Sono tante le manifestazione e i progetti legati a Arte Fiera 2010 di Bologna. Tra questi due giorni dedicati alla città, alla sua arte, alla sua storia: “Bologna si rivela”. Sabato 30 gennaio e domenica 31 gennaio, la Fondazione Cassa di Risparmio aprirà infatti al pubblico i primi luoghi del percorso “Genus Bononiae. Musei nella Città”.
Sabato dalle 19 alle 24 e domenica dalle 17.30 alle 23 sarà possibile visitare gratuitamente la Biblioteca d’arte e di storia di San Giorgio in Poggiale, Palazzo Fava, Palazzo Pepoli Vecchio, Casa Saraceni, la Chiesa di San Cristina, quest’ultima fondata nel 1247 e oggi auditorium musicale di grande fascino.
Il percorso, ideato da Philippe Daverio con la consulenza musicale di Christophe Daverio, è guidato da un tema, “La parola”, declinato in vari modi: recital, musiche, poesia accompagneranno i visitatori in questi posti, da (ri)scoprire. Nella gallery, una mappa dei luoghi interessati.
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Quest’anno la cerimonia di inaugurazione è stata officiata dal critico d’arte Philippe Daverio, che ha voluto mettere a confronto i i presepi di sabbia con i quadri da cui hanno tratto ispirazione. In videoconferenza Daverio ha poi tenuto una lezione spiegando che un progetto che utilizza 450 tonnellate di sabbia è un’esaltazione dell’effimero, ma il tema della Natività è qualcosa che farà per sempre parte della nostra cultura.
Proprio ieri domenica 6 dicembre si è dunque inaugurata l’ottava edizione di Sand Nativity, il presepe di sabbia di Jesolo, sulla riviera adriatica. Tra le presenze di artisti internazionali da sottolineare quella di Richard Marano. Grazie alla generosità dei visitatori il presepe ogni anno raccoglie risorse per progetti umanitari e fino ad oggi sono stati devoluti più di 300mila euro.
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Futurismo sì, ancora, ma visto attraverso una serie di manifesti. Così Alessandria presenta e ospita un evento legato al Movimento nell’anno delle sue celebrazioni. “A+B+C/F=Futurismo. 100 anni di parole in libertà” si potrà visitare nelle sedi di Palazzo del Monferrato e Museo del Cappello dal 14 giugno al 26 luglio.
Una raccolta dei più importanti manifesti del Futurismo per la cui inaugurazione, 14 giugno alle ore 17, è prevista una conferenza-spettacolo tenuta dal critico televisivo più simpatico, apprezzato e seguito: Philippe Daverio.
I manifesti sono il tema intorno a cui ruota la mostra, perché i futuristi amavano manifestare, spiegare, ri-costruire sulle proprie idee l’universo circostante. Possono essere quindi una buona chiave di lettura per comprendere l’Avanguardia futurista. Il percorso espositivo si apre con il Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti pubblicato su Le Figaro il 20 febbraio 1909, a cui seguono quasi 4 decenni di produzione teorica e di segni grafici. Ma non mancano lavori di altre tipo, come dipinti, sculture, fotografie del Museo Alinari, lettere e libri.
Una cosa che mi sembra molto interessante, soprattutto per chi ama l’architettura è la sezione curata all’interno della mostra (nella sede di Palazzo del Monferrato) intitolata “The visionary man”, che è dedicata a Antonio Sant’Elia e ai suoi progetti visionari. 30 opere sono messe a confronto con il pensiero sull’architettura di Daniel Libeskind. La sezione dei manifesti della moda è ospitata invece nella sede del Museo del Cappello. La grafica e la progettazione della mostra sono di Ugo Nespolo.
A B C/F = Futurismo. 100 anni di parole in libertà - Palazzo del Monferrato e Museo del Cappello di Alessandria






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Personalmente non vedo l’ora di vederla. Philippe Daverio cura una nuova mostra che aprirà il 14 maggio presso lo Spazio Oberdan di Milano: Americas Latinas, Las fatigas del querer. L’esposizione sarà collettiva, multipla, complessa e diversificata, così come lo è la realtà sociale, creativa, politica e culturale del Sud America, che ha generato e genera pulsioni e passioni artistiche estremamente dense.
L’arte contemporanea dell’America Latina è principalmente un’arte politica, fortemente caratterizzata da messaggi di ribellione, riflessione e rivoluzione. E’ un’arte decisa, comunicatrice, intrisa di realtà contemporanea, ma anche di memorie: la conquista, l’evangelizzazione europea, la violenza degli indigeni precolombiani…
Ovviamente parlare di “arte latino-americana” come di un’unità coerente è semplificatorio, se non impossibile e deviante. Infatti nella mostra si parla di Americas Latinas: tanti spunti provenienti da tanti mondi diversi, così lontani e così vicini anche a noi. Spunti poetici che vogliono solo essere una documentazione selettiva delle correnti e delle qualità artistiche maggiormente significative.
Di fatto la mostra sarà una narrazione della personale visione di Daverio sull’America Latina, e faranno parte della variegata selezione sia maestri ormai defunti sia artisti dell’ultima generazione.
I nuclei tematici della mostra saranno: sangue, morte, anima, natura e città. Nuclei che saranno anche ripercorsi attraverso i contributi di autori rappresentativi della cultura latino-americana.
