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Squatting Supermarkets. I loghi e i luoghi del consumo: intervista con Salvatore Iaconesi

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Squatting Supermerkets è un titolo è affascinante, ma il contenuto lo è ancor di più. Per i compulsivi dello shopping e per chi dello shoping non si fida, quest’opera d’arte sfida la percezione ordinaria dell’acquisto proiettandola in una nuova dimensione: sensoriale, etica, estetica. Ma cerchiamo di capire insieme di che si tratta.

Progetto speciale del Piemonte Share Festival 09, Squatting supermarkets è un’installazione interattiva che riproduce un supermercato in Realtà Aumentata. Il cuore tecnologico dell’installazione è un’applicazione iPhone basata sul riconoscimento dei loghi, iSee, che usa l’infrastruttura fisica e informazionale del marketplace (punto vendita+logo) per riprogettare radicalmente atto più estremo, quotidiano e pervasivo del consumismo, lo shopping. A questo punto, la dimensione di squotting evocata nel titolo dovrebbe iniziare a chiarirsi ai lettori.

le potenzialità di un intervento di questo tipo sul tessuto (economico, sociale, antropologico) del consumo. L’arte esce definitivamente dagli schemi mostra/museo/oggetto e si getta con gioia primitiva nel processo, nell’ibridazione con le tecnologie, la comunicazione e la publicità, sbarazzandosi definitivamente di un falso complesso verso mercato: una galleria non confesserà mai di essere un supermercato (d’élite e raffinato, ma sempre un supermercato), mentre chi la frequenta stenta a riconoscersi come un banale consumatore (d’arte ma sempre consumatore). Questa arte non desidera essere esposta, venduta, collezionata: se il supermercato diventa la sua location per eccellenza, l’intervento artistico non non si limita al detournamento della merce, ma è una vera e propria azione di revers engineering delle dinamiche del consumo, costringendo a trasformare in senso ecosistemico il concetto stesso di valore.

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Share Prize 2009: aspettando il vincitore

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share prize 09

Fiore all’occhiello del Piemonte Share Festival, Share Prize è un premio internazionale nato con l’obiettivo scoprire, promuovere e sostenere le arti digitali. Lanciato nel 2007, alla call partecipano in media circa 3-400 artisti da ogni parte del mondo.

La giuria, composta da Andy Cameron (spcial curator dell’edizione ‘09), Bruce Sterling (giornalista e scrittore amico storico dello Share), Emma Quinn (curatrice new media art, Londra), Giovanni Ferrero (presidente Accademia delle Belle Arti, Torino), Rosina Gomez-Baez (direttrice Laboral Centro de Arte y Creación Industrial, Gijon), ha selezionato 6 i finalisti le cui opere evidenziano le relazioni fra gli elementi di un sistema complesso.

Fra caos e valore, significato e casualità, politica ed economia, queste astrazioni instabili si concretizzano sotto forma di sculture-installazioni, mentre la loro forte fisicità unita a una bellezza tradizionale a cavallo artigianato e attitudine hacker ci svela un quasi-rifiuto ad essere “soltanto” digitali.

[Nella foto: Ernesto Klar - “Convergenze Parallele”]

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5° edizione del Piemonte Share Festival. A Torino dal 3 all'8 novembre

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Piemonte Share Festival 2009

Si apre a Torino dal 3 al 8 novembre la 5° edizione del Piemonte Share Festival. Interamente dedicato all’arte e alla cultura digitale, il festival è in Italia il maggiore per importanza nel suo settore, inserendosi ampiamente in un contesto internazionale e proponendo scelte artistiche e curatoriali di alto livello.

Quest’anno Share non delude le nostre aspettative. A partire dalla tematica che ispira lo statement artistico: “Market Forces”, nell’anno della crisi finanziaria internazionale sembra quasi una premonizione, dimostrando la grande capacità di questa manifestazione nell’interpretare, rielaborare e contestualizzare le dinamiche profonde che regolano la complessità del contemporaneo.

