
Inaugura il prossimo venerdì 19 marzo presso la Galleria Luigi Proietti di Roma una grande retrospettiva su Paola Epifani, in arte Rabarama, artista nata a Roma nel 1969. Un centinaio le opere in mostra, tra scultura e pittura, in un allestimento che tenta di avviare una riflessione sulla sua complessa e sfaccetata produzione.
Trasferitasi a Padova, Rabarama ha subito proiettato la propria ricerca su scala internazionale, dal Messico agli Stati Uniti, dalla Francia alla Cina. Pur avendo cominciato seguendo un impulso non figurativo, che l’ha avvicinata, in certi esiti, all’opera del grande Lorenzo Viani, Rabarama ha pian piano siluppato una propria poetica simbolico-realista.
Col passare del tempo, l’armonia plastica è divenuta centrale nelle sue composizioni scultoree, in cui prendono sostanza esseri di forma umanoide, creature nel bozzolo o semplicemente semi di uomini che saranno.
Ve lo avevamo presentato proprio ieri de ora eccoci qui a vedere un estratto del documentario Roadsworth – Crossing the line, che rende testimonianza della sua intensa attività di stencil illegale sull’asfalto delle strade di Montreal. Il regista è Alan Kohl cofondatore di Loaded Pictures, un collettivo che harealizzato From Here to Maternity, un successo al Fringe Festival nel 2000.
La carreggiata è fino a prova contraria di tutti o è uno spazio su cui qualcuno può rivendicare dei diritti? Perseguitato spesso in Quebec e venerato all’estero Roadsworth aka Peter Gibson ha fatto il giro del mondo con i suoi interventi urbani che per tre anni hanno riscritto a livello simbolico e iconografico il manto stradale della sua città. Il suo lavoro pur integrandosi bene con gli elementi segnaletici, è stato più volte attaccato a livello istituzionale perché non sarebbe sicuro per gli automobilisti.
Interventi “semiotici”, sul senso e la forma dei segni, interventi ironici e grotteschi, che vedono la strada come un corpo, un oeganismo de interventi politici, perché la strada è il luogo per eccellenza delle macchine, dove ogni giorno si combatte una guerra che sa di petrolio.
Inaugura il 7 ottobre alla Galleria Edieuropa Qui Arte Contemporanea presso Palazzetto Cenci, in Piazza Cenci 56 di Roma Video-intenti 2/4. La mostra presenta le videoinstallazioni di Maria Chiara Calvani - Non ci sono più numeri da prendere e Silvia Camporesi - Dance dance dance.
L’iniziativa è a cura di Sara Rella e si colloca all’interno della rassegna Video Intenti, nata da un idea di Fabrizio Pizzuto. I lavori delle due artiste giocano sulla rappresentazione del simbolo e sulla forza comunicativa del concetto all’interno dell’opera
Maria Chiara Calvani utilizza le parole quali simboli che costituiscono forzosamente la realtà, come un ricamo indelebile. Il video di Silvia Camporesi prende il titolo dal romanzo di romanzo di Murakami Haruki dove la danza rappresenta l’espressione dell’energia vitale.
Il 16 settembre a Milano, presso l’Associazione culturale Renzo Cortina, sarà inaugurata la mostra di Guy Harloff dal titolo L’alchemica visione.
In mostra una trentina di opere dell’Artista, realizzate tra gli anni ’70 e gli anni ’80, collages raffiguranti rappresentazioni simboliche tratte dalle tradizioni religiose e culturali soprattutto del mondo orientale, che assurgono ad archetipi universali.
La mostra, visitabile fino al 4 ottobre, sarà aperta nei seguenti orari: tutti i giorni (tranne la domenica e il lunedì mattina) dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30
Benvenuti nel regno dei simboli e delle metafore. La prima solo exhibition di Sean Christopher appena conclusa a Los Angeles, è letteralmente un falò delle vanità. E’ uno stile visuale eccessivo, ridondante, avveniristico e rococo insieme. I dipinti a olio e le installazioni di Sean Christopher catturano l’attenzione attraverso un gioco ipnotico di significati sottesi.
Gli strani oggetti invitanti nei loro colori caramellosi in realtà vogliono dirci che niente è come sembra. Le scarpe griffate, le torte multilivello, le ciliegine candite sparse qua e là, chiedono di andare oltre la cortina dell’apparenza. Questa iconografia fatta di fiori, teschi, caramelle, uova fritte e tanti altri bizzarri dettagli, mi riporta al mondo sospeso e allegorico dei tarocchi.
La mostra è stata ospitata da Corey Helford Gallery, aperta nel 2006 da una coppia di appassionati collezionisti. Giusto a sottolineare l’identità losangelina, Bruce Helford, il marito, è anche produttore televisivo. La galleria vanta un ricco portfolio di artisti, che si avvicendano di mese in mese all’insegna del new fine art movement, vale a dire in costante esplorazione ai confini della creatività.

Un “riccio” inquietante quello di oggi. Nel panorama della pittura fiamminga della seconda metà del XV secolo, spicca per le sue imponenti rappresentazioni piene di creature bizzarre, simboli alchemici e religiosi. Si tratta però di raffigurazioni tutt’altro che estranee agli occhi dei suoi contemporanei, che anzi apprezzarono molto le opere di Hieronymus Bosch, vedendo in esse rappresentate, con grande potenza ed efficacia, credenze e convinzioni morali appartenenti alla cultura del tempo.
Talora le sue creature sono state osservate e interpretate con gli strumenti della psicanalisi. Qualcuno ha visto in Bosch persino un precursore (o un risalente ispiratore) del moderno surrealismo, ma probabilmente si tratta di letture un po’ forzate. Membro della Confraternita di Nostra Signora - e, secondo alcune fonti, anche seguace della setta degli adamiti, che attraverso l’esercizio di riti sessuali tendeva al recupero dell’innocenza originaria, perduta da Adamo - Bosch fu uomo del suo tempo. I suoi riferimenti simbolici attingono all’immaginario religioso e folclorico popolare.
Come forse tutti i veri simbolisti, Bosch è un “riccio” (nel senso berliniano). Crede in un sistema coerente di regole e principi e la sua straordinaria fantasia - che continua ad ispirare la letteratura, l’arte e il cinema contemporanei - non pare rappresentare una realtà complessa, bensì un sistema strutturato in forma coerente, la cui conoscenza, tuttavia, è sempre mediata da un’autorità spirituale superiore.