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Parigi e i disegni di Bourdelle

pubblicato da Sara R.

i disegni di BourdelleEmile-Antoine Bourdelle è una gloria della scultura moderna, ma la sua “statura artistica” è stata troppo smesso messa in ombra dal genio del grande Rodin, che seguiva come praticante e assistente. L’ironia della sorte ha voluto la quasi-coincidenza di tempi di due mostre particolarissime, entrambe ospitate presso i rispettivi musei dedicati, nella città di Parigi. E non si tratta di un confronto tra opere “eminentemente plastiche”, ma del raffronto tra i loro schizzi. De “La saisi du modèle” ospitata al Museo Rodin, vi abbiamo già parlato, eccoci qui a “colmare l’ingiusto scarto” presentandovi anche di “…Que du Dessin”, presso il Museo Bourdelle.

Per chi avesse la chance di trovarsi “all’ombra della Tour”, vi consigliamo di visitarle entrambe, magari una dopo l’altra, per poter apprezzare appieno i meccanismi di influenza che uniscono diverse modalità di espressione. Con Bourdelle vi troverete catapultati nell’universo che unisce declinazioni mitologiche e attrazioni formali michelangiolesche, suggestioni classiche e profili familiari, racchiuse in circa duecento fogli, molti dei quali inediti, selezionati durante l’inventario dei settemila schizzi appartenenti al fondo museale. Vi si può rintracciare buona parte del “percorso grafico” dello scultore, rendendogli omaggio a centocinquant’anni dalla sua nascita e riscoprendo alcune direttrici che sono “germogliate” nel lavoro di un suo valente allievo di nome Giacometti.

Via | paris.fr

i disegni di Bourdelle
i disegni di Bourdellei disegni di Bourdellei disegni di Bourdellei disegni di Bourdellei disegni di Bourdelle

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Nell'universo di Lionel Estève

pubblicato da Sara R.

Lionel Estève
Ho camminato e camminato, lo avrei fatto comunque. Si tratta di una specie di rito parigino del sabato, risveglio non traumatico e in orari a dir poco elastici, brunch sostanzioso e tour per gallerie. E’ così che si comincia il week end nella capitale francese. E non c’è giro che si rispetti che non passi per la Galleria Perrotin. Ma di questo abbiamo già parlato. Lionel Estève invece non ve lo avevamo ancora presentato.

Ebbene eccolo qui questo artista lionese, classe ‘67, trapiantato in quel di Bruxelles. Eccolo pronto ad esorcizzare paure ataviche con i suoi serpenti morbidi e colorati, a rievocare esperimenti geometrici di pregevole fattura che non possono non ricordarci epoche di giochi ottico-dinamici con i suoi quadri monocromi, a ripercorrere sentieri di pietre e di stelle in stagni immaginari. Senza contare le maniglie, talmente ben integrate nell’ambiente, da esserne quasi assorbite. Perché in fondo un’opera d’arte può nascere da tutto ciò che suggerisce un richiamo alla vita.

Via | perrotin.com

Lionel Estève
Lionel EstèveLionel EstèveLionel EstèveLionel Estève

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Décadence alla galleria Yvon Lambert

pubblicato da Sara R.

Décadence da Yvon Lambert
L’artista alla moda, è sulla bocca di tutti. Il suo nome affolla i giornali, le trasmissioni televisive. La sua faccia è un po’ ovunque e, gloria del beato narcisismo, potrebbe davvero cominciare a “sentirsi arrivato”. Errore fatale da “principiante del mondo dell’arte”, mania pericolosissima e dai risvolti a tratti grotteschi. Smontare il mito, questa si che è un’attività à la page, ed ecco il colpo di genio della galleria Yvon Lambert di Parigi. Se tutto va verso un progressivo decadimento, è proprio all’apice del riconoscimento che si occupa la giusta posizione per riflettere sulla discesa che avvolge l’intera società attuale.

Cinque nomi “al culmine”, Loris Greaud, Douglas Gordon, Gardar Eide Einarsson, Francesco Vezzoli, Cerith Wyn Evans per interpretare uno “stato d’animo” condiviso, per eviscerare le più intime ragioni del declino e rappresentarlo, nelle forme e nei modi del “tentato coinvolgimento emotivo”. Appello muto che si consolida nella complessa istallazione “A word of absolut relativity” di Greaud. Un susseguirsi di sedie accostate e racchiuse in cubi di plexiglas, tele ricoperte di viscere bianche di animali, il tutto circondato da neon, per una visione a dir poco straniante. Se l’italiano Vezzoli, presenta autoritratti nelle vesti leggendarie del sole e della luna, e Gordon scarnifica il volto di James Dean e David Bowie, gli stendardi bicolore di Eide Einarsson gridano un mondo, affascinate nel suo essere indubbiamente perdente e perduto, nelle luci di Wyn Evans. Perché in fondo lo diceva già Jean Cocteau che:

la decadenza è quel lungo istante nel quale la civiltà diventa eccellente.

