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Tutti gli articoli con tag shepard fairey

L'arte politica di Obey

pubblicato da Daniele

Le serigrafie di Obey
“Una mostra evento per ripercorrere la carriera del più celebre street artist del mondo”. Nella frase di lancio, Mondo Bizzarro strafà e dimentica se non altro Banksy, ma la promozione, si sa, ha le sue esigenze. L’uomo presentato dalla galleria romana che frequenta i mondi underground e “alternative”, si chiama Shepard Fairey, ma è celebre in tutto il mondo con il nome Obey, diventato a suo modo una sorta di brand. Paradossi del moderno situazionismo, che ha generato strategie incrociate come il guerrilla marketing, almeno da quando il No Logo di Naomi Klein è diventato a sua volta slogan e marchio, nonché grido di ribellione.

Obey, infatti, è come Banksy un artista politico, un rivoltoso dell’immaginario, sebbene il suo lavoro sia molto più composito, e a suo modo glamour, rispetto all’opera ’sporca’, performativa, irriducibile di Banksy. Più decorativo, formale, e meno d’impatto. Ed anche più digeribile. Ad esempio, il Fantomas della street art difficilmente potrebbe fare da megafono visivo a un qualsiasi candidato alle presidenziali, nemmeno se fosse un nero progressista come Barack Obama. Ciò che è invece capitato - anche se un po’ suo malgrado - a Obey, autore dell’ormai celebre manifesto di Obama stilizzato in blu e rosso, con la scritta HOPE. Una vera e propria icona contemporanea, che contribuì non poco alla riuscita stessa della campagna presidenziale, entrando al contempo e con forza nell’immaginario comune.

Comunque la si pensi bisogna riconoscere una grande sapienza nell’arte serigrafica di Obey. Un’occasione per ammirarla da vicino è data proprio da questa mostra di Mondo Bizzarro che “dopo la personale tributata allo street artist americano nel 2011, replica proponendo una retrospettiva che, tra opere in tiratura limitata e pezzi unici, conterà oltre 120 pezzi firmati da Obey, coprendo un arco temporale compreso tra l’ormai lontano 1997 e i nostri giorni”.

Le serigrafie di Obey
Le serigrafie di ObeyLe serigrafie di ObeyLe serigrafie di ObeyLe serigrafie di Obey

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Tra pacifismo ed ecologia, l'arte di Shepard Fairey a Los Angeles a supporto degli attivisti di 'Occupy Wall Street'

pubblicato da Lorenzo Mazza

Los Angeles, Shepard Fairey e altri aa La Brea

Negli ultimi tempi Shepard Fairey non si è spinto troppo spesso oltre i confini americani. La settimana scorsa ha realizzato un nuovo murale a Los Angeles (all’angolo fra La Brea e 2nd Street), nello stesso edificio che qualche anno fa avevo colpito diverse volte illegalmente con i suoi poster.

In fondo al blocco si sta preparando una galleria a cielo aperto dove i lavori di Obey sono esposti insieme a quelli di altri dieci artisti di LA (fra cui Matt Small, Lezley Saar, Mel Kadel, Mercedes Helnwein, Samuel Lowder, Deedee Cheriel). 

L’iniziativa si colloca tra il 1 ° e 2 ° distretto di La Brea, una zona ricca di studi di designer e gallerie, che ben rappresenta l’energia artistica del quartiere.

I proprietari dell’edificio erano molto preoccupati che nessuno dei contenuti potesse risultare controverso. Io ho continuato fedele al mio lavoro… sono andato a spingere i mie messaggi a favore della natura e della pace“, ha dichiarato Fairey. Lo dimostra uno scorcio del murale dove campeggia la scritta High Time For Peace e un albero in cui i frutti sono delle lanterne, simbolo bhuddista di saggezza e pace.

