
Sarà un Natale diverso quello che da oggi, mercoledì 8, a mercoledì 15 dicembre, ospiterà la Fondazione Alda Fendi nel Foro Traiano di Roma. Some disordered Christmas interior geometries, una performance di Ricci e Forte, andrà in scena per otto giorni, otto volte al giorno.
All’interno di Esperimenti, la rassegna annuale diretta da Raffaele Curi e Alessia Caruso Fendi (direttore del Silos), uno spettacolo antiborghese, una festa decadente. Venticinque minuti con undici performer, per il pubblico cinquanta posti alla volta. Per questo, l’ingresso è gratuito, ma la prenotazione obbligatoria (06.6792597 – 06.6793139).
Le radici pagane si scontrano con l’identità consumistica del Natale. L’arte contemporanea giunge in supporto proponendo nuove modalità narrative. Il teatro ricostruisce lo spazio delle connessioni e il tempo della riflessione.

Giovedì 18 - venerdì 19 novembre 2010 (h 20.30) la Fondazione Merz di Torino ospita Video.it 2010, rassegna di video e performance d’artista. Il tema di questa edizione (l’undicesima), organizzata da Artegiovane e curata da Francesco Poli, Francesco Bernardelli e Mario Gorni, è A Nord/Sud del Mediterraneo.
Dopo nove edizioni dedicate a portare allo scoperto il fermento artistico in Italia, dall’altr’anno la rassegna si è aperta ad una mappatura più vasta. Ciò è anche stato possibile grazie al costante lavoro di archiviazione di materiali audiovisivi del DOCVA Documentation Center for Visual Art (Careof – Milano, Fabbrica del Vapore).
La fluidità dei rapporti che legano tra loro le genti del Mare Nostrum, travalica la distinzione culturale tra popoli migranti e popoli residenti. Ne emerge così un percorso variegato, diviso in varie sezioni e cicli di proiezione (Mediterranean North - South: Mapping Hospitality; Resistance[s]; Being Different (is absolutely beautiful)), che descrive così un primo approdo lungo vecchie rotte.

Oggi cambiamo un po’ le carte in tavola. Anzitutto cominciamo col dire che l’opera da indovinare non è un ogetto, ma un’azione, o meglio, una performance.
Se non siete a conoscenza del lavoro di quest’artista, dovrete quindi cercare un po’ di informazioni in rete o altrove, perché, come sapete, difficilmente una performance si spiega in se stessa. Fatte queste premesse, come al solito, siete completamente liberi di esprimere cosa ne pensate nei commenti qui sotto…d’altronde è (solo) un gioco!

Entra nel vivo la programmazione della XIV Biennale di Carrara che, come vi avevamo annunciato, resta ad ingresso gratuito per l’intera giornata di oggi. Nell’occasione di Post Monument, Vanessa Beecroft è stata invitata a presentare un nuovo progetto che vedrà la luce sabato 28 agosto 2010 (h 18 - 22.00) presso gli Studi Nicoli, in Piazza San Francesco.
L’artista di origini genovesi, lavorerà come al solito utilizzando la potenza comunicativa dei corpi di giovani ragazze fra i 20 e i 30 anni, e chi volesse far parte della performance può fare domanda (biennaledicarrara.workshop[@]gmail.com // 0585-641477).
Il peso dell’esistenza si riproduce con la falsità dei canoni identitari imposti dai media alle donne, ma lo spirito femminile rimane con forza e rinnova l’essere umano grazie all’incontenibile forza rigeneratrice che segretamente il corpo contiene.
Ancora nessuna anticipazione per adesso sul lavoro che la Beecroft presenterà a Carrara, ma dopo le sue ultime performance a Milano (2009) e Napoli (2010), ci ritroveremo sicuramente qui a riparlarne.
Foto // Bill Thomson via Flickr
The Greenstone Group from Rifrazioni Festival on Vimeo.
