
L’incontro tra Gisèle Freund e la fotografia è una specie di “continuità familiare”. Sarà infatti il padre Julius, collezionista d’arte tedesco, a regalare ad una Gisèle appena adolescente, la sua prima Leica. Ma la strada verso la piena realizzazione del suo lavoro passa anche per la sociologia e soprattutto per il soggetto della sua tesi di dottorato sulla “Fotografia in Francia durante il XIX secolo”, propostogli dallo stesso eminente professore di Francoforte che la segue: Norbert Elias. Una ricerca che la porterà ad incontrare quello stesso paese che oggi le dedica la retrospettiva: “L’oeil frontière”, presso la Fondazione Pierre Bergé Yves Saint Laurent di Parigi fino al 29 gennaio 2012.
Una “galleria di ritratti eccezionali” che segnano gli anni dal 1933 al 1940, trascorsi dalla fotografa ebrea rifugiatasi nella capitale francese per sfuggire alla follia nazista, tra studi in biblioteca e scatti amatoriali. Una passione che l’ha portata, grazie all’indispensabile tramite delle libraie Adrienne Monnier e Sylvia Beach, perfettamente inserite nel cuore pulsante della cultura parigina degli anni ‘30, a incontrare e fotografare alcuni tra i più grandi scrittori ed artisti dell’epoca. Personaggi chiave della letteratura che spesso si trasformeranno in soggetti di immagini prima in bianco e nero e poi a colori, in una fragilità e dolcezza espositiva che ne rivela le pieghe più intime. Da James Joyce, alla “coppia esistenzialista” Jean-Paul Sartre Simone de Beauvoir, da André Malraux, a André Gide, Colette, Paul Valéry, Louis Aragon,Virginia Woolf e Paul Eluard, solo per citarne alcuni, in una collezione di “grandi anime”, che le permette di ricostruire una preziosa e ricca testimonianza degli anni cruciali del secolo che ci ha ormai lasciati.




Robert Mapplethorpe by Sofia Coppola ha aperto i battenti ieri 25 novembre a Parigi e rimarrà aperta fino al 7 gennaio. I protagonisti sono per l’appunto due: il fotografo newyorchese Mapplethorpe, che è l’autore ufficiale degli scatti, e Sofia Coppola, regista da Leone d’Oro e figlia d’arte, che coltiva la passione per la fotografia da anni e che ha scelto gli scatti dell’esposizione. Il curatore della mostra è invece Thaddaeus Ropac, minuto e poliglotta mercante d’arte con una galleria a Parigi e una a Salisburgo. In un comunicato stampa fa sapere che le fotografie selezionate per l’evento dalla Coppola sono state gentilmente cedute dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, seguendo le linee guida delle mostre “Robert Mapplethorpe: Eye to Eye“, a cura di Cindy Sherman nel 2003, e “Robert Mapplethorpe a cura di David Hockney” nel 2005.
L’approccio della regista è dunque puramente estetico: la scelta è andata sugli scatti in bianco e nero che includono nature morte così come immagini di bambini, animali e donne. Soprattutto queste ultime. I ritratti più siginificativi sono quelli di Paloma Picasso (anche lei figlia d’arte), Katherine Cebrian (grande dame dell’alta società di San Francisco) Marisa Berenson (splendida 35enne nel 1983) e Lisa Lyon (culturista). L’impronta della mostra si rivela decisamente più malinconica che plastica, ma se siete a Parigi vale sicuramente il prezzo del biglietto.
Paul Cadden è un artista iperrealista scozzese che crea opere d’arte utilizzando esclusivamente grafite e gesso. Il risultato è impressionante: i ritratti sembrano vere e proprie istantanee. La sua ricerca del dettaglio è, oltre che iperrealista, quasi dolorosa. I dettagli, le espressioni, l’intensità degli sguardi. Tutto concorre a rendere vivide le sensazioni delle persone ritratte. Pauld Cadden è in grado di riprodurre immagini complesse nei minimi dettagli. Che si tratti di innumerevoli le rughe sul volto di un vecchio, il fumo di una sigaretta accesa o l’acqua gocciolante dal viso di qualcuno, lo fa sembrare incredibilmente realistico. Tanto che i suoi lavori sembrano delle fotografie. Spiega così la sua arte:
“L’arte creata da fotografie cerca di mettere in evidenza il soggetto. Il soggetto diventa tangibile, reale, vivente. In quello che riproduco l’importante per me sono i dettagli, i segni in grado di raccontare un’essenza che resta invisibile nella fotografia. La realtà diventa l’illusione. I segni sne tracciano e ne imprigionano la vita.”
