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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 3 - scena 2: "Lo scimpanzè e la Tigre"]

pubblicato da penelope.di.pixel

banksy vs bristol Museum - lo zoo

Le successive due gabbie, le vedete insieme nella foto in alto, sono occupate da uno scimpanzé e da una tigre. Le ho messe insieme e c’è un motivo: se le prima gabbia ci deride ironicamente, la seconda ci accusa. E anche in modo abbastanza diretto.

Lo scimpanzé, un robot incredibilmente espressivo nei tratti grazie a uno studio sui movimenti dei muscoli facciali, occupa la gabbia centrale, quella più grande,nella quale è stato inserito un tronco di albero molto alto. L’animale, con un basco nero (proprio quello che romanticamente si immagina addosso a un pittore), è intento a dipingere una tela con tavolozza e pennelli alla mano. E schernisce gli umani in almeno due modi: il primo, molto evidente, è la sostituzione dell’artista con il nostro più vicino parente del regno animale; il secondo, forse meno evidente, passa invece attraverso l’assimilazione dell’artista esposto nel museo con quella dell’animale esposto allo zoo, entrambi caricature grottesche si se stessi, tirate via dal loro ambiente naturale.

La tigre si vede di schiena: se ne scorgono le orecchie, la sua cassa toracica respira ritmicamente, la coda si muove. Ma quando facciamo il giro della gabbia scopriamo che questo animale altro non è che una pelliccia foderata all’interno di raso rosso. Il perché che accusi è abbastanza evidente. Un piccolo dettaglio è che le orecchie le zampe e le ossa della spina dorsale sono ottenute semplicemente piegando il tessuto della pelliccia, con un effetto dal vivo incredibilmente realistico.

La prossima visita potrebbe stupirvi.

Banksy, lo scimpanzé e la tigre
Banksy, lo scimpanzé e la tigreBanksy, lo scimpanzé e la tigre

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 3, scena 1 - Il Nido delle Webcam]

pubblicato da penelope.di.pixel

Banksy e webcamLa prima gabbia che ho incontrato (e nel reportage ripropongo esattamente il percorso fatto) è quella che ho chiamato “Il Nido delle Webcam”. Le tipiche telecamere dei circuiti di sorveglianza (quelle che incontriamo per strada o nei nostri palazzi) sono state utilizzate dall’artista per riprodurre le tipica scena di una madre-uccello intenta ad occuparsi dei suoi piccoli.

Posizionate su un ramo di legno naturale ad altezze diverse, la webcam-madre e i webcam-pulcino (due in tutto) sono collegati a un sistema robotizzato che fornisce loro i tipici movimenti di un volatile: bellissimi i pulcini che a ritmo alternato sporgono le loro teste dentro il nido in cerca di cibo.

Devo dire che molti artisti hanno trattato il tema della sorveglianza, ora in modo ironico, ora facendo leva sulle suggestioni del Panopticon o del Grande Fratello, con risultati molto vari e anche molto incisivi (penso ad esempio ai “Surveillance Camera Players” di NY, famosi pe i loro concerti improvvisati): l’interpretazione che ne ha dato Banksy è una delle più poetiche che mi è capitato di incontrare

Banksy e il Nido delle Webcam
Banksy e il Nido delle WebcamBanksy e il Nido delle WebcamBanksy e il Nido delle WebcamBanksy e il Nido delle WebcamBanksy e il Nido delle WebcamBanksy e il Nido delle Webcam

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 3 - Lo Zoo]

pubblicato da penelope.di.pixel

banksy vs bristol Museum - lo zoo

Quella che vedete è una fotografia dall’alto dello zoo che Banksy ha riprodotto all’interno del museo: una delle stanze più belle e suggestive della mostra.

