile che lo aveva sottratto dal ridicolo!

Signé Dalí
Signé DalíSigné DalíSigné DalíSigné Dalí

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La bellezza della matematica in mostra a Parigi

pubblicato da Sara R.

Devo ammettere di averci messo un po’ ad assimilare l’idea che in francese, la matematica, si traduca quasi sempre al plurale. Dopo un’acuta e contorta riflessione, sono arrivata alla conclusione che si tratti di una specie di dovuto riconoscimento, comprensivo della diversità di punti di vista e di teorie che si compenetrano o si escludono, nell’affascinante universo dei numeri. Detto ciò, il mio contributo scientifico non poteva che arrestarsi ad una considerazione di ordine linguistico, che non esclude il portato di meraviglia derivante dall’ammirazione della bellezza e dell’equilibrio basati sulle più attente proporzioni.

Non a caso il titolo della mostra ospitata fino al 18 marzo presso la Fondazione Cartier di Parigi, nella nostra lingua suona un po’ così, Le Matematiche: un improvviso cambiamento di scenario, ma potrebbe anche essere, la bellezza dell’altrove, avvicinandosi di più alla traduzione in inglese “A Beautiful Elsewhere”. In ogni caso l’evento sarà accompagnato dalle “notti dell’Incertezza”, una serie di incontri di “approccio obliquo” che completeranno il contenuto dell’esposizione attraverso i punti di vista della musica, della finanza e della cosmologia. In fondo lo aveva già capito Galileo che per comprendere il gran libro dell’universo, bisognava saper leggere la lingua matematica nella quale è scritto.

Video da fondation cartier

Via | fondation.cartier.com

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Ra’anan Lévy al Musée Maillol di Parigi

pubblicato da Sara R.

Ra’anan Lévy a ParigiGli “scorci domestico-apocalittici” che emergono dalle opere dell’artista israeliano Ra’anan Lévy, hanno qualcosa di più del reale, una sorta di scintilla che sembrerebbe porle in una dimensione parallela, esistente, ma in una maniera che le è terribilmente propria. Perché i suoi soggetti, solo apparentemente familiari, rivelano delle prospettive intimamente complesse, all’interno delle nostre stesse case. Gli appartamenti vuoti prima nell’intervallo tra un inquilino e l’altro, i lavabi, i tappi e gli scoli, sono solo alcuni degli esempi di questi “disegni entificanti”.

Ma la protagonista dell’ultimo periodo, “immortalata” in gran parte dell’esposizione è l’acqua. Che scorre dai rubinetti per colare lungo i pavimenti, insinuarsi nelle fessure dei listelli di legni fino ad arrivare alle scale. Un acqua “delicata ma perentoria”, che sembra non avere alcuna intenzione di arrestare il suo corso, (anzi) che resta anche sotto forma di memoria, nelle macchie e negli aloni causati dall’umidità trasmessa. Un’acqua che sembra precipitarci inevitabilmente verso il punto di caduta, verso la scoperta dell’apocalisse che ha annichilito l’umano sul crinale di una cascata rovinosa, che si annuncia già nella solitudine degli ambienti, per restare, unica testimone di vita e di morte.

Se ne parliamo proprio adesso è perché, e questi stessi lavori su tela e su carta, ad olio, pastello o tempera, ai quali facciamo riferimento, è stata dedicata una mostra, visitabile fino al 12 febbraio, presso il Musée Maillol di Parigi. In quella stessa capitale francese, “patria d’adozione” dal 1989, dopo l’affezionata Gerusalemme, nella quale Lévy ama trascorrere gran parte del suo tempo.

Immagini da museemaillol.com

Ra’anan Lévy a Parigi
Ra’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a Parigi

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I corpi "messi a nudo" di LNA

pubblicato da Sara R.

I corpi
Dopo Danielle Choukron ecco LNA. Nome d’arte di Hélèna Avron, pittrce francese che ha girato il mondo in lungo e in largo, prediligendo le terre posate sul bordo dell’acqua. Non è sicuramente un caso se i suoi “pellegrinaggi artistici” alla ricerca della “forma delle cose” l’hanno portata dalla suo villaggio d’origine sulle alture della Lozère (regione montagnosa del centro-sud) alla Groenlandia alle Isole Grenadine fin in Australia, non lo è neanche la posizione del suo attuale atelier a due passi dal Canal de l’Ourcq di Parigi e tanto meno la sua esposizione “Corpi e decori, disegni e pitture”, visitabile presso la Biblioteca del XIX arrondissement, dedicata al grande etnologo Claude Lévi-Strauss (che di viaggi di scoperta se ne intendeva), fino alla fine del mese in corso.

