Keaton Henson è un giovane cantautore dalla voce eterea e il sound minimalista. Ha 23 anni, soffre di attacchi di panico e per questo motivo in vita sua è riuscito a dare un solo concerto, dopo il quale ha deciso di non salire più su un palco. Di certo la sua musica - sussurrata, malinconica, intimista - riflette in pieno la sua interiorità. Adesso ha un discreto successo nel panorama indie, ma non molti sanno che Henson è un musicista per caso, che componeva in privato le sue cose, finché non è stato incoraggiato dalla ristretta cerchia di amici a incidere un disco.
Prima di quel giorno, l’attività principale di Henson era quella di illustratore e artista visivo. Qui sopra potete vederlo al tavolo da lavoro, mentre crea le sue bizzarre e mostruose figure, tra lo stile dei comics e quello del Pop Surrealism. Strano come il concetto del macabro sia molto più weird quando Henson usa la matita anziché la chitarra. L’artista ha anche una doppia casa online: qui potete ascoltare le sue canzoni e guardare i video (splendido il video animato di Caronte) e qui guardare le sue illustrazioni.

Dal 22 ottobre alla Galleria MondoPOP di Roma avrà luogo la prima personale italiana di Glenn Barr, nome storico della Lowbrow Art, tra i fondatori del Pop Surrealismo. Barr è un artista che coniuga in maniera eccezionale l’ironico e l’inquietante ed anche grazie al suo lavoro che il Pop Surrealismo si è imposta come corrente artistica, attirando l’attenzione di pubblico e critica e creando pure un fiorente mercato. Cifra dell’artista è la capacità di mescolare arte alta e bassa: Barr si nutre in modo vorace dell’immaginario dei fumetti (dove ha mosso i primi passi), del cinema, della moda, per restituire oggetti e protagonisti che li abitano in un mondo distorto e irreale.
Col tempo Barr si è conquistato una scena ed oggi è uno dei più celebrati artisti di successo della scena underground di Detroit. I suoi dipinti sono stati esposti nelle gallerie ds Seattle e San Francisco fino a New York City. Suoi lavori sono apparsi in moltissimi comics e graphic novels come Mad, DC Comics e Paradox Press e nelle serie di libri pubblicata dall‘artista stesso con il titolo HEEP. La mostra romana sarà realizzata in collaborazione con la storica La Luz de Jesus Gallery di Los Angeles, culla fin dagli anni 90 delle nuove correnti artistiche Pop Surrealiste, Lowbrow, Urban. Eventi collaterali celebreranno la visita dell’artista a Roma, a Palazzo delle Esposizioni e al Micca Club.
Dopo gli interventi di Ozmo, i muri Absolut a Roma e Milano hanno ospitato due distinti lavori di Ron English, street artist e pittore frequentemente associato al movimento del pop-surrealism. L’attività di Ron English è quella del culture jammer, l’ibridatore, colui che scavalca i confini degli stili, delle epoche e delle scuole, per miscelare e ricombinare.
Nel video che vedete qui sopra è Guernica di Picasso ad essere stata rivisitata sul Muro del Frigorifero dell’ex Mattatoio di Testaccio. In un primo momento è nata X-Ray Guernica in cui si vedevano solo gli scheletri delle figure di Picasso. All’interno di un live-paintng aperto al pubblico, l’opera è stata poi colorata e completata.
Come dichiara nell’intervista, questa sarà forse stata la 60ima rivisitazione dell’opera di Picasso. A Milano invece, alle Colonne di San Lorenzo, è comparso Elvis/Elvis, ritratto che parte dallo stile warholiano, aggiungendo elementi ancora più contemporanei. Il video è l’occasione per ripercorrere alcune tappe della carriera artistica di Ron e per capire dove sta andando l’arte urbana.

