Sabato scorso sono stato all’inaugurazione della mostra su Bruno Munari a Palazzo Mediceo di Seravezza. Un allestimento davvero ben articolato che tornerò con piacere a visitare (si sa che alle inaugurazioni è difficile godere al meglio dell’arte), dal momento che è gratuito. L’atmosfera era ricca di chiacchiere, ma non tanto di quei tipici discorsi da vernissage, quanto dell’entusiasmo della scoperta di un “maestro alla portata di tutti” (la sezione delle ‘Xerografie’ e dei ‘Vetrini’ le più affollate). Alla presentazione ci accoglie uno dei curatori, Enrico Mattei, che si è dedicato alla sezione arti visive e ci illustra il percorso che ha portato alla realizzazione della mostra, grazie all’impegno dei membri dell’Officina Todo Modo.
Spazio poi a Vittore Baroni che ci introduce alla tecnica del sampling (campionamento) e al plagiarismo. Calano le luci nella sala principale e sulla scena c’è Økapi. Opera Riparata è un interessante performance musicale in omaggio all’Opera Rotta, un testo di Munari e Davide Mosconi.
Dopo la lavorazione in studio, che ha portato alla produzione dell’omonimo Cd (prima produzione ufficiale di Officina Todo Modo in collaborazione con Offset Records) l’esecuzione dal vivo è accompagnata dai visual di Infidel. Økapi attraversa i territori del collage di idee, del cut-up, passando nei territori esplorati da Matt Black e Jonathan More (Coldcut) con l’album More Beat + Pieces del 1997, una pietra miliare del genere.
Una performance fatta di rumori, dialoghi, atmosfere… in cui confluiscono elementi provenienti dal classico e dal contemporaneo. Ciò che mi lascia di stucco, non sono le storie che Økapi a comincia a raccontare per subito abbandonare, ma l’attivazione di taluni meccanismi del pensiero. Che questi vadano a pescare nel sostrato personale di ciascuno o nei suggerimenti forniti dai visual di Infidel, poco importa. Come spesso faceva Munari, qui l’attenzione dello spettatore non è tanto fissata sui contenuti, ma sui processi ludici e creativi innescati.
Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall’inaugurazione

È prevista per oggi alle ore 19, nelle Scuderie Granducali di Palazzo Mediceo a Seravezza (Lu), l’anteprima della seconda edizione del Festival Galaxia Medicea. Protagonista della serata il progetto Cabiria, sintesi visivo-musicale con Luca Niccolai e Leonardo Palmerini, con affondi di musica elettronica, rumoristica e spoken word.
Dedicata alla cultura e alla musica elettronica la rassegna organizzata da Officina Todo Modosi animerà a partire dal prossimo venerdì 11 giugno con artisti del calibro di Metuo, Teho Teardo, Backwords, Giardini di Mirò, Upperground Orchestra, Richard Dorfmeister (24 luglio). Ampio spazio dedicato anche alle arti visive con installazioni multimediali di Dario Arnone, Roberto Pugliese, Marco Pucci, Giovanni Conti + Gruppo Creativo (Palazzo Mediceo), Ilana Yahav (Cappellina Medicea).
Molto interessante anche lo screening video curato da Vittore Baroni dal significativo titolo Electronic Roots - Pionieri e innovatori delle arti elettroniche con opere, tra gli altri, di Le Corbusier, Edgard Varèse & Iannis Xenakis, Nam June Paik e John J. Godfrey e una postazione video 3D con Headcandy di Brian Eno. Qui trovate il programma dettagliato della rassegna.

Si va a vedere una mostra di James Nachtwey sapendo che non si va a fare una passeggiata. Ci sono stato proprio martedì scorso in compagnia di un amico. La location è il vecchio Palazzo Mediceo, che domina la cittadina di Seravezza, ai piedi delle Alpi Apuane, in Toscana. Il Mediceo nell’ultimo decennio è stato trasformato in un centro espositivo di grande qualità dedicato alla fotografia.
Le grandi sale del palazzo, in pietra grigia, accolgono morbidamente le foto di Nachtwey, integrando bene i numerosi bianchi e neri e dando risalto al colore, usato con più parsimonia. Se il bianco e nero in questo frangente ha un valore intrinseco, al di là delle potenzialità estetiche, è per il fatto che conferisce pari dignità a tanti e diversi dolori. Le vittime della guerra, della fame e dell’abbandono, raccontano le loro storie silenziose. Da principio un pugno alla stomaco, poi un annullamento dei sensi, un dolore che non può essere capito, non può essere compatito.
Se Nachtwey ce lo riporta, ce lo consegna, è per farne tesoro, perché gli altri non lo raccontano, ma queste sono le conseguenze delle decisioni che vengono prese a livello politico-economico. La denuncia sociale trova qui il suo compimento, non c’è bisogno di spiegare alcun antefatto o puntare il dito contro qualcuno di preciso. Siamo tutti coinvolti, anche se non direttamente responsabili. Quando la natura umana viene stravolta, usurpata, distrutta, è il nostro stesso animo che cigola.
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