Lo scorso venerdì un dipinto di Paul Gauguin in mostra alla National Gallery di Washington dal titolo Due donne di Tahiti è stato aggredito da una visitatrice, che ha provocato un grande scompiglio nella folla.
Al grido di “Questo è il male!“, Susan Burns, 53 anni, di Alessandria – Virginia, si è scagliata contro il dipinto di Gauguin in cui campeggiano due donne a seno scoperto. L’aggreditrice ha cominciato a battere violentemente i pugni sulla superficie di copertura di plastica del dipinto. Immediatamente è stata frenata e trattenuta da un ragazzo che stava visitando la mostra finché le guardie l’hanno bloccata e arrestata: adesso rischia il carcere ma potrebbero darle delle attenuanti per insanità mentale. Alla polizia avrebbe dichiarato: “sento che Gauguin è il male. Ha nudità ed è un male per i bambini. Ha due donne nella pittura e sono molto omosessuali. Stavo cercando di rimuoverlo. Penso che dovrebbe essere bruciato”.
Il dipinto, del 1899, è risultato illeso dalle prime analisi. Molto presto tornerà a far parte del display Gauguin: creatore del mito, fino al 5 giugno alla National Gallery. In passato, tra il 1978 e il 1979, le aggressioni si erano rivolte verso dipinti di Henri Matisse e Pierre-Auguste Renoir. Ancora Matisse era stato preso di mira a Roma, ai Musei Capitolini nel 1998.

Una natura morta con girasoli di Paul Gauguin del 1901 sarà la protagonista dell’International’s evening sale of Impressionist, modern and Surrealist art, il prossimo 9 febbraio 2011 da Christie’s. Si tratta di una tela dipinta a dieci anni dalla morte di Van Gogh, in suo ricordo. L’asta comprende 78 lotti (per una stima totale di prevendita di 109 milioni di sterline, circa 131 milioni di euro) e l’opera di Gauguin dovrebbe realizzare tra i 10 e i 12 milioni di euro.
Nature Morte a L’Esperance è un’opera storica di Gauguin, era presente alla prima retrospettiva dell’artista al Grand Palais di Parigi nel 1906 ed ha girato più di venti mostre in tutto il mondo. L’attuale proprietario è un collezionista europeo non meglio identificato.
Per gli acquirenti (cinesi, russi e mediorientali in prima fila) sarà possibile anche fare offerte per un paesaggio fauve di Andre Derain del 1905, Bateaux à Collioure, un dipinto di Georges Braque del 1938, Nature morte à la guitare (rideaux rouge), lavori di Dalì, Magritte e molto altro.
International’s evening sale of Impressionist, modern and Surrealist art


Il 30 settembre apre alla Tate Modern Gauguin: Maker of Myth, una grande retrospettiva dedicata al maestro, assente (per manifestazioni di questo tipo), dal territorio inglese da oltre 50 anni.
Post-impressionista e precursore del Modernismo, Gauguin con il suo stile radicale cercò di distanziarsi dall’Impressionismo.
La mostra, che include oltre 100 opere provenienti da collezioni museali e private, è stata studiata per dare una visione diversa rispetto all’immagine tradizionale associata all’artista e alla sua vita bohémien. Rivelerà al pubblico di oggi, la strategia narrativa di Gauguin, esplorando i miti e le favole, temi centrali della sua creatività.
I dipinti includeranno le pitture ispirate alla Britannia (dove già era iniziata la sua ricerca intorno ai temi religiosi, alla fiabe e ai miti) e quelle ad Haiti. Particolare attenzione è stata dedicata ai suoi autoritratti. Questo per mettere in evidenza le capacità interpretative di Gauguin.
Nella mostra sono stati inclusi anche altri tipi di lavori, come gli acquarelli, le ceramiche, le sculture, le lettere illustrate, i quaderni di disegno, proprio per mettere in luce il processo creativo e di studio. Rimane aperta fino al 16 gennaio 2011.

Il sito Artfund.org (che rappresenta sul web l’omonima organizzazione inglese a sostegno dell’arte) ha promosso nelle ultime settimane un sondaggio tra gli utenti. Si chiedeva di votare l’opera più romantica nella storia dell’arte.
C’era da aspettarselo che il pittore francese Paul Gauguin comparisse in questa speciale classifica. Il suo Nevermore, quadro dipinto nel 1897, ha raccolto quasi il 30% delle preferenze, aggiudicandosi il primo posto. Appena qualche voto in più di Roses di Samuel John Peploe (1920).
Terzo il celeberrimo Ritratto dei Coniugi Arnolfini di Jan van Eyck del 1434. Quarto il Rinaldo e Armida (1629) Nicolas Poussin. Chiude la classifica il Bacco e Arianna di Tiziano (1523). C’è da dire che agli utenti non era lasciata completa libertà di voto. le preferenze dovevano direzionarsi obbligatoriamente verso uno dei quadri di questa cinquina, opere scelte da noti personaggi pubblici inglesi.

