
Se non avete ancora scelto cosa fare il prossimo weekend, Torino è una tappa imperdibile. Dal 2 al 6 novembre prossimo la città si trasforma infatti in un enorme condensato di mostre, incontri, performance ed eventi tutti all’insegna dell’arte contemporanea.
Eccovi un paio di appuntamenti secondo me da non perdere, con l’invito in ogni caso a guardarvi intorno se deciderete di spostarvi da quelle parti:
Piemonte Share Festival (2-13 Novembre, Museo Regionale di Scienze Naturali). Arrivato alla sua settima edizione, quest’anno Share Festival si confronta con un tema come sempre attuale: Cops & Robbers, ovvero guardie e ladri. Dall’appropriazionismo, all’interventismo, al plagiarismo, passando per le pratiche del fake, del mash up e del remix, il festival - fra i principali appuntamenti italiani dedicati alla cultura digitale - punta il dito su un aspetto che caratterizza da sempre l’arte “fatta in rete”: il suo essere al confine fra legalità e illegalità, in un territorio in continua ridefinizione (si pensi ad esempio al dititto d’autore). Imperdibile fra gli altri, l’appuntamento con Steve Kurtz, fondatore di Critical Art Enseble, il 4 novembre alle 18 presso il Museo Regionale di Scienze Naturali.
Paratissima (2-6 novembre, Quartiere di San Salvario). Che dire di questo appuntamento: andateci. È libero E gratuito, un’invasione festosa di un intero quartiere che si apre e si riorganizza per accogliere in appartamenti privati, botteghe, bar, ristoranti, caffè, giovani artisti di tutte le risme. Una non-stop affollatissima di persone che dura tutta la notte.
The Others (4-6 novembre). Appuntamento abbastanza nuovo, la particolarità di questo evento-fiera è la sua dedizione all’arte Emergente. Ad esempio, le gallerie ammesse a esporre sono giovanissime gallerie nate dopo il 2009. Sul sito maggiorni informazioni.
Infine, per i collezionisti e per chi non vuole rinunciare all’appuntamento classico e a vocazione internazionale di arte contemporanea tipicamente “da galleria”, tappa obbligata ad Artissima (4-6 novembre, Oval Lingotto Fiere).
L’ultimo argomento del mio reportage dal Piemonte Share Festival riguarda lo special project “R.I.O.T. / Reality Is Out There”, a cura del collettivo artistico Les Liens Invisibiles.
Il progetto consiste in una serie di interventi urbani visibili solo sul nostro smartphone, in una sorta di turismo paradossale. Una guida in realtà aumentata al centro storico di Torino dove nuovi universi o veri e propri monumenti, come quello dedicato alla “babana revolution” si sovrappongono alla realtà ordinaria, alterandola. é questa l’interpretazione che Les Liens Invisibiles danno al tema dell’errore.
RIOT ricorda il progetto “Google is not the map” di cui vi avevo a suo tempo già parlato, e su cui abbiamo interrogato il gruppo in una bella intervista. Il focus si sposta qui su una performace dal sapore ludico il cui scopo è una forma di hacking urbano realizzato attraverso il gioco: prese di mira alcune zone della città (come vedete nella foto in basso), coinvolgendo un gruppo di studenti le zone sono state rimappate e riempite di nuovi contenuti. La realtà aumentata, nuovo oggetto dell’immaginario mitico-tecnologico, diventa irrealtà dal momento che i contenuti rapresentati sono paradossali e sognanti: questa tecnologia si sposta dal suo uso standardizzato e realistico per abbracciare e diventare il luogo della moltiplicazione di infiniti mondi personali e per l’autorappresentazione.
Il risultato è una mostra di sculture invisibili che invadono la città, tutte da scoprire attraverso i prpri dispositivi smartphone (iPhone e Android nello specifico). Lunga vita all’irrealtà…
Obligatorio, a questo punto, uno sguardo sulle due opere premiate dalla giuria composta quest’anno da Jurij Krpan (direttore artitico Kapelica Gallery, Ljubjana) - presidente, Andy Cameron (direttore creativo interattivo, Wieden + Kennedy, Londra), Bruce Sterling (scrittore e giornalista, Austin), Fulvio Gianaria (presidente Fondazione Arte CRT, Torino).
Opera vincitrice di Share Prize è “Luzes relacionais” di Ernesto Clar. Presente lo scorso anno fra i finalisti, Ernesto ha prodotto un’opera minimale ma profondamente interattiva e di grande impatto. Entrando in una stanza buia, due linee di luce si stagliano a forma di cono sul pavimento. Un sottofondo di musica bassissima. Toccando il cono di luce, ecco che inizia a muoversi proprio come una tenda o un velo in modo del tutto realistico. A me è successo un fato del tutto singolare interagendo con l’opera: avevo la sensazione che questo velo di luce fosse dotato di una sua pesantezza, letteralmente si spostarlo con uno sforzo fisico anche se minimo. Può questo una suggestione visiva? Usi di un’istallazione ambientale del genere potenzialmente infiniti: una per tutte, uno spettacolo di teatro-danza.