La luce è molto bassa, ancora di più rispetto all’ambiente precedente, a suggerire l’ingresso dentro una giungla Urbana. Ma le suggestioni sono molto più incisive. Una musica soffusa, bassa, di sottofondo riproduce rumori organici tipici della foreste, che si mescolano a quelli del circo, rendendo l’atmosfera surreale e vagamente inquietante senza però riuscire fastidiosa. Le gabbie sono alte con inferriate che delimitano le opere dal pubblico, creando un percorso naturale all’interno dello spazio. Ogni opera rappresenta un animale (animali del tutto particolari come vedremo nel seguito), protagonista di una scena. Anzi di una “messa-in-scena”. Perché, proprio come degli attori, l’animale è inserito all’interno di un complesso frame narrativo: dei piccoli riflettori molto ben posizionati li illuminano, massimizzando l’effetto.

Le gabbie sono in tutto sette (anzi per essere precisi, sei più una parete con espositori e una grossa ampolla in vetro) e le analizzeremo ad una ad una, raccontando le microstorie di ogni animale. Ricordo una cosa: Bristol è anche famosa per lo zoo che la città ospita, un dettaglio che aumenta le stratificazioni di significato che Banksy è sapientemente a mescolare.

Intanto godetevi una panoramica di questo surreale zoo robotizzato grazie alle riprese di uno spettatore: 1 minuto e 3 secondi di iperrealtà.

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 2, scena 2 - Il Deposito]

pubblicato da penelope.di.pixel

banksy vs bristol Museum - il deposito

Il resto dell’ambiente è completamente invaso di opere. L’ho chiamato “Il Deposito” volendo con questo non sottolineare il caos o la sensazione di qualcosa di abbandonato, ma la quantità impressionante di materiale che vi è raccolto, una summa di simbologie, immagini, suggestioni che hanno affollato la mente di Banksy e che sono state riversate in questa stanza: quindi un deposito simbolico.

Principalmente siamo di fronte a tele, piccole, medie o anche grandi. E a due installazioni. Un bidone della spazzatura in metallo dentro il quale c’è un quadro con una scritta prodotta attraverso una colata di vernice bianca: “è qui che io dipingo“. La linea fuoriesce dal quadro debordando sul bidone e lungo il il pavimento, con un messaggio preciso: “i miei quadri adesso li vedete appesi in un museo, ma vengono da un’altra parte…”. L’altra è invece la riproduzione di un pezzo di strada in mattoncini graffitata, di minore impatto. Tutt’intorno, ogni pezzo di parete è occupato e, nonostante le opere siano estremamente ravvicinate, l’effetto complessivo è molto armonico.

Ecco la prima immagine che si incontra subito dopo il suo studio. Una Marlyn Monroe ritratta su una bottiglia con un dente in meno. E ancora icone della guerra, dello sfruttamento (come il bambino africano con la maglietta “I Hate Monday” o l’altro che spinge un risciò con sopra due obesi occidentali, intenti a fotografarsi via cellulare), una bambina kamikaze, un altare della patria, un parlamento fatto di scimpanzé, ancora icone classicità ironicamente rivisitate con nasi finti, baffi, freccette appiccicate sulla fronte, un grafico che mette a confronto la crescita della repressione poliziesca con la produzione degli street artist dove la linea è un getto di pittura… Due i miei preferiti. Uno, lo avete intuito, è questa tela formato gigante con militari ancora in assetto da sommossa che corrono in questo verde brillante raccogliendo delicate margheritine gialle. L’altro è un quadro di dimensioni più ridotte, quadrato, dove una donna di mezza età con grembiule e occhiali intenta a sistemare amorevolmente il fazzoletto che copre quasi per intero la faccia del figlio punk: l’immagine di un impossibile e tenerissimo idillio familiare inglese, dove un conflitto generazionale di dimensioni gigantesche viene momentaneamente risanato. L’ultima tela e ancora un messaggio dissacrante rivolto al pubblico: su un quadro preesistente una scritta rosa acceso invita tutti all’uscita a comprare i gadget della mostra…

Prossima tappa: “Lo Zoo”.

