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Tutti gli articoli con tag pittura

Il mondo recuperato di Ida Ekblad

pubblicato da Daniele


Riciclare e valorizzare i rifiuti è ormai sempre più una strada obbligata e anche molti artisti fanno la loro parte. Ida Ekblad è una di queste. Utilizzando quello che trova tra gli oggetti abbandonati sui bordi della strada e nei cassonetti o nelle discariche della città, questa giovane artista norvegese trasforma lamiere, tubi arrugginiti, telai di sedia in acciaio - e qualsiasi altra cosa su cui può mettere le mani - in contorte composizioni astratte. Spesso sorrette da una base in cemento grezzo, le sue opere riconfigurano i rifiuti esplorando una “vita dopo la morte” degli oggetti che hanno ultimato il loro ciclo produttivo e funzionale.

Una delle sue sculture, Loops, è costituita da strisce di metallo arrugginito in torsione, che fioriscono da una vasca in calcestruzzo quasi come una pianta in uno strano vaso. Organ Invention, invece, produce un unicorno stilizzato da travi in ​​acciaio verniciato sottratte da vecchi edifici e saldate insieme. L’artista di Oslo considera la sua personale discarica a scopi artistici “un meraviglioso e gigantesco mucchio di pezzi di metallo che rivela la nostra condizione di dimenticanza e l’assurdità del nostro mondo. Un concentrato di ferro esiliato dal regno minerale in una sorta di purgatorio intermedio, in attesa di trovare incarnazione in nuovi prodotti industriali o, nel mio caso, in sculture”.

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'Da una terra all'altra', vite parallele s'incrociano nella pittura di Giuseppe Biagi

pubblicato da Lorenzo Mazza

Ho intravisto il percorso per immagini di Giuseppe Biagi molti anni addietro. L’ho sempre fatto con gli occhi di un semplice osservatore, con l’incompetenza dell’arte. L’ho fatto avendo avuto la fortuna di poter vedere da vicino i suoi lavori fin da piccolo. Adesso, ho il piacere di segnalare Da una terra all’altra, la sua personale in corso fino al 31 dicembre presso la Galleria Ceribelli di Bergamo. La mostra è l’ideale completamento dell’allestimento che Biagi ha realizzato per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011.

Una dimensione visiva in cui gesto, disegno e pittura si compenetrano, come racconta lo stesso Biagi nel catalogo introduttivo alla mostra, parlando degli acquarelli preliminari. “Per me sono stati una tappa necessaria per estrarre e restituire un sentimento, uno stato d’animo. E’ come se nella fase preparatoria avessi bisogno di cogliere e approfondire gli aspetti psicologici dei miei soggetti. Dopo questo scavo posso buttare via l’appunto che mi è servito a farne risaltare la temperatura emotiva”.

Da una terra all’altra è il percorso di anonimi attraversamenti di mari, il viaggio di corpi pieni di sogni, solcati da emozioni che spesso non possono dirsi. Vite parallele s’incrociano evitandosi e percorrono uno spazio che parla di loro, che parla per loro. Lo sguardo del pittore si situa ad un livello umano, torna ad esprimere con il pennello anzitutto curiosità ed attenzione, in un discorso aperto, che travalica i confini dell’arte.

Giuseppe Biagi - Da una Terra all’altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)
Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)Giuseppe Biagi - Da una Terra all'altra - Galleria Ceribelli (Bergamo)

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Bacinema: la mostra dei baci più famosi

pubblicato da Anna Castiglioni

bacinema

Una mostra più romantica è impossibile da trovare. Bacinema è infatti l’esposizione dei baci più famosi del grande schermo, baci tratti dai film cult e dagli attori che sono diventati icone del cinema. I disegni esposti appartengono a 20 diversi artisti e si trovano al Marriott Grand Hotel Flora, fino all’8 gennaio 2012, e alla Tricromia ArtGallery di Roma, fino al 30 Novembre. Tra i film reinterpretati ci sono “La dolce vita” e “Casanova” di Federico Fellini, “A qualcuno piace caldo”, con Marilyn Monroe, “Nostra signora dei turchi”, “Duello al sole” e “Colazione da Tiffany”.

