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Tutti gli articoli con tag shirin neshat

Barock al Madre di Napoli

pubblicato da Lorenzo Mazza


Inaugura il 13 dicembre a Napoli Barock - Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea. La mostra, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato cerca di far emergere quei tratti barocchi all’interno della cultura contemporanea, “dimostrando come e attraverso quali artisti contemporanei siano oggi nuovamente funzionanti e riconoscibili i temi caratteristici della cultura seicentesca barocca”.

Un lungo filo rosso che unisce il diciasettesimo secolo al presente. Il sensazionalismo è la matrice creativa, un’esperienza estetica che mira continuamente a colpire i sensi attraverso la figura retorica e l’eccesso. Immagini forti, violente, sensuali, che escono persino da loro stesse, non si contengono.

Barock sarà visitabile fino al 5 aprile 2010. Un progetto espositivo esuberante e coinvolgente in cui si vedrà anche Heaven di Damien Hirst, il grande squalo tigre immerso nella formaldeide. Questa la lista degli artisti del ‘barocco contemporaneo‘ invitati: Adel Abdessemed, Micol Assaël, Matthew Barney, Domenico Bianchi, Bianco - Valente, Antonio Biasiucci, Keren Cytter, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Jake & Dinos Chapman, Claire Fontaine, Lara Favaretto, Gilbert & George, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Shirin Neshat, Carsten Nicolai, ORLAN, Philippe Parreno, Giulia Piscitelli, Michal Rovner, Cindy Sherman, Jeff Wall, Sislej Xhafa.

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Al Cesac in mostra il Velo

pubblicato da Roberto

Al Cesac di Caraglio Andrea Busto, che ne e’ il direttore, immagina una mostra sul rapporto con il velo davvero interessante. In primo luogo, perche’ ne da una visione non solo islamica (la madonna ha il velo) e in secondo luogo perche ne analizza il contenuto da tutti i punti di vista: sociologico, politico, umano e persino di stile. Il velo per coprire i morti, come quello di Cristo, quello delle donne anziane della Sicilia, del lutto, dell’Islam (certo, in gran parte) e persino una carrellata di tipologie stilisteche della moda del velo.

La mostra è aperta da fine ottobre e chiuderà a fine febbraio, ecco una descrizione del percorso espositivo presa di peso dalle pagine de La Stampa:

Il percorso espositivo è suddiviso in sette sezioni. La visita inizia dalle Velature pittoriche di Alessandro Bulgini, che sotto una tela campita tutta di nero lascia intravedere immagini figurative, e da lavori analoghi di artisti post-minimalisti come Nishikawa e Juchtmans. Si prosegue con Memorie e Impronte, dove troviamo l’incisione di Dürer. Da Santa Veronica prende nome la veronica, il velo miracoloso su cui restò impresso il volto di Cristo sofferente; soggetto anche di due vasti dipinti eseguiti nel 1989 da Mimmo Paladino. Con accanto due lavori di Robert Rauschenberg, collage con gusto neodada di abiti e garze. Nella sezione Candore e dolore, campeggiano le gigantesche foto di donne africane, ammantate in candide vesti, di Vanessa Beecroft, alle quali fa da contrappunto la colorata donna «svuotata» di Patrizia Guerresi e una splendida foto di Shirin Neshat con una donna in burka nero che tiene per mano un bimbo nudo e tatuato.

Il velo diventa cortina, anzi una Soglia, nella quarta sezione, a cui s’accede oltrepassando una tenda di perle di vetro, di Felix Gonzales Torres. Nella sala successiva le macabre fotografie scattate all’obitorio da Andres Serrano, con volti di cadaveri bendati. Nella sala successiva, dedicata al rapporto tra Eros e Thanatos, si confrontano sensuali immagini omoerotiche di Sadegh Tirafkan e La danza circassa, dipinta nel 1915 da Mario Moretti Foggia, con gusto orientaleggiante. Ottimo spunto per entrare nella penultima parte dedicata al rapporto tra Orientalismi e Occidentalismi. La mostra si chiude con varie salette intitolate Il velo globale: qui sono esposte svariate fogge di chador e scialli d’ogni parte del mondo, insieme a belle foto dedicate a questo copricapo da artiste emergenti come Lana Slezic e Kimiko Yoshida.

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