Via | re-title.com

Décadence da Yvon Lambert
Décadence da Yvon LambertDécadence da Yvon LambertDécadence da Yvon LambertDécadence da Yvon Lambert

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Into the Woods: nel bosco dell'arte

pubblicato da Sara R.

Into the Woods
Ci sono alberi ed animali magnifici, piante di ogni genere e composizioni a metà tra il vegetale e il minerale. Si tratta di esseri dall’aria mitica che sembrano usciti dalle pagine di un racconto di Hans Christian Andersen, personaggi che ci incuriosiscono, che solleticano il lato più nascosto dell’immaginazione e ci invitano a perderci in questo “bosco metropolitano” che sembra aver “sconfitto” la barriera del bianco che lo circonda, per lanciarsi in una “singolare impresa di colonizzazione”.

Se le intenzioni non fossero sufficienti, basta guardare la scala in fasci di legno, ogni gradino è un piccolo passo verso una dimensione altra, fatta di folletti nascosti e di sussurri di fate silvestri. Ma non abbiate paura cadano le foglie, nell’esposizione curata dal Commissario indipendente Daria de Beauvais (la stessa Daria che si occupa anche delle attività del Palais de Tokyo), presso la Galerie des Galeries di Parigi, ogni cosa ritorna velocemente al suo posto.

Quale migliore occasione per perdercisi davvero, in questa “foresta di simboli” di baudeleriana memoria, in queste derive immaginate da undici grandi artiste contemporanee. Lasciarsi andare leggermente e ritrovare l’incanto delle fiabe, quel sottile e stimolante brividino che attraversa le membra assopite sul limitare del sogno. Una danza fatta di donne e delle loro seducenti visioni.

Via | artistikrezo.com

Into the Woods
Into the WoodsInto the WoodsInto the WoodsInto the WoodsInto the WoodsInto the Woods

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La Galleria Perrotin

pubblicato da Sara R.

Galleria Perrotin
Appassionati d’arte in viaggio a Parigi, uguale immancabile giro per le gallerie del Marais, e c’è davvero da perder la testa. Si può persino affermare, senza aver paura di esagerare, che quasi ogni porta che si apre sulle strade del quartiere, nasconde uno di questi “scrigni preziosi” dedicati ad accogliere le primizie della produzione artistica moderna e contemporanea. Ma il tempo scorre veloce, allora non resta che armarsi della pubblicazione gratuita, “Galeries mode d’emploi”, disponibile un po’ ovunque e anche sul sito della Fondazione Ricard, che la distribuisce, e partire all’attacco.

Il “Gran Tour” può avere inizio, ma solo dopo aver aguzzato la vista, perché alcuni tra i luoghi più incredibili della capitale francese, sono poco visibili, e spesso dietro stradine laterali ed empasse, si celano delle “gioie completamente inaspettate”. Una di queste è proprio la Galleria Perrotin, nata per iniziativa del visionario Emmanuel (il cui cognome lo potete facilmente immaginare).

Un giovane gallerista che dopo aver esordio appena maggiorenne, con uno spazio dedicato all’arte ricavato dal suo stesso appartamento, ha saputo costruirsi una reputazione di tutto rispetto investendo in rue Louise Weiss, una delle destinazione più avanguardiste dell’arte contemporanea parigina e, soprattutto portando agli onori della cronaca le opere choc di un’artista britannico che non dovrebbe suonarvi sconosciuto. Si tratta nientepopodimenoche dell’osannato e criticato Damien Hirst. Vent’anni dopo un debutto così originale, ha deciso di passare sul continente americano, senza però trascurare le sue origini.

La galleria parigina vale almeno una visita, dietro il doppio scalone dalla foggia classicheggiante, la statua centrale e le tradizionali ringhiere in ferro, si nasconde un mondo su tre livelli, dedicati ad esposizioni temporanee di grandi artisti e allo show room che conserva molti “colpi di fulmine degli inizi” diventati oggi affermati e riconosciuti, come Sophie Calle o Jean-Michel Othoniel. Il tutto congiunto da una scalinata metallica centrale ed affacciato su un giardino interno “popolato di statue”. Grandi spazi all’ombra dei tetti parigini, per un indirizzo davvero da non perdere!