Una via di mezzo tra pittura e cinema, quella rappresentata in questi dipinti quasi onirici. I baci magistralmente interpretati da attori del calibro di Greta Garbo, Tony Curtis o Humphrey Bogart hanno il gusto retrò di un’epoca passata e di un romanticismo d’altri tempi. Dire quale sia il bacio più appassionato è difficile, ma forse il classico di “Via col vento” è quello che colpisce di più l’immaginario collettivo.



Bacinema
BacinemaBacinemaBacinemaBacinema

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Lo sguardo intenso di Annabella Cuomo

pubblicato da Daniele

I dipinti di Annabella Cuomo
Una giovane artista con uno stile pittorico maturo e una passione per la fotografia, coltivata in un master di fotogiornalismo all’ISFC di Roma. Annabella Cuomo dimostra una forza visiva sorprendente e una rara capacità evocativa. Si distingue per una serie di disegni in bianco e nero, ospitati anche dal progetto Gavagai, raffiguranti organi sessuali femminili disarticolati, decontestualizzati e sospesi nello spazio bianco. Serie riproposta e ampliata con nuovi contributi in una mostra dal titolo fin troppo chiaro, La biologia non è il destino, a indicare l’essenza della ricerca: un percorso astratto nei temi della riflessione foucaultiana del dominio sociale e culturale sulla dimensione del corpo.

Poi la serie di pastosi dipinti di Un regalo, un oro dentro l’ombra, personale mitografia del mondo animale, svela un’inattesa potenza espressiva, con sfumature e suggestioni che ricordano Gianluigi Toccafondo. Gli animali ritornano in una serie di disegni in netto bianco e nero con un cuore ossessivo, dal misterioso afflato alchemico: macchie di sangue-ombra-inchiostro e piante che spuntano dai corpi. Poi ancora nei dipinti come elementi incongrui, tra il sacro e il grottesco, ad accompagnare icone religiose, come negli ex voto di Buzzati. Sul blog personale dell’artista compaiono anche esempi dei suoi progetti fotografici: immagini sovrapposte in trasparenza, incise, schermate, sottoesposte, di notevole intensità estetica.

I dipinti di Annabella Cuomo
I dipinti di Annabella CuomoI dipinti di Annabella CuomoI dipinti di Annabella CuomoI dipinti di Annabella Cuomo

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L'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di Modena

pubblicato da Lorenzo Mazza

A partire da venerdì 9 dicembre (inaugurazione ore 18.00 al Foro Boario) Modena celebra la traiettoria artistica di Sandro Chia con una rassegna della sua più recente produzione. La mostra, curata da Achille Bonito Oliva e Marco Pierini, si colloca all’interno del percorso sulla Transavanguardia italiana ed è la prima di cinque personali che andranno in scena fino al marzo 2012 per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Nel 1978, fu proprio la Galleria Mazzoli di Modena a dare il via alla stagione della Transavanguardia con la mostra Tre o quattro artisti secchi e nel 1982 il fenomeno veniva già celebrato alla Galleria Civica con l’allestimento Transavanguardia Italia America.

Oggi Sandro Chia torna nel capoluogo emiliano con una selezione di 100 tra dipinti, disegni e sculture che rappresentano gli ultimi anni della sua ricerca. Per l’occasione il pittore fiorentino ha preparato anche dieci nuovi lavori che documentano un rinnovato rapporto con il colore e l’elemento naturale. Tra richiami classici e citazioni d’autore, l’universo di Chia, con le sue figure dai contorni spessi e colorati, fa ritorno ad uno stadio primitivo del linguaggio di autori fondamentali per lo sviluppo dell’arte moderna, come Van Gogh e Gauguin.

La mostra sarà visitabile fino al 29 gennaio 2012.