Uno dei capolavori tardivi di Paul Gauguin verrà messo in vendita al Tefaf di Maastricht dal mercante d’arte Dickinson ad un prezzo per un prezzo di partenza di 18 di euro. Il proprietario ha deciso di razionalizzare la sua collezione e il quadro non è in sintonia con la raccolta.
Il Tefaf è una delle più influenti fiere del mondo d’arte e d’antiquariato e si svolgerà presso il MECC (Maastricht Exhibition and Congress Centre) nel sud dei Paesi Bassi dal 12 al 21 marzo 2010.
Deux femmes fu dipinto nel 1902, un anno prima della morte di Gauguin, mentre viveva a Hiva Oa, nelle lontane Marquesas Islands, 740 miglia lontane da Tahiti. Il pittore era giunto ad Atuona, la capitale di Hiva Oa, nel settembre del 1901, alla ricerca di un angolo ancora non contaminato dal colonialismo francese.

Hans Kaufmann e Rita Wildegans sono due storici dell’arte tedeschi che vogliono riscrivere (e in parte hanno già provato a farlo) la storia dell’orecchio tagliato di Vincent Van Gogh.
Nel loro avvincente volume: “L’orecchio di Van Gogh: Paul Gauguin e il patto di silenzio” Kaufmann e Wildegans sostengono che Van Gogh dichiarò di essersi tagliato da solo per difendere l’amico Gauguin, che invece fu l’esecutore di un gesto di rabbia, sferrato addirittura con una spada, durante una lite per le stradine di Arles, nella Provenza.
Il racconto “ufficiale” fino ad ora, o perlomeno la spiegazione più accreditata di uno dei tanti misteri che riguardano la biografia di Van Gogh, è stato quello che si inflisse da solo gravi ferite al volto, per messo di un rasoio, in un momenti di abbandono alla follia due giorni prima della vigilia di Natale del 1888. I due tedeschi non hanno prove documentarie, ma si affidano alla logica, davanti a un caso tutto sommato irrisolto, e a un celebre passo di una lettera di Van Gogh a Gauguin (l’ultima), in cui Vincent scrive: “Se tu resterai in silenzio, lo farò anche io”.
Via | New York Times
Dopo 10 anni di fiera esposizione, il cosiddetto “Fauno di Gauguin” dell’Art Institute of Chicago si è recentemente rivelato un “falso brillante e ben fatto”.
Il direttore della sezione museale dell’Istituto, James Cuno, è stato contattato per telefono da Scotland Yard, che gli ha comunicato, non senza un certo imbarazzo, crediamo, che la rarità di cui andava tanto fiero risulta parte della produzione della notissima “Greenhalgh Family”, magistrale “ditta” di falsari di Bolton, UK - con a capo ancora George, 84 anni - che è stata appena condannata per la produzione e la vendita di una finta statua egizia ritenuta autentica perfino dal British Museum.
Il tratto più curioso della vicenda del fauno - prodotto negli anni ‘90, e di cui si ignora ancora il prezzo pagato da Chicago - è che chi lo mise all’asta presso Sotheby’s (dove fu acquistato per conto dell’Istituto), dichiarò, con tale convinzione da non destare alcun sospetto, di essere discendente di un amico “molto intimo” del grande pittore francese. Che, fra l’altro, ha realmente scolpito in ceramica più di 70 piccole figure, anche mitologicamente meno accurate di questo pezzo unico e irripetibile.

Come già anticipato dai cugini di 06blog, si è aperta a Roma “Paul Gauguin – artista di mito e sogno”.
Dopo svariate delusioni, non mi aspettavo granché da questa ennesima retrospettiva impressionista organizzata al Vittoriano. E invece mi sono dovuto ricredere. Molti i pezzi importanti prestati da istituzioni di primo piano come Ermitage, Kimbell, Getty o Thyssen-Bornemisza.
Una panoramica completa sull’opera di Gauguin in cui le opere di scultura, incisione, xilografia e ceramica non servono solo a far numero, come spesso avveniva fino a qualche anno fa in questa sede espositiva, ma aiutano nella comprensione dei temi, spesso molto complessi, sviluppati dall’artista nei numerosi dipinti esposti.
Tra lettere e altri scritti, è divertente osservare come le cartoline turistiche di Pont-Aven dell’epoca, raffigurino gli stessi scorci e le stesse donne nei caratteristici costumi bretoni, dipinti da Gauguin o da Van Gogh.
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Il termine “simbolismo” ha sempre generato in me un po’ di confusione, perché viene usato per indicare indistintamente diversi gruppi di artisti sparsi tra ottocento e novecento e tra Nord e Sud d’Europa.
Mi soccorre questa mostra che, dopo essere stata a Ferrara, è appena approdata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma.
E’ una diligente rassegna che elenca più o meno tutto ciò che può essere accademicamente definito simbolista.
Si parte dai soliti “proto”, cioè quelli che anticipano ma che ancora non sono, in questo caso il cupo Böcklin (per intenderci quello de “l’isola dei morti”), il preraffaellita Dante Gabriel Rossetti, con le consuete languide idealizzazioni, e Puvis de Chavannes, che da quando è stato riscoperto è sempre massicciamente presente, a vario titolo, in qualsiasi esposizione sul XIX secolo.
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