Galleria Perrotin
Galleria PerrotinGalleria PerrotinGalleria PerrotinGalleria Perrotin

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"L'invention du sauvage" in mostra a Parigi

pubblicato da Sara R.

Negli stessi giorni infiammati dalla polemica incentrata sulle scioccanti dichiarazioni del Ministro dell’Interno francese Claude Guéant, (il quale durante una seduta dell’Assemblea Nazionale, ha affermato testualmente “Tutte le civiltà non si equivalgono”, scatenando l’ira della sinistra e non solo) si svolge a Parigi un’interessante esposizione intitolata “L’invention du sauvage”.

Una mostra che si concentra proprio sul “processo di formazione” della figura del selvaggio, a partire dagli scritti di Rousseau, nei quali il filosofo esprimeva una nostalgia vicina allo stato di natura, fino ai problemi di integrazione delle immigrazioni di terza generazione, che affliggono ancora oggi, anche paesi dalla pluricentenaria tradizione di meticciato.

Un corpus di ben 600 opere, composto da sculture, quadri, affiche, cartoline, fotografie, costumi, selezionate per la loro valenza simbolica, contribuisce a fare entrare i visitatori nel pieno del soggetto analizzato, ma è anche e soprattutto il sostegno delle pellicole d’archivio proiettate, a restituire un panorama composito dell’industria dello “spettacolo esotico”. Una fiorente attività commerciale che, oltre ad impiegare la bellezza di 35.000 figuranti in tutto il mondo, è stata uno dei punti focali dell’intrattenimento a partire dagli inizi del XIX° secolo fino ad oltre la metà del XX°. Strumento di propaganda dalle dubbie utilità scientifiche, che ha profondamente influenzato la “maniera occidentale” di rapportarsi all’altro.

Il curatore, Lilian Thuram, ex-calciatore francese originario delle Antille, passato dai campi all’impegno contro il razzismo, che conduce grazie alla fondazione che porta il suo nome. Un volto noto del mondo dello sport per un evento culturale che, a suo stesso dire, vuole far riflettere sul:

razzismo come costruzione intellettuale, ma anche sull’alterità stessa, e sulla natura dei nostri pregiudizi, per comprendere come superarli

Video da quaibranly

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"Energheia" alla Galleria Lisette Alibert di Parigi

pubblicato da Sara R.

Energheia a Parigi
Alla galleria Lisette Alibert di Parigi va in scena la purezza dell’energia. Parliamo di una specie di “istantanea esplosione” che viene fuori dalla mostra “Energheia”, evento artistico dedicato al tema del tessuto, organizzato in collaborazione con la città di Montrouge. Dall’Italia alla Francia, la creatività viaggia sulle ali di seta dei materiali più preziosi e di quelli più semplici per affermare un “simultaneo diritto all’esistenza”, che vede nell’illusione artistica, la più completa delle realizzazioni.

Sembra che nella splendida cornice di Place des Vosges, il “quadrilatero dell’arte” contemporanea d’oltralpe, sia contenuta tutta la concentrazione attiva e dirompente che può essere racchiusa in quadro. Un “soffio vitale” che ha assunto la forma eterea delle opere di Hausey-Leplat, Mahé Boisel, Kako Noel H., Silue, Ester Maria Negretti, Mimmo Totaro e che prosegue nella direzione tracciata dal Miniartextil, importante appuntamento artistico comasco attualmente ospitato presso il Salons de l’Hotel de Ville di Montrouge.

Energheia a Parigi
Energheia a ParigiEnergheia a ParigiEnergheia a Parigi

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"Signé Dalí" in mostra le opere offerte a Sabater

pubblicato da Sara R.

Signé Dalí

Enrique Sabater di mestiere faceva il giornalista prima di incontrare Salvador Dalí. Tutto accade nell’emblematica estate del ‘68, quando il reporter trentaduenne bussa alla porta dell’atelier catalano di Port Lligat, dove il pittore ultrasessantenne si è ritirato negli anni ‘30 con l’amata Gala. Il loro è un “appuntamento fatale”, che si prolunga nei dieci anni che seguiranno. Un lungo periodo di tempo nel quale Sabater farà visita all’artista ogni giorno, entrando nelle sue grazie fino a guadagnarsi l’incarico di fotografo ufficiale prima e di segretario personale dopo.

