
Al Glenn Research Center della Nasa non si studiano soltanto nuovi prototipi di navicelle spaziali. I progressi derivati dalla ricerca astrofisica vengono applicati anche sulla terra e così gli scienziati hanno scoperto che l’ossigeno atomico è davvero utile nei processi di restauro dei dipinti antichi.
Lo hanno potuto sperimentare gli esperti del Cleveland Museum of Art. Nella foto sopra, a sinistra, vedete un dipinto restaurato utilizzando cloruro di metilene e acetone per pulire e ripristinare la pittura. I risultati sono piuttosto scarsi. Nella foto a destra, il dipinto dopo l’intervento con la tecnica dell’ossigeno atomico per pulire la pittura.
L’ossigeno atomico non esiste naturalmente sulla superficie della terra, perché è poco stabile. Ma nello spazio, dove vi è abbondanza di radiazioni ultraviolette, le molecole di O2 sono più facilmente disgiunte per creare ossigeno atomico.
Il rivoluzionario sistema ha contribuito a già contribuito al recupero di una serie di dipinti che si credevano irrimediabilmente danneggiati. Tra questi, una copia eseguita in Italia de La Madonna della Seggiola di Raffaello, un dipinto danneggiato dal fuoco di Jackson Pollock e un altro di Andy Warhol.

In passato tele e tavole di legno non costavano poco e così anche i grandi pittori erano soliti riutilizzarli più e più volte. Ma questo è un caso diverso. Gli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze hanno ultimamente analizzato un dipinto di Raffaello, La Madonna del Granduca, che ha rivelato nascondere un paesaggio.
La scoperta è stata fatta grazie al metodo della fluorescenza x, che studia il pigmento dal punto di vista delle sue componenti chimiche. Proseguendo poi con un’analisi ai raggi X, si è potuto riconoscere l’interno di una stanza, una finestra con balaustra e, appunto, un paesaggio. La notizia è che questi elementi sono anteriori alla figura della Vergine e ciò indicherebbe che lo sfondo sarebbe stato successivamente dipinto di nero.
A favore di questa ipotesi, un dipinto del sedicesimo secolo che riprende La Madonna del Granduca e che presenta alle spalle della figura un davanzale e un paesaggio. Ciò confermerebbe anche lo stretto legame ra la pittura di Leonardo e quella di Raffaello, entrambi amanti del paesaggio.

A volte la storia dell’arte riporta alla luce dei personaggi ingiustamente lasciati in secondo piano, che spesso hanno svolto l’importante ruolo di anelli di congiuntura tra più linguaggi. È il caso di Melozzo da Forlì (1438 – 1494), “senza cui” a detta del direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, “il Cinquecento di Raffaello e Michelangelo non sarebbe mai esistito“.
Da lunedì 29 gennaio 2011 apre i battenti al Museo di San Domenico di Forlì, Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffello, un’eccezionale allestimento che raccoglie tutte le opere mobili del pittore romagnolo e alcuni capolavori che influenzarono la sua poetica.
Si parte da coloro che furono i maestri del Melozzo: Mantegna, Piero della Francesca (in mostra la Madonna di Sinigaglia), Bramante, Berraguete, Beato Angelico, Mino da Fiesole, Perugino, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello, Antoniazzo Romano, Raffaello (molti capolavori dell’artista marchigiano in mostra), e Palmezzano.
La mostra, a cura di Studio Wilmotte et Associes e Lucchi & Biserni, sarà visitabile fino al 12 giugno 2011, salvo attese proroghe.
Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffello





