
Sulla scia di alcune celebrità che ritengono che la scarpa ideale dovrebbe assomigliare a una chela di granchio ingioiellata arriva una mostra dedicata alle scarpe progettate per essere quasi del tutto non indossabili. Shoes for Show: the Sculptural Art of High Heels, che si apre a Londra il mese prossimo, dimostra che le scarpe possono offuscare il confine tra arte e moda.
“Non volevo evitare rifiutare la funzionalità [delle scarpe], ma concentrarmi sulla loro bellezza inserendole nel contesto di una galleria come fossero pezzi d’arte scultorea”, ha spiegato il curatore della mostra, Shonagh Marshall. “Volevo evidenziare la proporzione matematica e la precisione che c’è nello shoe design”. Tra gli oggetti esposti vi sono le scarpe indossate da Beyoncé nel video di Run the World (immagine sopra): create dal designer inglese Maverick Gareth Pugh, assomigliano ad armature dall’aspetto medievale.
E la prova che l’ossessione per le scarpe bizzarre pervade ogni grado della cultura sta nella forma di un paio di sandali d’oro disegnati da Rupert Sanderson per l’Aida di Verdi in scena alla Royal Opera House lo scorso anno. Ma che le scarpe “impraticabili” non siano appannaggio della modernità lo dimostra il premio-scarpa, prestato dalla collezione di scarpe del museo di Northampton, che risale all’Expo del 1851. Con un tacco da quattro pollici e ricami incredibilmente raffinati, l’oggetto è stato progettato per dimostrare il talento del suo anonimo creatore, piuttosto che per essere indossato.
Poi c’è il designer di scarpe Christian Louboutin - le cui en pointe tempestate di Swarovski sono incluse nella mostra - che ha sollevato polemiche mettendo in relazione i tacchi alti con la libido femminile. Pare che Louboutin abbia detto che “infilare il piede in una scarpa col tacco vi porta in una situazione potenzialmente orgasmica”, affermazione che ha fatto roteare gli occhi alle femministe.
Via | The Guardian
Osservando Human Nature di Federico Uribe ciò che colpisce maggiormente è la vivacità dell’istallazione: i colori, soprattutto il giallo del grande sole posizionato al centro, catturano lo sguardo lasciando affascinati.
Da lontano non si riesce a cogliere bene la particolarità degli animali e della vegetazione rappresentata: un ghepardo, un coniglio, una palma, uno scimpanzé, sembrano essere uniti solo dal fatto di voler rappresentare l’ambiente naturale, in particolare una giungla.
Guardandoli con più attenzione, però, ci si rende conto che tutti gli elementi dell’istallazione sono ottenuti con i lacci e le scarpe di una nota casa di moda, Puma. L’istallazione, allora, sembra suggerire una possibile funzione di denuncia alla civiltà moderna che, mossa dal progresso, calpesta la natura e tutto ciò che incontra in strada.
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La casa di scarponcini Dr. Martens ha indetto nel 2007 un concorso per disegnare il modello 1460. Gli artisti che hanno preso parte al “Create a design for our next boot” sono stati 12.000. Tra tutti questi hanno vinto Aprille Soons Palmer e Jeremy Asher. Il modello disegnato da Asher è già in produzione, quello della Palmer arriverà sul mercato nel 2008.
Continua a leggere: Concorso scarpe Dr. Martens: i vincitori

Forse solo Warhol e pochi altri hanno avuto tanto onore. Quale onore? Quello di diventare un’icona pop. E’ toccato stavolta a Frida Kahlo.
In occasione del centenario della sua nascita (di cui abbiamo già parlato qui) salta fuori la Frida Kahlo Corporation. L’idea è dell’impresario di origine venezuelana Carlos Dorado, che opera a Miami. Infiammato dal fuoco di un’artistica speculazione, ha concortato con gli eredi di commercializzare l’immagine della pittrice.
Il risulato? Una linea di cinque modelli di sneakers firmate All Stars, sulle quali campeggiano il caratteristico viso di Frida, frammenti di diario ed elementi tratti dal suo vasto immaginario pittorico. Le scarpe saranno vendute nei negozi Usa al prezzo di 35 dollari al paio. Ma non è finita qui. E’ infatti posttibile acquistare anche una tequila targata Frida Kahlo. Tequila che è già oggetto di boicottaggio da parte di chi avversa questa “fridamania”, come fa per esempio Mark Vallen sul suo blog.
Fonte: repubblica.it
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