Ma negli ultimi mesi Obey è stato attivissimo tra arte e politica, appoggiando il movimento Occupy Wall-Street (alcune sue immagini sono state riciclate nella campagna Stay Occupied) e con il nuovo poster The Future is Unwritten (Liberty-Shelter-Equity: Libertà-Diritto alla casa-Equità), che deve il suo nome ad una canzone di Joe Strummer dei Clash e che andrà all’asta per raccogliere fondi a favore dei senzatetto.

(Some Photos by Emma Gallegos/LAist)

Los Angeles, Shepard Fairey e altri a La Brea
Los Angeles, Shepard Fairey e altri aa La BreaLos Angeles, Shepard Fairey e altri aa La BreaLos Angeles, Shepard Fairey e altri aa La BreaLos Angeles, Shepard Fairey e altri aa La BreaLos Angeles, Shepard Fairey e altri aa La BreaLos Angeles, Shepard Fairey e altri aa La Brea

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Da Bonhams torna in scena l'arte urbana

pubblicato da Lorenzo Mazza

Banksy - Detonator Monkey

Torna in scena l’arte urbana da Bonhams. Domani, mercoledì 21 settembre a Londra saranno battuti all’asta 48 lotti di artisti del calibro di Banksy, Shepard Fairey, Swoon, Ben e Blek Le Rat.

A rappresentare Banksy ci saranno pezzi storici come Detonator Monkey, valutato circa 90mila sterline, la Baloon Girl (30mila sterline) e Precision Bombing (15-25 mila). Si spende meno qualcosa meno per alcuni originali di Shepard Fairey, come Chinese Soldier (25-30 mila) o Duality of Humanity (15-20 mila).

Tra le novità c’è un artista inglese, Joe Rush, che nelle sue piccole sculture utilizza scarti industriali e materiali di recupero. In vendita Boxer n. 3 e Blue Boy, stimate intorno alle 3.000 sterline.

Da Bonhams torna in scena l’arte urbana
Banksy - Detonator MonkeyBanksy - Precision BombingDa Bonhams torna in scena l'arte urbanaDa Bonhams tornAShepard Fairey - Duality of Humanity 2a in scena l'arte urbanaJoe Rush - Boxer no 3Joe Rush - Blue BoyNick Walker - VandalismDa Bonhams AShepard Fairey - Chinese Soldierin scena l'arte urbana

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Shepard Fairey crea il nuovo videoclip dei Death Cab for Cutie

pubblicato da Lorenzo Mazza

Chi conosce Shepard Fairey, sa della sua passione per la musica. Da sempre collabora con musicisti per le copertine di dischi e chi lo ha sentito nelle vesti di Dj dice che Obey ha buon gusto anche come selezionatore e miscelatore.

Da poco è uscito l’ultimo videoclip dei Death Cab for Cutie, Home is a Fire è il primo singolo dall’album Codes And Keys che uscirà il prossimo 31 maggio. La canzone è molto poetica nei toni ovattati, nel procedere energico del groove e anche nel testo, che vi riporto per intero dopo il salto su Continua.

Come vi dicevo il video è stato ideato Shepard Fairey e Nicholas Harmer, bassista del gruppo. La canzone parla della ridefinizione dello spazio familiare e collega una serie di pensieri, azioni, accadimenti ai poster e ai cut-up con cui le parole prendono forma.

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Un pezzo di un murale di Obey in vendita su eBay

pubblicato da Lorenzo Mazza


Proprio ieri vi avevamo parlato della prossima mostra dedicata a Shepard Fairey a Roma ed oggi torniamo con una bizzarra notizia. Il crescente interesse dell’opinione pubblica per la street art sta conducendo ad episodi di vera e propria pazzia. Avevamo già visto casi di gente che ruba pezzi di arte urbana e li mette in vendita su eBay… oggi il protagonista è stato proprio lui, Obey!

La notizia è stata riportata da The Gothamist, per 100 dollari si può acquistare su eBay un minuscolo pezzetto del poster murale che Shepard Fairey realizzò a New York da Deitch Project. Un’offerta davvero poco appetibile, se pensiamo che una stampa originale, firmata e in edizione limitata di Fairey, può costare dai 45 ai 70 dollari, se comprata direttamente dall’artista.