Da oggi 29 lugio fino al 1 agosto, ad Anzio e Nettuno (Lazio), al via la V esizione di “Rifrazioni. Festival Internazionale di Arti Contemporanee“.
Dedicato performance, live art, danza, ricerca musicale e arti visive, il festival si concentra sulla realizzazione di interventi site-specific realizzati in spazi pubblici (urbani e non) capaci di creare una relazione e un dialogo con il territorio locale. Il Parco Archeologico Villa di Nerone, l’EX Divina Provvidenza, il Porto di Anzio, la Stazione ferroviaria di Nettuno, il Forte Sangallo, il Lido dei Pini, plessi di particolare rilavanza culturale per le due cittadine, ne saranno il teatro principale. È inoltre interessante il percorso con cui le opere arrivano alla rappresentazione pubbliche. Quale risultato di residenze artistiche, che in momenti precisi coinvolgono attivamente la popolazione locale, diventano l’atto finale di un percorso collettivo. Fra gli artisti che parteciperanno, presenze nazionale e internazionalo, fra cui ricordo: lo street artist Blu; il Teatro delle Albe; Fabrizio Crisafulli; Pino Genovese; il Collettivo Cinetico; Filibert Tologo; il Collettivo Angelo Mai - Blue Motion; Cyril Vandenbeusch; Roberto Sánchez-Camus; Olivier Ruellet, Amaro Ammore di Canio Loguercio, raduno poetico itinerante che raccoglierà le “suppliche d0amore” degli abitanti di Nettuno…
Concludo con la frase scelta dall’associazione Cercle, ideatrice del Festival, per introdurre questa edizione: “Per vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. Occorre per prima cosa scartare tutto cio’ che impedisce di vederla, tutte le idee ricevute, le immagini precostituite che continuano a ingombrare il campo visivo e la capacità di comprendere. Poi occorre saper semplificare, ridurre all’essenziale l’enorme numero d’elementi che ad ogni secondo la città mette sotto gli occhi di chi la guarda, e collegare i frammenti sparsi in un disegno analitico e insieme unitario […]” (trato da: Italo Calvino, Gli dei della città).
[Nel video: “The Greenstone Group”, performance dell’edizione 2009]
Questo video ve lo propongo non perché sia ben fatto, è solo una raccolta di immagini messe in uno slideshow. Ciò che mi ha colpito è il titolo: Street art learning tool, uno strumento d’apprendimento legato alla street art. In realtà l’autore non ha fatto molto, le immagini parlano da sole.
L’autore è uno studente di 21 anni che ha pensato di aiutare i suoi colleghi fornendo loro una conoscenza di base dei vari tipi di arte di strada. Se guardate circa a metà del video, scoprirete quindi che street art non è solo graffiti, ma anche performance, installazioni e tutto ciò che in qualche modo riguarda l’arte urbana nello spazio pubblico.
Quale miglior location per un festival dedicato alla performance che Matera? Mapa, Matera Performing Art, nasce come idea di residenza per far in modo che gli artisti sviluppino idee originali. Dietro il progetto Avi Kaiser e Sergio Antonino, artist in residence nella regione della Rurh, Capitale Europea della Cultura 2010.
Il Progetto è sostenuto dalla Fondazione Zetema, Centro per la valorizzazione e gestione delle risorse storico-ambientali e punta proprio a radicare le idee alla base delle singole performance sul territorio. Mapa infatti è un format itinerante concepito per coinvolgere l’anima più nascosta e splendida dei luoghi.
Una grande festa per appropriarsi coi piedi e con la mente di uno spazio tradizionalmente chiuso, l’Autostrada. Still Life Festival ha animato la giornata di domenica nella regione della Ruhr, in Germania occidentale. Una grande performance a cui hanno partecipato quasi 3 milioni di persone e che ha offerto ai media di tutto il mondo alcune immagini surreali dell’Autobahn A40 senza auto, invasa da pedoni e ciclisti.