Banksy Vs Bristol Museum - Il Deposito
Banksy Vs Bristol Museum - Il DepositoBanksy Vs Bristol Museum - Il DepositoBanksy Vs Bristol Museum - Il DepositoBanksy Vs Bristol Museum - Il Deposito

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 2, scena 1: Lo Studio]

pubblicato da penelope.di.pixel

banksy vs bristol Museum - la stanza

Nel mondo privato di Banksy si arriva con una dichiarazione del Museo di Bristol scritta a caratteri cubitali: “La collaborazione fra l’artista e il Museo si è limitata alla realizzazione della mostra presente: non supportiamo in alcun modo le attività illegali al di fuori della medesima…”. Lo so, è più una formula in legalese che altro, ma mi ha fatto sorridere, comunque un bell’ingresso.

La seconda cosa percepita è l’abbassamento delle luci: calde, soffuse, quasi una penombra - come se fuori ci fosse il sole, ma chi sta dentro la casa ha deciso di abbassare un po’ le tapparelle - e molto bel studiate. Il soffitto è stato abbassato con un espediente: su una rete in fil di ferro che ne copre l’intera estensione è stato montato un tessuto in plastica verde scuro quasi fatto a brandelli, come uno di quei tessuti mimetici che vengono utilizzati dai militari in guerre e addestramenti.

E finalmente la stanza/studio, un’idea raffinatissima se pensiamo a due dettagli. Banksy è attualmente uno degli artisti più famosi e più misteriosi sulla scena internazionale: nessuno conosce la sua identità eppure eccoci proiettati improvvisamente nel suo spazio privato. Bristol, inoltre, come molti di voi sapranno è la città in cui sono comparsi per la prima volta i graffiti recanti la sua firma: Banksy è dunque di Bristol? Che sia esattamente “questa” la sua stanza magari nascosta alla vista di occhi indiscreti solo a qualche isolato al terzo piano di uno dei tanti palazzi in mattini rossi che abbiamo attraversato?

La presenza di questa installazione coglie nel segno e gioca con l’asse immaginario del pubblico e dell’identità dell’artista…

Banksy Vs Bristol Museum - Lo Studio
Banksy Vs Bristol Museum - Lo StudioBanksy Vs Bristol Museum - Lo StudioBanksy Vs Bristol Museum - Lo Studio

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 2 - Le Stanze di Banksy]

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Michael Jacson by Banksy

Dall’ingresso si viene gentilmente orientati da un addetto del museo (è l’unica forzatura che si riceve e aggiungo: fortunatamente) a percorrere un piccolo corridoio sulla sinistra. E’ questo l’accesso verso le “Stanze di Banksy”, un ambiente unico diviso in sue sezioni.

La prima è un’installazione che rappresenta lo studio personale dell’artista, la seconda una sorta di “magazzino” dove sono state riversate un numero impressionante di opere (principalmente tele di dimensioni piccole medie e grandi). Ma queste le analizzeremo insieme nel dettagli fra breve.

Intanto mi voglio soffermare su un dettaglio che incontriamo nel corridoio. Non l’avevo notato subito scambiandolo a colpo d’occhio per un quadro preesistente e “fuori mostra”, ma c’era un particolare strano, fuori posto direi, che mi ha indotto a tornare indietro: dei fiori bianchi e quattro candele poste alla base del dipinto un su un ripiano di legno nero. Proprio come fosse un altare. “Dietrofront: qua c’è il suo zampino”, mi sono detta e il segnale era giusto. Così ho scoperto un Michael Jackson in bianco e nero ritratto dentro una capanna con un bastoncino di zucchero in mano (come vedete l’unico oggetto colorato della tela) ambiguamente offerto a due bambini (con un richiamo evidente alla celebre fiaba dei fratelli Green).

