
Vengono aperte oggi al pubblico le prime sale espositive dei Nuovi Uffizi, insieme ad una delle due nuove scale previste dal progetto in corso di esecuzione. Vari i contributi e i livelli di intervento, alcuni direttamente visibili e fruibili dai visitatori, altri strutturali e di servizio, ma non per questo meno importanti e impegnativi. Le nuove sale sono destinate ad accogliere opere di artisti spagnoli, francesi, fiamminghi e olandesi. Il loro allestimento, favorito dalla loro collocazione segna una svolta importante nella tradizione della Galleria: svincolandosi dalla bicromia vasariana del bianco e grigio (intonaco e pietra serena), si è privilegiato un colore “vibrante, anzi acceso: nel caso specifico, il blu; quello che più sembra confacente, per motivi culturali e di gusto, alle opere per cui quelle sale sono state pensate” (A. Natali).
Il controsoffitto cela gli apparati impiantistici per il trattamento dell’aria, la climatizzazione, l’antincendio e l’antintrusione. L’illuminazione, realizzata con il contributo di iGuzzini, assicura la luce di ambiente grazie a fasce luminose vetrate inserite nel controsoffitto, mentre affida la luce d’accento a faretti orientabili e regolabili. Le sale sono raggiungibili dalla Galleria scendendo per la Scala di ponente, una delle opere più impegnative fin qui concluse, curata da Adolfo Natalini nell’ambito del progetto predisposto da S.IN.TER. SpA. (Alessandro Chimenti, Alessandro Moroni). Realizzata all’interno di un piccola corte di servizio – la “Corte della Vecchia Posta” - pesantemente alterata nel corso del Novecento, la scala ha assunto “la forma di una torre in pietra con grandi aperture da cui affiora il volume delle rampe rivestito in ottone brunito. Una copertura in parte vetrata e un sistema di finestre danno alla corte protezione e luce, trasformandola in un nuovo ambiente degli Uffizi, dove il nuovo dialoga sommessamente con l’antico” (A. Natalini).

Se ne parlava già nei suoi corridoi quando l’ho visitata meno di un mese fa, ma da qualche giorno è notizia certa: l’Accedemia di Brera cambia volto e soprattutto sede. Un imponente lavoro di restauro porterà i suoi locali nelle caserme Magenta e Carroccio di via Mascheroni, nucleo originario di quello che punta a diventare diventerà “un nuovo campus”.
La sede storica in via Brera sarà integralmente occupata dalla storica Pinacoteca, che occuperà l’intero edificio, con un ampliamento notevole dello spazio finora disponibile. Il tutto avviene con la stipula di un protocollo d’intesa siglato firmato dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, dai ministri della Cultura, dell’Istruzione e della Difesa, Sandro Bondi, Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa, e dal commissario straordinario Mario Resca. Per l’apertura si parla già del 2015, in concomitanza dell’Expo
Intanto sembrano tutti contenti, il commissario, il sindaco, i ministri. Persino il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi saluta con deciso calore l’operazione. Anche gli studenti, a quanto pare, avranno dei vantaggi, andando ad occupare un’area di circa 23.000 mq. Dal canto mio saluto con una punta di nostalgia i muri scrostati, i soffitti alti, l’odore e i rumori dei laboratori, il brulichio vivo di studenti e professori a riempire il centro storico della città, sempre più popolato da uffici e turisti (con annessi e connessi servizi, musei inclusi) e meno da residenti. Destino comune alla gran parte dei centri storici delle grandi città.
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Si parla ancora di Leonardo da Vinci. Concluso il progetto di restauro durato 18 mesi per riportare all’antico splendore la Vergine delle Rocce, la prima rivelazione dice che il maestro toscano dipinse il quadro da solo e non, come si era pensato finora, con l’aiuto di altri pittori.
Il dipinto, una versione successiva di quello esposto al Louvre di Parigi, sembra che non sia stato completamente finito. Il processo di pulizia ha rivelato dettagli a lungo nascosti sotto uno strato di vernice applicata tra il 1948 eil 1949 e da allora in via di degradazione. Questo restauro approssimativo aveva ridotto consistentemente la sottile ombreggiatura dell’immagine, in particolare le aree più scure.
Il restauro ha dunque rivelato che le diverse parti del dipinto sono state completate in tempi diversi, con la mano dell’angelo appena abbozzata e le principali figure quasi finite.