In occasione della visita del Papa Benedetto XVI in Gran Bretagna, da domani apre al V&A Museum di Londra la mostra Cartoons and Tapestries for the Sistine Chapel .
Si tratta di un’occasione unica, perché per la prima volta sono riuniti i 7 disegni di Raffaello e 4 dei 10 arazzi, da cui sono stati tratti, per la cappella Sistina. Si tratta degli unici esempi di arazzi sopravvissuti fino ad oggi, disegnati dal maestro, opere il cui valore è paragonabile agli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina. Il tema sottolinea l’importanza della chiesa romana e l’autorità del papa.
Vista la fragilità dei lavori (realizzati in Belgio nel 1519, tessuti in lana, seta e metallo), quello del Vaticano è un prestito eccezionale. Gli arazzi saranno allestiti a fianco dei disegni originali, proprietà della Corona e che il museo ha in concessione dal 1865, perché troppo delicati per essere spostati.
La mostra, che si chiude il 17 ottobre, include anche i disegni preparatori, prestati a loro volta dal Louvre.

La National Gallery di Londra dal 30 giugno al 12 settembre, va in scena con una mostra unica nel suo genere, Close Examination: Fakes, Mistakes and Discoveries (Uno sguardo da vicino: falsi, errori e scoperte). L’allestimento è il frutto della stretta collaborazione fra scienziati, restauratori e storici dell’arte della National Gallery.
Fondata nel 1934, col tempo questa istituzione è arrivata a ricoprire un ruolo centrale nello studio dei materiali e le tecniche della pittura europea ed occidentale. Raggi X, infrarossi, microscopia elettronica e spettrometrie, tecniche che hanno saputo smascherare falsi e attribuzioni errate e che hanno portato alla nascita di questa mostra. 40 dipinti di cui si racconta la singolare storia in sei sezioni: Inganno e frode,; Trasformazioni e modifiche; Errori; Segreti e enigmi, Riscatto e recupero; ed infine un’intera sezione dedicata al Botticelli.
Tra gli altri, in mostra ci sono opere di Raffaello, Dürer, Gossaert e Rembrandt ed altri. A volte la ricerca di scienziati ed esperti ha portato a risvolti tragici per alcuni colleziuonisti. Un dipinto acquisito come un lavoro del 15° secolo, si è dimostrato essere un falso dipinto ai giorni nostri, dopo l’analisi scientifica dei materiali utilizzati. Ma sono ancora molti gli enigmi irrisolti.
Le quotazioni sul mercato di un maestro come Raffaello sono in così buona salute, che anche un piccolo dipinto ritenuto una copia da generazioni e generazione di dimenticatoio critico, potrebbe valere fino a 40 milioni di dollari.
Il dipinto in questione (30 per 40 centimetri) è stato tenuto “nascosto” a Sassuolo, in uno scantinato dei musei di Palazzo D’Este, fino a che la sua cornice - sproporzionatamente ricca e sontuosa - non ha colpito l’attenzione di Mario Scalini, sovrintendente delle Province di Modena e Reggio Emilia:
“La cornice non aveva niente a che fare con una semplice copia. Chiunque abbia scelto la cornice, sapeva chi fosse il vero autore del dipinto e ne conosceva il valore”.
Il team di esperti che ha preso in esame la piccola opera, che raffigura una testa di donna, è giunto alla conclusione che si tratti con tutta probabilità di un dipinto realmente iniziato da Raffaello, ma terminato da Giulio Romano, un allievo del grande maestro umbro, solo dopo la morte del primo, nel 1520. Soprattutto l’esame degli infrarossi sembra aver dato ragione a Scalini: tre “mani” sono state rinvenute, stratificate fino a risalire alla prima, preparatoria stesura di un primo disegno, indubitabilmente autografo di Raffaello Sanzio.