Inaugura domani sabato 5 giugno alle 18:30 alla Mondo Bizzarro Gallery di Roma una mostra doppia. La prima ‘uscita’ europea di Camilla d’Errico, pittrice d’origine italiana ma cresciuta in Canada. Nella sua ulima serie di disegni, dal titolo Il Codice d’Errico, rende omaggio alle macchine fantastiche di Leonardo da Vinci. Una produzione direttamente connessa alle Helmet Girls, le sue eroine biomeccaniche stravaganti e surreali.
Nella project room invece spazio ai disegni di Karine Rougier, originaria di Malta ma di base a Marsiglia. Entrambe le autrici si concentrano sulla tematica femminile, connessa alla sensualità e alla naturalità. Provocazione, richiami alla pubblicità e alla comunicazione e una tecnica davvero versatile, che si serve di acquarelli, matite, pailletes e pennarelli per ricreare l’alta densità immaginifica delle proprie visioni.

Nuova apertura nella Main Gallery di Mondo Bizzarro a Roma dall’8 maggio (h 18:30). Protagonista sarà la pittrice americana d’origine armena Ana Bagayan. Flutter è l’allestimento che presenta i nuovi lavori dell’artista che propone soggetti in bilico tra l’inquietudine e l’ironia, tra bambine-bambola ed animali.
Si tratta della prima personale europea di un artista passata per l’Art College of Design di Pasadena, portatrice di un gusto per la fotografia vintage che l’ha condotta a creare un universo fiabesco, dove l’ironia è nera. “Un dark sense of humor, in cui bambole, giocattoli e animali sono posseduti da un potente e ancestrale spirito vitale“.
Nella Project Room spazio alla fotografa Rebecca Tillett, anche lei americana e recentemente passata alle cronache per essere stata inserita come fotografa più giovane nel Taschen New Erotic Photography. Rebecca Tillett (Becky) si considera una sopravvissuta all’infinita periferia americana. Con l’allestimento “I was almost late to work this morning because I was in bed dreaming about how I was late to work” (“Facevo sempre tardi a lavoro perché stavo a letto sognando di quanto avrei fatto tardi a lavoro”) è il titolo dell’allestimento da Mondo Bizzarro che presenta 18 fotografie.

Apre il primo maggio al Madre di Napoli Urban Superstar Show. Un festival che si compone di quattro appuntamenti espositivi, organizzato in collaborazione con Napoli Comicon e MondoPop Gallery di Roma, si concentra sull’underground art, il pop surrealism e lo stile lowbrow. Curatore dell’iniziativa David Vecchiato (Diavù), che ha contatto circa 50 artisti da diverse parti del mondo. Nomi come Robert Crumb e Basil Wolverton per il fumetto underground, Jamie Hewlett (autore di Tank Girl e delle immagini dei Gorillaz), Dave McKean e Charles Burns.
Poi Gary Baseman, Anthony Ausgang, Buff Monster, Joe Ledbetter, Glenn Barr, Mike Davis, Michael Sieben, Jim Avignon e Jon Burgerman, che proporranno le loro performance dal vivo. A rappresentare l’Italia Diavù , Tokidoki, Camilla D’Errico, Blu, Massimo Giacon, AlePop, Dem, Mr.Wany, Zelda Bomba, Licia Viero, Camilla Falsini e Giò Pistone (Serpeinseno), Prof.Bad Trip, Andrea Pazienza e molti altri.
La prima mostra andrà in scena dal 1 maggio al 14 giugno e si intitolerà Back from Black. Dal luminoso Pop al buio Underground. E ritorno. Si tratta del tentativo di unire sotto un’unica cornice tecniche, stili e concetti afferenti al “calderone” dell’arte underground, che sta lentamente emergendo negli scenari del contemporaneo. Anche nei contesti istituzionali, upperground, molti artisti non rinunciano alla loro libertà espressiva, che diventa il filo conduttore attraverso cui questi artisti si ritrovano. Eros, fumetti, feticismo, angeli e mostri, spiritualità e fiction, pittura, musica, video…tutto questo e molto altro, dal 1 maggio a Napoli.
“Yes We Can”, lo slogan che è diventato la fortuna e la condanna (in quanto stracitato) della campagna elettorale di Barack Obama, è il titolo della mostra che la Dorothy Circus Gallery di Roma ha scelto per chiudere la stagione espositiva.
La mostra, che inaugura oggi 13 maggio e chiude il 10 luglio, presenta una ventina di opere di 5 artisti americani del Pop Surrealism, secondo un percorso studiato da Gianluca Marziani. Proposte diverse e combinazioni particolari, come quelle di Ron English, che ha unito secondo lo stile pop warholiano, il viso di Obama con quello di Lincoln. E poi Camille Rose Garcia, Kris Lewis, Ken Keirns e Francesco Lo Castro.
La serata inaugurale prevede dalle 21 una sessione di live painting con Tim Biskup, Flying Förtress, The London Police e Elio Varuna. Ma la giornata inizia nel pomeriggio a partire dalle 17, con una serie di iniziative di solidarietà promosse da Dorothy Circus Gallery. Saranno allestiti dei corner attraverso i quali tre associazioni: “Il Colore del grano”, “Millepiedini” e “Armonia”, presenteranno al pubblico le proprie attività di solidarietà, piccoli progetti sostenuti da Dorothy Circus Gallery attraverso la donazione di opere d’arte e oggetti di merchandising d’autore che le associazioni venderanno sul posto. Inoltre, sarà devoluto in beneficienza, a sostegno dei terremotati dell’Abruzzo, una parte del ricavato dalla vendita delle opere d’arte della galleria.
Yes We Can - Dorothy Circus Gallery di Roma