L’ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di Modena
L'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di ModenaL'ultima produzione di Sandro Chia al Foro Boario di Modena

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“Lei fa all'amore mentre dipinge”. Emma Dante presenta la mostra di Artemisia Gentileschi a Palazzo Reale di Milano

pubblicato da Lorenzo Mazza

 

Apre i battenti il prossimo giovedì 22 settembre a Palazzo Reale di Milano Artemisia Gentileschi. Storia di una passione. Si tratta della prima antologica italiana dedicata ad un’artista molto importante nel panorama del seicento europeo.

Da un lato infatti sono molte le qualità pittoriche che Artemisia seppe derivare dal Caravaggio e dal padre Orazio, fino a farle proprie e ritrasmetterle ai contemporanei. La tensione drammatica, il sapiente uso dei colori “incapsulati” fra luci ed ombre, lo sguardo ‘cinematico’. Dall’altra però è unico l’impeto poetico, la capacità di raccontare una propria verità: la sensibilità è una forza immensa sepolta nel profondo dell’animo femminile.

Lo seppe bene Artemisia, che subì uno stupro all’età di 18 anni. E ce lo racconta altrettanto bene nel video qui sopra un’altra grande artista, la regista Emma Dante, curatrice della scenografia e dell’allestimento della mostra curata da Roberto Contini e visitabile fino al 29 gennaio 2012.

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Se ne va Richard Hamilton, uno dei padri della pop art

pubblicato da Lorenzo Mazza

Richard Hamilton - Opere

Si è spento ieri a Londra a 89 anni Richard Hamilton, uno dei pionieri nello sviluppo della pop art in Inghilterra. Il suo sguardo sulla cultura di massa, pieno di timore reverenziale, esasperazione del grottesco ed impavido umorismo, racchiudeva una poetica che andava oltre il simbolismo pop.

Una delle sue opere più conosciute è un collage del 1956 dal titolo Just What Is It Makes Today’s Homes So Different, So Appealing?, di cui è facile trovare riproduzioni a poster. Un’ironia visionaria e dadaista quella di Hamilton, che considerava Marcel Duchamp, oltre che un amico, uno dei più importanti artisti contemporanei.

Hamilton fu artista che “scese dal piedistallo”, “sporcando” la sua arte con le contaminazioni provenienti da altre discipline. Si dedicò al product design (suo il White Album dei Beatles nel 1968) e, negli ambienti accademici, allo sviluppo della riflessione teorica sul portato della cultura di massa.

Richard Hamilton - Opere
Richard Hamilton - OpereRichard Hamilton - OpereRichard Hamilton - Opere

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Nuovi Orizzonti di Virgilio Patarini

pubblicato da Sara R.

Nuovi Orizzonti di Virgilio Patarini

Il 14 settembre si aprono Nuovi Orizzonti alla Galleria Zamenhof di Milano. Le tele scolpite da fasce orizzontali e grandi campiture di colore, i contrasti cromatici intensi, i piccoli tratti sottili sono segni non impercettibili che catturano gli sguardi e stringono un legame tra chi si fa testimone della loro presenza con il suo rimando esistenziale e lo spazio oltre la suggestione immediata.

Ho immaginato di essere in quelle pennellate, tra gli interstizi di pittura che colano tante storie rosse e nere, azzurre e sabbia, bianche, forti e condensate nelle opere unite a cura di Valentina Carrera. Una data per un vernissage di metà settembre per l’esposizione di Virgilio Patarini che sarà visitabile fino al due ottobre presso la Sala Emilio Vedova. In occasione del finissage del primo ottobre sarà possibile tentare di accaparrarsi uno dei tre quadri (di grande formato di: Carrera, Cuman e Patarini) attraverso la lotteria delle 19:30. Non resta che invocare una certa Dea dalla vista parecchio annebbiata allora…

Via | zamenhofgallery.jimdo.com

Nuovi Orizzonti di Virgilio Patarini
Nuovi Orizzonti di Virgilio PatariniNuovi Orizzonti di Virgilio PatariniNuovi Orizzonti di Virgilio PatariniNuovi Orizzonti di Virgilio Patarini

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Le scarpe di Van Gogh: un enigma della storia dell'arte

pubblicato da Sara R.

le scarpe di Van Gogh

Van Gogh dipinse un’intera serie di tele dedicate alle scarpe (o piuttosto agli scarponi vista la loro taglia e i dettagli non proprio sottili), vi si dedicò quasi fino alla morte. Heidegger, Schapiro e Derrida si sono interrogati sul significato di questi (s)oggetti, non in quanto simboli, ma come rappresentazioni ulteriori, traendone un intera messe di riflessioni discordanti.

