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REFF . Dal fake all'originale e viceversa

pubblicato da penelope.di.pixel in: Movimenti

Romaeuropafakefactory

REFF: la storia di una contaminazione che continua. Al punto che l’originale adesso è quasi indistinguibile dal suo fake. Cosa è successo?

Pochi giorni fa all’Opificio Telecom, viene presentata la nuova edizione del concorso Romaeuropa Web Factory. Ecco cosa scopriamo. Il concorso quest’anno si sigla REWF e adotta le licenze Creative Commons: primo elemento di contaminazione con il suo falso REFF. Ma non è finita. Le tecniche di remix e mashup prima vietate dal regolamento assumono un ruolo centrale, addirittura esplicitamente promosse: secondo elemento di conteminazione. Infine, a sorpresa, fra i partner del nuovo WebFactory figura Beatpick, a sua volta partner del Fake, e persino nella stessa funzione: mettere a disposizione degli artisti il suo archivio di musicale. Terzo elemento di contaminazione che sfiora in questo caso l’identificazione totale: il falso entra nel corpo dell’originale attraverso una sua componente organica, un vero e proprio “innesto” restando nella metafora biologica.

Perchè parlare di questa storia su un blog che si occupa di arte? Non solo perchè è stata vinta una battaglia culturale su almeno due fronti - la legittimità e il valore delle forme di libera circolazione dei sapere e quella del lavoro di migliaia di artisti che da Warhol, a Borroughs, a Fluxus hanno messo il remix al centro della loro produzione. Ma anche perchè la dinamica brevemente descritta è paradigmatica del rapporto fra la produzione culturale e artistica che nasce dall’interstizio, dai bug del sistema, dalla pancia ribollente della metropoli, e le realtà corporate/istituzionali.

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REFF hacked

pubblicato da penelope.di.pixel in: Net Art Stranezze Concorsi Web&Blog

REFF hacked

E’ di ieri la notizia che il REFF ha subito un attacco informatico. Se andate sulle pagine del sito, per adesso ci troverete solo un messaggio degli organizzatori che si rincuorano di essere stati hackerati per una buona causa (quantomeno): il sito è stato infatti sostituito con immagini dei massacri di Gaza e con link a video di denuncia sulla Palestina.

Trovo comunque il fatto bizzarro per almeno due elementi. Primo: il REFF stesso nasce come un’azione di deturnamento e di hacking artistico. Secondo: fra i partner dell’iniziativa ci sono i Ramallah Underground, il che vale più o meno quanto una dichiarazione esplicita sui fatti di Gaza. Tutto sommato se e l’intento era lanciare un messaggio e raggiungere un pubblico, la scelta del soggetto attaccato sembra piuttosto goffa e poco ponderata.

Inoltre nel corso dell’attacco sono state cancellate diverse directory, con il risultato che non solo il sito va ripristinato, ma molte delle opere caricate nel sistema dagli artisti (ormai davvero moltissime) dovranno essere nuovamente ricaricate: tutti i partecipanti sono stati comunque informati e invitati non appena possibile a reintegrare i propri lavori. Ora il team sta lavorando al ripristino che non dovrebbe tardare e si prevede una versione grafica del tutto rinnovata, che sarebbe a questo punto il 3° restyling del sito.

Staremo a vedere.

sito REFF prima dell’attacco
sito REFF prima dell'attaccosito REFF prima dell'attaccosito REFF prima dell'attacco

[Nella galleria in ordine di apparizione, screen capture di: intestazione sito originale; sito originale; primo restyling]

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In visita al Pervasive Media Studio di Bristol

pubblicato da penelope.di.pixel in: Street Art Digital Art Creatività Eventi


Prima di continuare il nostro viaggio insieme a Banksy, una parentesi dovuta è alla nostra visita al Pervasive Media Studio, un laboratorio di sperimentazione sulle nuove tecnologie e i media digitali nato da qualche anno a Bristol grazie alla collaborazione delle istituzioni locali della città e dell’HPLabs. Ci siamo andati in delegazione sempre con [A][O][S] grazie al ToShare, nella persona della sua frizzante e attivissima art director Simona Lodi (che vedete nelle foto: capelli ricci e biondi sempre sorridente), e di Gianni Corino (docente presso la Plymouth University e membro del supervisory team del Centro i-DAT), che ha fatto da rèlais fra noi. Fondamentalmente un’occasione per un confrontarsi con questa realtà, conoscersi e scambiare idee e opinioni su quello che facciamo nei rispettivi paesi d’origine, su quali sono le possibilità e i campi di sperimentazione più vivi.

