
Il Leopold Museum di Vienna ha pagato 19 milioni dollari agli eredi della mercante d’arte ebrea Lea Bondi Jaray. La cifra è stata sborsata per risolvere la proprietà di un quadro, un ritratto realizzato da Egon Schiele raffigurante la sua amante Wally, rubato dai nazisti nel 1930 alla famiglia Bondi.
Nel 1998 un procuratore distrettuale degli Stati Uniti aveva posto sotto sequestro il quadro in mostra al Museo d’Arte Moderna di New York in prestito dal Museo Leopold.
Lea Jaray Bondi era morta nel 1969, ma i suoi eredi reclamavano a gran voce la proprietà dell’opera. Adesso, dopo oltre 80 anni, sono stati ampliamente risarciti del furto subito.
“Espressionista vesuviana” l’ha definita il compianto artista catanese Maurizio Citti. Ed è un appellativo che sintetizza forse nel modo più efficace (o, se vogliamo, in quello meno riduttivo) la dimensione poetica e la straordinaria sensibilità artistica di Mariella Canzanella, in arte Luna Hal.
Erede di una ricca e prestigiosa tradizione familiare (suo padre è Nicola Canzanella), Mariella ha scelto uno pseudonimo che coniuga la sua passione per gli ambienti notturni e lunari con l’interesse per la fantascienza (il cognome richiama l’indimenticabile computer di 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick).
Luna ha una formazione “classica”, viene dall’Accademia delle Belle Arti e i suoi autori di riferimento sono espressionisti come Munch e Schiele (ma mi ha confessato di nutrire anche un’insana passione per Kokoschka). La tradizione espressionista viene però vissuta, fatta propria e “ricreata” da Luna, con grande personalità. Lo spirito espressionista, declinato nei vivissimi e sofferti (talora perfino struggenti) giochi cromatici delle sue tele, sembra “impossessarsi” degli ambienti, delle storie, dei drammi partenopei, dando luogo a forme espressive di grande efficacia.