
Il silenzio non si addice ad Ai Weiwei. Uscito di prigione, l’artista più famoso della Cina è tornato ad oltrepassare i limiti. Quando fu rilasciato nel mese di giugno, dopo due mesi e mezzo in isolamento, le autorità dichiararono di averlo liberato perché malato e per aver confessato il reato di evasione fiscale (in realtà era accusato anche di pornografia e bigamia). Allo stesso tempo gli fu intimato di smettere di rilasciare interviste provocatorie e di non utilizzare Twitter come mezzo di informazione politico. Così Weiwei ha tenuto un profilo basso per un po’ di tempo. Poi ha ricominciato a dare segni di irrequietezza. Quando ha aperto un account nel mese di luglio sul nuovo social network, Google +, si è presentato nel suo profilo come “un sospetto appassionato di pornografia ed evasore fiscale”.
All’inizio era tornato su Twitter, dove ha quasi centomila seguaci, in punta di piedi, prima con messaggi sul cibo, il suo peso e, all’occasione, qualche foto bizzarra. Poi ha cominciato a rispolverare alcuni dei suoi temi più familiari: “Se non parli in nome di Wang Lihong e Ran Yunfei (entrambi attivisti e blogger cinesi anti regime) non solo sei una persona che non si distingue per senso di equità e giustizia, ma sei anche uno che non ha rispetto di se stesso”.
“Al momento non è conveniente accettare interviste”, ha detto sua moglie alla Associated Press, usando un’espressione tipicamente cinese, dove ‘convenienza’ si usa indistintamente per declinare un invito a cena o per evitare un grosso rischio. Su Twitter, Weiwei ha inoltre lamentato il trattamento subito dalla polizia da quattro suoi amici che erano stati arrestati per mesi insieme a lui. Ha descritto così l’incontro con il suo amico Liu Zhenggang: “Ha parlato del periodo della sua detenzione per la prima volta: ebbene quest’uomo dalla volontà d’acciaio aveva le lacrime che gli solcavano il viso… Ha avuto un improvviso attacco cardiaco durante il suo periodo di detenzione ed era quasi in fin di vita”.