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'Shepard Fairey - A Private Collection' a Roma

pubblicato da Lorenzo Mazza


Sabato 29 gennaio (h 18:30), Shepard Fairey sarà protagonista di una piccola retrospettiva a Roma, da Mondo Bizzarro. Più di sessanta opere, molte serigrafie e alcuni pezzi unici inediti in Italia, saranno al centro di A Private Collection, in mostra fino al 24 febbraio. Nell’occasione verrà edito anche il primo catalogo in italiano di Obey.

I lavori arrivano da una collezione privata romana e sono disponibili per la  vendita. Da Obama al Subcomandante Marcos, dai giovani migranti che tentano di passare il confine messicano verso l’Arizona, ad Angela Davis, l’attivista afroamericana protagonista di tante battaglie dagli anni settanta ad oggi.

Ma Obey è anche una casa di produzione a tutti gli effetti, un marchio. Magliette, stampe spedite in tutto il mondo (io ne ho comprata una e mi è arrivata in sei giorni dalla California!), la rivista Swindle e la galleria Subliminal Projects.

Dopo aver risolto la disputa legale con la Associated Press per i diritti di sfruttamento dell’immagine di Obama (l’artista collaborerà con l’AP), Shepard Fairey è negli ultimi mesi al centro di alcune controversie. Il “fallimento” della politica di Obama, che lui e molti altri avevano fermamente e caldamente appoggiato o il suo schierarsi apertamente con Jeffrey Deitch nella disputa sulla censura al murale di Blu. Piccole critiche che comunque non inficiano il lavoro di un grande comunicatore e di un bravo artista.

‘Shepard Fairey - A Private Collection’ a Roma
'Shepard Fairey - A Private Collection' a Roma'Shepard Fairey - A Private Collection' a Roma'Shepard Fairey - A Private Collection' a Roma'Shepard Fairey - A Private Collection' a Roma

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Shepard Fairey sulla censura a Blu

pubblicato da Lorenzo Mazza

Torniamo ancora sul caso del murale che il Moca di Los Angeles ha commissionato a Blu, per poi farlo ricoprire in meno di 24 ore. Jeffrey Deitch, direttore del museo californiano, ha una galleria (Deitch Gallery) a New York e nel settembre 2009 aveva chiamato Blu a dipingere nello spazio Deitch Studios a Long Island City (NY). Ne era uscito un pezzo davvero interessante, di cui vi ripropongo qui sopra il video in timelapse.

Per il murale di Los Angeles i due si dovevano incontrare, ma, vuoi per un ritardo dello street artist italiano, vuoi per la concomitanza con Art Basel, che ha portato tutto lo staff del Moca a Miami, l’incontro non c’è stato. Blu così, arrivato ad LA, si è messo a dipingere, come è abituato a fare e nessuno gli ha chiesto di presentare un bozzetto di quello che sarebbe andato a realizzare. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma Deitch non poteva delegare una persona fidata, uno dello staff, per supervisionare al lavoro di Blu? Molto probabilmente il direttore ’si è fidato’, salvo poi ricredersi giudicando l’opera “inappropriata e potenzialmente offensiva”.

Oggi il Los Angeles Times e altri giornali americani hanno riportato le dichiarazioni di Shepard Fairey sul caso. Anzitutto bisogna specificare che Mr Deitch è da sempre curatore e gallerista di Obey ed i due devono gran parte delle reciproche fortune al rispettivo lavoro. Ecco cosa dice Fairey:

“Io non sono un fan della censura ed è per questo che io e molti altri artisti abbiamo scelto di impegnarci nella street art, è democratica e non sottosta alle regole della burocrazia. Tuttavia, un museo è un contesto diverso, con altre preoccupazioni. Potrebbe essere pericoloso, per un istituto rispettato come il Moca, che sta preparando una mostra sul mondo della street art e dei graffiti, venire sabotato dalla protesta pubblica, antagonista e insensibile nei confronti dei murales di Blu. Gia i graffiti rappresentano una questione abbastanza controversa di per sé. La situazione è spiacevole, ma capisco la decisione del Moca. A volte penso che sia meglio prendere la strada maestra, anche se poi si perde una battaglia, ma continuare a spingere per vincere la guerra”.