Menzione d’onore è andata invece all’originale “0h!m1gas” di Kuai Auson (Equador), opera del 2008 una colonia di formiche, posta in un ambiente di sorveglianza audio e video, si trasforma in un DJ collettivo creando un ambiente fono-reattivo in cui il fenomeno estetico dello scratching si sovrappone al fenomeno di stridulazione delle formice come meccanismo di comunicazione. Anche questa opera è stata inserita in un ambiente compltetamente buio: bellissima l’estetica dellistallazione, una serie di cubi di vetro comunicanti attraverso tubi, chiusa agli esterni da due piatti in vinile. Come sfondo, la proiezione visiva dell’ambiente video e audio sorvegliato.
+ 1 per l’allestimento di quest’anno a Chara Garibalidi: americane essenziali, due grossi cubi arancioni a racchiudere le opere premiate, la matita simbolo grafico dell’edizione riprodotta in dimensioni giganti 3D ganno saputo valorizzare al meglio lo spazio.
[Nel video: l’opening del Festival dove non stenterete a riconoscere le opere citate. Consiglio di guardarlo, è molto bello]
Il secondo memento topico dei questo Share Festival lo dedico alla presentazione del Big Art Group, sempre il 6 novembre al Museo delle Scienza intorno alle 12.
La presentazione si è stata impostata sotto forma di una conversazione-dialogo con il prof. Antonio Caronia, con l’obiettivo di esplorare i contorni di una “società dell’informazione” dove l’errore, il glitch, i segnali di interruzione sono a tutti gli effetti diventati parte integrante delle strategie di marketing.
L’intro teorica del professore, rigorosa e profonda come sempre, ci introduce al senso e al valore epistemologico dell’errore, facendoci riflettere sui sistemi umani e su quelli artificiali. Presenti il fondatore e direttore di Big Art Group, Caden Manson, e Tom Sellar. Dal 1999 Manson ha ideato e svuluppato un particolare format di spettacoloinvented the definito “Real-Time Film“, un film che mentre si realizza è già contemporaneamente in onda e in scena: ibrido di cinema e teatro in cui gli attori ricombinano strutture formali di performance attraverso l’uso di improvvisazioni simultanee on stage e live video, a loro volta ricombinati con complesse coreografie, esibizioni di marionette, elementi autobiografici. Il loro lavoro usa a piene mani alta tecnologia e bassa tecnologia, cultura underground che proviene dai margini estremi della società e cultura mainstream (in particolare la produzione simbolica dei massmedia e gli immaginari pop derivati), con l’obiettivo esplorare e mettere in questione la nostra esperienza della vita contemporanea. Il risultato è uno spettacolo che ci disvela sotto gli occhi la finzione mediatica grazie ad un cortocircuito fra l’azione teatrale (performance degli attori sul palco) e montaggio televisivo (che anch’esso avviene in tempo reale sul palco): le azioni dei performer sembrano un assemblaggio privo di senso, che si ricompone solo guardandoli attraverso il monitor. Big Art Group ci fa percepire senza mezzi termini quanto ciò che i media, e in particolare la tv, ci offre come reale sia invece frutto di complesse operazioni di montaggio.
Il gruppo, arrivato nel 2006 a Senigallia al Teatro La Fenice con “House of no more“, è in tour e sarà presente con il suo novo spettacolo CITYRAMA a Torino il 14 novembre prossimo, presso il Teatro Stabile Torino: se ne avete la possibilità, consiglio sinceramente di andarli a vedere.
Anche quest’anno mi sono diretta a Torino perl’appuntamentamento annuale del Piemonte Share Festival con la new media art italiana e internazionale, e torno indietro con un raffreddore prossimo alla febbre. ma non importa, ne è valsa la pena.
