A partire da venerdì 9 dicembre (inaugurazione ore 18.00 al Foro Boario) Modena celebra la traiettoria artistica di Sandro Chia con una rassegna della sua più recente produzione. La mostra, curata da Achille Bonito Oliva e Marco Pierini, si colloca all’interno del percorso sulla Transavanguardia italiana ed è la prima di cinque personali che andranno in scena fino al marzo 2012 per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Nel 1978, fu proprio la Galleria Mazzoli di Modena a dare il via alla stagione della Transavanguardia con la mostra Tre o quattro artisti secchi e nel 1982 il fenomeno veniva già celebrato alla Galleria Civica con l’allestimento Transavanguardia Italia America.
Oggi Sandro Chia torna nel capoluogo emiliano con una selezione di 100 tra dipinti, disegni e sculture che rappresentano gli ultimi anni della sua ricerca. Per l’occasione il pittore fiorentino ha preparato anche dieci nuovi lavori che documentano un rinnovato rapporto con il colore e l’elemento naturale. Tra richiami classici e citazioni d’autore, l’universo di Chia, con le sue figure dai contorni spessi e colorati, fa ritorno ad uno stadio primitivo del linguaggio di autori fondamentali per lo sviluppo dell’arte moderna, come Van Gogh e Gauguin.
La mostra sarà visitabile fino al 29 gennaio 2012.
Apre i battenti oggi mercoledì 12 gennaio 2011 (h 18) alla Fondazione Stelline Pittura europea dagli anni ‘80 ad oggi. Opere della collezione Alessandro Grassi. Un allestimento che presenta opere di Stefano Arienti, John Armleder, Pierpaolo Calzolari, Sandro Chia e molti altri ed inaugura una nuova stagione espositiva, Collezioni alle Stelline, che presenterà l’arte contemporanea a partire dalle figure, spesso in secondo piano, dei collezionisti/mecenati.
Il percorso è ideato da Pasquale Leccese, Francesca Pasini e Giorgio Verzotti. Leccese è curatore della collezione di Alessandro Grassi, scomparso due anni fa, grande appassionato della Transavanguardia e, più in generale, della riscoperta del colore e delle emozioni messa in atto negli anni ottanta.
Mentre Milano celebra Sandro Chia alla Triennale Bovisa con un “atelier d’artista” dopo quello di Enzo Cucchi, aprirà il 16 dicembre alla Galleria nazionale d’arte moderna una retrospettiva dedicata a uno dei principali esponenti della Transavanguardia: “Sandro Chia. Della pittura, popolare e nobilissima arte”.
Achille Bonito Oliva cura una mostra decisamente ampia, con una selezione di 61 opere, ovvero 56 dipinti e 5 sculture in bronzo suddivise nelle sezioni “Figure Ansiose”, “Figure Titaniche”, “Figurabile” e “Figure ad Arte”: “… per parlare non di pittura, ma alla pittura, è meglio mimarne le figure”, dice l’artista. Chia non è solo un pittore, ma l’antologica si fonda sull’importanza che nella sua opera rivestono la pittura e il concetto, uniti in opere che hanno reso l’artista toscano famoso in tutto il mondo.
Nei quadri di Chia rivivono alcuni maestri del passato, sicuramente fonte di ispirazione, come De Chirico o Chagall: figure dense, piene, definite, connotate da colori vivi, spesso a tinte forti. E’ questo un anno importante per Chia, che dopo aver esposto alla Biennale nel Padiglione italiano e in due personali in Giappone, a Tokyo e Kyoto, vede contemporaneamente un tributo milanese e a Roma la sua principale antologica italiana mai realizzata (la mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio). Complimenti!

Inaugura sabato 18 luglio 2009 alle ore 16 la mostra Degli uomini selvaggi e d’altre forasticherie presso il Lab 610 XL un ex laboratorio artigianale a Sovramonte, nel Parco delle Dolomiti Bellunesi. La mostra a cura di Viviana Siviero, da un’idea di Karin Andersen presenta lavori di un nutrito gruppo di artisti internazionali ed alcuni artisti emergenti chiamati a proporre opere site-specific.
Un percorso attraverso la rappresentazione dell’uomo selvaggio, la figura teriomorfa e fitomorfa. Dove finisce l’umano e inizia l’animale, il puro istinto, il contatto simbiontico con l’elemento naturale. L’uomo-animale, il fauno, la divinità, il mostro, lo stregone, l’eremita, il troglodita e il saggio, queste e altre figure abitano i miti dell’uomo selvaggio.
Figure che rappresentano i nostri slanci e le nostre paure nei territori del sensibile, nei confronti del diverso, colui che si scosta dalla norma sociale. Come sostiene Marc Augè: “la fantasia è una “correzione della realtà”; non gioca con essa, se ne sottrae; trova nel presente un’occasione per risvegliare i desideri dell’invisibile”.
Degli uomini selvaggi e d’altre forasticherie




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