C’ è un quadro di cui si sta parlando molto in queste ore in rete. Non risalta tanto la pregevolezza della fattura quanto la particolarità dei soggetti rappresentati. Si tratta infatti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e della sua ‘presunta’ giovane amante Noemi Letizia.
A destare scalpore in I’m potente, opera del pittore napoletano classe 1972 di base a Firenze che si firma come Turpe è un Berlusconi dipinto nella crudezza dei suoi 73 anni. Senza stirature, plastiche, tatuaggi di estetica facciale e correzioni di ogni sorta. Quello intento a succhiare il capezzolo di una giovane Noemi di cui si riconosce solo il ciondolo è un premier che porta scritta sul volto la sua reale età.
La notizia interesserà poco molti amanti dell’arte poco inclini al gossip e agli incroci con la politica. Il dipinto comunque concorre per il Premio Celeste, un concorso online per la promozione dell’arte contemporanea in Italia.
Tanja Ostojic è un’artista che non passa inosservata. Conosciuta per le sue performance dallo squisito portato politico, ha sviluppato il suo percorso artistico a partire dalla sua condizione sociale. La prima operazione che l’ha resa famosa, Looking for a Husband with EU-Passport, risale al 2000. Si tratta di un progetto lanciato sul web: per ottenere la residenza in Germania, l’artista serba ha postato sul web una sua foto senza veli con l’obiettivo di trovare un cittadino della Comunità Europea interessato a sposarsi con lei.
Dopo aver valutato attentamente le proposte pervenutele ha scelto il marito ed ottenuto la possibilità di muoversi liberamente all’interno dei confini europei. La ostojic ha trasformato il matrimonio in una performance e dopo poco tempo si è divorziata. La sua operazione ha rappresentato una nuova modalità di approccio alle tematiche legate all’isolamento culturale, la povertà, la condizione femminile relativamente alle politiche di esclusione messe in atto dall’Unione Europea.
Tanja Ostojic è un’artista che utilizza molto la provocazione, convinta che l’arte, pur avendo poche chances di cambiare la politica, abbia il compito di porre problemi ed esaminare soluzioni per risolvere questioni legate all’arretratezza e all’obsolescenza dei sistemi politici. Da poco uscito è per Argobooks (Berlin 2009) Integration Impossible? The Politics of Migration in the Artwork of Tanja Ostojić, un volume che ripercorre il percorso dell’artista di Belgrado, con saggi di Pamela Allara, Manuela Bojadžijev, Adele Eisenstein, Rune Gade, Marina Gržinić, Suzana Milevska, Tanja Ostojić, Judith Surkis e Šefik Tatlić.
Venerdì 3 aprile la street art di Sten viene “strappata dai muri” della metropoli romana per rivivere nella galleria Love&Dissent (vi ho già raccontato la storia di questa particolare location situata nel cuore del Rione Monti). Gigantografie di poster alti tre metri il cui soggetto ricorrente è una giovane donna, una vicina di casa che si spoglia incurante degli sguardi e che l’artista sbircia col suo obbiettivo da lontano, senza che lei lo sappia (almeno fino ad oggi).
Toccanti le frasi del diario di Sten a lei dedicate, che riportiamo integralmente:
“Ti raffiguro perché non ho altro a cui pensare durante il giorno se non alla politica ed alla crisi. Insieme a Lex abbiamo vinto tante battaglie, le droghe non girano più adesso a Roma e la prostituzione è un problema del passato. Raffiguro te perché non c’è null’altro da dire per me. Il tuo potere miracoloso ha fatto guarire quella vecchia cieca disabile che in te ha visto una santa. E così devo fare il tuo viso più grande e luminoso per la strada per la guarigione della gente povera e per portare la verità al volgo porcus… Le associazioni umanitarie, la chiesa, la povera gente i ciechi vedono in te la salvezza. Ho questo compito“.
Sten lavora insieme a Lex e Lucamaleonte a Roma in uno studio a san Lorenzo, Off The Street. Completano la mostra le foto di Andrea Ruggeri, un fotografo barbone che, seguendo l’artista in segreto, ha realizzato un reportage sulle sue azioni per strada . L’appuntamento per il vernissage di apertura è in via Leonina 17 (Roma) a partire dalla 19:30.
[Nella galleria in basso, alcuni lavori di Sten consultabili online su Flickr]
…e pensare che il poster che ha reso il 44esimo presidente degli Stati Uniti Barack Obama un santino, è frutto di supporto spontaneo di Shepard Fairey, celebre street artist. Se gli avessero impedito di scrivere sui muri, oggi avremmo quel manifesto?
Riprendendo il pensiero di Obama, dato che “Change can happen“, c’è sempre “Hope” per ripensamenti.

Nel 2003, quando fu inaugurato il monumento dedicato a Bettino Craxi, collocato proprio di fronte al palazzo del Municipio di Aulla (MS), divampò la polemica. Allora era sindaco Lucio Barani. Ora, l’attuale primo cittadino, Roberto Simoncini, pare proprio non tollerare quella statua e propone di metterla all’asta.
L’iniziativa polemica di Barani era stata accompagnata, tra l’altro, dall’affissione di un cartello che definiva Aulla “comune dedipietrizzato”, avviso ora rimosso, in seguito al cambiamento dell’amministrazione comunale.
Sulla statua di Craxi, invece, l’attuale sindaco precisa che, essendo tutta in marmo bianco di Carrara, essa ha “un valore economico non indifferente. La si può mettere all’asta, tanto più che la figura di Bettino Craxi è stata rivalutata e anch’io - ha dichiarato Simoncini - credo che sia stato uno statista cui rendere omaggio”. Non tutti però sono d’accordo sulla vendita del monumento, anche chi non era favorevole alla sua installazione (fonti: La Repubblica e Il Tirreno). Voi cosa ne pensate?

Il collage cinofilo che vedete nell’immagine che posto, si intitola “Best in show”, ed è opera di Micheal Dikinson, un artista britannico che lavora in Turchia.
In poche parole, la scena rappresentata è quella di un concorso di bellezza canino, parodia della politica estera del presidente americano George W. Bush, che prende parte all’esposizione, a mio avviso, più sottoforma di giudice che di padrone. Bush sta evidentemente premiando un cane (”il migliore della mostra”, come recita il titolo) - dotato delle fattezze di Tayyip Erdoğan, il primo ministro turco - non tanto per la sua bellezza, quanto per il fatto che ha appena defecato sul tappeto rosso che stava percorrendo.
Per questa vignetta Micheal Dickinson ora rischia fino a tre anni di carcere, e vi invito per questo a dire la vostra su questo tristissimo caso qui, nei commenti, ma soprattutto a firmare anche voi alla petizione online che lo sostiene.