Alcuni degli artisti in mostra: la cubana Tania Bruguera e le sue opere crude e spietate, il fotografo guatemalteco Louis Gonzalez Palma, i giovani cubani Los Carpinteros, il cileno Demian Schopf, il brasiliano José Rufino, Daniel Santoro, Vik Muniz e molti altri. Fino al 4 ottobre.
Americas Latinas, Las fatigas del querer





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La rassegna itinerante “Art & Entrepreneurship” di Credit Suisse, dopo varie capitali tocca Milano, dove il 23 ottobre viene presentata al Superstudiopiù dal critico più seguito del momento Philippe Daverio.
Si tratta di una mostra che raccoglie 19 artisti internazionali che presentano oltre 40 opere ispirate all’imprenditorialità. Cinque i valori chiave a cui gli autori si sono dovuti attenere nella loro opera creativa e cioè: visione, conoscenza, network, famiglia e responsabilità sociale. Temi che sono emersi da un sondaggio condotto a livello mondiale da Credit Suisse tra gli imprenditori.
Partita da Dubai la rassegna ha toccato New York, Berlino, Mosca e Ginevra. Dopo Milano arriverà a Londra alla Phillips de Pury Auction House per l’asta benefica finale del 23 novembre. Sul sito è possibile vedere le opere in vendita, il cui ricavato andrà in parte agli artisti e in parte in aiuto di “Room to Read”, onlus a supporto della formazione scolastica nei paesi in via di sviluppo.
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Ricca di suggestioni la tavolozza della manifestazione “Notti cangianti – Blu, rosso e bianco”, al via a Roma venerdì 5 settembre a Piazza Re di Roma. L’invito è ad “immergersi nel colore”, seguendo un percorso di “interstizi cromatici”, in particolare nelle tre tinte che, tra le altre, hanno ispirato l’arte e la storia della cultura moderna e contemporanea, dalla moda al cinema, dalla danza alla gastronomia, senza tralasciare la musica e il palcoscenico.
La kermesse en plein air, inserita nel calendario degli eventi dell’Estate Romana, si apre all’insegna del blu. Inaugurazione alle ore 18, con videoproiezioni e giochi di luce. A seguire un incontro con il critico d’arte e conduttore televisivo Philippe Daverio sulle intriganti applicazioni e sui significati di questo colore nell’arte, dalle ore 20.
Per concludere la serata, dalle 22.30, la performance di Alessandro Haber, che interpreta “Blu cobalto” del pittore, scenografo e regista britannico Derek Jarman e il concerto “Blu Jazz”, con l’orchestra FJOC.
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La città di Padova rende omaggio ad uno degli artisti più anticonformisti del ‘900: Antonio Bueno. E’ una mostra personale al Museo al Santo fino al 3 settembre e mi piacerebbe proprio vederla dal vivo. In primis perchè è una panoramica del periodo pittorico di Bueno, scomparso nel 1984, che alle opere affianca il fitto carteggio con grandi maestri del dopoguerra come De Chirico e Sciltian, e poi ci sono i reperti che definiscono la sua biografia: pubblicazioni, fotografie e oggetti personali.
Bueno era di origine spagnola e la sua carriera artistica è fiorita Parigi verso la fine degli anni ‘30, per poi evolversi con i “Pittori moderni della realtà” e in seguito nell’estetica metafisica degli oggetti. Per dipingere si ispirava al passato, soprattutto nelle tecniche e nei materiali, con cui però si lanciava nella sperimentazione più pura. In seguito ha passato varie fasi, come per esempio l’ “arte tecnologica”, e lambito la pop art, ma la sua peculiarità è indubbiamente il mirabile lavoro dedicato ai d’après lungo tutta la sua carriera, a partire dal pittore che lui amava di più: Ingres.
In ogni caso, diciamo che il curatore della mostra è già una garanzia, quel personaggio in tutti i sensi che è Philippe Daverio, a proposito, avete visto che bella la scorsa puntata di PassepArtout?
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Dopo il successo del 2007, torna Philippe Daverio con 4 nuovi appuntamenti, tra Roma e Milano, sulla creatività contemporanea.
“Daverio e CreativaMente” parte questa sera a Milano, dove si svolgerà il primo dei percorsi tematici affrontati in ogni incontro. Oltre al critico, che farà da moderatore, altri 3 personaggi protagonisti della cretività di oggi, argomento che appassiona addetti e non, pubblico e media.
Di seguito gli appuntamenti tematici e le date per città:
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Per celebrare i primi 20 anni della Galleria Gruppo Credito Valtellinese, la Fondazione del Gruppo ha deciso di presentare una mostra dedicata al tema dell’Ultima Cena.
Curata da Philippe Daverio e Dominique Stella, “Ultime Ultime Cene” propone la serigrafia a tema del 1987 di Andy Warhol, insieme a lavori recenti, o realizzati per l’occasione, di autori italiani e stranieri come Avalle, Finotti, Laugé/Manzi, Nitsch, Raysse, Recalcati, Spoerri, Velasco.
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Con l’autunno ecco che ritorna Passepartout con Philippe Daverio e tutti i suoi papillon.
Il programma che parla d’arte più famoso d’Italia, come di consueto, verrà trasmesso con cadenza settimanale la domenica alle 13:20 su RaiTre.
Nella prima puntata, “Abitare nel tempo”, in onda domani 28 ottobre, si parlerà anche della Biennale di Venezia.
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