Parti da quello che è stato per me il momento più bizzarro del Festival: toccare il terzo orecchio di STELARC. Ospite clou di questa edizione dedicata all’errore (”smart mystake”, titolo riuscitissimo), il performer si è esibito in un talk in cui abbiamo ripercorso insieme a lui le fasi della sua carriera, a partire dal suo “corpo architettonico”. Fra video e foto, lo abbiamo visto appeso a ganci e fili che gli trapassano la carne, in bilico su una piazza di Città del Messico, trasformare il suo stomaco in un “luogo” espositivo atto a ospitare una particolare scultura, azionare complessi esoscheletri, fare azionare il suo corpo da utenti in remoto per oltre 4 ore, impiantarsi un terzo orecchio sul breccio, una protesi carilaginea creata con la sua stessa materia biologica. Confesso di aver passato metà della conferenza lottando con l’orrore autentico di guardare quel corpo appeso pronto (per me) a lacerarsi in ogni istante…
Ma torniamo al mio personale incontro. La conferenza si è svolta presso il Museo delle Scienze il 6 novembre, molto pubblico, poco tempo per interazioni dirette. Per fortuna la cena con gli artisti e gli organizzatori del festival mi ha dato occasione di avvicinare questo straordinario performer. E non ho resistito: gli ho chiesto gentilmente di poter toccare quell’orecchio spinta da insano feticismo. STELARC non ha fatto una piega: piuttosto divertito, si è arrotolato la manica del maglione e mi ha lasciato giocare con il suo stravagante organo, rispondendo a qualche domanda che sul momento mi è venuto spontaneo porre.
Nel seguito le risposte e qualche riflessione sul suo lavoro.
[Nel video: documentazione dell’innesto del terzo orecchio]
Continua a leggere: Ho toccato l'orecchio di STELARC. Reportage dal Piemonte Share Festival [PART 1]

Dal 2 al 7 novembre, a Torino, al via la sesta edizione del Piemonte Share Festival, uno dei principali e più avanzati eventi in Italia per la scelta artistica e la riflessione culturale sulla new media art. Anche quest’anno il tema è intrigante e gioca con il pubblico su un tema particolare: l’errore. Lo capiamo subito dal titolo che ammica linguisticamente: Smart Mystake. Ma anche (sm)Art Mystake, l’arte dell’errore, come suggerisce l’immagine guida del Festival dove la gomma di una matita cancella sla “s” e la “m”: ottima la scelta grafica, minimale e pop al tempo stesso.
Location principale del Festival sarà ancora il Museo Regionale delle Scienze in pieno centro storico, con performance, conferenze, mostre screening e exhibit. Insieme ai sei finalisti del concorso, quest’anno lo special project a sorpresa de Les Liens Invisible, “Reality Is Out There”. Sul tema dell’errore come opportunità di scoperta nella storia dell’uomo (dalle disfunzioni, alla trasmissione dei dati, fino a quello biologico) si confrontaranno ospiti molto diversi per formazione e ambito di ricerca: il californiamo Kim Cascone musicista e teorico, il performer australiano Stelark, il curatore della galleria Kapelica di Lubiana Jurij Krpan, keynote speaker dell’evento, insieme a Nicolas Nova, Tatiana Bazzichelli, Geoff Cox, Cristophe Bruno, Mario Calabresi, Anna Masera, David Orban, Max Casacci, Wu-Ming 1, Edoardo Boncinelli, Caden Mason, Antonio Caronia, Siegfried Zielinski, Marco Aime, Alex Giordano. Bruce Sterling, storico amico dello Share, chiuderà l’edizione con una sua lecture.
Questo un assaggio del programma: per seguirne le evoluzioni e i warm-up tenete d’occhio il sito. Il tutto si inserirà nella settimana dell’arte contemporanea torinese, fra Artissima e altri eventi, anche con interessanti connessioni come nella scorsa edizione.

L’11 marzo, a partire dalle 18.30 a Torino un evento completamente gratuito all’insegna del remix: Freedom to Remix, promosso dai Magazzini Bresso con la direzione artistica del Piemonte Share Festival, si propone indagare temi come le libertà digitali e in particolare il diritto d’autore, così legati all’emergere e al consolidarsi della cultura di rete.
La serata si apre con la proiezione di Rip! A Remix Manifesto di Brett Gaylor. A seguire si avvicendano quattro dei maggiori nomi legati alla scena artistica torinese elettronica: Eniac (Fabio Battistetti) che ha redatto i contenuti extra del dvd Rip!, Pinguino (Alberto Moretti e Stefano Ame) con la loro commistione tra lirismo e elettricità, Fish and Chip 8bit (Gigi de Martino e Alessandro “FIL” Fileccia) con i suoni ridotti all’osso della musica a 8bit, e in chiusura Titta (storico Dj torinese) con i ritmi del clubbing.
Un evento fresco fra arte e pirateria, musica e diritto d’autore, proprio come lo sono gran parte delle opere prodotte dagli artisti digitali contemporanei e proprio come lo siamo noi, semplici utenti, scaricatori file, frequentatori di reti p2p, liberi diffusori e riutilizzatori di contenuti digitali.