Hyung Koo Kang è un’artista coreano (classe 1954).
La sua tecnica si contraddistingue per la creazione di impressionanti ritratti e pitture fotorealistici di personaggi famosii. Da Van Gogh, a Andy Warhol, a Audrey Hepburn a Picasso, questi volti noti della storia assumono espressioni spesso allucinate, con un effetto di distorsione che mette in evidenza tratti psicologici della loro personalità forse nascosti. L’idea è quella di svelare il volto in quanto maschera e di utilizzarlo come superficie “di lavoro”. Il risultato è quello che potete vedere negli esempi riportati nella gallery: in alto, un autoritratto dell’artista.
I lavori di Kang saranno esposti presso il Singapore Art Museum dal 14 ottobre al 21 diecmbre 2011, nella mostra personale “The Burning Gaze”.

Per riprendere il discorso che è venuto fuori commentando l’opera di Banksy There is no such thing as good publicity, mi sono ricordato di questo quadro in cui mi ero imbattuto qualche tempo fa. L’autrice, Gween Seemel è un illustratrice ritrattista di origini franco-iraniane-americane.
Mi ha colpito subito il modo in cui rilegge il manifesto originale del 1942. Allora la protagonista era la casalinga Rosie, il committente il War Production Co-ordinating Committee. In pratica si chiedeva alle donne di rimboccarsi le maniche e prestarsi ad effettuare anche lavori pesanti in fabbrica, per sostenere la produzione militare, visto che gli uomini erano per la maggior parte sul fronte. In epoca moderna questo manifesto è poi stato mis- o se vogliamo re-interpretato e fatto proprio dal movimento femminista.
Oggi l’operazione di Gween Seemel è quindi un ulteriore riutilizzo del manifesto, che essenzialmente associa la forza, i muscoli, all’immagine di una donna, assieme alla scritta We can do it! (Ce la possiamo fare!). Questa volta però la protagonista è una donna musulmana, probabilmente iraniana e la firma del “comitato promotore” in basso è Freedom Production Co-ordinating Committee.
Molto originale la produzione di Ginou Choueiri, artista a cui le patate ispirano facce umane. Ed è infatti su questo comunissimo tubero che prendono vita i suoi ritratti, sacchi di ritratti umani.
A suo avviso, le analogie fra facce e patate sono molte: il colore della nostra pelle, la porosità, la forma ovale, le taglie differenti (piccole, grandi, larghe e sottili proprio come noi). “Esse nascono crescono e muoiono come noi“, aggiunge, ma questa è una parabola comune ad ogni vivente.
Detto ciò, i ritratti sono belli come l’idea espositive semplice e d’impatto di trovarsi a frugare dentro un sacco di iuta. In questa folla di uguali e diversi al tempo ritrovo forse la più sottile delle analogie con la nostra specie…
Il prossimo venerdì 25 giugno ‘Da Fattori a casorati. Capolavori della Collezione Ojetti’, apre ufficialmente al pubblico il Centro Matteucci per l’Arte moderna di Viareggio, luogo di ricerca ed archiviazione tra i più importanti d’Italia per quanto riguarda l’arte moderna.
L’allestimento, che sarà a Viareggio fino al 12 settembre (per poi spostarsi a Tortona dal 25 settembre), celebra la figura del collezionista Ugo Ojetti (1871 – 1946). Letterato e giornalista, fece l’inviato girando il mondo e si occupò da cronista di arte e cultura, impegnandosi anche a divulgare una critica dell’arte non destinata unicamente agli addetti ai lavori.
Nel 1914 acquistò una villa rinascimentale sui colli fiesolani che divenne luogo d’incontro tra scrittori, artisti, intellettuali e politici. Qui Ojetti costruì il suo museo, che si muoveva dall’antico al contemporaneo, da Jacopo della Quercia ad Andreotti, da Poussin a Spadini, passando per Fattori, Lega, Gemito, Pellizza, per giungere ad artisti tanto amati come Bourdelle, Ghiglia, Casorati.
La mostra a Viareggio è il primo tentativo di riunire le opere della collezione Ojetti e si snoda attraverso tre sezioni. I primis Giovanni Fattori ed i suoi capolavori, le piccole tavole macchiaiole e i grandi paesaggi più tardivi. Poi i ritratti e le nature morte di Oscar Ghiglia e infine le sculture di Libero Andreotti. Sullo sfondo le opere di quei pittori dell’Ottocento anti-accademico, Abbati, Borrani, Lega, Morelli e molti altri nomi minori, poco conosciuti, ma di altissimo valore.