Ed è proprio la complessità il filo conduttore delle sei opere finaliste in gara per lo Share Prize: istallazioni-sculture che in modi diversi svelano le forze invisibili e le relazioni fra gli elementi di un sistema complesso. Ernesto Klar (USA/Venezuela) con “Convergenze Parallele” svela l’impercettibile: , in un cono di luce, le particelle di polvere presenti nell’aria vengono tracciate, visualizzate, sonorizzare e proiettate su una parete a creare suoni e immagini. Chris O’Shea Audience (Gran Bretagna) inverte il rapporto fra osservato e osservatore creando “Random International”, una comunità di specchi che insegue gli spettatori. Ralf Baecker (Germania) simula una rete neurale logica fatta di legno, cordini e pesi, ma perfettamente funzionante: “Rechnender Raum” (Calculating Machine). Francesco Meneghini e William Bottin (Italia) si ispirano al comportamento collettivo degli insetti, “Sciame 1”, un oggetto costruito attraverso una ventola e un campo magnetico. Andreas Muxel (Germania), con la sua scultura cinetica “Connect”, modella il caos. Lia (Austria) presenta “Proximity of need”, un sistema generativo interattivo in cui, a partire da un set di parametri, immagini e suoni creano composizioni audiovisive.

Presidente e guest curator di questa edizione è Andy Cameron, dal 2001 direttore creativo di Fabrica, preceduto da Bruce Sterling, giornalista e scrittore ormai amico storico dello Share.

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Ars Electronica con Simona Lodi

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Simona Lodi e Martina Coletto con Hiroshi Ishiguro, professore presso l'Università di Osaka e guest group leader di ATR Intelligent Robotics and Communication Laboratories

Come promesso, ecco un piccolo resoconta dirattamente da Linz che ci offre Simona Lodi, art director del Piemonte Share Festival, che avrà luogo a Torino dal 3 all’8 novembre 2009.

Comne immaginate, Simona e tutto lo staff dello Share (evento che vi anticipo seguiremo da vicino in diretta), è in fibrillazione, la ringrazio quindi di aver trovato il tempo per rispondere alle domande nonostante gli impegni onerosi dell’organizzazione.

La Arts Electronica che ci racconta si presenta interessante, ma forse un po’ meno rispetto alle edizioni passate. Parlando invece dell’Ars Electronica Center e della possibilità di realizzare progetti simili in Italia, dal suo punto di vista potremmo sfruttare molto bene le nostre strutture museali, aprendo le collezioni alla new media art, ma per adesso Simona non sembra particolarmente ottimista sulle prospettive di realizzazione concrete.

Come sempre, buona lettura.

[Nella foto Simona Lodi e Martina Coletto con Hiroshi Ishiguro, professore presso l’Università di Osaka e guest group leader di ATR Intelligent Robotics and Communication Laboratories]

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In visita al Pervasive Media Studio di Bristol

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Prima di continuare il nostro viaggio insieme a Banksy, una parentesi dovuta è alla nostra visita al Pervasive Media Studio, un laboratorio di sperimentazione sulle nuove tecnologie e i media digitali nato da qualche anno a Bristol grazie alla collaborazione delle istituzioni locali della città e dell’HPLabs. Ci siamo andati in delegazione sempre con [A][O][S] grazie al ToShare, nella persona della sua frizzante e attivissima art director Simona Lodi (che vedete nelle foto: capelli ricci e biondi sempre sorridente), e di Gianni Corino (docente presso la Plymouth University e membro del supervisory team del Centro i-DAT), che ha fatto da rèlais fra noi. Fondamentalmente un’occasione per un confrontarsi con questa realtà, conoscersi e scambiare idee e opinioni su quello che facciamo nei rispettivi paesi d’origine, su quali sono le possibilità e i campi di sperimentazione più vivi.

Un pomeriggio interessante che è iniziato con la visita del centro, un laboratorio/incubatore che ospita incontri, promuove residenze artistiche, eventi e progetti, realtà giovani imprenditoriali e non che sperimentano i nuovi media offrendo loro un ecosistema positivo e aperto, una connessione e un open space dove lavorare: l’ultimo evento ospitato, un vero peccato averlo perso per un solo giorno, era il raduno di DorkBot. Come vedete dagli esterni e dagli interni nelle foto, uno spazio molto bello e completamente ristrutturato, che nel passato era una fabbrica di di tubi di gomma da tempo chiusa.

La visita è stata inoltre l’occasione per conoscere dal vivo alcune realtà, fra cui segnalo Simon Game, una giovane start-up che ha scelto di concentrarsi sui giochi interattivi, giochi che avvengono generalmente il luoghi pubblici invadendoli, e che presuppongono l’utilizzo di tecnologie web based come il GPS, i social network o semplicemente la mail. La start-up si chiama Simon Game perché a lavorarci ci sono due Simon, prontamente ribattezzati da tutti noi come Simon&Simon della nota serie televisiva (che adoravo da bambina), che stanno preparando la nuova edizione del IgFest, un festival interamente dedicato agli street game interattivi che in UK ha già attirato l’attenzione dei media nazionali.