Via | ToShare.it

Arte, innovazione e piccoli comuni pieni di storia: è questo lo sfondo del progetto SMIR - Spazi Multimediali Innovazione e Ricerca che vede protagonisti Mondovì ed Embrun grazie ad un finanziamento europeo di cooperazione transfrontaliera guidato dall’associazione Marcovaldo.
Il progetto si svolgerà nell’arco di 5 anni (2007-2013), prevedendo il restauro di due plessi architettonici in disuso, rispettivamente la chiesa di Sant’Evasio e il convento dei Cappuccini, che si trasformeranno in centri-laboratori dedicati all’arte contemporanea. In particolare Sant’Evasio dovrebbe diventare un centro di produzione multimediale con un focus sull’arte digitale, come ha voluto dimostrare la prima cinque giorni che ha animato la cittadina a dicembre, con un programma ricco di workshop, performance e mostre sotto la direzione artistica del Piemonte Share Festival.
I lavori di restauro andranno dunque di pari passo con l’attivazione di processi culturali e iniziative che coinvolgeranno la cittadinanza e il territorio, mettendo a confronto l’esperienza francese e quella italiana. Già in primavera si prospettano interessanti iniziative che seguirò, sperando che effettivamente la cultura e l’arte digitale siano capaci di ibridarsi (e relazionarsi) con contesti locali lontani e così diversi dalle grandi metropoli.
Intanto è proprio grazie a SMIR che ho scoperto due interessanti progetti di cui vi parlerò nei prossimi post: SphèrAléas e PLOG.it.
[Foto in alto: preparazione della performance PLOG.it]

Ossessionati da Facebook? Desiderosi di un esperienza virtualmente estrema come la scomparsa dal social network globalmente più famoso? Da qualche tempo è possibile.
Seppukoo.com è l’ultima operazione artistica del collettivo Les Liens Invisibles. Mutuando il termine dalla tradisione giapponese, fare seppukoo significa commettere un suicidio rituale anticamente riservato ai samurai che preferivano togliersi la vita con onore, una volta caduti nelle mani del nemico. Ma nella sua versione contemporanea, con un piglio ironico e irriverente alle dinamiche delle nostre identità virtuali e delle relazioni sociali online, il seppukoo sbarca su Facebook.
Partecipando al progetto, infatti, potrete suicidare il vostro profilo personale e tentare di coinvolgere i vostri amici: chi vi seguirebbe? Intanto, da quando Seppukoo è stato lanciato al Piemonte Share Festival 09, sono oltre 15.000 gli utenti che una scelta la hanno fatta e che sono passati virtualmente a miglior vita…
[Nella foto: rappresentazione tradizionale di guerriero intento a commettere il suicidio ritualale]

Il Piemonte Share Festival si è concluso domenica scorsa ed ecco a voi una retrospettiva a partire dai vincitori dello Share Prize ‘09, che quest’anno a sorpresa ha assegnato per la prima volta insieme all’Environment Parck di Torino un premio spaciale: il green award per la tecnologia a impatto zero.
Ma veniamo ai winners. La giuria, che ha visto le due presenze eccezionali di Bruce Sterling e Andy Cameron (direttore di Fabrica), ha assegnato il primo premio a Connect di Andreas Muxel: la scultura cinetica con il suo moto perpetuo “genera continuamente drammatici episodi di comici fallimenti e di eroica determinazione ” capaci, secondo i giurati, di rappresentare un mondo in crisi in sè concluso. La menzione d’onore è invece stata assegnata al Calculating Space, il complesso lavoro di Ralf Baecker, realmente capace di colpire nella sue bellezza geometrica che ricorda la storia della computazione. Infine il green-award è andato a Squatting Supermarkets di Salvatore Iaconesi, progetto speciale dello Share non in gara che ha sorpreso e coinvolto tutti in un continuo di performance e azioni lungo i sei giorni di festival: speriamo che il green award di quest’anno possa essere una continuità e che si integri nella struttura del concorso.
E adesso - lo avevo promesso - ecco la mia personale graduatoria dopo aver visto le opere dal vivo. Il mio vincitore è Sciame di Francesco Meneghini e William Bottin. Opera che mi ha sorpreso per la sua delicatezza: fili di cotone scuro (quelli da cucito) sospesi, piccoli pezzi di carda rettangolari attaccati ai fili, un ventilatore, una luce blu e i suoni del Grillo Parlante (lo ricordate? Proprio lui, quella primordiale tastiera che molti bambini fra cui naturalmente la sottoscritta, hanno giocato) a creare delicati, organici e artificiali rumori di insetto in una stanza scura. Praticamente una istallazione costruita con nulla da un effetto bellissimo.
[Nella foto: particolare di Connect - Andreas Muxel]