Il mio motore è l’emozione. Questa esposizione parte da ciò che è più importante ai miei occhi, come gli esseri, uomini e donne, s’incontrano: non s’incontrano! L’apoteosi di questa ricerca mancata è proprio la coppia. Sono partita da uno stile un po’ accademico per poi arrivare all’anima del mio lavoro, che riflette naturalmente la mia stessa vita affettiva. Ho utilizzato mille strumenti e altrettante tecniche, dall’acquerello, al pastello, all’inchiostro, all’acrilico e all’olio, ma tutte le opere hanno un importante punto in comune: partono da modelli viventi!

Perché sono proprio le rappresentazioni dei corpi i suoi soggetti preferiti. Donne mollemente allungate di spalle, di fronte, colte nel riposo o nell’ammiccamento. Uomini forse leggermente meno a loro agio nel “costume adamitico”, ma altrettanto ricchi di significati. Un movimento che si snoda dal monocromo “all’orgia cromatica”, per un’esperienza visiva che è lungi dal lasciare indifferenti.

Via | bibliotheques.activites.paris.fr

I corpi
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Julião Sarmento e le sue "cancellazioni"

pubblicato da Sara R.

Julião SarmentoJulião Sarmento è portoghese, ma le sue opere esposte fino al 18 febbraio presso la Galleria Daniel Templon di Parigi, lasciano intravedere qualche parola nella lingua del paese ospitante. Si tratta, di grandi tele dall’effetto “sottile ed enigmatico”, esplorazioni intime di quel non-luogo che unisce discretamente il desiderio e la sua rappresentazione, racchiuse in un percorso, intitolato “Qualche gioco proibito”, che si arricchisce di una performance video e di un’installazione inattesa.

I soggetti sono “ciò che non è presente”, a dire dello stesso Sarmento, le sue figure hanno la ragione della sparizione, si collocano infatti nell’instabile interregno della cancellazione, in quello stadio intermedio che precede l’inesistenza senza pertanto potersi collocare nel novero della piena esistenza. Un effetto da ricollegare alla particolarissima tecnica d’esecuzione che si basa sull’associazione di frammenti di fotografia, testi e immagini grafiche, sotto uno spesso strato di acrilico.

Via | danieltemplon.com

Julião Sarmento
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La storia delle streghe tra mito e realtà

pubblicato da Sara R.

La storia delle streghe tra mito e realtà
La storia delle streghe tra mito e realtà (traduzione italiana dell’originale Sorcières. Mythes et réalités) è un’esposizione tutta dedicata al mondo della stregoneria femminile e alle sue numerosissime rappresentazioni artistiche. Si trova al Musée de la Poste di Parigi, spazio che occupa con una noncuranza che ha dell’incredibile, fino alla fine di marzo.

Si può (e forse a rigore si deve persino) ammettere che il soggetto abbia dello “scabroso”, nel senso più intenso del termine. Le streghe hanno sempre fatto parlare di loro, dalla bellezza alla bruttezza leggendaria, dagli immensi poteri alle misteriose pozioni. Ogni modo di fare, atteggiamento, abitudine è stato traslato dalla scrittura e dalla pittura, fino a fissarsi nell’immaginario collettivo, costruendo dei ritratti ricchi e a tratti inquietanti.

Una molteplicità d’aspetti che viene scandagliata, in continuità con gli studi sociologici e etnografici in prospettiva storico-evolutiva, fino a raccordarsi con l’attuale attrazione, soprattutto giovanile, per fate, streghe & affini. In fondo le Witch che fanno impazzire le bambine non sono che “versioni glamour” delle nostre care vecchie streghe, senza nasone con verruca e scopa ovviamente!

La storia delle streghe tra mito e realtà
La storia delle streghe tra mito e realtàLa storia delle streghe tra mito e realtàLa storia delle streghe tra mito e realtàLa storia delle streghe tra mito e realtà

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"Il teatro del crimine" a Parigi

pubblicato da Sara R.

Gli auguri di Natale sono un po’ stucchevoli? Ne avete abbastanza di messaggini che prospettano un nuovo anno di serenità e gli angioletti obesi e sorridenti vi danno il voltastomaco? Benvenuti del club di coloro che non amano tutta l’atmosfera zuccherosa che gira attorno all’ultimo mese dell’anno, che tende per di più a prolungarsi fino a metà gennaio. Uno dei modi per sopravvivere passa proprio per una bella iniezione di realtà, e se si tratta di risvolti cruenti, è ancora meglio. Eccovi qui un’esposizione destinata agli “stomaci forti”, che non a caso è intitolata “Il teatro del crimine”, e sarà visitabile fino al 4 febbraio 2012 presso la Biblioteca di Letteratura Poliziesca di Parigi.