Un pomeriggio interessante che è iniziato con la visita del centro, un laboratorio/incubatore che ospita incontri, promuove residenze artistiche, eventi e progetti, realtà giovani imprenditoriali e non che sperimentano i nuovi media offrendo loro un ecosistema positivo e aperto, una connessione e un open space dove lavorare: l’ultimo evento ospitato, un vero peccato averlo perso per un solo giorno, era il raduno di DorkBot. Come vedete dagli esterni e dagli interni nelle foto, uno spazio molto bello e completamente ristrutturato, che nel passato era una fabbrica di di tubi di gomma da tempo chiusa.

La visita è stata inoltre l’occasione per conoscere dal vivo alcune realtà, fra cui segnalo Simon Game, una giovane start-up che ha scelto di concentrarsi sui giochi interattivi, giochi che avvengono generalmente il luoghi pubblici invadendoli, e che presuppongono l’utilizzo di tecnologie web based come il GPS, i social network o semplicemente la mail. La start-up si chiama Simon Game perché a lavorarci ci sono due Simon, prontamente ribattezzati da tutti noi come Simon&Simon della nota serie televisiva (che adoravo da bambina), che stanno preparando la nuova edizione del IgFest, un festival interamente dedicato agli street game interattivi che in UK ha già attirato l’attenzione dei media nazionali.

Ne abbiamo ricevuto una spiegazione esaustiva e molto professionale, ma per avere un’idea del festival la cosa più facile è che diate un occhio a questo link dove troverete alcuni video decisamente efficaci.

Pervasive Media Studio
Pervasive Media StudioPervasive Media StudioPervasive Media StudioPervasive Media Studio

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REFFlexx/Animazon: un'organismo vivente

pubblicato da penelope.di.pixel in: Performance Interviste Artisti Web&Blog


Con questa intervista incontriamo un giovane gruppo di artisti/musicisti romani, i Nephogram, che sperimentano attraverso le loro performance, modi interessanti di far incontrare la musica con il video e l’arte generativa. Ma non solo: Nephogram è un net label che ha scelto il copyleft, come ci spiega Stefano Pala, ideatore del progetto insieme a Francesco Rosati, che ha gentilmente risposto alle mie domande.

REFFlexx/Animazon, la performance a cui assistito nel corso di LPM, nasce da una collaborazione con Victor Mason (Animazon): il gruppo lo incontra in Germania e il meeting che abbiamo seguito nei suoi quattro giorni diventa l’occasione per realizzare un progetto comune. La preparazione della performance avviene via skype, nei giorni precedenti, ma non voglio aggiungere altro lasciando spazio alla descrizione, salvo il fatto che ho apprezzato moltissimo l’estetica minimale e pulita della prima parte, che si univa perfettamente al nois organico, sporco e altrettanto minimale della musica. E una battuta di Stefano: dal mix di lingue alla fine i tre si imbarcano in una sorta di “interrail verbale“.

Concludo questa breve introduzione ancora con una piccola citazione dal testo che mi sembra significativa. Quando gli chiedo quali sono i problemi che un giovane creativo inconra e il perchè di scelte molto precise sul diritto d’autore, mi risponde così “…Non si tratta tanto di apprezzare un genere piuttosto di un altro quanto rispettarne la validità artistica. Ci siamo quindi rifugiati sul web, dove non avevamo più bisogno di intermediari che avrebbero dovuto dettare condizioni. Ormai il mezzo stesso è arte, il codice è poesia.“.

