
Vi presento oggi un interessante progetto nato sotto la spinta di Richard Barbrook, attivissimo e originale docente e saggista che vive e lavora a Londra. Quando dico “attivissimo” intendo che Barbrook, accanto all’impegno scientifico e accademico, contina a portare avanti il suo impegno politico e intellettuale con molta energia e convinzione. Class Wargames ne un esempio, unendo performance, situazionismo e critica alla società contemporanea del consumo.
Dal 2008 il professore realizza così uno dei suoi sogni: ridare corpo e vita a “Il gioco della Guerra”, testo di Guy Débord che non ha trovato la stessa fortuna del celeberrimo “La Società dello Spettacolo”, entrato nella letteratura mondiale. Se tutti lo ricordiamo per questo e per il suo ruolo determinante nella creazione dell’Internazionale Situazionista, forse meno conosciuti sono gli ultimi anni del filosofo. Dopo il ‘68, Débord si ritira in un piccolo villaggio francese dove, insieme alla sua compagna Alice Becker-Ho, scrive “Il Gioco della Guerra”, attività che lo vedrà impegnato per i successivi 20 anni. Per Débord il gioco della guerra non era semplicemente un gioco, ma una guida per consentire alle persone di comprendere (e quindi combattere) la socità fordista. Uno strumento grazie al quale, proprio averso il gioco, gli attivisti rivoluzionari avessero armi adeguate per condurre le proprie lotte e divulgarle.
Richard Barbrook riprende in mano il testo e non solo riesce a farne pubblicare una traduzione inglese (la prima) da Atlas, ma ne costruisce un prototipo vero e proprio (foto in alto). Attualmente in gruppo Class Wargames di Londra e Radical Software Group di New York stanno sviluppando la propria versione del Gioco, organizzando tornei in spazi pubblici. Dal 2008 Classwar Games è stato ospitato da festival, musei ed eventi in diverse parti dell’Europa e spero che arrivi presto anche in Italia.
Intanto godetevi i cinque capitoli del video-documentario che ne spiegano la struttura.
Continua a leggere: Classwar Games. Richard Barbrook e Il gioco della Guerra

Fare una retrospettiva di un evento complesso come Transmediale non è facile. Ho scelto questa volte un taglio particolare che deriva dalla mia esperienza diretta.
Parto quindi dalle facce e dagli incontri che il festival mi ha regalato, con una riflessione di base: Transmediale ha una storia ultraventennale e riesce a catalizzare l’attenzione e la presenza vera della scena europea e internazionale legata alla net art e alla cultura digitale. Questa è una delle caratteristiche che fanno di un festival un evento importante e significativo. Partecipare a Transmediale per il pubblico e i “professionisti” del settore (artisti, curatori, giornalisti che siano) ha un valore specifico in termini di relazioni e possibilità di interagire e di confrontarsi: un aspetto che, se ben presente per chi partecipa, rischia forse di essere un po’ trascurato in un reportage di tipo classico.
Ecco dunque le facce che hanno caratterizzato i miei tre giorni (pienissimi) a Transmediale, costituendone la prima ricchezza: li riporto più o meno in ordine di “apparizione” (proprio come nella gallery che trovate sotto).
Continua a leggere: Speciale Transmediale 2010 [PART 1] - Le facce e gli incontri

Vi scrivo dall’hotel Berulina, a due passi dallo Zoo di Berlino: miracolosamente prenotati i posti nell’ultimo volo low cost disponibile e un hotel dal nome improbablie (ma che assicura una magnifica connessione in squat, come scopro adesso). Il tempo, nonostante le strade ghiacciate è clemente, non si scende troppo sotto lo zero a quanto pare, e i miei guanti di lana sembrano proteggermi alla perfezione.
Mi aspetta un lungo fine settimana pieno di conferenze, dibattiti e performance: è la prima volta che partecipo a questo festival, che negli anni è cresciuto fino a diventare una delle manifestazioni più significative nel panorame delle arti digitali, e non vi nascondo la mia curiosità.
Si inizia domani pomeriggio a partire dalle 13 con The Futurity Long Conversation con Susan Neiman (US), Jem Finer (UK), Drew Hemment (UK), Andy Cameron (UK), Joy Tang (TW), Tim Edler (DE), Trebor Scholz (US), jaromil (IT), Julian Oliver (NZ), Maja Kuzmanovic (HR), Gustaff Harriman Iskandar (ID), Denisa Kera (CZ), Juliana Rotich (KE), Steve Benford (UK), Gabriella Giannachi (IT), Florian Rötzer (DE), Mercedes Bunz (DE), Alexander Rose (US), Sascha Lobo (DE), Tiziana Terranova (IT), Steve Lambert (US), Siegfried Zielinski (DE). Keynote: Richard Barbrook, acuto pensatore della sinistra inglese che ha recentemente pubblicato “Imaginary Futures“.
[Foto in altro: il Salon di Transmediale]