Un’occasione imperdibile per trovarsi faccia a faccia con delle fotografie della vera polizia scientifica, del genere che non viene mai reso pubblico e che finisce per marcire negli archivi confidenziali. Nel caso specifico si tratta di una ventina di scatti realizzati tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 da Rodolphe Archibald Reiss, celebre criminologo e fondatore dell’Istituto di polizia scientifica dell’Università di Losanna, e dal suo collega Alphonse Bertillon, inventore dell’antropometria giudiziaria e divulgatore dell’identificazione dei colpevoli attraverso le impronte digitali. Immagini dalla marcata dimensione estetica e dall’intensa carica emozionale che rivelano molti indizi sulla vecchia maniera di analizzare le scene del delitto.

Via | action-suspense.over-blog.com


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"I poemi visivi" di Michel Kirch

pubblicato da Sara R.


Ma chi è Michel Kirch? Di lui si sa che era un medico, ieri, e che oggi si dedica alla produzione di “favole visive” che vedono come protagonista un solo unico personaggio e lo spazio che lo avvolge circondandolo, a volte, isolandolo nei suoi pensieri, altre. Quaranta dei suoi lavori fotografici sono esposti fino al 29 dicembre presso l’Espace Pierre Cardin Evolution, nel quartiere parigino del Marais. Quaranta aperture, altrettanti portali che rompono il confine fra il tempo e lo spazio collocandosi in una posizione che ricorda quella dei poemi epici, costantemente sospesi tra reale ed immaginario. Quaranta squarci insomma, persi nel contrasto tra la luce e le ombre che acceca il bianco, il nero e i numerosi grigi conseguenti.

Un essere sul limitare della foresta che ricorda certe riflessioni heideggeriane ai confini fisici e mentali della Foresta Nera e che si possono cogliere appieno nelle parole dello stesso Kirch:

Il mio paesaggio interiore, espresso attraverso una fotografia, diventa una geografia dell’anima tessuta all’interno della materia del reale. Perché è la realtà che costituisce la magia della fotografia… la sua prevalenza, per quel che mi concerne, su tutte le altre arti visuali. Costruire una finzione con materiali di un’incontestabile realtà, è una sfida estremamente eccitante. Vi si rivela un qualcosa che scaturisce un’energia sconvolgente. E ciò è ancora più vero poiché mi sono imposto di lavorare solo con foto che ho scattato personalmente, come se si trattasse di assicurare un legale subliminale, una coerenza energetica.

Il reale è un punto di riferimento, un’installazione inevitabile, ma ciò non toglie che la sua definizione sia delicata e spesso persino arbitraria.

Via | lemonde.fr

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Quando l'umile diventa Re nelle foto di Iris della Roca

pubblicato da Sara R.

Le foto di Iris de la Roca
Se il Re non è l’umile, che l’umile sia Re! E’ questa la filosofia che anima il lavoro della giovanissima artista Iris della Roca, esposte fino all’8 gennaio presso l’Espace La Vallee Village. Non ti guardano mai negli occhi i bambini delle sue foto, e se lo fanno è attraverso grandi occhiali da sole, possibilmente scuri, o di traverso, quasi di sottecchi, come per spiarti. E’ anche per questo, forse, che le immagini in questione hanno un che di diverso, di sottile e sfacciato allo stesso tempo, come solo quel momento terribilmente sfuggente al limitare tra l’infanzia e l’adolescenza, sa esserlo. Nei riquadri ci sono i più deboli e indifesi degli “umili delle favelas”, i più teneri e timidi e i più aggressivamente coinvolti nel meccanismo infame dello sfruttamento, quegli stessi “fragili incanti dai nervi d’acciaio” che la stessa Iris incontra nei lunghi mesi passati in Brasile.

Negli suoi scatti ci sono solo loro. Sotto il trucco da stars, i cappelli a tesa larga e le velette a pois anni ‘50, dietro le scene da film costruite ad arte sui tetti dei palazzi in rovina, c’è l’anima pulsante della tristemente famosa Rocinha, la più grande delle favelas di Rio de Janeiro: i suoi giovanissimi. E non importa se sullo sfondo ci sono montagne di detriti, non importa se il letto nel quale hanno cercato di dormire la notte prima degli scatti era terribilmente stretto e magari anche un po’ umido. Ciò che traspare dalle immagini è la necessità di dimenticare per un istante, di giocare a far finta di essere grandi, ricchi, rispettati, ma non più belli del reale, perché la bellezza è l’unico dono che, in questo angolo maledetto di mondo, non viene rifiutato quasi a nessuno!

Via | lavalleevillage.com

Le foto di Iris de la Roca
Le foto di Iris de la RocaLe foto di Iris de la RocaLe foto di Iris de la RocaLe foto di Iris de la RocaLe foto di Iris de la RocaLe foto di Iris de la RocaLe foto di Iris de la Roca

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