Grazie alla segnalazione di finegarten, scrupoloso osservatore e cultore di arte contemporanea, scopro un affermato artista russo le cui opere, di sicuro impatto, rappresentano un’umanità decadente e devastata.
Classe 1949, Vasily Shulzhenko espone in tutto il mondo dal 1990. Le sue opere sono presenti in numerose prestigiose collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti.
Di certo non lasciano indifferenti.
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Reduce da una due-giorni nel microcosmo della Biennale di Venezia non posso fare a meno di ricordare, tra quelli che più mi hanno colpito, il Padiglione russo, “Click I hope”, con varie installazioni incentrate sul tema dell’informazione e della nostra posizione al centro del suo flusso.
Shower, di Aleksander Ponomarev e Arseny Mescheryakov è una vera e propria doccia le cui pareti sono rivestite di schermi che trasmettono in tempo reale programmi di canali internazionali, dimostrando la nostra sudditanza nei confronti del mezzo televisivo. Sempre di Ponomarev, Windshield wipers e, ancora, Wave, una teca in vetro lunga 12 metri all’interno della quale un’onda, prodotta dal respiro dell’artista la cui immagine è proiettata su uno schermo, scuote ad intervalli regolari l’acqua contenuta, generando una metafora dell’onda come fulcro della comunicazione e della sua propagazione.
Biennale di Venezia_Padiglione russo



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Fotografia sperimentale quella di Dou, artista che viene dalla Russia. Figlio di una pittrice, si è dedicato alla fotografia con il tempo, dopo gli approfondimenti iniziali in disegno.
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