Qualche tempo fa vi avevamo parlato dell’asta dedicata all’arte del Sud-est asiatico, che si è tenuta da Christie’s questo weekend. Un grande successo, che ha segnato un aumento del 33% rispetto all’ultima vendita dell’autunno 2009. Sono stati numerosi i record di vendita registrati, in entrambe le sezioni moderna e contemporanea. Una vera sorpresa è stata “Young Balinese Girl with Hibiscus“, del pittore-viaggiatore italiano Romualdo Locatelli (Italia 1905-Le Filippine 1943), che ha battuto tutti i record precedenti, battuto all’asta per 630.000 euro, facendo letteralmente triplicare le stime.
Il dipinto, un olio su tela del 1939 di 116 x 96 cm, rappresenta una giovane ragazza balinese nella piena fioritura dell’adolescenza. Si tratta di uno dei primi ritratti di Locatelli nell’isola di Bali, dipinto dal vero. Locatelli voleva raccontare visivamente la bellezza leggendaria delle donne balinesi e registrarla in un racconto biografico ed etnografico.
Women are Heroes è il libro di JR di 252 pagine a colori che mostra tutte le donne coinvolte nei suoi progetti e racconta le loro testimonianze. Il volume è disponibile in edizione bilingue francese / inglese. Dopo Portrait of a Generation nei sobborghi di Parigi nel 2006, e Face2Face, in Medio Oriente nel 2007, Women are Heroes è la terza parte della Serie dei 28 millimetri, così chiamata per l’obiettivo che JR utilizza per ottenere inquadrature ravvicinate delle modelle di cui fa i ritratti. Women are Heroes è un libro di avventure che ci porta in Africa, Asia e Sud America. JR, giovane artista francese di cui i lettori di Artsblog si dovrebbero ricordare, ci conduce in luoghi di cui si può fantasticare per averli visti in televisione, in occasione di qualche evento drammatico.
Women are Heroes parla di donne che camminano fianco a fianco con la morte e spesso abbracciano la vita, passando dal pianto al riso. Sono donne generose che non hanno nulla, ma sono disposte a condividere, donne che hanno un passato doloroso e vogliono costruire un orizzonte con più luce. Alla ricerca di ciò che è comune nel loro sguardo, ci avviciniamo a ciò che è universale: il fattore umano. Women are Heroes è un omaggio alle donne, la cui dignità viene fuori quando JR attacca le loro fotografie sui muri dei loro villaggi e in tutto il mondo. Le donne esprimono le difficoltà che incontrano in un mondo dominato dagli uomini.
Le donne anziane sono modelli per un giorno,ed i bambini diventano artisti per una settimana. In questa forma d’arte, non vi è nessuna fase che separa l’artista dal pubblico. Come un fiore di campo spuntato tra lastre di cemento, così le opere di JR compaiono nei luoghi più inaspettati. Questo progetto e il libro che ne è derivato ha permesso di condividere questa esperienza e di mantenere la promessa fatta alle donne: portare le loro storie in un viaggio intorno al mondo.

Chi si troverà a Londra dal 5 al 15 novembre non potrà perdersi Cityscape, a cura di Delphine Ettinger. Una collettiva di artisti americani che presenta una line up fresca e di prestigio. L’organizzazione è a cura del Lava Collective e si concentra sulla street art e l’urban culture in Nord America, presentando nomi che non si sono visti spesso in Gran Bretagna. Grandi nomi come Shepard Fairey, Swoon, Dalek e Skullphone affiancati da giovani promesse.
La location è la Dray Walk Gallery -The Old Truman Brewery, off 91 Brick Lane Londra. Le star dello show sono il duo di Brooklyn Peru Ana Ana Peru, che hanno ricevuto un invito per realizzare un allestimento speciale del loro lavoro. La coppia a New York si è fatta conoscere per il suo stile vibrante e riconoscibile che si concretizza anche nei video e nelle sculture.
A Cityscape ci sarà anche il fotografo Ricky Powell, l’uomo che viene chiamato il ‘Quarto Beastie Boy’ e che ha vissuto in prima persona la nascita della cultura hip hop a New York. Alla mostra presenterà una selezione dei suoi ritratti fotografici di cantanti come Run DMC, KRS One, Easy E, Eric B and Rakim. Per il programma completo vi rimando al sito.