
A fare buona compagnia ai Della Robbia e Giotto tra le grandi mostre del 2009, arriva anche Raffaello: inaugura tra un mese esatto nella città natale del maestro marchigiano la mostra “Raffaello e Urbino”.
Ospitata dalla Galleria Nazionale delle Marche, la mostra si propone di sottolineare il legame forte tra il pittore e la città, e la sua conseguente influenza nell’arte di Raffaello.
Saranno dunque esposte le opere giovanili di Raffaello - 20 dipinti e 19 disegni - prodotte durante il soggiorno alla corte di Urbino, confrontate con quelle di molti altri artisti, in particolare del padre dell’artista.
Sembra particolarmente promettente la sezione dedicata alla produzione di maioliche, ambito meno conosciuto della produzione raffaelliana, che sottolinea la versatilità di uno degli artisti più colti e acuti del Rinascimento.
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La Madonna del cardellino, una delle opere più celebri di uno tra i pittori più significativi della storia dell’arte, dopo un lungo restauro torna ad essere esposta.
Prima di riprendere definitivamente il suo posto agli Uffizi, la tela sarà oggetto di una mostra monografica dal titolo “L’amore, l’arte e la grazia - Raffaello: La Madonna del cardellino restaurata” a Palazzo Medici, Firenze dal 23 novembre al primo marzo 2009.
Dipinta da Raffaello nel 1506, in occasione del matrimonio del committente Lorenzo Nasi, raffigura la Madonna seduta su una roccia in un bellissimo paesaggio con Gesù bambino e San Giovannino. Quest’ultimo porge a Gesù un cardellino, simbolo di passione.
La tela nel 1547, a causa di un crollo, si strappò in diciassette pezzi e venne successivamente ricomposta “in quel miglior modo che si potesse” come racconta Vasari.
Dopo una lunga serie di interventi tampone, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha iniziato nel 1998 il lungo processo restauro.
Notizia curiosa e affascinante che riporta il “The Guardian“.
Quattro scienziati Alessandro Paluzzi, Antonio Belli, Peter Bain e Laura Viva hanno condotto uno studio sull’uso dell’immagine del cervello nei dipinti rinascimentali. Le loro conclusioni sono apparse in un articolo del “Journal of the Royal Society of Medicine“.
Il primo ad aver notato questo tipo di riferimenti che richiamano la forma del cervello in opere dell’antichità è stato FL Meshberger, ma i quattro studiosi hanno approfondito la teoria portando una serie di conclusioni e immagini di esempio che rimangono a carattere speculativo ma egualmente interessanti e provocatorie.
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