Buona lettura.

REFFlex/Animazon
REFFlex/AnimazonREFFlex/Animazon

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Speciale LPM 2009. Un bilancio [PART 3]

pubblicato da penelope.di.pixel in: Video Performance Eventi


Fare i bilanci di un evento prende tempo, ma alla fine ci si arriva e se mi sono concessa qualche giorno in più significa che a queste conclusioni ci ho davvero pensato su: infondo a LPM ci ho passato quattro giorni interi insieme al REFF e a tutti gli altri.

Dalla mia esperienza ecco i tre punti che voglio mettere in evidenza

[1] Impatto del meeting
il primo dato è che LPM è, nel suo genere, è un evento molto riuscito: non una mostra, non un festival, ma un meeting, un momento dove realmente professionisti e artisti del settore, accademici, hackers, smanettoni, vj si incontrano, si conoscono, hanno l’occasione di performare davanti ad un pubblico di pari e di farsi in questo senso “una reputazione” di alto valore (appunto perché proviene da membri attivi e riconosciuti di una comunità specifica), di sviluppare progettualità comune, anche a latere di LPM stesso. Parte integrante dell’esperienza diventa il ritrovarsi casualmente insieme in una stessa camera di albergo ed è evidente come il meeting per molti sia diventato un appuntamento, un rituale quasi, dove persone da tutto il mondo si coagulano e convergono per ritrovarsi: il meeting è profondamente sociale.

[2] Ambiente e tematiche
LPM è stato capace di creare una commistione interessante fra il mondo del vjing, della videoarte e del clubbing notturno con tematiche vicine per loro natura al diritto d’autore, alla culture jamming, alle libertà digitali, riuscendo intessere rapporti con frange interessanti dei movimenti queer. E’ così che si è collaudata nel tempo la formula dei quattro giorni, dove le digital freedom stanno in apertura, l’elettronica in mezzo, mentre il visual gender lo chiude: un mashup di generi (in tutti i sensi) e di sovrapposizioni da mantenere.

Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshopSala centrale e Salette workshop

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Speciale LPM/Digital Freedom: installazioni, performance e round table con il REFF [PART 2]

pubblicato da penelope.di.pixel in: Installazioni Digital Art Eventi

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Il legame di LPM con le libertà digitali si evince chiaramente anche dalla prima parte del reportage dalle posizioni espresse da Gianluca Del Gobbo e se ci pensiamo bene si tratta di un legame abbastanza naturale. Videoarte e vjing si basano sostanzialmente su pratiche quali remix e mashup e la possibilità di utilizzare musiche, video, tracce è una parte fondamentale di questa “professione”: non deve infatti stupire che LPM sia stato uno dei primi partner del REFF…

Tornando alle libertà digitali, fino al 2007 il Linux Club, locale gestito dall’omonima associazione ha svolto negli anni un’azione di diffusione del software libero e della cultura opensource, è la location dell’evento, veicolandone questa specifica tendenza culturale. Dal 2008, quando il Linux Club chiude e l’evento si sposta, per mantenere questo legame in modo esplicito LPM decide di dedicare la giornata di apertura a questo tema, ospitando ad esempio iniziative e dibattiti sul diritto d’autore come la Degradarte.

E il 2009 non è stato da meno. Il programma di giovedì 28 maggio, denso di presentazioni, workshop, installazioni e tavole rotonde con ospiti internazionali, ha visto una stratta collaborazione con il REFF, di cui vi offro un resoconto per esteso. Con una piccola anticipazione per i curiosi: filo conduttore della giornata sarà un candido WC…

[Foto in alto: particolare TCDTT - “Throwing Copyright Down The Toilet”, installazione interattiva di Salvatore Iaconesi. Lo sciacquone ripreso da dietro…]

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Digital Freedom Virus. Breve cronaca di un contagio

pubblicato da penelope.di.pixel in: Varie Concorsi

Ieri pomeriggio, su segnalazione di una collega giornalista, sono andata a curiosare sul sito di Romaeuropa Webfactory e la notizia che mi aveva dato per telefono è vera: il concorso ha modificato i termini legali di gestione del copyright.

