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Mediastorm: quando la storia e la cronaca diventano arte

pubblicato da michele

È possibile fondere in una sola idea il giornalismo, la narrativa e l’arte? È quello che cerca di fare (e a mio avviso ci riesce alla grande) Mediastorm, un progetto che innanzitutto pone lo spettatore di fronte a una nuova arte o, meglio, a un nuovo modo di concepire l’arte. Mediastorm, nato nel 1994, applica tutte le potenzialità della multimedialità (animazione, musica, video, come spesso si vede fare) alla fotografia, a reportage realmente pubblicati su alcune delle più famose testate giornalistiche americane, ed è questa la vera novità.

Il punto di partenza è un solitamente un reportage fotografico, che attraverso il montaggio, l’uso sapiente dell’audio e tanta poesia diventa un racconto, una storia che spesso lascia il segno. Una sorta di Saviano delle arti figurative. Alcuni esempi: “1976”, realizzato da RJD2 e leftchannel, che racconta con un’animazione straordinaria in poco più di 2 minuti la vita di Cuba – i suoi luoghi, i suoi colori, l’arte nascosta nei gesti di tutti i giorni (vedi il video qui sopra).

Oppure il celebre Marlboro Marine, il reportage realizzato dal fotogiornalista Luis Sinco per il Los Angeles Times, che documenta l’assalto di Fallouja avvenuto nel 2004 e il difficile tentativo da parte del militare Miller di ritornare alla vita di tutti i giorni al suo ritorno dall’Iraq (lo potete vedere qui). Ma i loro orizzonti sono molto vasti: si veda ad esempio qui l’animazione cinica, naif, dolce e catartica allo stesso tempo che Laith Bahrani ha fatto di Creep dei Radiohead. Un nuovo modo di intendere l’arte, che arriva a toccare la vita più da vicino.

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dead SEEquences. Le immagini scarnificate di Fabio Scacchioli

pubblicato da penelope.di.pixel


Inaugurata il 4 aprile scorso a La Porta Blu Gallery, la mostra “dead SEEquences, o della scarnificazione dell’immagine” sarà aperta al pubblico fino al 30 aprile. La Porta Blu è una deliziosa galleria situata a due passi da Campo dei Fiori a Roma e, avendo visitato la mostra proprio qualche giorno fa, ne approfitto per dedicarvi questo breve reportage fotografico.

Al centro della mostra c’è “dead SEEquences”, video realizzato da Fabio Scacchioli, con le musiche di Vincenzo Core. Il video è composto da 3770 frames tratti da una vecchia pellicola e ogni fotogramma è stato lavorato a mano. Nella sala centrale della galleria si fruisce la proiezione (durata circa 30 minuti), ma “…Dentro il frame non accade mai nulla…”, come afferma l’autore. Il film è infatti altrove: è inchiodato sulle pareti, nel susseguirsi di quei fotogrammi ritagliati e incollati (v. foto in alto). Allo stesso modo, alcuni di essi vengono riutilizzati e manipolati per realizzare delle tavole pittoriche con diverse tecniche, che troviamo esposte nella sala d’ingresso.

Il senso dell’operazione artistica è uno studio sulla sparizione di un’immagine, a partire dalla scelta del soggetto: un corpo nudo di donna (il corpo rimane pur sempre quanto di più tangibile l’essere umano possieda) ovvero la sua immagine. Ed è proprio nello scarto fra il corpo e la sua immagine che interviene il principio di separazione. Esattamente come fra ogni parola e il suo significato, dove l’oggetto è costretto a dissolversi per “poter essere detto”. Scarnificare l’immagine è quindi il tentativo di annullare questo scarto attraverso la non comunicabilità (che, se ripercorrete al contrario l’enunciato precedente, significa sottrarsi alla dissoluzione e alla scomparsa).

Su queste ultime riflessioni potremmo certo aprire una lectio magistralis di filosofia ed estetica e non è escluso che inviteremo in futuro Fabrizio Pizzuto, curatore della mostra (e, possibilmente, Guy Debord, Derrida e Foucault), ad approfondire alcuni dei concetti espressi. Intanto godetevi il reportage fotografico. Peccato per il video, che non sono ancora riuscita a reperire online: anche se nei frame “non succede nulla”, questo nulla è stato molto bello da vedere.

dead SEEquences - La Porta Blu
dead SEEquences - La Porta Bludead SEEquences - La Porta Bludead SEEquences - La Porta Blu

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Les Amantes/Loving the Crisis. Reportage da LOVE SHARE - Villa Capriglio (Torino) 14/02/09

pubblicato da penelope.di.pixel


Un san Valentino tutto speciale quello realizzato da The Sharing, Situazione Xplosiva e Malafestival/Servi di Scena a Villa Capriglio, una stupenda villa settecentesca trasformata in un centro culturale sede di eventi, performance, laboratori artistici particolarmente amato dai torinesi che lo frequentano. Da un idea di Simona Lodi, l’evento decide si esplorare “l’amore al tempo del social network“, con installazioni, proiezioni, postazioni internet che in modo leggero riescono a passare dalle animazioni in flash minimal porno a CumToCut, passando per il film Mr. Raven Show di F. Zuliani e il video Ci sarˆ di Coniglio Viola: peccato per le performance di Vanessa Vozzo e Giacomo Verde che saltano a causa di un’ingenerosa influenza.

Vi parlo in particolare dell’installazione “Les Amantes/Loving The Crisis” realizzata da xDxD.vs.xDxD, per celebrare un bacio a ritmo di crisi economica internazionale. La celebre coppia di Magritte, che simboleggia nel quadro l’impossibilità di amare, su uno sfondo nero immersa in due nuvole di parole, viene qui ricontestualizzata prendendo vita in un continuo rincorrersi, sovrapporsi, scontrarsi. Lui a destra lei a sinistra, collegati ad una serie di blog, giornali siti attraverso degli rssfeed e resi sensibili ad alcune parole che richiamano il tema della crisi, si muovono su una linea allontanandosi o avvicinandosi in base agli stimoli ricevuti. E’ così che il loro bacio, suggellato dal rumore di una scossa elettrica e da un alone fluorescente verde rosa e giallo chiaro che si accende intorno a loro, deflagra e si trasforma in una giocosa, ironica e poetica traslazione della crisi in corso, a seconda di come essa viene interpretata da siti e blog di tutto il mondo proprio nella notte degli innamorati. L’installazione ha inoltre marcato nell’evento la presenza di “Interviewing The Crisis“: il piccolo logo del banchiere con le ali che rappresenta il ciclo di interviste cura di ArtisOpenSource che prosegue in questi giorni su Artsblog, ha infatti accompagnato i tumulti dei due “amants”.

Nel proseguio dell’articolo, un reportage fotografico sulla serata gentilmente offerto da Mark Vanderbeeken, che consiglio di sfogliare agli appassionati di location. Villa Capriglio, come accennavo sopra una vecchia villa del ‘700 o torinese, è un posto che mi ha stupito per la sua bellezza, i muri scrostati e incisi di graffiti in stile tribe-metropolitano, gli affreschi consunti che affiorano dai soffitti: la villa non a caso è richiestissima per set fotografici, cinematografici e realizzazione di mostre.

Les Amantes - Loving The CrisisLes Amantes - Loving The CrisisLes Amantes - Loving The CrisisLes Amantes - Loving The CrisisLes Amantes - Loving The CrisisLes Amantes - Loving The Crisis

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