Non è uno scherzo, un tratto di 37 chilometri di rete autostradale tra Dortmund e Duisburg, è stato chiuso ai veicoli a motore per il festival di strada più grande del mondo. Al posto di auto e camion, 20.000 tavole, in cui la gente ha portato in mostra la propria identità, la propria cultura.
Still-Life, Il tavolo è il tuo palcoscenico, come spiega Katharina Jarzombek, portavoce dell’evento: “Tutti possono portare qua la loro band, i loro interessi, i loro club e i loro gruppi di amici”. Perché tutto questo? Si festeggia Essen, Capitale Europea della cultura 2010, città nella Valle della Ruhr, fra Dortmund e Duisburg appunto, famosa in passato per la produzione di acciaio e carbone. Oggi che le zone industriali dismesse si sono trasformate in poli culturali e musei, la gente ha pensato bene di sovvertire per un giorno le regole e mettere in scena, in una enorme performance collettiva, la vita quotidiana e la cultura tedesca.

Di Francesca Woodman, fotografa nata nel 1958 a Denver, in Colorado, e morta suicida nel 1981, avevamo già avuto occasione di parlarvi. Il Palazzo della Ragione (piazza Mercanti) di Milano le dedica una grande mostra che, attraverso 116 scatti (di cui 15 inediti) e 5 video, ripercorre la sua breve ed intensa carriera.
La mostra apre i battenti venerdì 16 luglio e sarà visitabile fino al 24 ottobre 2010. Viene curata da Marco Pierini e da Isabel Tejeda. Padre pittore e fotografo, madre ceramista, la Woodman cominciò a farsi autoscatti all’età di 13 anni, documentando le ‘performance’ che realizzava con le amiche. Nove anni di attività molto intensa, alla ricerca delle modalità per comunicare visivamente la propria intimità. Scatti in cui a farla da protagonista è la poetica del corpo, un corpo spezzato, sprezzante, frammentato, esposto, in simbiosi con gli ambienti che lo ospitano. Il volto invece è nascosto e spesso assente.
In mostra ci sarà anche l’installazione Swan Song (La canzone del cigno), rcreata a Providence nel 1978. Cinque fotografie di grande formato (1m x 1m) collocate ad altezze variabili, una delle prime sperimentazioni sullo spazio espositivo della fotografia e l’interazione col visitatore.
Nel video qui sopra Marina Abramovich parla delle motivazioni che l’hanno spinta a preparare la sua ultima performance al Moma. In questi giorni, invitata ad uno show televisivo, per circa 50 mila euro ha accettato di rispondere ad una domanda scottante,”Come ha fatto pipì?”
L’artista è rimasta seduta nell’atrio del museo per tre mesi, più di sette ore al giorno, incontrando i visitatori seduta su una sedia senza braccioli, con un buco sotto per fare pipì, ma non l’ha mai usato. “Non ho mai voglia di fare pipì, mi sono seduta su un cuscino”. Per preparare la sua più lunga impresa, 716,5 ore di lunghezza complessiva, la Abramovic è divenuta vegetariana sei mesi prima della mostra, cominciando una dieta basata su cibo leggero e cereali. Una delle pratiche preparatorie era svegliarsi ogni 45 minuti durante la notte, per bere acqua e rimanere idratata.
Durante la performance ha ripercorso le varie fasi della preparazione attraverso gli abiti che indossava. Il primo mese l’abito blu, per “tranquillizzare la sua mente”. Il vestito rosso il secondo mese simboleggiava l’ “enorme quantità di dolore fisico” lei stava vivendo, in particolare dalla sua sedia senza braccia – e il gonfiore alle gambe. L’abito bianco, indossato durante l’ultimo mese, rappresentava “la chiarezza, l’immateriale”. Tutt’intorno a lei, nel museo, 36 artisti/performer mettevano in scena la grande retrospettiva delle sue performance.