Non so se la tela sia stata realizzata prima o dopo la scomparsa del cantante, morto il 25 giugno ovvero meno di 20 giorni prima dell’apertura della mostra, ma il gesto di rendergli omaggio con quell’altare improvvisato riesce con delicatezza a celebrare l’artista pur raccontando le contraddizioni dell’uomo…

Michael Jacson by Banksy
Michael Jacson by BanksyMichael Jacson by Banksy

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 1, scena 2 - Il Parco Giochi]

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banksy vs bristol Museum

Al centro della stanza, un pratino artificiale di plastica su una pedana leggermente rialzata riproduce lo scorcio di una zona ludica per bambini, che sembra strappata ad una delle tante periferie urbane inglesi (e non solo). Qualche fiore sparso anch’esso di plastica, un carrello della spesa ribaltato, residui di spazzatura e al centro l’oggetto più invasivo della scena: il furgoncino/infopoint che fra statue e arredamento originale del museo è un atto dichiarativo: “sono arrivato e adesso sto qua…”.

Sinceramente pensavo che l’installazione finisse più o meno là e invece è il retro a riservare la sorpresa maggiore. Su un cavalluccio giallo a chiazze marroncine, di quelli dove i bambini inseriscono una monetina per godersi una breve cavalcata, un poliziotto a grandezza naturale in assetto da sommossa nel fa splendidamente le veci. Il cavallino dondola ritmicamente e il robot/poliziotto, con casco e passamontagna, che lascia intravedere solo gli occhi stretti a fessura e un po’ allucinati, lo segue, un poliziotto che gioca come a voler dimenticare la sua identità. O forse, nello stridore di questi due mondi congiunti (violenza-repressione-guerra vs gioco) c’è solo poesia: quella di un sogno a occhi aperti, di una realtà immaginifica e profondamente simbolica che si materializza. Proprio come quell’enorme gelato che si squaglia sul tetto del furgone.

Bellissimo un dettaglio, che forse non distinguibilissimo nelle foto: sullo stemma l’uniforme riporta la dicitura “Metropolitan Peace“…

Il viaggio continua con “Le stanze di Banksy, Atto 3″.

Vs Bristol Museum - Il Parco Giochi
Vs Bristol Museum - Il Parco GiochiVs Bristol Museum - Il Parco GiochiVs Bristol Museum - Il Parco GiochiVs Bristol Museum - Il Parco GiochiVs Bristol Museum - Il Parco Giochi

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 1, Scena 1 - Le Statue]

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Otto le icone della classicità che si fronteggiano nell’ingresso: riproduzioni di statue in simil marmo bianchissime ricoperte di nuovi simboli. Quelli di una contemporaneità bruciante e piena di contrasti, tutte minuziosamente studiate nei dettaglie.

Così il David di Michelangelo indossa i panni di un giovane kamikaze con fazzoletto e candelotti di dinamite intorno al busto. Se notate un dettaglio un dettaglio, la mano nella postura della statua originale suggerisce qui che il David stia per farsi saltare in aria. O la Venere di Milo trasformata in barbona, con una coperta rattoppata sulle spalle, un cagnolino e la guarda, qualche spiccio e della spazzatura gettata ai suoi piedi. Bellissimo il leone con la frusta del domatore in bocca e i resti strappati del suo vestito per terra, dove gli schizzi di vernice rosso vivo sulla bocca che spiccano sul bianco della scultura simboleggiano efficacemente che l’uomo è stato mangiato dalla bestia. E ancora effigi del consumismo, come le borse dello shopping, dissacranti oggetti fetish che si sovrappongono all’iconografia cattolica, un barattolo di vernice rosa acceso infilato sulla testa di un angelo, che cola irriverente sul vestito, fino a un buddha con il collare ortopedico o un occhio nero (un richiamo alle persecuzione cinesi in Tibet?)…

Ho citato solo alcune delle statue presenti e voi forse ne riconoscerete di altre. Difficile sceglierne una o più, ma il mio favore va al David-Kemikaze per l’accuratezza e se doveste scegliere, quale sarebbe la vostra preferita?

Banksy Vs Bristol Museum - Le StatueBanksy Vs Bristol Museum - Le StatueBanksy Vs Bristol Museum - Le StatueBanksy Vs Bristol Museum - Le StatueBanksy Vs Bristol Museum - Le StatueBanksy Vs Bristol Museum - Le Statue

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Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Prologo - L'attesa...]