Tra i due si svilupperà un rapporto d’amicizia, fatto di condivisione artistica e di complicità. Una relazione composita nella quale il “Dali surrealista-genio del travestimento” lasciava spazio all’uomo bisognoso di condividere il senso della sua arte. Il risultato di una tale “corrispondenza di spirito” è stato riunito in una mostra, ed è visitabile per la prima volta in Francia, dal 10 febbraio al 10 maggio presso l’Espace Dalí di Parigi.

Una collezione di più di cento tra acquarelli, oli, schizzi, disegni e fotografie, dedicati proprio a Sabater. Un amico che si è lasciato scappare un simpatico aneddoto riguardo il disegno realizzato durante l’ultima traversata sulla Queen Elizabeth II. A bordo del transatlantico in rotta per New York il segretario aveva impedito lo scandalo, rasserenando la collera del pittore, adirato contro la moglie nel casinò di bordo. Per ringraziarlo Dalí gli donò un disegno rappresentante proprio quell’occhio vigile che lo aveva sottratto dal ridicolo!

Signé Dalí
Signé DalíSigné DalíSigné DalíSigné Dalí

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La bellezza della matematica in mostra a Parigi

pubblicato da Sara R.

Devo ammettere di averci messo un po’ ad assimilare l’idea che in francese, la matematica, si traduca quasi sempre al plurale. Dopo un’acuta e contorta riflessione, sono arrivata alla conclusione che si tratti di una specie di dovuto riconoscimento, comprensivo della diversità di punti di vista e di teorie che si compenetrano o si escludono, nell’affascinante universo dei numeri. Detto ciò, il mio contributo scientifico non poteva che arrestarsi ad una considerazione di ordine linguistico, che non esclude il portato di meraviglia derivante dall’ammirazione della bellezza e dell’equilibrio basati sulle più attente proporzioni.

Non a caso il titolo della mostra ospitata fino al 18 marzo presso la Fondazione Cartier di Parigi, nella nostra lingua suona un po’ così, Le Matematiche: un improvviso cambiamento di scenario, ma potrebbe anche essere, la bellezza dell’altrove, avvicinandosi di più alla traduzione in inglese “A Beautiful Elsewhere”. In ogni caso l’evento sarà accompagnato dalle “notti dell’Incertezza”, una serie di incontri di “approccio obliquo” che completeranno il contenuto dell’esposizione attraverso i punti di vista della musica, della finanza e della cosmologia. In fondo lo aveva già capito Galileo che per comprendere il gran libro dell’universo, bisognava saper leggere la lingua matematica nella quale è scritto.

Video da fondation cartier

Via | fondation.cartier.com

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Ra’anan Lévy al Musée Maillol di Parigi

pubblicato da Sara R.

Ra’anan Lévy a ParigiGli “scorci domestico-apocalittici” che emergono dalle opere dell’artista israeliano Ra’anan Lévy, hanno qualcosa di più del reale, una sorta di scintilla che sembrerebbe porle in una dimensione parallela, esistente, ma in una maniera che le è terribilmente propria. Perché i suoi soggetti, solo apparentemente familiari, rivelano delle prospettive intimamente complesse, all’interno delle nostre stesse case. Gli appartamenti vuoti prima nell’intervallo tra un inquilino e l’altro, i lavabi, i tappi e gli scoli, sono solo alcuni degli esempi di questi “disegni entificanti”.

Ma la protagonista dell’ultimo periodo, “immortalata” in gran parte dell’esposizione è l’acqua. Che scorre dai rubinetti per colare lungo i pavimenti, insinuarsi nelle fessure dei listelli di legni fino ad arrivare alle scale. Un acqua “delicata ma perentoria”, che sembra non avere alcuna intenzione di arrestare il suo corso, (anzi) che resta anche sotto forma di memoria, nelle macchie e negli aloni causati dall’umidità trasmessa. Un’acqua che sembra precipitarci inevitabilmente verso il punto di caduta, verso la scoperta dell’apocalisse che ha annichilito l’umano sul crinale di una cascata rovinosa, che si annuncia già nella solitudine degli ambienti, per restare, unica testimone di vita e di morte.

Se ne parliamo proprio adesso è perché, e questi stessi lavori su tela e su carta, ad olio, pastello o tempera, ai quali facciamo riferimento, è stata dedicata una mostra, visitabile fino al 12 febbraio, presso il Musée Maillol di Parigi. In quella stessa capitale francese, “patria d’adozione” dal 1989, dopo l’affezionata Gerusalemme, nella quale Lévy ama trascorrere gran parte del suo tempo.

Immagini da museemaillol.com

Ra’anan Lévy a Parigi
Ra’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a ParigiRa’anan Lévy a Parigi

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