Sulla home page del sito c’è infatti una comunicazione che informa i partecipanti di quanto segue :
I Promotori di Romaeuropa Webfactory annunciano una revisione al Regolamento del concorso al fine di chiarire che la titolarità esclusiva dei diritti di sfruttamento economico inerenti alle opere rimarrà in capo agli autori. Questi ultimi concedono ai Promotori esclusivamente il diritto di ogni loro utilizzo nell’ambito delle attività culturali, artistiche, divulgative, pubblicitarie e/o promozionali istituzionali relative al concorso e/o ad attività ad esso correlate.

Ciò significa due cose:
1. che la cessione dei diritti unilaterale, in via esclusiva e perpetua (prevista dal disclaimer legale originario), si trasforma in una licenza per usi specifici, relativi alle attività culturali e di promozione delle opere legate al concorso;
2. che il concorso RomaeuropaFAKEFactory e il confronto pubblico con la Fondazione Romaeuropa Festival avviato proprio su questo blog a gennaio, ha avuto delle ricadute concrete, innescando un processo reale di mutazione, di contaminazione, di innovazione.

Una delegazione della Fondazione ha inoltre partecipato alla conferenza di presentazione del REFF svoltasi in senato il 20 marzo e se l’operazione RomaeuropaFAKEFactory si fosse posta dall’inizio in una contrapposizione dialogica, avremmo usato gli slogan e l’arroganza del vincitore. Ma così non è. E’ questa invece la storia di un contagio felice. Il virus di libertà digitale propagato dal RomaeuropaFAKEFactory è stato capace di contaminare, diventando agente di trasformazione. Alziamo quindi assieme i calici a questa infezione libertaria e soprattutto a una modalità di azione che alla contrapposizione dialogica dei soggetti (vintiVSvincitori) sostituisce il principio di interazione, relazione, trasformazione attiva della realtà, nel rispetto e nell’accettazione della coesistenza. In questo senso la vittoria è condivisa: fra chi è stato agente di cambiamento e per chi si è fatto contaminare, mettendo in discussione le sue posizioni iniziali.

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[Speciale REFF - Part 3] REFF.jected launch party al Neo Club

pubblicato da penelope.di.pixel in: Installazioni Pittura Digital Art Fotografia Performance Corpi Eventi

RomaeuropaFAKEFactory - REFF.jected - Neo Club

REFF.erence si conclude con un epilogo notturno al Neo Club di Via Libetta (centro nevralgico del clubbing romano), all’insegna della musica e delle performance interattive, con REFF.jected (conteminazione fra REFF e rejected, un gruppo romano emergente che lavoro sull’idea dello scarto sociale ed estetico, location incluse).

Il pubblico è invitato al continuo remixaggio pirata di identità, giocando su concetto di inclusione/esclusione e sul remix musicale, digitale, umano, esperienziale, in un susseguirsi di performance, installazioni, vjset e djset live. Le azioni si sono suddivise nei due spazi del locale, la “Red Room”, la sala all’ingresso dedicata, e il “Caveau”, un ampio seminterrato in pietra con accesso attraverso delle scale.

[Foto by Francesca Canu]

RomaeuropaFAKEFactory: REFF.jected al Neo Club
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[Speciale REFF - Part 2] REFF.ternoon al Flexi con Luca Neri, 21 marzo ore 18:00

pubblicato da penelope.di.pixel in: Installazioni Eventi Concorsi


Giusto il tempo di una breve pausa di sonno più allestimento spazi, e si arriva al secondo appuntamento: un REFF.ternoon (REFF + afternoon) dal mood rilassato in una location che da due anni a Roma, nel cuore del rione Monti, da vita ad appuntamenti culturali vivaci, fra presentazioni di libri, aperitivi, performance, corsi di fotografia, laboratori teatrali, gruppi di lettura ed esposizioni. Parliamo del Flexi, una ex-sugheria ristrutturata per diventare una deliziosa libreria-cafè, dove si può curiosare fra interessanti volumi, bevendo un bicchiere di vino e gustando ottimi menù dal sapore casalingo (i miei preferiti, il gateau di patate e le lasagne).