Il British Museum ha raccolto una serie considerevole di disegni rinascimentali appartenenti ai più grandi artisti italiani dell’epoca, per una mostra che a Londra sta entusiasmando più di un critico. Fra Angelico to Leonardo: Italian Renaissance Drawings, iniziata da pochi giorni e in programma fino al 25 luglio, offre l’opportunità di scoprire l’evoluzione che il disegno ha avuto nel XV secolo, tanto da rappresentare una tappa fondamentale nella preparazione dello stile di maestri come Michelangelo e Raffaello.
Quello che era iniziato come un mezzo per conservare idee, divenne un modo ideale per perfezionare la prospettiva e una forma stilistica più naturale.
Studi recenti in campo conservativo, dimostrano inoltre come il disegno abbia permesso ai pittori, di sperimentare con una libertà non sempre permessa nei lavori finali.
100 i disegni esposti che portano il nome di Leonardo da Vinci, Fra Angelico, Jacopo e Gentile Bellini, Botticelli, Carpaccio, Filippo Lippi, Mantegna, Michelangelo, Verrocchio e Tiziano.

Sarà in Svezia che un nuovo capolavoro di Leonardo da Vinci, detto: “La bella principessa”, attribuitogli di recente dalle ricerche del professor Alessandro Vezzosi. La mostra che metterà il luce presso il pubblico mondiale questa “Giovane donna di profilo in veste rinascimentale” avrà luogo a Eriksbergshallen di Goteborg e sarà una delle più importanti realizzate in un paese scandinavo sul tema del Rinascimento italiano.
Il titolo della mostra è “And there was light. The Masters of the Renaissance” ed è dedicata tanto a Leonardo quanto a Raffaello e Michelangelo. Il “nuovo” dipinto attributio a Leonardo è stato riconosciuto ufficialmente come tale per via di una impronta digitale del maestro ritrovata sulla piccola pergamena, di 24×33 cm, e la cosa non lascia alcun dubbio a riguardo. L’impronta è corrisposta perfettamente a quella ritrovata sul San Gerolamo di Leonardo conservato in Vaticano.
Il dipinto, che è stato creduto per secoli di scuola tedesca, era stato venduto nel 1998 per soli 19.000 dollari, per poi essere venduto all’attuale proprietario, canadese, nel 2007, per una cifra non dissimile.

A Palazzo Te di Mantova apre i battenti domenica 14 marzo Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento - Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano. Gli arazzi erano dei veri e propri affreschi mobili, che gli aristocratici si portavano da una casa all’altra. Oltre a riparare dal freddo offrivano un buon diversivo per gli occhi nei gelidi inverni. Vi erano rappresentate scene di vita nei campi, ma molti erano personalizzati a seconda dei gusti del committente.
In mostra a Mantova fino al 27 giugno 34 tra i più affascinanti arazzi dei Gonzaga, una parte esigua – se pensiamo che solo Federico II mise insieme una collezione di centinaia di pezzi, ma una testimonianza comunque importante. Manufatti realizzati da artigiani fiamminghi, che al tempo avevano fatto di Bruxelles un centro di produzione d’eccellenza.
Nove arazzi sono quelli che rapresentano gli Atti degli Apostoli e sono copie della serie della Cappella Sistina realizzati su cartoni di Raffaello. Meritano di essere ricordati alcuni pezzi unici come l’Annunciazione di Chicago (1470-71 ), considerato il più antico arazzo di gusto rinascimentale a noi giunto e poi il magnifico arazzo della Storia di Giasone. A margine della mostra al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova, saranno in esposizione altri 6 arazzi delle Storie di Cristo e dei Santi mantovani.

Un disegno al carboncino di Raffaello è stato venduto ieri per 47,5 milioni di dollari, battendo di misura ma senza ricorrere a cifre decimali il Matisse che deteneva il record per l’opera d’arte più costosa del 2009: una natura morta di primule battuta per 45,6 milioni di dollari.
Gli altri record di quest’anno sono stati un Warhol da 43 milioni, un Rembrandt da 43 e una sedia Decò da ben 28 milioni (era appartenuta a Yves Saint Laurent).
Si nota dalle cifre e dalle epoche di appartenenza dei lavori elencati come una certa tendenza al valorizzare più l’arte antica e moderna rispetto a quella del tutto contemporanea stia andando emergendo.