Ne abbiamo ricevuto una spiegazione esaustiva e molto professionale, ma per avere un’idea del festival la cosa più facile è che diate un occhio a questo link dove troverete alcuni video decisamente efficaci.

Pervasive Media Studio
Pervasive Media StudioPervasive Media StudioPervasive Media StudioPervasive Media Studio

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Speciale LPM/Digital Freedom: installazioni, performance e round table con il REFF [PART 2]

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Il legame di LPM con le libertà digitali si evince chiaramente anche dalla prima parte del reportage dalle posizioni espresse da Gianluca Del Gobbo e se ci pensiamo bene si tratta di un legame abbastanza naturale. Videoarte e vjing si basano sostanzialmente su pratiche quali remix e mashup e la possibilità di utilizzare musiche, video, tracce è una parte fondamentale di questa “professione”: non deve infatti stupire che LPM sia stato uno dei primi partner del REFF…

Tornando alle libertà digitali, fino al 2007 il Linux Club, locale gestito dall’omonima associazione ha svolto negli anni un’azione di diffusione del software libero e della cultura opensource, è la location dell’evento, veicolandone questa specifica tendenza culturale. Dal 2008, quando il Linux Club chiude e l’evento si sposta, per mantenere questo legame in modo esplicito LPM decide di dedicare la giornata di apertura a questo tema, ospitando ad esempio iniziative e dibattiti sul diritto d’autore come la Degradarte.

E il 2009 non è stato da meno. Il programma di giovedì 28 maggio, denso di presentazioni, workshop, installazioni e tavole rotonde con ospiti internazionali, ha visto una stratta collaborazione con il REFF, di cui vi offro un resoconto per esteso. Con una piccola anticipazione per i curiosi: filo conduttore della giornata sarà un candido WC…

[Foto in alto: particolare TCDTT - “Throwing Copyright Down The Toilet”, installazione interattiva di Salvatore Iaconesi. Lo sciacquone ripreso da dietro…]

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Supermercati d'artista e guerriglia da scaffale

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Si svolge oggi a Torino, presso il Politecnico, l’incontro “Supermercati d’artista e guerrilla da scaffale. Nuove frontiere del commercio tra business e cultura”: quattro ore interamente dedicate ad un esplorazione artistica, antropologica e tecnologica del supermercato come location d’eccezione, simbolo e protagonista assoluto delle relazioni sociali ed economiche nel contemporaneo.

L’incontro fa parte del ciclo di seminari “Nowadays” a cura del corso Disegno industriale IV, Laurea specialistica in Design del Prodotto ecocompatibile, tenuto dalla prof.ssa Angela De Marco. Ne discuteranno Simona Lodi, art director del Piemonte Share Festival, Alex Giornano (Ninja Marketing) che approfondirà le tematiche del marketing non convenzionale, Salvatore Iaconesi (Art is Open Source), che analizzerà l’evoluzione del supermercato e di possibili interventi artistici e tecnologici fra interaction design e antropologia, come fondamento teorico alla base del progetto “Squatting Supermarcket”.

In effetti questo incontro-seminario è già una piccola anticipazione della prossima edizione del ToShare (4-8 novembre 2009), che ha scelto di ispirarsi al tema Marcket Forces: “… Il mercato è diventato il terreno di scontro privilegiato per qualsiasi idea o prodotto dove le problematiche riferite al caos e al valore, al significato e alla casualità, alla politica e all’economia si scontrano. Queste astrazioni instabili e complesse hanno effetti concreti sulla nostra quotidianità…“. All’interno del festival infatti “Squatting Supermarcket” sarà un progetto speciale che porterà alla realizzazione e presentazione di prototipi per la creazione sincretica di arte, business e cultura come azione, ricerca a critica di quello che possiamo definire la frontiera del “consumismo performativo”.

Via| ToShare

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Intervistando la crisi Con Simona Lodi - Piemonte Share Festival [Part 3]

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Simona Lodi - Torino Share Festival

6 gennaio. Eccoci arrivati alla terza tappa del nostro viaggio nella crisi economica internazionale e, come sappiamo, la realtà non è mai un percorso lineare: infatti l’intervista con Marc Garret verrà pubblicata l’8 gennaio. Ho ricevuto il testo ieri come concordato con Marc e lo dovevo pubblicare: il testo è lungo e impegnativo e lo sto traducendo in queste ore, sicura che comprenderete e che non sarà un problema.

