
Un libro di prossima pubblicazione rivela aspetti privati della personalità di Michelangelo. La pubblicazione si basa sulle recenti scoperte di appunti e scarabocchi che l’artista realizzava a margine dei suoi schizzi d’arte.
Oltre alla statua del David a Firenze e al soffitto della Cappella Sistina in Vaticano, Michelangelo ha lasciato circa 600 tra vignette e disegni. Pensieri, poesie, barzellette e liste della spesa offrono un affascinante spaccato della sua vita mondana, dei suoi stati d’animo e del genio artistico che l’animava.
Circa un terzo dei disegni del Buonarroti contengono stralci di poesia e frammenti lirici, appunti per i suoi assistenti, note esplicative ad alcune delle sue più grandi opere. Lo studio, condotto da Leonard Barkan, professore di letteratura comparata all’Università di Princeton, sfocerà nella pubblicazione del libro Michelangelo: a life on paper (Michelangelo: una vita sulla carta), che contiene centinaia di riproduzioni di carte private dell’artista.
Ne emerge un ritratto umano dell’artista, che si concede a più livelli di lettura. Il Michelangelo poeta, autore di circa trecento componimenti, prende appunti sulla sua vita intima a fianco dei suoi disegni, come si farebbe su uno sketchbook.

Viviamo nel mondo degli eccessi e degli sprechi. Il consumo eccessivo di cibo è una conquista della contemporaneità. Lo conferma uno studio della Cornell University, condotto da Brian Wansink, che ha preso in esame oltre 1.000 anni di rappresentazione dell’Ultima Cena.
I ricercatori hanno analizzato 52 dipinti raffiguranti, le dimensioni delle porzioni e dei piatti rappresentate all’interno delle opere d’arte, sono progressivamente cresciute dal 23 al 69 per cento dall’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.
Questa scoperta suggerisce che il fenomeno di servire porzioni più grandi, che spinge le persone a mangiare tanto e troppo, è cresciuto a fianco dell’ incremento nella produzione e nella disponibilità, dei prodotti alimentari. Why We Eat More Than We Think?, mangiamo più di quello che pensiamo dunque e l’analisi delle Ultime Cene riflette il dilagare dell’obesità nelle nostre società.
Non si ferma l’attività espositiva di Palazzo Reale nella primavera 2010. Ai nastri di partenza una mostra dedicata a un oggetto d’arte piuttosto singolare, il libro d’artista. Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009, a cura di Giorgio Maffei e Angela Vettese, andrà in scena dal 24 marzo al 23 maggio.
Paolo Consolandi, instancabile collezionista ed appassionato promotore dei giovani, ha raccolto volumi d’artista per oltre cinquant’anni, a partire dagli anni sessanta. I 130 libri presenti nella mostra a Milano documentano una modalità, una tecnica espressiva sperimentata dalle avanguardie storiche fino ai nostri giorni. Un percorso che si apre con il libro di Fernand Léger e Blaise Cendrars (1919) e si chiude con quelli di Sophie Calle (2007) e Sabrina Mezzaqui (2009).
Se volessimo risalire alle origini del libro d’artista, potremo quasi partire dalle miniature, i manoscritti miniati, colorati, per poi passare alle composizioni dada e surrealiste ed approdare alla ricerca specifica di autori come Joan Mirò e Léger. Dagli spunti narrativi di William Kentridge alla standardizzazione delle xerocopie di Alighiero Boetti. Maestri come Picasso, Max Ernst, futuristi e astrattisti, per arrivare fino alle grandi rivoluzioni di Bruno Munari. Ancora Tàpies, Warhol, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Gilbert&George, Cattelan, Hirst e molti altri.

In tempi di crisi la situazione è magra anche per la ricerca scientifica e l’esplorazione. Niente paura, ci pensano gli artisti! Artic Circle è un progetto di ricerca a cui partecipa anche l’italiano Andrea Galvani che unisce scienza, architettura e attivismo artistico.
Il programma prevede una spedizione di 17 giorni (dal 5 al 22 ottobre) a cui partecipano marinai, artisti di varie discipline, scienziati ed educatori. Il vascello è uno Schooner a due alberi, attrezzato con aree comuni per la collaborazione creativa e tecnologicamente avanzato. Il percorso di navigazione, variabile a seconda delle correnti artiche e delle condizioni atmosferiche prevede la circumnavigazione dell’intera Calotta Artica, attraverso Nord Europa, Alaska e Russia.
La spedizione è sostenuta da una fondazione canadese ed il lavoro prodotto durante la navigazione e nei mesi successivi verrà presentato con il supporto di Scope Foundation a cinque importanti appuntamenti fieristici mondiali: Art Basel Miami 2009, Arco Madrid 2010 Armory NY 2010, Art Basel 2010, Frieze London 2010.

Il Magazzino d’Arte Moderna di via dei Prefetti 17 a Roma ospita la mostra Still Vast Reserves dal 24 settembre al 24 ottobre 2009. Una grande occasione per conoscere il lavoro di otto artisti australiani che lavorano ponendo un’attenzione particolare sull’uso del corpo. Si parla proprio di un ambito di ricerca chiamato cinetica della compressione, che integra la rappresentazione della scultura al discorso sul corpo e sul sé, ponendola in relazione con l’ambiente e l’architettura.
La mostra è a cura di Emily Cormack, Francesco Stocchi e Alexie Glass-Kantor, direttrice di Gertrude Contemporary Art Spaces (GCAS) a Melbourne. Include lavori diversi, dalla stampa al video all’installazione, con alcuni degli artisti meglio considerati dalla critica in Australia: Christian Capurro, Ben Armstrong, Stuart Ringholt, Tom Nicholson, Lou Hubbard e Laresa Kosloff, Alicia Frankovich e Marco Fusinato. Proprio questi ultimi due proporranno una performance per l‘inaugurazione di giovedì 24 settembre alle 19.00, in collaborazione con i musicisti Cristiano De Fabritis, Luca Tilli e Luca Vinitucci.
Still Vast Reserves è un’indagine sui concetti di rivelazione e chiusura e si situa nel confine tra l’intimo e il pubblico. La tensione che percorre la corporeità nell’ambito domestico, sociale e politico rappresenta un grande momento di ricerca creativa sul corpo umano quale strumento e finalità dell’azione artistica. L’Australia in questo campo sembra abbia molto da farci vedere.

É stato scelto l’artista residente per la nuova edizione di Diogene_bivaccourbano a Torino dal 21 settembre al 7 novembre 2009. Dopo Park Shueng quest’anno è la volta di Nico Dockx, che partecipaerà ad uno dei più interessanti progetti sperimentati in Italia di arte pubblica “localizzata”.
Giunto alla terza edizione, Diogene è fatto da un gruppo di artisti che selezionano ogni anno un partecipante e lo seguono preparandogli un modulo abitativo di base ed aiutandone l’operato. I selezionatori sono Donato Canosa, Ludovica Carbotta, Andrea Caretto, Manuele Cerutti, Sara Enrico, Davide Gennarino, Luca Luciano, Laura Pugno, Andrea Respino, Raffaella Spagna, Monica Taverniti, Cosimo Veneziano.
L’idea è di abitare e lavorare sfruttando gli spazi interstiziali della città. Quest’anno il Bivacco (una condizione che molte ordinanze comunali multano sancendola come fuorilegge) si svolgerà all’interno di una carrozza dismessa del tram, messa su un tratto di binario inattivo in Corso Regio Parco angolo Corso Verona a Torino.