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Il viaggio nel paese delle meraviglie, iniziato dalla Dorothy Circus Gallery nel mese di ottobre 2007, intraprende il 21 giugno alle ore 20 un viaggio attraverso lo spazio cosmico, intitolato “What if you get lost in space” e guidato da Jonathan Pannacciò e Aaron Jasinski, già presenti alla mostra inaugurale.
Pannacciò, giovane artista romano, è autore di un’arte visionaria in cui l’intero spazio entra a far parte di uno stesso immaginario, fatto di forme naturali e fantastiche allo stesso tempo. Come un astronauta di ritorno da galassie lontane, l’artista non si limita a descrivere la realtà ma crea nuovi pianeti dai colori vivaci e dalle forme geometriche che prendono spunto dall’interiorità.
Di Jasinski ho parlato diffusamente tempo fa, quindi stavolta riporto una sua interessante dichiarazione sull’arte e sul rapporto tra la sua opera e il pubblico: “L’arte dovrebbe stimolare il pensiero della gente. Voglio che le persone portino le proprie storie e significati nell’arte che faccio. Voglio che le persone partecipino alla “creazione”. Sento di raggiungere il mio scopo quando sento le spiegazioni degli altri riguardo alla mia arte.”
La mostra si concluderà il 10 agosto.
Avevo già incontrato le sue opere alla mostra inaugurale della Dorothy Circus Gallery, ma in questi giorni le ho riscoperte e ve le propongo. L’artista in questione si chiama Jonathan Viner (o Weiner, come preferite), è americano e vive e lavora a New York.
Le sue tele presentano molteplici influenze, dai maestri del passato alla pittura pop americana contemporanea (pop surrealismo e low brow art). Gli sguardi taglienti dei personaggi ritratti esplorano in particolare la forza e il potere delle relazioni, il disagio e la malinconia che ne derivano.
Ad accrescere il senso di tensione è la gamma cromatica scelta da Viner, fredda, chiara e dai contrasti intensi, con linee di contorno nette e forti. Non trascurate la sezione dei disegni, molto interessante.
Alcuni lavori di Jonathan Viner



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Per chi avesse avuto la fortuna di vedere le sue tele alla Dorothy Circus Gallery e per chi ha perso l’occasione ma non ne ha abbastanza di low brow art, questo è il post che fa per voi e Aaron Jasinki il nome che dovete ricordare.
Illustratore e musicista, Jasinski nella sua produzione visiva si divide tra dipinti su tela ed elaborazioni digitali che gli hanno permesso di vincere anche qualche premio internazionale. Da qualche parte ho letto l’espressione “surrealismo dark” in riferimento alle sue opere ed effettivamente c’è da essere d’accordo.
L’atmosfera che aleggia in queste tele, infatti, nonostante i colori quasi sempre vivaci e pastosi, è un po’ cupa per via delle espressioni malinconiche ed enigmatiche disegnate sui volti dei personaggi ritratti (che potete vedere, oltre che nel suo curatissimo ed elegante sito, anche su Myspace e Deviantart).
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