
Chi si troverà a Londra dal 5 al 15 novembre non potrà perdersi Cityscape, a cura di Delphine Ettinger. Una collettiva di artisti americani che presenta una line up fresca e di prestigio. L’organizzazione è a cura del Lava Collective e si concentra sulla street art e l’urban culture in Nord America, presentando nomi che non si sono visti spesso in Gran Bretagna. Grandi nomi come Shepard Fairey, Swoon, Dalek e Skullphone affiancati da giovani promesse.
La location è la Dray Walk Gallery -The Old Truman Brewery, off 91 Brick Lane Londra. Le star dello show sono il duo di Brooklyn Peru Ana Ana Peru, che hanno ricevuto un invito per realizzare un allestimento speciale del loro lavoro. La coppia a New York si è fatta conoscere per il suo stile vibrante e riconoscibile che si concretizza anche nei video e nelle sculture.
A Cityscape ci sarà anche il fotografo Ricky Powell, l’uomo che viene chiamato il ‘Quarto Beastie Boy’ e che ha vissuto in prima persona la nascita della cultura hip hop a New York. Alla mostra presenterà una selezione dei suoi ritratti fotografici di cantanti come Run DMC, KRS One, Easy E, Eric B and Rakim. Per il programma completo vi rimando al sito.
Lo sentiamo spesso nominare, anche se raramente il suo lavoro viene correttamente contestualizzato. Lo troviamo, suo malgrado, eletto a testimonial pubblicitario per questo o quel marchio. Stiamo parlando di Giuseppe Arcimboldo, nato a Milano nel 1527 da una famiglia aristocratica, artista geniale ed innovatore. A 22 anni collaborò con il padre Biagio che lavorava presso la Veneranda Fabbrica del Duomo. Tra i suoi primi lavori un affresco nel Duomo di Monza ed un arazzo per quello di Como. A Milano entrò sicuramente in contatto con le caricature dal tratto ironico e grottesco di Leonardo.
Fu a Vienna, prima sotto Massimiliano II d’Asburgo, poi con Rodolfo II, che trovò la sua consacrazione pittorica. La storia l’ha reso famoso per le sue raffigurazioni di volti composti assemblando famiglie di oggetti ‘omogenei’, animali, fiori e piante, pesci, armi, libri. Ritratti allegorici, come la serie delle quattro stagioni (Primavera, Estate, Autunno e Inverno) e i quattro elementi della cosmologia aristotelica (Aria, Fuoco, Terra, Acqua), che risentono del portato dell’arte del nord Europa nella cura per il particolare.
Le sue poche opere sono dislocate un po’ qua e un po’ là per l’Europa, tra Parigi, Vienna, Madrid, Stoccolma (in Italia rimane qualcosa a Cremona, Firenze e Genova). Pochi d’altronde sanno che presso la corte di Ferdinando I d’Austria la sua creatività raggiunse alti livelli nella creazione di giochi per bambini, giostre e scenografie per feste, matrimoni e cerimonie.

Il misterioso ventiseienne JR è giunto alla puntata brasiliana di un Women are heroes, un vasto progetto di graffiti art (uno dei pochi così organizzati) che vuole documentare le condizioni di vita delle donne quando sono difficili, coraggiose e affascinanti. Non si tratta di graffiti in senso stretto, anche se JR proviene proprio da lì. Si tratta di fotografare ritratti di donne e di riprodurli ingigantiti sulle architetture e le non-architetture delle città d’origine delle tante modelle.
Altre foto e altre installazioni sono state già realizzare per lo stesso progetto in Kenya, Sierra Leone e Liberia. Questo è il turno della favela di Morro da Providência, in Brasile. JR è lo stesso JR dietro al progetto Face 2 Face, che scattò e incollò ritratti di palestinesi e israeliani sulle pareti del fievole “muro” di confine su cui lavorò anche Banksy.
Una video presentazione del progetto Women are heroes dopo il salto.
Continua a leggere: Woman are heroes, ritratti di donne su scala mondiale