Per Heidegger (nel saggio L’origine dell’opera d’arte) si tratta delle calzature di una contadina, nella cui intimità si iscrive la fatica del lavoro. Sono dunque esse stesse pezzi appartenenti alla terra, esemplificazioni di cose, verità all’opera nella lotta tra disvelamento e dissimulazione. Se non fosse che i quadri che il filosofo vide ad Amsterdam nel 1930, erano ben lungi dal trasmettere tale sensazione e le toccanti parole di descrizione nascevano direttamente dalla sua sensibilità e dal suo attaccamento alla cultura contadina tedesca, piuttosto che da un’autentica e contestualizzata critica d’arte. Le scarpe di Van Gogh erano per lui ben più che degli oggetti, si trattava di strumenti carichi della fiducia della donna che avevano a lungo servito perché “Nel quadro di Van Gogh si storicizza la verità”. Per Schapiro era tutta un’altra storia di autoritratti.

Derrida esaminò le posizioni di entrambi i “contendenti” della polemica e tra il soggettivismo nostalgico dell’americano e l’oggettivismo vitalista del tedesco, disegnò semplicemente una terza via, in uno scritto dal programmatico titolo: La Verità in pittura. Le scarpe non appartenevano, erano; nell’evidenza stessa della loro presenza di oggetti pitturali.

Senza padrone, né utilizzo, queste scarpe sono troppo danneggiate per attendere che qualcuno le infili per utilizzarle, troppo sfaldate persino per essere riposte, scomposte, con i lacci sporchi e le suole arruffate, sembra che attendino passivamente di raggiungere il cesto dei rifiuti e comunicano una sensazione di rassegnazione e declino…e se invece fossero proprio il compendio della lunga e avventurosa vicenda di colui che le ha dipinte, una sorta di specchio che ne conserva i solchi del viso, come suggerisce l’interpretazione di Schapiro?

le scarpe di Van Gogh
le scarpe di Van Goghle scarpe di Van Goghle scarpe di Van Goghle scarpe di Van Gogh

Via | idixa.net

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Die Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa Manin

pubblicato da Lorenzo Mazza

L’estate è ormai al capolinea e riparte la stagione delle grandi mostre. Dal 24 settembre 2011 al 4 marzo 2012 Villa Manin di Passarano di Codroipo (Udine) ospiterà una mostra dedicata alla prima fase dell’Espressionismo, incentrata sul movimento Die Brücke.

L’allestimento si colloca all’interno di un progetto espositivo triennale chiamato Geografie dell’Europa, presenta oltre cento opere provenienti dal Brücke Museum di Berlino. Curato da Magdalena Moeller e Marco Goldin, compone un percorso storico e monografico sull’opera di Kirchner, Heckel, Nolde, Schmidt-Rottluff, Pechstein e Mueller.

Die Brücke nasce a Dresda nel 1905 e pone la libertà espressiva, l’espressione dell’interiorità dell’autore, al centro della ricerca artistica. Non ci sono regole formali o dettami estetici da seguire, ma il tratto comune a questi artisti, che opereranno come gruppo fino al 1913, si forma in maniera quasi spontanea. Forme semplici, contorni marcati e colori forti che creano contrasti di luce e di poesia.

Die Brücke. Gli inizi dell’Espressionismo in mostra a Villa Manin
Die Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa ManinDie Brücke. Gli inizi dell'Espressionismo in mostra a Villa Manin

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