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Shepard Fairey si racconta in un video

pubblicato da Lorenzo Mazza

“Gran parte del mio lavoro è indirizzato a promuovere il concetto di pace, a sensibilizzare le persone sul potere delle immagini che occupano lo spazio pubblico…fornire specifici argomenti e creare una forma di pubblicità alternativa lasciando spazio alle interpretazioni della gente!”

Il video ci mostra Shepard Fairey al lavoro su alcuni paste-up realizzati a Pittsburgh in concomitanza della mostra Supply and Demand. Alla fine del video Obey, che in occasione dei vernissage delle sue mostre si diverte a fare il dj, dichiara: “E se non vi piace la mia arte, cosa sicuramente plausibile, allora datevi da fare a creare la vostra arte!”

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Guerrilla art per smascherare il greenwashing della Chevron

pubblicato da Lorenzo Mazza

La multinazionale del settore energetico Chevron ha ben pensato di mettere in atto una bella operazione di Greenwashing, cioé di aumento della propria visibilità grazie all’attivazione di una “nuova” sensibilità verso tematiche a favore dell’ambiente e dell’ecoostenibilità.

La Chevron però ha fatto un piccolo errore. Ha affidato la campagna di affissione ad un gruppo di street artist, famosi per un forte impegno politico. Ne è nata così una campagna di subvertising (o pubblicità guerrilla), dove a fianco dei manifesti originali (con tanti buoni propositi ma poche verità) sono state affisse le foto dei disastri ambientali provocati dalle politiche energetiche in corso. E nessuna multinazionale è davvero pulita in questo senso.

La prossima settimana in America si vota ed il dibattito pubblico, su cui si sta molto spendendo anche Shepard Fairey, verte sull’approvazione della Proposal 23 in California. Questo provvedimento mira a delocalizzare la produzione di energia verde in California, con conseguente calo dei posti di lavoro.

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Shepard Fairey: 'Printed matters' a Los Angeles

pubblicato da Lorenzo Mazza

Era stata annunciata con largo anticipo, la nuova personale di Shepard Fairey allo spazio Subliminal Projects di Los Angeles aprirà i battenti il prossimo 16 settembre. Una mostra che è soprattutto l’occasione, per lo street artist più famoso ed economico del mondo, di proporre una riflessione sul suo modo di fare arte. Worldwide Propaganda Delivery, la consegna del suo pensiero attraverso la propaganda, ai quattro angoli del globo, funziona e i suoi lavori, stampati in qualità eccellente, firmati e numerati, costano meno di 50 euro.

Printed Matters, la stampa conta dunque e in questa nuova mostra ci saranno stampe su legno, metallo, cover di album e collage su carta. “Alcuni dicono che la stampa è destinata ad uscire di scena, che sarà spazzata via dai media digitali, ma io dico che non si può mai sostituire l’affascinante esperienza tattile di una stampa d’arte su strada o in galleria.”

560 anni dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, Fairey rilegge il suo lavoro alla luce dell’uso, imprescindibile, della stampa. Illustrazione, fotografia, collage, disegno grafico e serigrafia convergono. “Ho sempre creduto nell’arte come una parte del dialogo pubblico, e la mia campagna di street art Obey Giant aspirava a provocare un blocco a livello visivo ed intellettuale […]. Ho stampato i miei poster in una dimensione standard e con una serie di tavolozze dei colori precise, così ho potuto costruire le griglie modulari di immagini ed ampliare continuamente la mia libreria”.

Shepard Fairey - Printed Matters
Shepard Fairey - Printed MattersShepard Fairey - Printed Matters

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