Inaugura il prossimo martedì 24 marzo a Napoli, presso la galleria Blindarte contemporanea la prima personale italiana di Adam Cvijanovic. Sarà possibile vedere le opere dell’artista newyorkese classe 1960, che si presenta con due grandi portable murals ed alcuni dipinti, fino al 6 giugno.
Adam Cvijanovic vive a New York e dipinge vedute panoramiche dei suburbi cittadini e scorci di paesaggi fantastici sul lattice applicato al Tyvek ( Flashe e latex), un materiale adesivo utilizzato nell’edilizia che può facilmente essere spostato da un luogo all’altro. Pensati come installazioni per progetti site specific e gallerie, i suoi lavori divengono dei veri e propri graffiti portatili che lo seguono.
Spettacolare la serie di dipinti del 2005 “Love Poem (10 minutes after the end of gravity)”, che ritraggono il mondo, le sue strade, colpite da un’improvvisa mancanza di gravità.
Continua a leggere: Adam Cvijanovic: il cielo delle stelle fisse a Napoli
Heide Hatry è un’abile scultrice ritrattista con una caratteristica: la sua fonte d’ispirazione è la realtà ma, con la realtà, scolpisce anche. Invece che scalpellando marmo o intagliando legno, Haide (che deve avere comunque un gusto del macabro robusto almeno quanto il talento artistico) opera con pelle di animali morti, occhi di maiale, peli di scimmia.
Sembra la ricetta dell’incantesimo di una strega basso-medievale, ma è così. Forse, proprio quelle materie prime costituiscono il perché di un certo incanto visivo che si prova a guardare le sue opere, magari prima di sapere effettivamente con cosa siano state fatte. In quegli occhi caprini o equini c’è qualcosa che il massimo collega iperrealista non potrà mai rendere solo con materie plastiche, per quanto sapiente possa essere la sua mano o profonda la sua conoscenza della vita da ritrarre.
Questa dottoressa Frankenstein del regno animale è attualmente in mostra alla Pierre Menard Gallery di Cambridge, Massachussetts.

Torna a Padova la rassegna dedicata alla fotografia, Padova Aprile Fotografia con eventi a partire dal 4 aprile. Giunta alla quarta edizione, la manifestazione ha come tema le “forme dell’identità”: umana, sociale, culturale.
Tre le mostre temporanee: una dedicata ai ritratti di Douglas Kirkland, che strizza l’occhi al mondo del cinema e delle celebrities. Ritratti patinati, la cui identità è controllata dall’appartenenza del mondo dello spettacolo, ma di cui Kirkland cogliere smorfie e gesti inusuali.
Completamente diversa l’atmosfera per The Oxford Project di Peter Feldstein, che descrive l’identità di una cittadina americana attraverso i suoi abitanti fotografati prima nel 1984 e successivamente nel 2004. Volti suburbani, vita reale, nessun riflettore.
Infine, 10 fotografi d’oro, la mostra dedicata alla fotografia italiana i cui nomi, seppur di qualità non sembrano aggiungere nulla a ciò che si era visto l’anno precedente: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Luca Campigotto, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Fulvio Roiter, Marco Zanta. A me sarebbe piaciuto un po’ di rischio nel proporre qualche nuovo nome.
Una rassegna che non stupisce, ma consente di conoscere a poco a poco la storia della fotografia contemporanea.
Continua a leggere: Forme dell'identita: Padova Aprile Fotografia
Computer portatile, cellulare di ultima generazione, Ipod sempre alla ricerca di una rete wireless a cui collegarsi, sempre, comunque e ovunque. La serie di ritratti Connected della fotografa francese Catherine Balet riflette su un lato ormai consolidato nella cultura contemporanea.
Gli strumenti tecnologici che ci fanno comunicare sono le nostre coperte di Linus, senza ci sentiamo persi. Ciò che emerge dagli scatti è tuttavia un evidente senso di isolamento e solitudine; la nostra presenza virtuale è estesa a ogni luogo sul globo, ma stiamo forse perdendo qualcosa? Perché non siamo più capaci di guardarci negli occhi ma solo di farci abbagliare dai monitor che ci circondano?
Noi blogger dovremmo rifletterci, e ogni tanto uscire per una passeggiata “scollegata”. Una delle immagini è valsa alla fotografa il terzo posto del Taylor Wessing Portrait Prize organizzato dalla National Gallery di Londra dove è possibile ammirare le opere dei finalisti fino al 15 febbraio.
Continua a leggere: Generazione connessione: la serie di fotografie di Catherine Balet