Gli olandesi se le inventano un po’ tutte per attirare visitatori nei musei e, come al solito, c’è da imparare. Qualche tempo fa vi avevamo parlato della Stanza ad Arles di Van Gogh, per seguire i lavori di restauro era stato costruito un blog apposito.
Oggi invece parliamo di Dalì. Il suo trittico Paesaggio con ragazza e corda per saltare, custodito nel Museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam, è in corso di restauro ed i lavori possono essere seguiti dal vivo dal pubblico fino a metà agosto 2010.
Se vi recate in Olanda siete dunque avvisati. Perdipiù il Boijmans Van Beuningen ha una collezione unica di dipinti di artisti surrealisti, nomi quali René Magritte, Max Ernst e Salvador Dalí appunto. Il cui dipinto in corso di restauro, realizzato nel 1936, venne danneggiato durante un raid aereo nella Seconda Guerra Mondiale.
Dopo il salto su ‘Continua’, trovate un interessante video dal titolo ‘Dalì in Rotterdam‘, realizzato per Arttube, il canale video del Museo di Rotterdam, buona visione!
Continua a leggere: Al museo di Rotterdam si segue dal vivo il restauro di Dalì

Proprio ieri è iniziata una campagna di restauro del celebre dipinto Vincent’s bedroom in Arles, un olio su tela del 1888. Avendolo visitato proprio alcune settimana fa, posso dire ce il dipinto versa in condizioni non ottimali, un po’ appesantito forse dagli anni, dalla polvere, dal tempo.
Il Van Gogh Museum di Amsterdam ha creato un blog appositamente per seguire il lavoro di restauro, seguito, tra gli altri, dalla direttrice dei lavori Ella Hendriks. Si tratta della prima operazione di restauro accessibile al pubblico, che, di settimana in settimana, renderà pubblici i segreti della camera da letto più famosa del mondo.
Durante la vita di Van Gogh il dipinto è stato danneggiato a causa delle condizioni di umidità nel suo studio. Nel 1930 il dipinto è stato restaurato unaa prima volta, ma l’attuale piano di trattamento garantirà che il dipinto si conservi nel miglior modo possibile per le generazioni future.

Collezionista, gallerista, storica dell’arte, lo scorso 24 gennaio si è spenta a Milano Claudia Gian Ferrari. Lascia un’importante collezione, 44 opere sono destinate al FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano e altre 58 al MAXXI di Roma.
A Milano, dove la Gian Ferrari ha costruito il suo Studio di Consulenza per il ‘900 Italiano e l’Arte Contemporanea, la gallerista non è mai andata d’accordo con le istituzioni museali. Ha affidato così al Fai il suo patrimonio legato al primonovecento, in gran parte ereditato dal padre Ettore Gian Ferrari, che l’allestirà a Villa Necchi Campiglio, in corso di restauro secondo il progetto originario degli anni ‘30 dell’architetto Piero Portaluppi. L’amante morta di Arturo Martini, il Ritratto di Alfredo Casella e Oreste ed Elettra di De Chirico, La famiglia del pastore di Sironi e due Nature Morte di Morandi, solo per fare qualche nome di questa parte della collezione.
Il resto è appunto destinato al Maxxi e crediamo che anche il nuovo consulente per le acquisizioni Vittorio Sgarbi non abbia avuto niente da ridire. Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Patrik Tuttofuoco, Charles Avery, Gabriele Basilico, Mattew Barney, Stefano Arienti, Christian Boltansky, Bruna Esposito, Tony Cragg, Lara Favaretto, Anselm Kiefer, Pier Paolo Calzolari, Ettore Spalletti, Pedro Cabrita Reis, Marlene Dumas, Urs Luthi, Vic Muniz, Wolfgang Tillmans, Chen Zhen e molti altri.
Dunque, per quanto riguarda il Maxxi aspettiamo soltanto che questi capolavori, già inclusi nei cataloghi del museo, vengano inclusi in qualche mostra, mentre per il Fai dovremo attendere la fine del restauro della sede. Un ringraziamento da parte di tutta la cultura italiana va all’intera famiglia Gian Ferrari.