Ma parliamo di Simona Lodi e della sua intervista. Simona è l’art director del Piemonte Share Festival, uno dei maggiori eventi italiani dedicati alla new media art, che ha ormai assunto risonanza e riconoscimento a livello internazionale. La scelta di passare da New York a Londra fino a Torino non è casuale. Torino, cuore dell’Italia industriale, è una città in profonda trasformazione: sede dei Giochi Olimpici, capitale del design, un’attenzione sempre maggiore al mondo delle nuove tecnologie e della comunicazione, è in questo contesto che lo Share trova il tessuto per nascere e svilupparsi. Un festival che per l’edizione 2009 sceglie di confrontarsi con un tema del tutto particolare: “Market Forces“, che la dice lunga sulle motivazioni che ci hanno spinto ad un confronto intellettuale ed estetico sull’attuale crisi economica.

Simona, con profondità, competenza, passione racconta come è nata l’iniziativa - dalla prima edizione del 2005, fino al lancio dello Share Prize e di Action Sharing, due caratteristiche che rendono il festival un’esperienza unica e del tutto particolare, che scoprirete leggendo l’intervista - e come lo scenario della Torino dei Giochi Olimpici si sia profondamente modificato: all’orizzonte, tagli del 50-60% per le iniziative culturali programmate, maestose strutture (teatri, musei, palasport) che rimarranno deserte perché non ci sono i fondi per gli spettacoli, un imbarazzante vuoto istituzionale alle domande degli operatori culturali che chiedono di conoscere i criteri di decurtamento e la logica di ristrutturazione dell’intervento pubblico per far fronte alla crisi…

Ma Simona Lodi è anche la testimonianza di un atteggiamento profondamente contemporaneo da parte di chi affronta e gestisce le sfide e i nuovi processi dell’arte e della complessità: la capacità di farsi contaminare e di cambiare con il contesto. Lo Share, come lei stessa afferma, è sempre cambiato in base alle suggestioni e all’apporto degli artisti che vi hanno partecipato e che lo hanno smontato e rimontato, facendogli assumere forme spesso molto diverse rispetto alla pianificazione originale. Ed è a lei che abbiamo rivolto una domanda paradigmatica che avrebbe concluso idealmente la trilogia di interviste: un modello di business può essere considerato un’opera d’arte?

Buona lettura e buon 2009, quando le vacanze volgono ormai al termine.

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I robot percussionisti dell'Orchesta Meccanica Marinetti

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Torino, il cuore industriale dell’Italia: una città costruita e scandita da suoni, tempi, movimenti ed evoluzioni della fabbrica. E’ qui che nasce - verrebbe quasi da dire che non potrebbe essere altrimenti - e che viene gradualmente assemblata nell’arco di due anni l’Orchestra Meccanica Marinetti. Un omaggio anche al celebre artista torinese a 100 anni dalla pubblicazione del Manifesto Futurista, scritto nel 1908 e pubblicato nel febbraio dell’anno successivo.

Ideata dall’artista e performer Angelo Comino (aka Motor), la OMM è composta da due robot percussionisti, due bidoni d’acciaio e un performer umano: meccatronica e musica si uniscono e dalla ripetitività della produzione industriale scaturisce il gesto musicale,stabilendo un legame fra il passato industriale di Torino e presente di una città contemporanea che vive di innovazione, rete e conoscenza, fra la macchina e l’uomo. Intanto il ritmo dei robot, guidati dal performer, è quello ultra-metropolitano dei tamburi del Bronx…

Orchestra Meccanica Marinetti, non è però soltanto una bella performance artistica capace di coniugare arte e tecnologia. Il progetto è stato scelto dalla camera di Commercio di Torino e da Piemonte Share come pilota dell’operazione Action Sharing: un programma ”condiviso” dal e con il territorio - o meglio un metaprogetto, come lo definiscono Simona Lodi e Chiara Garibaldi ideatrici e curatrici dello Share -, che getta un ponte tra arte e impresa. Per Creare una piattaforma trans-disciplinare dove artisti e ingegneri (ma anche scienziati, economisti, operatori sociali e insegnanti), possano incontrarsi sul terreno comune della tecnologia. La OMM, presentata nell’evento di inaugurazione il 20 novembre scorso con un concerto dal vivo presso la sede storica della camera di Commercio, ne è il primo risultato, senz’altro notevole.

[Nel video in alto, Angelo “Motor” Comino che spiega perché e come nasce l’idea di OMM, mentre qui una bella galleria di foto via Flikr che lo documenta]

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