Il Phagoff, uno fenomeno artistico, culturale, nomadico dedicato alla libera espressione di identità e generi, anima le notti romane ogni due sabati da ormai circa quattro anni. Per il suo party del 18 novembre ispirato al tema “FACES” (le facce come spazio del racconto) ha ospitato il fotografo, artista e performer Jacopo Benassi. Lo ho intervistato per voi.
Jacopo Benassi nasce a La Spezia ne 1970, ma si trasferisce subito a Milano, dove vive e lavora. I suoi scatti, immagini che trasudano vita, tendono sempre a catturare, bloccandola, la naturalezza del volto o dell’oggetto che incornicia. Di recente, a sottolineare la sua poetica, esce infatti il suo primo libro “The ecology of Image“, progetto editoriale curato dall’agenzia di comunicazione 1861united: si tratta di 445 immagini ecologiche perché non ritoccate, non postprodotte, non patinate, non manipolate, non artificiali. Una scelta significativa e controcorrente, la sua, in tempi dove il “ritocco”, quello del chirurgia plastica e quello del photoshop, ha penetrato profondamente i tessuti della carne e dell’arte. Per la serata, in programma la mostra performativa “Elektroflash; USB.2″.
Per saperne di più sulla mostra, su questo interessante autore e sul suo singolare rapporto con le pantofole, continuate a leggere l’articolo e l’intervista. Ho inoltre inserito alcune galleria di foto sul back stage del Phagoff scattate durante l’allestimento: di questo fenomeno interessante e vivissimo, e dei suoi ispiratori, in testa Francesco Warbear Palmieri e Jemma Temp/Nikky, avremo modo di occuparci più da vicino nel futuro, proprio a partire dal loro dichiarato suicidio (come gruppo si intende) che avverrà più o meno fra un mese…
[Nella foto: Jacopo Benassi intervistato all’ingresso del Radio Cafè]
Jacopo Benassi intervistato al Phagoff - ingresso del Radio Cafè



Continua a leggere: Dal Phagoff, intervista a Jacopo Benassi

Damien Hirst ha comprato (non si conosce la cifra) un ritratto di Paris Hilton opera dell’artista Jonathan Yeo. Il quadro si intitola “Paris, 2008″ ed è un collage realizzato con riviste porno.
Avevo parlato di Yeo in precedenza, per l’opera dedicata a Bush, anche lui ottenuto con ritagli pornografici. L’artista è noto per aver dipinto ritratti tradizionali a personaggi del mondo politico e non, ma ha deciso di seguire questa nuova tecnica, dopo che il presidente Bush aveva cancellato il ritratto commissionato all’artista nel 2004.
Yeo inoltre venderà i poster di Paris, 2008 per 20 dollari e il ricavato andrà all’ereditiera come ricompensa del mancato guadagno dal suo sex video del 2004 (dato che lei ha sempre sostenuto di non aver ricavato soldi dal filmino porno).
Via | BBC
Ho trovato molto divertenti i ritratti iperrealisti dell’artista neworkese Kurt Kauper, che un amico mi ha recentemente segnalato. Soprattutto questi di Cary Grant che, come vedete, non lasciano molto all’immaginazione dell’osservatore.
Le opere di Kauper sono state esposte, tra l’altro, al Museum of Modern Art di New York e alla Yale University Art Gallery.
Le foto sono tratte dal suo sito.