Proteste in tutta Italia per i tagli del governo ai fondi per la conservazione, che di fatto mettono in pericolo il posto di migliaia di lavoratori del restauro. Il rischio è di non vedere riconosciuta una professione fino ad oggi svolta. Il riordino che la nuova normativa promuove rende quasi impossibile per un restauratore riuscire a testimoniare le attività svolte.
L’A.R.I. - Associazione Restauratori d’Italia con sede a Firenze ha indetto una settimana di mobilitazioni che avrà il suo culmine nella giornata di sabato 31 ottobre in occasione del Salone dell’Arte e del Restauro alla Stazione Leopolda di Firenze con la Tavola Rotonda sul tema: “La figura del restauratore di beni culturali alla luce della nuova normativa di riferimento: ambiti di competenza e prospettive”.
8.000 aziende in tutta la Toscana (oltre 1.000 solo nel capoluogo) e migliaia in tutta la penisola, per scongiurare il rischio di chiusura stanno mettendo in piedi una raccolta firme da presentare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggetto di discussione i criteri del bando di concorso per l’accesso all’Albo dei restauratori, che non tengono conto degli ultimi anni di lavoro di molti professionisti del settore.

È stata annunciata come una delle mostre più importanti del 2009 quella che si terrà al Complesso del Vittoriano di Roma dal 6 marzo al 29 giugno dedicata a Giotto: “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura”.
L’occasione è, in effetti, più unica che rara, essendo passati oltre settant’anni dall’ultima grande mostra dedicata al maestro del Trecento italiano. Delle circa 150 opere presentate solo venti realizzate dal maestro e accompagnate dai dipinti dei più importanti protagonisti del periodo: Giovanni Baronzio, Altichiero, Taddeo Gaddi e molti altri.
Una mostra d’obbligo, data la rarità con cui opere di questa portata vengono offerte al pubblico. Per l’occasione diverse restituzioni importanti tra cui Polittico di Badia di Giotto, reduce da diversi anni di restauro.
La grande mostra su Giotto al Complesso del Vittoriano



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Il restauro del David di Donatello, iniziato nel 2006 grazie al finanziamento di duecentomila euro della Protezione civile, è giunto a termine. L’opera può essere ammirata fino al 23 novembre 2009 al Museo del Bargello a Firenze.
Accanto alla statua è stata collocata anche una copia che ne ricostruisce le originarie fattezze quattrocentesche, con le patinature dorate nei capelli e in altre parti della scultura. La riproduzione è issata su una colonna di porfido e su un piedistallo. Così presumibilmente la ammirava Lorenzo il Magnifico nell’attraversare il cortile della sua residenza in Palazzo Medici Riccardi.
La foto è tratta da Repubblica.it.
La Madonna del cardellino, una delle opere più celebri di uno tra i pittori più significativi della storia dell’arte, dopo un lungo restauro torna ad essere esposta.
Prima di riprendere definitivamente il suo posto agli Uffizi, la tela sarà oggetto di una mostra monografica dal titolo “L’amore, l’arte e la grazia - Raffaello: La Madonna del cardellino restaurata” a Palazzo Medici, Firenze dal 23 novembre al primo marzo 2009.
Dipinta da Raffaello nel 1506, in occasione del matrimonio del committente Lorenzo Nasi, raffigura la Madonna seduta su una roccia in un bellissimo paesaggio con Gesù bambino e San Giovannino. Quest’ultimo porge a Gesù un cardellino, simbolo di passione.
La tela nel 1547, a causa di un crollo, si strappò in diciassette pezzi e venne successivamente ricomposta “in quel miglior modo che si potesse” come racconta Vasari.
Dopo una lunga serie di interventi tampone, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha iniziato nel 1998 il lungo processo restauro.