
La mostra “TOYS“, progetto realizzato dalla galleria CO2 contemporary art a cura di Maria Letizia Bixio inaugurato il 5 luglio al Festival dei Due Mondi di Spoleto, arriva (o forse sarebbe meglio dire “ritorna”) alla galleria romana il 16 luglio, dove rimarrà esposta fino al 21 nei pressi di Borgo Pio.
Un viaggio allegorico attraverso gli oggetti e l’immaginario infantile, che nessun adulto riesce mai ad abbandonare completamente, anche perché il gioco è e rimane simulazione della realtà, oltre che evasione, svago e divertimento. Lo spazio espositivo si trasforma infatti un “parco giochi” dell’arte. Ma nell’atmosfera scherzosa e ludica che lo permea, sugli oggetti si posa lo sguardo inquieto degli adulti: gli artisti, che questi giocattoli li hanno reinterpretati con una lettura matura e consapevole che ci parla di una realtà spesso dura. Come nel caso di Shadi Ghadirian, fotografa iraniana nei cui lavori insieme a bambole e pupazzi compaiono delle maschere a gas a simboleggiare lo stato di guerra e repressione in cui è costretto il suo paese…
Altri artisti in mostra: Ma Liang, Yorgo Manis, Tv Boy, Riccardo Scibetta, Maurizio Savini, EPVS, Tiziano Lucci.
Ingresso libero.

Avevo parlato delle promettenti capacità di questa artista solo pochi mesi fa, e ora Shadi Ghadirian arriva a Roma presso la galleria CO2 contemporay art con la prima personale in Italia “Ghost Gifts”.
Curata da Silvia Cirelli, la mostra raccoglie dall’8 maggio al 30 giugno, una selezione di opere appartenenti alle due ultime serie fotografiche dell’artista “Nil Nil” e “White square”, entrambe del 2008, in cui viene rappresentato il mondo moderno dell’Iran, ancorato ad un difficile passato, e ad un ancor più difficile presente.
Il titolo è una provocazione e si riferisce ai regali che la guerra dona agli iraniani, regali che sembrano non voler rinunciare alla realtà quotidiana, infiltrandosi e nascondendosi fra gli oggetti di casa, invadendo completamente la sfera personale del singolo iraniano, fino a diventarne dolorosamente parte integrante. Quello che fa l’artista è snaturalizzarli, decontestualizzandone il significato violento. Li isola, li inserisce su uno sfondo bianco e li infiocchetta, imponendo, almeno con l’immaginazione e la creatività, la sua voglia di delicatezza, neutralizzando in questo modo l’aggressività dell’oggetto.
Ghadirian manipola la realtà attraverso la speranza e poco fotoritocco.
Una promessa che si conferma sempre più interessante, Shadi Ghadirian fotografa le contraddizioni della vita contemporanea iraniana. Come giovane donna che vive e lavora a Tehran, avverte in prima persona le dissonanze e le anomalie di una società sospesa tra il rigido passato della tradizione e la modernità del presente.
I ritratti che propone dal 1998 rispecchiano questi contrasti, dalla serie “Qajar” a quella “Like Every Day”, dove donne vestite in abiti apparentemente tradizionali, nascondono il viso dietro ad un utensile domestico (come una pentola, una teiera, un ferro da stiro), attrezzo che definisce il ruolo delle donne (e le imprigiona).
Le ultime due serie “White Squares” e “Nil Nil” propongono invece la guerra come elemento quotidiano, una pallottola come cintura, una bomba tra le bevande in frigo, scarpe militari accanto a tacchi insanguinati, tanto la vita di molti paesi è abituata alla violenza.
Dal 13 febbraio al 4 aprile, aeroplastics contemporary, Bruxelles propone una serie di queste bellissime immagini, recenti e non.
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