Nel bianco dominante dell’ambiente (pareti e mobilio), dove spiccano i loghi del REFF, viene presentato a partire dalle 18:00 il libro di Luca Neri “la Baia dei Pirati. Assalto al copyright”. Introduce Arturo di Corinto; a seguire, incontro con Luca Neri. Anche qui la saletta-proiezioni è piena e il dibattito vivace. La storia di Pirate Bay è lo sfondo per discutere di diritto d’autore, di come nasce si evolve nella storia a partire dal ‘700, delle idiosincrasie insite nelle attuali normative, ma anche di quali strade possano seguire autori, artisti e giovani creativi per diffondere le proprie opere e trovare nuovi modi di innescare circuiti economici. A partire da una consapevolezza: la “pirateria” digitale (download e p2p in testa) è un fenomeno diffuso di massa che non necessariamente viene percepito come atto illegale, se non piuttosto come atto quotidiano. Come a sottolineare che in questa versione soft determinata dall’evoluzione tecnologica (niente a che vedere con i corsari, quelli veri dal movimento punk in poi, per i quali la pirateria è un atto cosciente di appropriazione e una pratica politica), pirati lo siamo un po’ tutti… E non c’è da stupirsi se un blog di arte si occupa di questi temi: diritto d’autore, proprietà intellettuale e annessi sono una parte integrante del dibattito contemporaneo sulla definizione di opera e di autore stesso.

La video-installazione “Flight SynEp” di Othe-r-ethO completa l’ambiente, regalando al pubblico un’esperienza intima e suggestiva. Pochissimo il tempo per prepararsi all’evento notturno dalle 23 in poi: REFF.jected.

Nel proseguio dell’articolo due spezzoni tratti dal dibattito realizzati dal giornale universitario Offline.

[Foto in alto: a sinistra Arturo Di Corinto; a destra, Luca Neri]

REFF.ternoon al Flexi con Luca NeriREFF.ternoon al Flexi con Luca NeriREFF.ternoon al Flexi con Luca Neri

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RomaEuropaFakeFactory: dal diritto d'autore al diritto di essere autore

pubblicato da margherita in: Net Art Eventi

REFFerence, Politiche culturali e gestione del diritto d'autore nell'era contemporanea

Dopo il live blogging di RomaEuropaFakeFactory, ritorno alla normalità con un post riassuntivo della REFFerence di oggi dedicata alla condivisione del sapere, artistico e non. Se il primo pannello mi è sembrato il più criptico, data la materia trattata, il diritto d’autore e il diritto di remixare, il secondo pannello ha trattato il tema della gestione dell’arte e della creatività, delle risorse spese, di quelle sprecate e di quelle non utilizzate. Ma è il terzo pannello che ha animato la sala, in quanto si è parlato di cultura digitale in senso più ampio e di modelli economici, pannello moderato da Luca Neri, che sul copyright ha scritto “La Baia dei Pirati”. Tra gli invitati anche il direttore editoriale di Blogo, Francesco (il suo intervento in forma video nella pagina successiva, non si sente molto ma rende l’idea, mentre penelope.pixel non è salita sul palco ma ha presentato un video su De Kerckhove), che ha parlato del progetto nanopublishing. Ma c’era anche Alex Giordano di Ninja Marketing intervenuto sull’open innovation che ha posto la domanda: “Chi è responsabile della creazione del valore?”.

La materia, diritto-non diritto, continuerà ad alimentare discussione in Italia, perché sta evolvendo in altro grazie al web. Ma a proposito di remix, riprendo, faccio mia e ricontestualizzo la frase di Valeria Guarcini (credo sia stata lei), e dico: voglio tutelare il diritto di essere autore.

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