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banksy vs bristol Museum

Lo scorso week end siamo andati in spedizione con [A][O][S] a Bristol. Tappa obbligata e origine del viaggio la mostra di Banksy, uno degli eventi artistici celebrati dalla critica e dal pubblico come “storico”. Con un record di presenze: più di 200.000 i visitatori i visitatori stimati, giunti un po’ da ogni luogo in pellegrinaggio al museo dall’apertura della mostra (una enormità se pensate che Bristol stessa fa circa 200.000 abitanti in tutto…).

Faccio una piccola premessa: mostre e musei non sono esattamente i miei luoghi dell’arte preferiti. Quando ci vado mi lasciano spesso un senso di frustrazione, legata al modo in cui si svolge l’esperienza e alla finzione latente che sussiste in tutti i luoghi della rappresentazione. Come dire, la realtà sta da un’altra parte laddove viene prodotta e gli animali in gabbia sono sempre un triste spettacolo….

L’arte di Banksy, come il graffito e le diverse espressione di street art, è un atto illegale che nasce sulla strada e dalla strada. Non per essere incorniciato. Non per essere venduto. Non per essere esposto e devotamente ammirato. Mettere questa arte dentro un museo era dall’inizio un controsenso meraviglioso. Sia da parte dell’istituzione ospitante che dell’artista ospitato. E l’alchimia - o meglio lo scontro: ricordo che il titolo evocativo e azzeccatissimo è “Banksy Vs Bristol Museum” - che ne sarebbe potuta risultare era senz’altro interessante.

Banksy vs Bristol Museum
Banksy vs Bristol MuseumBanksy vs Bristol MuseumBanksy vs Bristol Museum

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Mostra-Esame alla Facoltà di Archiettura, Roma [reportage - PART 1]

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Martedì 15 luglio siamo stati invitati da Lorenzo Imbesi e Troy Robert Nachtigall, docenti di Design presso la Facoltà di Architettura La Sapienza di Roma, a partecipare alla mostra-esame degli studenti del Corso di Laurea in Disegno Industriale. Innanzi tutto è legittimo da parte vostra chiedervi cosa si intenda per “mostra-esame”.

Premesso che il concetto è molto bello e che ho trovato entusiasmante l’esperienza, la “mostra-esame” trasforma la classica sessione di esame di fine corso in un evento artistico e culturale aperto e accessibile al pubblico. I prototipi realizzati dagli studenti sono stati esposti nell’aula (ne ho visti inoltre altri disseminati nei corridoi) accompagnati da tavole dimostrative che descrivono il processo di sviluppo del progetto, dall’idea alla metodologia utilizzata. Gli studenti sono là a disposizione del pubblico e dei professori, che, invece di “interrogarli”, chiedono la spiegazione del progetto. Naturalmente ciò non esclude la valutazione classica dei lavori, perché la mostra nonostante il clima rilassato e non convenzionale è un esame a tutti gli effetti.

Iniziamo dunque il reportage con alcuni elementi. Gli studenti hanno lavorato su un tema interessante e molto vicino alla loro esperienza quotidiana: il ” Co-Housing FuoriSede”. Al centro, dunque, la coabitazione in ambienti domestici: case condivise, stanze doppie e singole, salotti, bagni, cucine… Divisi in sette seminari (dating FuoriSede, eating FuoriSede, studying FuoriSede, hygiene FuoriSede, animal farm FuoriSede, sleeping FuoriSede, gender FuoriSede) i ragazzi hanno dovuto individuare i problemi del vivere insieme, cercando di realizzare oggetti di design adatti a risolverli.

Mostra-Esame al Corso di Laurea in Disegno Industriale della Sapienza
Mostra-Esame al Corso di Laurea in Disegno Industriale della SapienzaMostra-Esame al Corso di Laurea in Disegno Industriale della SapienzaMostra-Esame al Corso di Laurea in Disegno Industriale della SapienzaMostra-Esame al Corso di Laurea in Disegno Industriale della Sapienza

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